Christian Rigano

Riganò nella Liga: la breve esperienza al Levante

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Christian Riganò è stato l'emblema di come, con il lavoro e la fatica, anche nel calcio si possono ottenere grandi risultati. Il centravanti divenuto celebre per il balzo dalla Serie C2 alla Serie A con la maglia della Fiorentina, ha avuto una lunga carriera, chiusa in Prima Categoria nel 2015 a 41 anni suonati. 

In pochi, probabilmente, ricordano però che fra le esperienze calcistiche de giocatore siciliano ce n'è stata anche una all'estero, esattamente nella Liga spagnola, dove ha militato per alcuni mesi con la maglia del Levante.

Ma che attaccante era Riganò? Nato a Lipari, in Sicilia, il 25 maggio del 1974, sicuramente non aveva la classe dei grandi campioni. Anzi: a vederlo in azione, appariva sgraziato nei movimenti, goffo nella corsa, non eccelso dal punto di vista tecnico. Senza dubbio però possedeva due grandi qualità: la forza di volontà, che lo portava a lavorare ogni anno sui suoi limiti, e il fiuto per il goal, innato, oltre ad una stazza fisica importante di cui l'aveva dotato madre natura.

Tanto che quando il suo allenatore del Lipari, la squadra siciliana dove tutto è cominciato, decide di spostarlo da difensore ad attaccante, nessuno avrà più dubbi sul suo ruolo. Inizia a segnare molte reti, e dall'Eccellenza va in Serie D, inizialmente con il Messina, poi con l'Igea Virtus, quindi passa al Taranto, squadra con cui esplode definitivamente.

La Florentia Viola, nata sulle ceneri della fallita Fiorentina, decide così di puntare su di lui per ripartire, e farà benissimo. Riganò a suon di goal, trascinerà infatti i viola fino alla Serie A, debuttando nel massimo campionato a 30 anni nella stagione 2004/05. Lui che era partito dai campi polverosi dei Dilettanti, e che per mantenersi si divideva fra la passione per il calcio e il lavoro da muratore, diventa il simbolo della classe operaia che va in paradiso.

"Dio perdona, Riga-no", recita uno degli stricioni più famosi esposti in Curva Fiesole e a lui dedicati. Qualche infortunio di troppo ne limita l'utilizzo in viola a 18 presenze e 4 reti nella sua prima stagione in A, e nel 2005/06, chiuso dall'arrivo di Luca Toni, è girato in prestito all'Empoli, sempre nel massimo campionato. Colleziona 33 presenze e 5 goal, poi torna alla Fiorentina per un breve periodo e fa ritorno in Sicilia al Messina, nel frattempo promosso in Serie A. Nella sua terra il bomber risorge e sigla 19 goal in 27 gare, alcuni di pregevole fattura.

Nonostante il rendimento altissimo del suo centravanti, che ancora una volta smentisce i suoi detrattori, il Messina, complice anche un nuovo infortunio del bomber, retrocede in Serie B, campionato che in quel momento gli sta stretto. La cessione appare dunque inevitabile. Riganò gioca in Coppa Italia, e viene contestato duramente dai tifosi giallorossi, che lo accusano ingiustamente di essere un mercenario.

La verità è che la società ha bisogno di liquidità per sopravvivere: così, mentre il giocatore preferirebbe restare in Serie A passando al Livorno, il club siciliano tentenna sull'offerta da 600 mila euro fatta dal presidente Spinelli, e aspetta proposte migliori dal punto di vista economico. 

La proposta giusta arriva dalla Spagna: il Levante, al 2° anno nella Liga, decide di puntare forte sui calciatori italiani e offre il doppio del Livorno, un milione e 200 mila euro. Il Messina dà l'ok al trasferimento e il centravanti accetta comunque di buon grado l'esperienza all'estero. Alla sua presentazione ufficiale, l'attaccante siciliano è convinto di poter far bene anche in Spagna.

"Non è stato nè un problema economico nè un problema personale - chiarisce in conferenza stampa - ma ho voluto valutare attentamente le varie offerte. Avevo richieste sia dall’estero che dall’Italia, ma ho tentennato perchè il mio vero desiderio era di giocare nella serie A italiana. Il motivo? Avrei voluto dimostrare il mio valore, anche a me stesso, e capire se i 19 goal segnati lo scorso anno sono stati frutto del caso o se, invece, ero in grado di ripetermi".

I giornalisti spagnoli che lo conoscono poco gli chiedono, se, vista la stazza, la sua abilità consista nel far goal di testa.

"Sembrerebbe, data la mia stazza, che sono bravo di testa e magari scarso con i piedi. Ma vi assicuro che i miei 200 goal segnati in carriera li ho siglati per l’80% con i piedi e solo per il 20% di testa". 

Gli domandano quindi quanti goal si sente di promettere ai nuovi tifosi, ma il centravanti siciliano preferisce non sbilanciarsi.

"Non faccio promesse di questo tipo, - risponde - dico solo che un bravo attaccante a fine stagione deve arrivare in doppia cifra. Certo, se ne dovessi fare 9 non ditemi che sono scarso".

La speranza è quella chissà, di far bene e convincere il Ct. Lippi a convocarlo in Nazionale, dopo esserci andato vicino negli anni precedenti.

"Lo scorso anno ci speravo - ammette Riganò - e ho saputo che ci sono andato molto vicino. Forse l’età mi penalizza, ma sarei orgoglioso di indossare la maglia azzurra anche solo per una volta. Adesso che gioco nel Levante spero di ben figurare e, chissà, mandare qualche segnale al commissario tecnico".

Le premesse sono positive: nella seconda squadra di Valencia c'è grande entusiasmo e l'attaccante non è l'unico italiano: in rosa ci sono infatti anche il portiere Marco Storari, il difensore Bruno Cirillo e il centrocampista Damiano Tommasi. In panchina siede Abel Resino. 

L'avvio di stagione è tuttavia molto negativo. La squadra stenta a trovare la sua identità, e perde diverse partite, finendo presto in fondo alla classifica della Liga. Riganò scende in campo diverse volte ma non riesce a sbloccarsi. Il 23 settembre 2007 segna la sua prima rete nella Liga nella sconfitta per 1-2 contro l'Athletic Bilbao, il 29 settembre parte titolare allo Stadio Ciutat de Valencia contro il Barcellona delle stelle Messi (alla prima stagione in Prima squadra) ed Henry.

"Non era ancora il Messi più forte ma si intuiva il campione, - ha ricordato di recente il bomber siciliano a 'Messina Today' - e poi c'era Thierry Henry che fece tripletta. Con il francese ci scambiammo la maglia, che conservo ancora oggi. A quelli la palla non la toglievi mai".

L'argentino e il francese fanno il bello e il cattivo tempo, i catalani vincono 5-1 e infliggono un altro duro k.o. ai Granotes. Dopo l'ennesima sconfitta contro il Real Saragozza il 7 ottobre, il presidente del Levante Julio Romero decide di cambiare e chiama alla guida della squadra il tecnico italiano Gianni De Biasi. Risalire la china è complicato, ma la formazione valenciana si ricompatta.

La data da segnare in rosso sul calendario è quella del 4 novembre. Il Levante ospita in casa l'Almeria e ottiene un grande successo, il primo della stagione. Finisce 3-0 per i padroni di casa e il mattatore della partita è proprio Riganò, autore di una fantastica tripletta. Con lui in campo c'erano anche gli altri tre italiani.

"Il primo è il più facile dei tre, - racconterà dopo - mi trovo davanti al portiere e gliela piazzo. Il secondo è di quelli che non faccio mai: sombrero al mio avversario e tiro al volo. Ma per me, per esecuzione, il terzo è il più bello, se si vede come sono messo col corpo e come allargo il piattone, come mi ero mosso, come giro la gamba, la forza che do alla palla: è tanta roba. Il passaggio è dell’altra punta che giocava in attacco insieme a me, Riga Mustapha. Anche lui non segnava mai". 

L'exploit con l'Almeria ridà fiducia alla squadra, che torna a sperare nella salvezza. Arriva un'altra vittoria casalinga con il Betis, ma si perdono diverse partite di misura. E alla fine del 2007 il bilancio è drammatico: ultimo posto in classifica con appena 7 punti conquistati, mentre per Riganò sono 13 le presenze con 4 goal, più un'altra gara giocata in Copa del Rey. 

Alla crisi di risultati si aggiunge presto quella economica. La proprietà dovrebbe rinforzare la rosa per provare a lottare per la salvezza, invece cede diverse pedine importanti a gennaio e fra queste, con Savio, Storari e Cirillo, c'è pure Riganò. L'esperienza spagnola del centravanti di Lipari si era praticamente conclusa dopo pochi mesi. Passa in prestito al Siena, con cui resta fino a giugno. Nell'estate 2008 rescinde il contratto con il club spagnolo e riparte dalla Serie C1 con la Ternana. 

La parte migliore della sua carriera Riganò a 34 anni l'aveva ormai alle spalle. Il centravanti siciliano continuerà però a giocare e a far goal nelle categorie minori fino al ritiro nel 2015, per poi intraprendere la carriera di allenatore.

Colui che sfidò con il Levante Messi ed Henry, dopo aver allenato per alcune stagioni il Fiesole nella Prima categoria toscana, ha portato l'Affrico in Promozione per la prima volta nella sua storia. Senza rimpianti particolari, ma con la stessa passione di sempre che gli ha permesso di affermarsi nel calcio professionistico.

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