Goal Economy - Diritti TV, l'ombra della Spagna sulla Serie A

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Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci spiega il ruolo dell'intermediario spagnolo Mediapro e le possibili conseguenze per la Lega Serie A.

Bellinazzo

L’Opa della Liga sulla Serie A è molto più di una suggestione. Negli ultimi giorni, attorno alla commissariata Lega italiana, si è palesata una doppia mossa che rischia di rivoluzionare l’equilibrio di potere tra le organizzazioni calcistiche del Vecchio Continente.


Se le trattative private avviate in queste ore con i broacaster italiani non dovessero andare a buon fine, il 25 gennaio la Lega Serie A potrà affidarsi a MediaPro


L’insuccesso dell’asta per la vendita dei diritti tv domestici della Serie A per il triennio 2018/21, con offerte sotto gli 800 milioni rispetto a un target di un miliardo e 50 milioni ha aperto più di uno spiraglio all’offerta depositata dal intermediario spagnolo Mediapro che ha messo sul piatto 990 milioni per tutti i diritti del campionato italiano con il progetto di creare un canale della Serie A da dare in affitto alle varie piattaforme. Se le trattative private avviate in queste ore i broadcaster italiani non andranno a buon fine il prossimo 25 gennaio l’assemblea della Lega avrà la facoltà di affidarsi a Mediapro.

Javier Tebas

Contestualmente, sta prendendo corpo la candidatura per il ruolo di amministratore delegato della Serie A di Javier Tebas, attuale presidente della Liga. Tebas in questi anni ha avuto un ruolo decisivo a livello di politica sportiva per ridare smalto al torneo iberico spingendo il governo a varare una disciplina per passare alla vendita collettiva dei diritti tv, per limitare il dislivello tra le due big (Barcellona e Real Madrid) e il resto delle partecipanti, e assumendo diverse iniziative di successo per l’internazionalizzazione del brand della Liga.


Javier Tebas, attuale presidente della Liga, sarebbe candidato come AD della Lega Serie A. Con lui, la Liga è passata alla vendita collettiva dei diritti TV e a una maggiore internazionalizzazione


I diritti tv domestici di quest’ultima, nel dicembre 2015, sono stati venduti per il triennio 2016/19 con un incremento di oltre il 35%: il pacchetto principale per altri 633 milioni annui è andato a Mediapro per otto partite in pay per view; mentre per 250 milioni di euro annui a Telefonica ha ottenuto il pacchetto secondario. Mediapro è un intermediario e si avvale della piattaforma BeIn, ma detiene anche i diritti per l’estero della Liga, oltre che i diritti televisivi per la Champions League in Spagna e l’intera Copa del Rey. La sua penetrazione nel sistema calcistico spagnolo è di assoluto rilievo. E si intreccia con la carriera di Javier Tebas.

Il legame a doppio filo tra Tebas, presidente della Liga dall’aprile 2013, e Jaume Roures proprietario di Mediapro, da anni infiamma il dibattito calcistico in Spagna. Il ruolo di Mediapro nella Liga è rafforzato dagli accordi commerciali che la Liga sta siglando in giro per il pianeta, con l’obiettivo di internazionalizzare il suo brand e competere con la Premier League sui mercati asiatici. Il Clasico dello scorso 23 dicembre giocato a ora di pranzo, un inedito per il calcio spagnolo, è la conseguenza di tutto ciò: l’obiettivo primario di Tebas è stato quello di far disputare la partita nel prime time in Cina, dove tutta l’organizzazione mediatica della Liga è gestita da una controllata (Liga China) per la quale lo stesso Tebas cerca da tempo un acquirente interessato al pacchetto di maggioranza, dopo le divergenze con la PPTV di Suning.

Kessiè Skriniar Milan Inter Italian Cup

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E a quanto pare, sarebbe stata Desport, azionista di maggioranza del Parma, a mediare per una soluzione. Quella Desport che, tramite la controllante Wuhan Double, è in affari proprio con Roures di Mediapro, avendo acquisito dalla stessa il 46% di Media Base Sports (che tra i soci vede anche Pere Guardiola, fratello di Pep). Normali rapporti di collaborazione, si dirà, tra un presidente di lega e un intermediario con in comune l’obiettivo dell’espansione mondiale della Liga. Se non fosse che Tebas e Roures si siano uniti in società nella costituzione di Spanish Soccer International Marketing AIE, nata come compagnia di marketing proprio per questioni relative allo sfruttamento di diritti mediatici della Liga.


Al momento, la doppia mossa di Tebas e MediaPro dà più l’idea di una colonizzazione, che quella di una strategia condivisa per il rilancio


Il fisco spagnolo ha indagato sulla creazione di questa società, sciolta lo scorso 23 marzo, per una presunta evasione di cinque milioni di euro, mentre l’Antitrust iberico ha più volte avviato inchieste su Mediapro per concorrenza sleale, sia per quanto riguarda i diritti televisivi interni (con tanto di multe da mezzo milione nel 2011 e di 15 milioni un paio di anni dopo quando Mediapro deteneva i diritti individuali di Real Madrid, Barcellona, Siviglia e Racing Santander con contratti di oltre tre anni) che per quelli esteri. Un’influenza che ha portato anche a reazioni ironiche da parte di alcuni presidenti della Liga, come Enrique Cerezo dell'Atletico Madrid, che nel 2012 fu lapidario sullo "spezzatino" imposto dai calendari: "L'impressione di tutti è che gli orari li disponga Roures".

Venerdì prossimo la Lega di Serie A sarà dunque chiamata a scegliere se affidarsi a Tebas e Mediapro per il proprio futuro. Consegnarsi agli stranieri per superare le divisioni interne non sarebbe un inedito per la storia italiana. Certo sarebbe diverso se si trattasse di sottoscrivere un’alleanza alla pari per combattere l’egemonia della Premier inglese con nuove armi. Al momento, però, la doppia mossa di Tebas e MediaPro dà più l’idea di una colonizzazione subita che quella di una strategia condivisa per il rilancio.

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