A proposito di retrocessione, il vecchio volpone Frick - la cui dinastia continua con i figli Yanik, ex Perugia, e Noah, attualmente al Gossau - ha capito che per continuare a giocare avrebbe dovuto usare tutti i trucchi del mestiere. Tra cui, cambiare posizione, voltandosi indietro e andando ad agire in quella zona del campo un tempo utilizzata per far male agli avversari.
Quarantenne, infatti, Frick, la cui importanza nella federazione del Liechteinstein porta a diversi privilegi, tra cui quello di cambiare posizione, diventa difensore per il periodo finale della sua carriera in Nazionale:
"Ormai avevo una certa età e quando è arrivato l'allenatore nuovo mi ha detto che in attacco non potevo assicurare più il rendimento del passato. Mi ha detto che la velocità e la resistenza non era più la stessa del passato. Il Liechtenstein non può certo avere il possesso palla di altre Nazionali, chi sta davanti deve correre per aiutare la difesa. Quindi ci ho provato e mi sono trovato molto bene. Ho giocato contro la Polonia la prima partita e quando sono uscito la gara era ancora sullo 0 a 0. Quello è poi diventato il mio ruolo. Perché ho tenuto la 10? Perché sotto sotto speravo che l'allenatore cambiasse idea e mi riportasse in attacco".
Tra il 2013 e il 2015, tra cui nelle gare contro Russia, Austria e Svezia, Frick è stato così utilizzato come difensore centrale. Ovvie sbavature, per chi ha giocato oltre trent'anni tra giovanili e professionisti nella zona più avanzata del campo. Ma anche interventi importanti per spronare i giovani compagni.
"In Nazionale ci sono tanti bellssimi ricordi, ma anche tante sonore sconfitte. Per me la Nazionale è sempre stato tutto e anche quando giocavo in Serie A non vedevo l'ora di tornare per indossare quella maglia. La partita in assoluto più bella per me è una giocata all'OldTrafford contro l'Inghilterra. Poi ho fatto l'uno a zero contro la Scozia ad Hampen Park e quando mi sono voltato vedere tutti ammutoliti mi ha dato una gioia immensa. Poi purtroppo abbiamo perso 2 a 1 a tempo scaduto, ma non è stata la passeggiata che si aspettavano".
Non è una passeggiata neanche l'addio alla propria Nazionale nell'ottobre 2015, contro l'Austria. Lacrime, consapevolezza della chiusura di un ciclo portato avanti grazie alle sue trasformazioni, ai suoi goal (primatista all-time con 16 reti in 125 apparizioni, al secondo posto per presenze).
Per pochi mesi non ha fatto in tempo a condividere il campo con il figlio Yanick, attualmente nella Nazionale maggiore insieme al fratello Noah. Papà Mario li segue da lontano, guidando il Lucerna nel campionato svizzero.
48 anni, di cui 22, quasi la metà, passati in campo con la sua rappresentativa, di cui è riflesso, iniziatore e per ora fine. In attesa che un giocatore nato in Liechteinstein diventi talmente famoso da evitare la ricerca digitale sul suo luogo d'origine.