Conte allo scoperto: "Ho pensato di lasciare il Chelsea"

Commenti()
Getty
Conte ammette di aver sfiorato il divorzio col Chelsea: "Ho sofferto la lontananza dalla famiglia". Poi si coccola Morata: "Alvaro meglio di Lukaku".

Antonio Conte stava realmente per salutare il Chelsea. Dopo appena una stagione il tecnico salentino ha sfiorato il divorzio salvo poi prolungare per altri due anni, i motivi li spiega lui in un'intervista concessa al 'Daily Mail'.

"Il mio desiderio è sempre stato quello di rimanere, ma il problema era la mia famiglia che per me è molto importante - racconta Conte - Ho sofferto moltissimo la lontananza di mia figlia e mia moglie. Stare lontano un altro anno sarebbe stato un grosso problema, invece si trasferiranno qui con me".

L'ex Juve sgombra il campo da presunti dissidi col club: "L'intesa con la società c'è sempre stata, ma ora che abbiamo discusso insieme sulle strade da intraprendere in futuro lo posso confermare: sono in un grande club e voglio continuare a vincere".

L'ultimo arrivato ai Blues, dopo Rudiger e Bakayoko, è il pupillo Alvaro Morata: "L'ho sempre tenuto d'occhio, era uno dei miei obiettivi quando allenavo la Juve. Arrivò che me ne ero già andato e ora, dopo le esperienze con Real Madrid e Juventus, credo sia arrivato il momento per lui di dimostrare il suo valore anche in Premier League".

HD Alvaro Morata Chelsea unveiling 21072017

Al Chelsea sembrava dovesse tornare Lukaku, finito invece al Manchester United: "Per me lui e Morata sono sullo stesso livello. Anzi, da un certo punto di vista Alvaro è meglio: è giovane, ha un'altissima media gol e tanta voglia di giocare titolare con regolarità. Questo lo potrebbe aiutare moltissimo nei mesi a venire".

Infine una battuta su Diego Costa, 'scaricato' con un sms al termine della scorsa stagione: "Le cose erano chiarissime già da gennaio - sottolinea Conte - Non ho preso la decisione a giugno o a maggio, l'ho presa a gennaio e sono semplicemente stato coerente con quanto avevo detto. Tutti ne erano a conoscenza: io, la società, il giocatore e il suo agente. Quello che conta è il collettivo, nient'altro".

Chiudi