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Genoa, i 127 anni di storia del club più longevo d'Italia

08:34 CEST 07/09/20
Genoa 1898 line-up
Dalla fondazione allo Scudetto dei record, dall'inferno della B alla rinascita e alla Coppa UEFA con Bagnoli: i 127 anni di storia del Genoa.

Il mese di settembre è un periodo importante per la storia del calcio italiano. Il 7 settembre del 1893 nasceva infatti il Genoa Cricket and Athletic Club, che, diventato poi Genoa and Football Club, sarebbe stato la società più longeva del calcio italiano. Nei suoi 127 anni di storia il club rossoblù ha vissuto periodi esaltanti, come i primi decenni di vita, in cui sono arrivati ben 9 scudetti, l'ultimo dei quali nella stagione 1923/24, ma anche la Coppa Italia vinta nel 1936/37la cavalcata fino alle semifinali di Coppa UEFA del 1992, ed epoche di grandi difficoltà, con la squadra che scende addirittura in Serie C alla fine degli Anni '60 del secolo scorso e lentamente risale, confermandosi stabilmente nell'elite del calcio italiano dalla fine del primo decennio del nuovo Millennio.

Nei vari decenni hanno indossato la sua maglia tanti grandi campioni, da De Prà a De Vecchi, passando per Abbadie, Verdeal, Meroni, Pruzzo, Signorini, Skuhravy e Aguilera, solo per citare i più noti, tutti con una parte importante di carriera e di cuore lasciata a Genova.

LA FONDAZIONE 

Tutto ha origine la sera di giovedì 7 settembre 1893. In un appartamento al numero 10 di Via Palestro, nel cuore di Genova, esattamente all'interno 4, si assiste a un fitto via vai di persone: Charles De Grave Sells, S. Green,  G.Blake, W. Riley, D.G. Fawcus, Sandys, E.De Thierry, Jonathan Summerhill Senior e Junior, Charles Alfred Payton. 

Si tratta di distinti signori di passaporto britannico, che si accingono ascrivere una pagina molto importante nella storia del calcio italiano. Fra tutti spicca proprio Payton: futuro Baronetto dell'Impero britannico, ricopre la carica di Console generale di S. M. la Regina Vittoria a Genova.

L'appartamento in cui si riunisce la compagnia d'Albione è non a caso la sede del Consolato inglese nella Superba. I partecipanti alla riunione redimono l'atto di fondazione del Genoa Cricket and Football Club, ufficializzando di fatto il circolo che da oltre un anno svolgeva in città svariate attività sportive: principalmente il cricket (disciplina inglese di nobili origini), ma anche la waterpolo (l'attuale pallanuoto) e il calcio, disciplina, quest'ultima, considerata più popolare.

Ma cosa ci facevano i cittadini britannici a Genova in quegli anni? Con l'apertura del Canale di Suez, l'importante porto ligure era diventato centro commerciale privilegiato e attirava molte compagnie straniere, in particolare britanniche. E gli inglesi, una volta trasferitisi in città, amavano continuare a praticare gli sport che già praticavano in patria, fra cui, appunto, anche il calcio. Che una volta importato nella penisola avrebbe trovato largo seguito.

Il primo organigramma del Genoa così costituito vedeva Sir Charles Alfred Payton come patrono, la carica di presidente assegnata a Charles De Grave Sells e quella di vice a Summerhill senior. Come primo terreno di gioco viene scelto quello usato fino a quel momento in città, ovvero la Piazza d'Armi del Campasso a Sampierdarena, messo a disposizione già dal 1890 da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure, con le partite che venivano giocate al sabato.

Negli anni l'atto originale di fondazione del Genoa è passato di mano in mano fino ad entrare in possesso del giornalista Gianni Brera, grande tifoso genoano. Alla sua morte nel dicembre 1992, la famiglia lo ha riconsegnato al club, che attualmente lo espone nel Museo della Storia del Genoa assieme a tutti i cimeli e i trofei antichi della società.

I PRIMI SCUDETTI

Al gruppo dirigenziale si unisce dopo alcuni anni di attività anche James Spensley, il cui ingresso in società sarà determinante per la nascita e lo sviluppo del club prettamente calcistico. Sbarcato come medico di bordo di una nave approdata nel porto di Genova nel 1896, è un grande appassionato di calcio e una volta entrato nel Genoa contribuisce nel 1897 alla disputa del primo torneo fra squadre di diverse città: il Grifone affronta l'Internazionale Torino e l'F.C. Torinese, con quest'ultima vittoriosa. Nello stesso anno, sempre per iniziativa di Spensley, nel club si registra l'ingresso di soci italiani e di altre nazionalità. 

È in quel momento che nel Genoa approdano i fratelli Pasteur, Enrico ed Edoardo, di origini svizzere ma nati in città. Altri due elementi che faranno la fortuna del club. Il torneo dell'anno precedente porta alla nascita nel marzo 1989 della Federazione Italiana Football (FIF), che si trasformerà soltanto nel 1909 in FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), e che l'8 maggio 1898 organizza a Torino il primo campionato di calcio ufficiale. Spensley stesso gioca nel Genoa come portiere o difensore.

In una sola giornata si giocano lo Scudetto 4 squadre: oltre al Genoa, ci sono 3 squadre torinesi, l'F.C. Torinese, la Ginnastica di Torino e l'Internazionale di Torino, formazioni che nei tornei dell'anno avevano ottenuto ottimi risultati. Le semifinali vedono l'Internazionale di Torino superare 1-0 nel Derby l'F.C. Torinese, mentre il Genoa regola 2-1 la Ginnastica di Torino. La finalissima fra Genoa e Internazionale Torino, dove gioca Herbert Kilpin, futuro fondatore del Milan, e  è equilibrata. I tempi regolamentari si chiudono 1-1, e ai supplementari un 'golden goal' dell'ala sinistra Leaver dà la vittoria ai liguri, che giocano in maglia bianca e vengono premiati con la Coppa offerta dal Duca degli Abruzzi e medaglie d'oro stile rococò per ciascun calciatore.

I liguri schierano: Baird; Spensley, De Galleani, Ghigliotti, Pasteur I, Ghiglione, Le Pelley, Bertollo, Dapples, Bocciardo, Leaver. È la prima formazione scudettata del calcio italiano. 

Il Genoa fa il bis nel 1899, battendo ancora una volta in finale l'Internazionale Torino (2-0), e il tris nel 1900 con un 1-0 sull'F.C. Torinese. Sempre al 1899 risale il cambio di denominazione in Genoa Cricket and Football Club. Il Grifone Campione d'Italia dopo il 2° titolo offre anche 5 componenti alla Selezione italiana che a Torino perde 2-0 con una Selezione svizzera. Fra questi lo stesso Spensley, pur essendo inglese.

Il dominio ligure si spezza nel 1901, con il successo del Milan di Kilpin, ma il Grifone si afferma come squadra italiana più forte vincendo altre 3 volte lo Scudetto nel primo decennio del XX secolo e aggiudicandosi definitivamente dapprima la Coppa Duca degli Abruzzi, quindi la successiva Coppa Fawcus, riservate alla squadra che avesse vinto per 3 volte il titolo. La squadra si trasferisce prima al Campo sportivo di Ponte Carrega, poi, nel 1907, allo Stadio di San Gottardo, presto abbandonato per il nuovo impianto di Marassi, inaugurato nel 1911.

Il primo ciclo vincente del calcio italiano si chiude nel 1906: Spensley, che morirà durante la Prima guerra mondiale, ha quasi 40 anni, Pasteur I 30, ed entrambi erano prossimi al ritiro. Nel 1909, tuttavia, il Grifone si aggiudica la Palla Dapples, trofeo a scontri ad eliminazione diretta, messo in palio dal giocatore del Genoa, che andò avanti per ben 6 edizioni. Negli anni Dieci del 1900 una data da ricordare è quella dell'estate 1913, che vede l'approdo alla presidenza dell'italo-scozzese Geo-Dawidson.

Quest'ultimo fa una campagna acquisti importante per l'epoca. Il fiore all'occhiello è il tesseramento del primo fuoriclasse del calcio italiano, Renzo De Vecchi: per strapparlo al Milan il club ligure gli offre uno stipendio di 24 mila Lire, cifra record per l'epoca, e un impiego sicuro nella Banca commerciale. De Vecchi, ribattezzato 'Figlio di Dio' da un tifoso del Milan, che vedendolo in azione aveva esclamato: "Ma quel li l’è el fieù del Signur" (il soprannome è riportato poi da un giornalista della 'Gazzetta dello Sport', Emilio Colombo, e gli viene universalmente attribuito anche all'estero) diventa il capitano e il leader del nuovo Genoa. A dispetto della piccola statura, aveva qualità tecniche e tattiche molto importanti che lo portano a diventare il capitano anche della Nazionale italiana.

Con lui arrivano Aristodemo Santamaria e Luigi Sardi, i quali, tuttavia, accusati di 'professionismo', vengono squalificati per una stagione. Nel 1915 i tre acquisti si aggiudicano il loro primo Scudetto (il 7° complessivo), con i rossoblù che dopo aver vinto il Girone finale dell'Italia settentrionale, si vedono assegnare il trofeo quando il torneo è interrotto per l'entrata in Guerra.

GLI ULTIMI DUE SCUDETTI, LA GRANDE BEFFA E LA SERIE B

È tuttavia nel primo Dopoguerra che il Genoa torna ad essere la regina del calcio italiano. Nel 1923 e nel 1924 i rossoblù vincono consecutivamente l'8° (senza perdere nemmeno una partita e per questo definito 'dei record') e il 9° Scudetto della loro storia. L'artefice del doppio successo della squadra ligure, capitanata da De Vecchi e che vede fra gli altri il portiere Giovanni De Prà e i centromediani Luigi Burlando e Ottavio Barbieri, è il nuovo allenatore William Garbutt, cui si deve l'appellativo di mister con cui vengono designati i tecnici al giorno d'oggi. I rossoblù hanno la meglio nelle finali campionato sulla Lazio e sul Savoia.

Il titolo del 1924 è tuttavia il 9° e ultimo fino a questo momento della storia dei rossoblù. In verità i rossoblù potrebbero fare il tris nel 1925, ma nell'anno in cui lo Scudetto fa per la prima volta bella mostra sulle divise, e in cui al centro dell'attacco gioca il bomber e grande acquisto Felice Levratto, le intemperanze dei tifosi del Bologna condizionano gli spareggi finali per la vittoria della Lega Nord.

Nel terzo spareggio, De Prà devia in corner una pericolosa conclusione avversaria, ma i tifosi mettono il pallone in fondo alla rete e ingannano l'arbitro. 2-2 e tutto è da rifare. La vicenda passa alla storia come 'la grande beffa' e le ulteriori ripetizioni del confronto lanciano il Bologna alle finali campionato. Nel 1928 il Fascismo, cui non piacciono i nomi anglofili o esterofili, come per molte altre società calcistiche impone il cambio di denominazione in Genova 1893 Circolo del Calcio. L'anno seguente nasce la Serie A a girone unico come la conosciamo oggi, e il Grifone è subito protagonista.

I rossoblù, grazie alla coppia-goal composta da Elvio Banchero e Felice Levratto, lottano con l'Ambrosiana-Inter per lo Scudetto, ma si piazza 2ª in virtù degli scontri diretti. All'andata i rossoblù, guidati dal 'Figlio di Dio', passato dopo 17 anni in campo con i liguri al ruolo di allenatore, perdono dopo 15' il portiere De Prá per infortunio, ma non esistendo ancora le sostituzioni, devono giocare la gara con un uomo in meno e il jolly Moruzzi in porta. L'Ambrosiana vince 1-4. Nell ritorno a Milano il Genoa conduce 3-2 ma è raggiunto dall'ennessima prodezza di Meazza. Nel finale, tuttavia, l'arbitro assegna un rigore ai liguri.

Non batte però Levratto, il bomber designato, forse condizionato dalla folla che si è raggruppata nei pressi della porta. Sul dischetto va Banchero che sbaglia, consegnando di fatto il titolo ai nerazzurri. Al 2° posto segue il 4° dell'anno successivo, che passa però alla storia per l'arrivo dall'Argentina del goleador dei primi Mondiali, l'argentino Guillermo Stabile, noto come 'El Filtrador' per la sua dote di penetrare nelle difese avversarie.

Una folla imponente accoglie il grande acquisto all'arrivo nel porto di Genova. Lui ricambia l'affetto presentandosi con una tripletta contro il Bologna la domenica seguente. Ma in poco tempo la sorte si riverserà contro i rossoblù. Levratto infatti ha un grave infortunio alla terza di ritorno contro il Livorno, e allo stesso Stabile, che aveva segnato 6 reti in 13 presenze,' in amichevole il portiere della Fiorentina gli rompe la gamba destra. Entrambi tornano dopo un anno, ma 'El Filtrador' non sarà più lui e dopo una parentesi al Napoli e un breve ritorno, chiuderà la carriera in Francia. Anche a causa della sorte avversa, i liguri chiudono il 1933/34 al 17° posto e retrocedono per la prima volta in Serie B. Nel 1933 lo Stadio di Marassi è intitolato a Luigi Ferraris, storico capitano genoano caduto nella Prima guerra Mondiale.

IL RITORNO IN A E LA COPPA ITALIA

Al timone della società approda Juan Culiolo, che riporta subito il Genoa in Serie A nel 1935/36 e cerca di costruire una squadra da Scudetto. La squadra ottiene un 3° posto nel 1937/38 e un 4° posto nel 1938/39, ma è il 1936/37 a passare alla storia per la vittoria della Coppa Italia. I rossoblù battono 1-0 in finale la Roma grazie a un goal di Torti. Per partecipare alla Coppa dell'Europa Centrale, è acquistato dal Pisa il talento Sergio Bertoni, che alcuni definiscono 'Il Nuovo Meazza', ma un infortunio nelle semifinali del 1940 con lo Slavia Praga gli procurerà la rottura di tibia e perone e porrà fine ai suoi sogni di gloria.

Sono gli anni di Garbutt e di Ottavio Barbieri, passato dal campo alla panchina. Il calcio da lì a poco è condizionato dalla Seconda Guerra Mondiale, e proprio Barbieri, passato allo Spezia, conduce nel 1944 i Vigili del Fuoco a uno storico successo nel Campionato d'Alta Italia. Alla ripresa è il Grande Torino a dominare la scena, con il Genoa costretto a ridimensionare le sue ambizioni. Indossano in quegli anni la divisa rossoblù comunque grandi campioni sudamericani quali Juan Carlos Verdeal, Mario Boyé e Julio Cesar Abbadie, ma anche lo svedese Gunnar Gren, che fanno la storia del club. Gli anni Cinquanta vedono la squadra iniziare a fare la spola fra la Serie B e la Serie A.

LE COPPE INTERNAZIONALI E LA RETROCESSIONE IN C

Il saliscendi continua negli anni Sessanta, nei quali tuttavia la squadra rossoblù riesce a conquistare 2 volte la Coppa delle Alpi e una volta la Coppa dell'Amicizia. I tifosi vedono in azione anche Gigi Meroni, che per 2 stagioni a inizio carriera indossa la maglia del Genoa. Ma dopo 4 stagioni nel torneo cadetto, il 1969/70 vede la squadra rossoblù finire addirittura in Serie C. Grazie ad Arturo Silvestri detto 'Sandokan', già protagonista con il Milan e il Cagliari, i liguri risalgono però subito in Serie B e quindi in Serie A nel 1972/73. In rossoblù approda anche un campione come Mario Corso, Claudio Sala e un emergente bomber cittadino, un certo Roberto Pruzzo.

L'ennesima retrocessione nel 1978 porta alla sua cessione alla Roma. Nel 1981 la squadra, con il portiere Silvano Martina, il terzino Fabrizio Gorin e Maurizio Turone come elementi di spicco, torna in Serie A. Il ritorno in B nel 1984 e 5 anni di purgatorio nel torneo cadetto determinano una rivoluzione societaria, con l'avvento alla presidenza nel 1987 di Aldo Spinelli. 

DALL'ERA SPINELLI ALL'ERA PREZIOSI

Quest'ultimo fa le fortune del club, che affidato al professor Franco Scoglio torna in Serie A nel 1989 e con un gruppo valido di giocatori, in cui spiccano il capitano Gianluca Signorini, Gennaro Ruotolo, Stefano Eranio e Vincenzo Torrente, arricchito dagli acquisti di stelle internazionali come 'Pato' Aguilera, il brasiliano Branco e il gigante cecoslovacco Thomas Skuhravy, passato ad Osvaldo Bagnoli, nel 1990/91 ottiene un 4° posto in Serie A che gli vale la storica qualificazione alla Coppa UEFA nella stagione successiva. In Europa la squadra dà spettacolo, violando addirittura Wembley, la tana del Liverpool, prima squadra italiana a riuscirci. Il sogno si spegne in semifinale contro l'Ajax di Van Gaal, che vince 3-2 nel nuovo Ferraris, ricostruito ex novo per i Mondiali, e pareggia 1-1 ad Amsterdam. 

Dopo qualche stagione positiva, nel 1995 lo spareggio di Firenze perso ai rigori col Padova segna la nuova discesa in Serie B e l'inizio di anni difficili a livello societario e di risultati. Il Genoa, che vince comunque il Torneo Anglo-Italiano nel 1996, nel 2003 retrocede in Serie C1, venendo poi ripescato per il 'caso Catania'. Il rischio fallimento è concreto ma la società è rilevata dal nuovo proprietario Enrico Preziosi. Nel 2005 la squadra vince il campionato cadetto, ma, accusata di illecito, è retrocessa in Serie C1. Tornato subito in B attraverso i playoff, nel 2007/08, sotto la guida di Gian Piero Gasperini, risale in Serie A e ci rimane fino ad oggi (12 stagioni di fila). I risultati migliori sono un 5° posto nel 2009 con il ritorno in Europa l'anno seguente, e un 6° posto nel 2015.

Negli ultimi 15 anni vestono la storica maglia del Grifone altri nomi importanti, su tutti Diego Milito e Thiago Motta, ma anche Hernan Crespo, Luca Toni e Marco Borriello. Dal 2015 in poi la squadra naviga però nelle posizioni di ripiego della classifica, e pur restando in Serie A, deve sempre sudarsi la salvezza. Il club più longevo d'Italia non è più da tempo la squadra che dominava le scene agli inizi del XX secolo. Ma tutti si augurano romanticamente di rivedere un giorno i colori rossoblù lottare nuovamente per qualcosa di importante.