Corrado Grabbi, da enfant prodige alla Juventus al flop in Premier League

Corrado Grabbi Blackburn
Debuttò in Serie A a 19 anni, facendo goal alla Lazio, ma poi non ha mantenuto le attese: la carriera di Grabbi, talento spezzato della Juventus.

È l'81° minuto di Lazio-Juventus, gara valida per la 13ª giornata del campionato di Serie A 1994/95. Il risultato è di 3-1 per i bianconeri, che dopo il vantaggio iniziale dei biancocelesti con Rambaudi, hanno ribaltato la situazione grazie ad una doppietta di Del Piero e ad un goal di Marocchi. Ma la partita resta aperta e la Lazio di Zeman si rende pericolosa in più di una circostanza. Su un rapido ribaltamento di fronte, tuttavia, la Juventus chiude la partita.

Paulo Sousa imbecca in verticale il debuttante Corrado Grabbi, che, subentrato a Carrera al 36', controlla bene il pallone e dalla lunetta della metà campo si invola verso la porta avversaria, trafiggendo con freddezza da fuori area Marchegiani in uscita. In quel momento 'Ciccio', come viene chiamato, ha solo 19 anni e un futuro radioso ad attenderlo, dopo aver bagnato con una rete decisiva (la partita finisce 4-3 per la squadra di Lippi) il suo esordio assoluto in Serie A. Il suo allenatore lo elogia e non risparmia complimenti nei suoi confronti a fine partita. Ma il giocatore torinese non manterrà nella sua carriera le enormi aspettative in lui riposte.

Nipote e figlio d'arte (suo nonno ​Giuseppe era stato calciatore della Juventus dal 1921 al 1927, mentre suo papà Luigi aveva militato nel Settore giovanile della Vecchia Signora), Corrado nasce a Torino il 29 luglio 1975 e cresce nelle Giovanili bianconere, ma all'età di 13 anni un primo intoppo rischia di comprometterne il percorso: una brutta malattia reumatica lo costringe infatti bloccato su un letto per 6 mesi. Grabbi però si riprende e diventa anche capitano. Impiegato inizialmente da centrocampista, presto viene avanzato in posizione di attaccante, ruolo in cui ottiene ottimi risultati grazie a buoni mezzi fisici e alle grandi qualità tecniche. 

Se negli studi le cose non vanno bene e Grabbi, che frequenta l'Istituto tecnico per geometri, è bocciato all'esame di maturità, nel calcio il ragazzo che cresce con il mito di Platini sembra invece possedere tutto per poter sfondare e nella stagione 1993/94 è ceduto in prestito ai Dilettanti dello Sparta Novara. 

"È stata un'esperienza bellissima - dichiara la punta al quotidiano 'La Stampa' - dove ho imparato a fare dei sacrifici per cercare di diventare un calciatore di professione. Anche se per adesso sono ancora un Primavera, mi impegno già con lo spirito di un professionista".

L'anno seguente torna alla Juventus e Marcello Lippi, che ne resta favorevolmente colpito nel pre-campionato, gli fa fare la spola fra la Primavera e la Prima squadra. Il tecnico toscano è convinto che il ragazzo, fiore all'occhiello del vivaio del club, possa crescere e migliorare allenandosi e giocando assieme a campioni del calibro di Baggio, Vialli e Ravanelli. Cinque giorni prima di quella serata magica all'Olimpico contro la Lazio, aveva debuttato anche in Coppa UEFA, subentrando al 78' al posto di Del Piero nella partita casalinga contro gli austriaci dell'Admira Wacker.

"Credo che per un torinese come me, e per di più tifoso bianconero da sempre, non esista sogno più grande di questo. - ammette ai microfoni de 'La Stampa' dopo la partita - E pensare che fino a poco tempo fa ero lì, in curva Scirea, a battere sui tamburi per incitare Baggio, Kohler e il mio idolo Vialli! Non avrei mai immaginato di poter esordire con la maglia che fu di mio nonno prima e di mio padre poi".

Quell'anno Grabbi gioca anche l'ultimo quarto d'ora della partita della 14ª giornata contro il Genoa, nella quale rileva Marocchi, ma il suo apporto alla Prima squadra bianconera si esaurisce in un tempo giocato nella semifinale di ritorno di Coppa Italia ancora contro la Lazio, ma stavolta a Torino, gara nella quale prende il posto di Antonio Conte dopo la prima frazione. I bianconeri vincono 2-1 e accedono alla finale, ma quella sarà l'ultima presenza nella carriera di Grabbi con la maglia da lui tanto amata.

Corrado Grabbi Juventus Youth 1994/95

Dopo lo Scudetto e la Coppa Italia vinti in quella stagione, cui bisogna aggiungere anche la seconda Coppa Italia vinta con la Primavera, l'attaccante torinese non viene confermato. Decisivo per il suo futuro e la sua mancata ascesa definitiva, l'operato di Luciano Moggi come Direttore sportivo. Quest'ultimo, come risulterà soltanto dopo Calciopoli da alcune intercettazioni telefoniche, già a partire dal ritiro estivo in Svizzera nell'estate 1994, esercita pressioni sul ragazzo perché affidi la sua procura a suo figlio Alessandro Moggi, che qualche anno più tardi fonderà la Gea World.

Ma 'Ciccio', consapevole del suo talento, punta i piedi e si oppone, raccontando tutto a suo padre. Il potente dirigente, in tutta risposta, come risulta dagli atti di Calciopoli, inscena il coinvolgimento dell'attaccante in una rissa da discoteca al Sestriere la notte di Capodanno e la dà in pasto ad alcuni giornalisti suoi amici. Grabbi è così messo fuori rosa e a fine stagione viene ceduto in prestito alla Lucchese in Serie B. 

"Alessandro Moggi e Franco Zavaglia, sin dal 1994, per tre-quattro mesi hanno esercitato una pressione costante nei miei confronti per avere la procura. - dichiara nella sua deposizione al Processo Gea nel 2008 - La mia resistenza ha determinato un deterioramento dei rapporti in particolare con Luciano Moggi. Nel 1995 mi chiamò in sede, pretendendo che andassi da solo. Mi mise fuori rosa nonostante avessi già fatte altre partite e segnato diversi goal: mi disse che avevo fatto una rissa in discoteca al Sestriere la notte di Capodanno. Era una totale falsità, mi disse che glielo aveva detto un certo maresciallo".

"Dopo un paio di giorni questa notizia fu pubblicata sui giornali a livello nazionale... Andai a parlare con Marcello Lippi e si limitò a dirmi che le decisioni le prendeva la società. Il mister risentiva notevolmente dell'influenza di Moggi. Così fui estromesso dalla Prima squadra per un paio di mesi, poi mi reintegrarono... Alla fine del campionato 1994/95 fui ceduto alla Lucchese in serie B".

Così mentre la Juventus colleziona trofei in Europa e nel Mondo, lui stenta, totalizzando 8 gare con un goal fino a novembre, per poi passare al Chievo, dove è ceduto nuovamente a titolo temporaneo (18 presenze e 2 goal). A fine stagione, nell'estate 1996, Grabbi torna alla base ma Moggi non molla la presa. 

"Mi chiamò in sede, da solo, per mandarmi al Cosenza. Rifiutai perché volevo stare vicino a mio padre che non stava bene, e lui mi disse che 'c'erano gli aeroporti anche a Cosenza'. Io mi opposi e si arrabbiò molto. L'ultimo giorno del calciomercato Beppe Galli (il suo storico agente, ndr) mi chiamò dall'albergo a Milano e mi disse di raggiungerlo, c'era un interesse su di me da parte del Prato di Toccafondi, ma io dissi nuovamente di no". 

"Mi offrivano una cifra di 80 milioni l'anno, cifra inferiore ai 120 milioni che mi diede un mese dopo il Modena. Al mio rifiuto Moggi mi cacciò fuori dal box Juventus al calciomercato di Milano dicendomi: 'Dovresti giocare nel giardino di casa tua'. Dopo di che Alessandro Moggi e Franco Zavaglia mi raggiungevano all'albergo in cui eravamo in ritiro e mi dicevano che se avessi conferito loro la procura avrei giocato ad alti livelli e che mi avrebbero fatto il contratto con la Juventus... Tutto questo l'ho raccontato all'Espresso nel luglio 2005 e Luciano Moggi mi telefonò per chiedermi, con tono arrogante, di smentire l'intervista. Non l'ho mai smentita".

La carriera di Grabbi riparte così dal basso, ovvero dal Modena in Serie C1. In due stagioni in comproprietà con i Canarini segna 30 goal in campionato e altre 3 reti in Coppa Italia, riprendendo il discorso interrotto qualche anno prima. Nel 1998 passa sempre in comproprietà alla Ternana, in Serie B, guidata dal suo ex allenatore delle Giovanili della Juventus, Antonello Cuccureddu, ma tornano i fantasmi che si erano palesati quando era un giovane calciatore in erba. A fermarlo stavolta è infatti una grave e rara malattia ai piedi.

Si tratta del Morbo di Leveraus, che provoca l'ispessimento dell'arco plantare, e gli causa dolori atroci e diversi infortuni. Per Grabbi, che quando sta bene segna e dà spettacolo, diventa già un'impresa camminare, figurarsi giocare a calcio. Ne nasce una stagione tormentatissima, con 14 spezzoni di partita e 2 reti su rigore e una serie di interventi chirurgici cui si sottopone per cercare di risolvere il problema.

Va sotto i ferri per la prima volta, operato dai medici della Juventus, nel giugno del 1998, per guarire ci vogliono 16 mesi. I tifosi rossoverdi faticano a capirlo e lo criticano aspramente.

"Sfido chiunque a giocare senza i piedi - dichiara nel 2000 ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' - A Terni ho vissuto un anno terribile, è stata una vera tragedia. Il mio è un caso rarissimo, uno dei pochi in Italia. Sono stato colpito da una specie molto grave di ispessimento dell'arco plantare che mi impediva perfino di camminare. In pratica, hanno dovuto ricostruirmi la pianta dei piedi. Stavo male e lo sapevano tutti. Giocavo ma era come se non ci fossi. Me ne sarei rimasto volentieri fermo, ma capisco la società: doveva dimostrare che avevo un valore, che nonostante tutto potevo essere impiegato. Mai fatto un allenamento, e non è un modo di dire: tutto vero".

"Ero a pezzi, correvo sui talloni, mi sentivo al dieci per cento, forse meno, rispetto agli altri. Tra l'altro stavo facendo anche il servizio militare: alla fine, mi hanno dato 160 giorni di convalescenza, non male. Fortunatamente ho il vantaggio dell'età, se mi fosse capitato questo guaio a 30 anni, davvero non so come avrei reagito. Non so se avrei avuto la forza per continuare".

Nel 1999/00 Grabbi è mandato in prestito al Ravenna, in Serie B, e superati i problemi fisici, la punta torinese torna a fare quello che ha sempre fatto: goal (13 in tutto in 29 gare) e belle giocate. La Juventus è tentata a quel punto di concedergli un'occasione, ma ancora una volta si metterà di mezzo Moggi.

"Nel 2000, dopo aver avuto garanzie che sarei rimasto alla Juventus come quarta punta, fui improvvisamente ceduto alla Ternana per un niente. Suppongo che ciò avvenne perchè non diedi la mia procura ad Alessandro Moggi ed a Franco Zavaglia. I miei rapporti con Luciano Moggi non sono mai stati buoni proprio per questo motivo".

La Ternana lo riporta così a casa nel 2000/01, acquistandolo a titolo definitivo, e per 'Ciccio' arriva l'anno migliore in assoluto della sua carriera da calciatore professionista. L'ex juventino, sotto la guida di Andrea Agostinelli, che lo schiera nel suo esplosivo tridente offensivo accanto a Massimo Borgobello e ad un giovane Fabrizio Miccoli, sforna cifre impressionanti: i 20 goal e 15 assist messi insieme conducono gli umbri al 7° posto finale e ricreano attorno al talento grande interesse nel calciomercato.

Grabbi sogna la Serie A, ma il sistema non perdona i ribelli. L'occasione giusta sembra allora arrivargli dall'Inghilterra, con il Blackburn Rovers che versa la bellezza di 22 miliardi di Lire per assicurarselo. Nel giorno della sua presentazione con i Rovers, guidati dall'ex leggenda del Liverpool Graeme Souness, spara a zero sul calcio italiano.

"In Italia hanno cercato di distruggermi - tuona - altrimenti non si spiegherebbe perché stavo in retrovia nel Modena in serie C e il Blackburn ha investito su di me 22 miliardi di vecchie Lire".

Ma a fronte di grandi aspettative, l'esperienza inglese si rivela per l'attaccante pressoché fallimentare. 'Ciccio' accusa problemi di ambientamento e difficoltà legate al clima rigido della Gran Bretagna. Gioca 14 partite e segna l'unico suo goal in Premier League contro l'Everton il 22 settembre 2001. A queste vanno aggiunte 6 presenze fra FA Cup e Coppa di Lega, con un'altra rete realizzata al Barnsley in Coppa d'Inghilterra nel gennaio 2002.

Troppo poco per i Rovers, che a gennaio lo mandano in prestito al Messina, in Serie B. Con i peloritani totalizza 12 presenze e 4 goal, fra cui la doppietta decisiva per la salvezza dei siciliani nell'ultima sfida con il Crotone. Souness gli dà fiducia e lo riporta in Inghilterra, lo stesso Grabbi è determinato a mostrare il suo valore Oltremanica ma non ci riesce. Nel 2002/03 totalizza in tutto 15 presenze e 3 goal (11 e una rete in Premier League), nei sei mesi successivi 7 apparizioni senza goal.

Bollato come uno dei più grandi flop del calcio inglese, dopo 42 presenze e appena 5 reti, Grabbi fa ritorno in Italia nel gennaio 2004. Accetta la proposta dell'Ancona in Serie A, ma è una stagione travagliata per i marchigiani, che precipitano in Serie B. L'attaccante totalizza comunque un goal e 7 presenze prima di infortunarsi e di dover nuovamente lottare con il Morbo di Leveraus. Torna alla Ternana, ma i problemi fisici lo costringono a operarsi per l'ottava volta ai piedi e gli impediscono di scendere in campo per l'intera stagione 2004/05.

Gli ultimi lampi della sua classe li concede nel 2005/06 con il Genoa, che con 8 goal in 25 presenze contribuisce a riportare in Serie B. I tifosi rossoblù lo ricordano soprattutto per la traversa che il 4 giugno 2006 si trasforma in un assist indiretto per il goal in tuffo di Dante Lopez che consente al Grifone di battere la Salernitana nella finale playoff.

Poi l'ennesimo stop per i problemi fisici, con i tifosi rossoblù che gli dedicano un celebre striscione: "Neanche da pensare: Ciccio Grabbi mollare". Dopo 6 mesi senza giocare passa all'Arezzo, in B (7 presenze) e nel 2007/08 chiude definitivamente con il calcio giocato con un'ultima esperienza in Svizzera con il Bellinzona. 

Benché le soddisfazioni non gli non siano mancate, la carriera gli aveva dato molto meno di quello che prometteva. Ma per il figlio d'arte c'è il lieto fine: resa la sua testimonianza al processo contro Luciano Moggi e GEA World nel marzo 2008, la nuova Juventus si ricorda di lui nel 2009/10, nominandolo allenatore dei Pulcini. Il cerchio si chiude. Oggi l'ex attaccante guida la formazione Under 15 del club bianconero.

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