Torsten Gütschow, l'ultimo simbolo calcistico della DDR: bomber letale e spia della Stasi

Gutschow GFX
Goal
Con la Dinamo Dresda negli anni Ottanta fu protagonista anche in Europa: Gütschow in campo era un goleador, nell'ombra una spia della Stasi.

A vederlo con i capelli ricci biondo ramati, gli occhi celesti e l'aria da bravo ragazzo, nessuno avrebbe mai potuto sospettare nulla di lui. Eppure Torsten Gütschow aveva una doppia vita: alla luce del sole era uno scaltro attaccante, con un gran fiuto del goal, importanti mezzi fisici e rapidità d'esecuzione, nell'ombra una spia della Stasi, la terribile polizia segreta della Germania Orientale.

Con la Dinamo Dresda vinse tanto in patria e si fa conoscere in Europa, facendo male anche alle squadre italiane. La sua consacrazione arrivò dopo la caduta del Muro di Berlino. Nel 1991 è nominato Giocatore dell'anno dell'Oberliga, il campionato della DDR, ed è l'ultimo simbolo calcistico di un Paese che di fatto non esiste più. Rimase con i gialloneri anche in Bundesliga, ma quando rivelerà il suo passato oscuro è oggetto su ogni campo di pesanti cori da parte dei tifosi avversari.

Così va a giocare in Turchia, al Galatasaray, vincendo ancora ed entrando, nonostante i pochi mesi in cui è protagonista a Istanbul, nella storia del club. Tornato nella Germania unita, gioca con altre squadre dell'ex DDR, di cui è fondalmentalmente un nostalgico, e con l' Hannover nelle Serie minori. Tornato infine alla Dinamo, intanto retrocessa in Terza divisione, prova a trascinarla a suon di goal nuovamente in Zweite Bundesliga, la Serie B tedesca, senza riuscire nell'obiettivo. Anni dopo il ritiro intraprende, senza successo, la carriera da allenatore.

DAGLI ESORDI ALLA DINAMO DRESDA

Gütschow nasce il 28 luglio del 1962 in un villaggio di poche centinaia di abitanti nei pressi di  Görlitz, città sul confine fra l'allora Germania Est e la Polonia. Siamo in piena Guerra fredda con la suddivisione del Mondo fra il blocco occidentale, facente capo agli Stati Uniti, e il blocco sovietico, facente capo all'Unione Sovietica.

La contrapposizione fra i due grandi vincitori del Secondo conflitto mondiale aveva portato appena un anno prima, nel 1961, alla divisione di Berlino in due parti attraverso la costruzione di un muro per impedire la libera circolazione dei cittadini dalla parte orientale a quella occidentale della città.

Nella DDR gli sport più praticati erano quelli individuali come l'atletica leggera e il nuoto, ma Torsten fin da ragazzo si appassiona al calcio. Si forma nelle Giovanili del Traktor Zodel, in cui entra all'età di 6 anni, e nel 1973 passa, sempre a livello di Giovanili, alla più quotata Dinamo Görlitz.

In un Paese che vede il calcio in ottica prettamente collettiva, con il singolo che, in questa visione, deve sacrificarsi per il risultato della squadra e in particolar modo della Nazionale, Gütshow si afferma come prolifico attaccante fin da giovane e nel 1976 fa un'ulteriore balzo in avanti entrando nelle Giovanili della Dinamo Dresda. 

L'ascesa è rapida e nel 1980 fa il suo debutto nella DDR Oberliga, totalizzando 14 presenze e 3 goal. Per lui sarà soltanto la prima di 16 stagioni vissute con la maglia giallonera, di cui ben 13 consecutive.

GÜTSCHOW SPIA DELLA STASI

La vita di Torsten Gütschow cambia tuttavia per sempre nel 1980. Il giovane attaccante, che intanto l'anno precedente aveva indossato anche la maglia della DDR Under 18, è arrestato in una trasferta in Svezia per guida in stato d'ebbrezza. Le autorità della Germania socialista prendono la palla al balzo e ricattano il centravanti della Dinamo Dresda, con una minaccia che suona più o meno così:

"Se spierai per noi 60 persone ti faremo rilasciare e riabbraccerai la tua fidanzata. Altrimenti non la rivedrai più. Se accetterai continuerai a giocare per la Dinamo e non dovrai fare il servizio di leva".

Giovane, impaurito e innamorato, Gütschow, che aveva pagato a caro prezzo la sua notte brava da adolescente, accetta e può far ritorno in Germania Est. Diventa così, nell'ombra, un Inoffizieller Mitarbeiter, ovvero un informatore non ufficiale della Stasi, finendo a libro paga di quest'ultima in cambio di informazioni riservate su tecnici, dirigenti e compagni di squadra, oltre che sui suoi futuri suoceri e alcuni famigliari.  

Fra i soggetti che gli vengono affidati da controllare ci sono anche il presidente Wolf-Rudiger Ziegenbalg e il vice-allenatore giallonero Reinhard Häfner, ma anche il futuro interista Matthias Sammer, più giovane di lui di 5 anni.

In un clima di terrore, le autorità della DDR, secondo il modello sovietico, esercitavano un controllo ossessivo e paranoico sulla popolazione, nel timore che fra i suoi cittadini si nascondessero spie del mondo occidentale, e di possibili fughe verso l'Ovest, che negli anni vedranno protagonisti anche diversi calciatori. Per farlo, oltre che dei suoi agenti ufficiali, la Polizia segreta si serviva di un numero consistente di normali cittadini, apparentemente insospettabili, ma regolarmente al suo servizio.

Fra questi anche molti sportivi e calciatori: oltre a Gütschow lo stesso Ulf Kirsten, che sarà il suo 'gemello d'attacco' nella Dinamo Dresda e arriverà a indossare dopo la caduta del Muro anche la maglia della Germania unita. Tanto che gli storici, parlando del popolo tedesco orientale sotto il regime socialista, lo definiranno come  "un popolo di controllori e controllati".

Torsten Gutschow Dynamo Dresden

CAPOCANNONIERE E SIMBOLO DELLA DDR

Se fuori dal campo Gütschow diventa un informatore della Stasi, in campo la sua carriera da calciatore non ne risente. Messi da parte i colpi di testa giovanili, negli anni diventa uno dei punti di forza della Dinamo Dresda di Klaus Sammer. I gialloneri costruiscono una squadra di tutto rispetto, e soltanto per le ingerenze calcistiche del capo della Stasi, Erich Mielke, vinceranno meno di quel che avrebbero meritato.

Ci sono veterani come Dörner, libero e capitano, o Häfner, il perno del centrocampo, reduci dell’oro olimpico di Montréal nel 1976 con la DDR. A loro si aggiungono buoni elementi come il difensore Trautmann, l’ala Döschner, Pilz e poi una nidiata di giovani, tutti nati già negli Anni Sessanta, a cui Sammer si affida in mediana e in attacco: fra questi, oltre a Gütschow, troviamo Jörg Stübner, Ralf Minge, Frank Lippmann e soprattutto Ulf Kirsten e Matthias Sammer,  il figlio del tecnico, i più giovani, essendo nati nel 1965, e anche i più forti in assoluto.

Nostante la Dinamo Dresda sia obiettivamente una bella squadra, nella DDR-Oberliga dal 1978 al 1988 domina la Dinamo Berlino, guarda caso la squadra della Stasi, che si aggiudica 10 titoli di fila e ha come 'padrino' proprio Mielke. Quest'ultimo, come accadeva in altri sport, non esita ad utilizzare liberamente  il doping di Stato quando occorre o a pilotare le partite decisive attraverso i servigi di arbitri che sono al suo libro paga: da Adolf Prokop, che da poliziotto era addirittura ufficiale del servizi di sicurezza, a Rudi Glöckner e Bernard Stumpf, entrambi Inoffizieller Mitarbeiter.

A loro Mielke affidava le partite più delicate, e il risultato è sempre lo stesso: il campionato lo vinceva sempre la Dinamo Berlino, la squadra per questo più odiata nella Germania Orientale. Celebre è ad esempio il cosiddetto 'rigore della vergogna' con cui Stumpf consente alla squadra berlinese di pareggiare in extremis lo scontro diretto decisivo con la Lokomotive Lipsia del 1985/86. Non mancano, infine, i trasferimenti forzati da Dresda a Berlino per rafforzare il suo giocattolo.

In questo contesto la Dinamo Dresda di Gütschow si piazza spesso nelle prime posizioni della classifica, e 'si consola' vincendo 3 Coppe della Germania Est (1981/82, 1983/84 e 1984/85), le ultime due proprio a spese dei rivali berlinesi, che le consentono anche di essere protagonista in Coppa delle Coppe. Nel 1984/85 i gialloneri eguagliano il miglior risultato della loro storia in una competizione UEFA, raggiungendo i quarti di finale. Qui vengono eliminati dal Rapid Vienna: alla vittoria per 3-0 in casa, segue un pesante rovescio per 5-0 in trasferta.

Torsten Gutschow Ulf Kirsten Dynamo Dresden 06041990

Il 1984/85 è un anno magico per Gütschow: segna 17 goal in campionato, andando per la prima volta in doppia cifra, e, dopo aver militato anche nell'Under 21 (16 presenze e 4 goal) fa il suo debutto con la DDR, giocando 2 amichevoli contro la Grecia in cui segna 2 goal. Al boom seguono due stagioni negative, in cui il suo rendimento è condizionato dagli infortuni.

Gütschow gioca poco (appena 17 presenze fra campioniota e Coppa delle Coppe) e non segna mai. In Europa la squadra di Sammer nel 1985/86 raggiunge ancora una volta i quarti, nei quali deve sfidare i tedeschi occidentali del Bayer Uerdingen, la rivelazione del torneo, ed entra in campo a gara in corso sia all'andata, sia al ritorno, che passerà alla storia come 'La disfatta di Uerdingen' o 'Il Miracolo del Grotenburg'.  

In Germania Est la Dinamo Dresda si impone 2-0 con i goal di Lippmann e Pilz, e al ritorno le cose si mettono bene per i gialloneri, che dopo il primo tempo conducono per 3-1 fuoricasa. Ma quello che accadrà nel finale sarà qualcosa di unico e paragonabile soltanto alla rimonta del Barcellona sul PSG in tempi recenti. 

Già nel primo tempo Sammer padre deve richiamare in panchina suo figlio Matthias per infortunio, sostituendolo proprio con Gütschow. Dopo l'intervallo lascia fuori il portiere titolare e lo sostituisce con il secondo, Jen Ramme. La Dinamo Dresda, dopo un calcio di rigore trasformato da Funkel al 58', si perde e incredibilmente gli avversari, che sembravano già fuori, rientrano in partita. Come i tifosi, che in larga parte avevano già abbandonato l'impianto. 

Il Bayer Uerdingen segna 6 goal in 28 minuti, vincendo la gara per 7-3 e qualificandosi in semifinale. Per i tedeschi orientali sarà uno smacco di portata storica che avrà gravi conseguenze. Lippmann, capocannoniere solitario del torneo fino a quel momento, fugge dall'hotel dove alloggia la squadra e si trasferisce nella Germania Federale. La Stasi interroga i compagni, lo dichiara ufficialmente "traditore della patria" e fa di tutto per convincerlo a tornare in Germania Est, minacciando anche la sua compagna e il figlio di 3 mesi, che rivedrà soltanto dopo 3 anni. Trasferitosi al Norimberga, la sua carriera è praticamente finita sul più bello, visto che non riuscirà più a esprimersi ad alti livelli.

Pesanti conseguenze avranno anche Klaus Sammer e il capitano Dörner. Se quest'ultimo sarà 'pensionato' in anticipo, il tecnico è immediatamente esonerato e non riceverà più incarichi fino alla caduta del Muro di Berlino. 

"Col tempo ho metabolizzato quella sconfitta. - dichiarerà Gütschow in un'intervista a 'Fussball.de' del 2017 - Nel secondo tempo abbiamo corso tutti a vuoto e abbiamo tutti fallito. Ho pensato comunque che quel miracolo del Bayer Uerdingen sarebbe rimasto unico. Invece si è ripetuto con la rimonta del Barcellona sul PSG. In quei momenti ripensavo alla nostra partita del 1986".

La stagione 1987/88, anche vista l'assenza di Lippmann, segna il ritorno di Gütschow ad alti livelli.  Schierato titolare in attacco in coppia con Ulf Kirsten dal nuovo allenatore Eduard Geyer, segna 17 goal in campionato, che li valgono il primo titolo di capocannoniere della DDR-Oberliga,  e 9 reti in Coppa UEFA (due alla Roma di Nils Liedholm, eliminata agli ottavi di finale), competizione che vede i tedeschi orientali arrivare fino alle semifinali, miglior risultato assoluto della loro storia.

Al penultimo atto se la giocano con i tedeschi occidentali dello Stoccarda di Jurgen Klinsmann e Guido Buchwald, che si impono 1-0 nel ritorno del 'Neckarstadion' dopo l'1-1 di Dresda e conquistano la finale contro il Napoli. Gütschow anche in questo caso è il bomber del torneo, risultato che conferma la sua ascesa a 26 anni. Con i gialloneri vince anche il suo primo campionato, il 7° nella storia del club, spezzando il dominio della Dinamo Berlino. Il 22 marzo il centravanti di Görlitz disputa anche la sua terza e ultima gara con la DDR, con cui chiude con 3 presenze e 2 goal.

In seguito ai fatti del 1986, del resto, Stumpf e gli altri arbitri compromessi vengono cacciati dalla Federazione e la stessa influenza di Mielke va scemando. Finché il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino e inizia una nuova era. A Dresda si gioca, e non una partita qualunque: il Magdeburgo, che guida la classifica, fa visita alla Dinamo. Gütschow è scatenato, e una sua doppietta e un goal di Sammer danno ai gialloneri il successo per 3-1 nel big match poco prima che le picconate segnino la fine della divisione fisica fra l'Est e l'Ovest della Germania.

DOPO LA CADUTA DEL MURO

UEFA e FIFA decidono che si continuerà a giocare, e che oltre a quel torneo, se ne disputerà un altro nel 1990-91 per decretare quali squadre dell'Est parteciperanno poi alla Bundesliga dopo l'unificazione delle due Germanie. La stagione 1989/90 si evolve nei mesi successivi in un serrato testa a testa in campionato fra la Dinamo Dresda e il Karl-Marx-Stadt. Quest'ultimo è a un passo dal trionfo, ma un goal del solito Gütschow, a 9 minuti dalla fine dell'ultima giornata, porta l'8° titolo della DDR Oberliga ai gialloneri. 

Il centravanti si conferma capocannoniere con 18 goal, e ne aggiunge 10 nella Coppa della Germania Est, vinta anch'essa dalla Dinamo Dresda (quarta in carriera per l'ex spia della Stasi) e uno in Coppa dei Campioni.  Il titolo di campione della Germania Est consente a Gütschow, l'anno successivo, di mettersi nuovamente in mostra in Europa.

Tanti calciatori, fra cui Thom della Dinamo Berlino e gli stessi compagni Kirsten e Sammer, scelgono di andare a giocare all'Ovest firmando ricchi contratti. Non così Gütschow, che con la sua 'Ostalgie' (nostalgia per la DDR) decide di restare nel club con cui ha sempre militato. E si prende le sue soddisfazioni: in Coppa dei Campioni trascina la squadra ai quarti di finale.  Nel primo turno i gialloneri travolgono l'Union Lussemburgo e successivamente hanno la meglio sugli svedesi del Malmöe ai calci di rigore. L'ultimo tiro dal dischetto, lo trasforma, quasi inutile dirlo, il solito Gütschow.

Rappresentante di un Paese che non esiste più, la Dinamo Dresda si scioglie ai quarti di finale con la forte Stella Rossa. A Belgrado gli ex DDR perdono con un secco 3-0, e al ritorno in casa, sul risultato di 2-1 per gli jugoslavi (tanto per cambiare il goal tedesco è firmato da Gütschow) la partita è sospesa per intemperanze dei tifosi di casa. Gli incidenti negli stadi, dopo il crollo del Muro, erano del resto aumentati in modo consistente e gli hooligans locali roviranorono l'ultima partita dei gialloneri in Europa. Da allora, infatti, non ci sono più tornati.

Gütschow, che chiude la Coppa dei Campioni con 5 goal, e in campionato si laurea per il terzo anno consecutivo capocannoniere con 20 reti. Il 2° posto finale dietro l'Hansa Rostock, consente alla squadra di partecipare alla prima Bundesliga unificata.  in estate l'attaccante di ha molte richieste, su tutte quella del Borussia Dortmund, ma dice di no e sceglie ancora una volta di restare a Dresda anche in Bundesliga. Nel 1991/92 con i suoi 10 goal è il miglior marcatore della squadra ex DDR, che conduce alla salvezza. Al termine dell'anno solare 1991 è anche votato 'Calciatore tedesco orientale dell'anno'. Sarà anche l'ultimo a essere insignito del premio.

"Sono stato un campione della Dinamo, - dichiarerà nel 2017 a 'Fussball.de' - abbiamo vinto Coppe, ho giocato la Coppa dei Campioni e sono stato votato Calciatore dell'anno. Ne sono molto orgoglioso e nessuno mi toglierà mai questi ricordi. Parlo spesso con Ulf al telefono. Incontro anche Ralf Minge ed Heiko Scholz. Non ci sono invece molti contatti con Matthias".

Torsten Gutschow Galatasaray

IL GALATASARAY E IL RITORNO IN GERMANIA

Ma dopo che nel novembre del 1991 vengono aperti gli archivi della Stasi, Gütschow decide di rivelare il suo passato oscuro da spia della Polizia segreta della Germania Est, e spiega di esser stato costretto dalle minacce ricevute e di aver promesso agli stessi compagni che non avrebbe mai riferito nulla di negativo su di loro. Il risultato è che in ogni stadio dove gioca la Dinamo Dresda i tifosi avversari intonano pesanti cori contro di lui, dandogli del 'Maiale della Stasi'.

Così, dopo aver iniziato in giallonero anche la stagione 1992/93, nell'autunno del 1993 decide di trasferirsi in Turchia con il Galatasaray. Pur giocando appena 19 partite, segna 10 goal in campionato e 2 in Coppa di Turchia, contribuendo al 'Double' della squadra di Istanbul, che si aggiudica Campionato e Coppa. Viene ancora oggi ricordato come un beniamino dai tifosi del club. 

Tornato in patria nell'estate del 1994, delude con la maglia del Carl Zeiss Jena (9 presenze senza reti in Serie B tedesca), per poi ritrovare il vecchio smalto con l' Hannover e il Chemnitzer, sembra in Zweite Bundesliga. Torna infine dove tutto era cominciato, ovvero alla Dinamo Dresda. La squadra, caduta in disgrazia come molte realtà calcistiche dell'Est della Germania, è retrocessa in Serie C e lui vuole riportarla in alto.

Pur segnando ancora tanto, non riesce nell'impresa e dopo tre stagioni si ritira a 36 anni con un bottino di 238 goal in carriera in 423 partite fra club e Nazionale maggiore. Delle sue reti, ben 169 in 372 gare le ha segnate con la maglia della Dinamo Dresda, di cui è il miglior marcatore di sempre.

Lasciatosi alle spalle per sempre il suo passato scomodo, Gütschow dopo aver appeso le scarpette al chiodo e aver fatto la sua comparsa anche in alcuni videogiochi come il noto Football Manager, in cui alla fine degli anni Novanta figurava fra i giocatori svincolati più forti, ha intrapreso senza molto successo la carriera da allenatore.

Ha così guidato la squadra riserve del VfL Bochum ed è stato manager dell'FC Oberneuland dal 2003 al 2004. Nel 2006 è stato poi nominato manager del TuS 1906 Heeslingen, con cui ha ottenuto una promozione nelle serie minori tedesche. Più recentemente ha allenato il Neustrelitz nel 2014 e il Budissa Bautzen nel 2018/19. Sarà per sempre ricordato come l'ultimo simbolo del calcio della DDR.

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