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Acerbi InterGetty Images

Parla Acerbi: "Il razzismo non è un presunto insulto, il mio idolo era George Weah"

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Sono passati tre giorni dalla sentenza del Giudice Sportivo Mastrandrea. Dopo il supplemento di indagini da parte della Procura FIGC, Francesco Acerbi è stato assolto per mancanza di prove in seguito all’accusa di insulti razzisti nei confronti di Juan Jesus nel secondo tempo ella sfida tra Inter e Napoli, gara disputata il 17 marzo scorso a San Siro e valida per la 29ª giornata di Serie A.

Il difensore, escluso dal ritiro della Nazionale in vista della tournée statunitense proprio per far luce su quanto accaduto sul terreno di gioco di San Siro, ha finalmente parlato in una lunga intervista al 'Corriere della Sera' esprimendo il proprio pensiero sull’accaduto.

Acerbi aveva già rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti presenti alla Stazione Centrale di Milano, al ritorno da Roma in seguito all’esclusione dell’Italia. E ora ha voluto togliersi sassolini e ribadire la propria posizione in maniera ufficiale.

  • "TRISTE E DISPIACIUTO"

    "Sono triste e dispiaciuto: è una vicenda in cui abbiamo perso tutti. Quando sono stato assolto, ho visto le persone attorno a me reagire come se fossi uscito dopo dieci anni di galera, molto contente di essere venute fuori da una situazione del genere: sono state giornate molto pesanti.

    Perché parlo solo oggi? Perché avevo fiducia nella giustizia e non volevo rischiare di alimentare un polverone che era già enorme. Adesso che c’è una sentenza, vorrei dire la mia, senza avere assolutamente nulla contro Juan Jesus, anzi è il contrario perché sono molto dispiaciuto anche per lui. Ma non si può dare del razzista a una persona per una parola malintesa nella concitazione del gioco. E non si può continuare a farlo anche dopo che sono stato assolto".

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  • LA SENTENZA UNA LIBERAZIONE?

    "Lo è stata, ma nella liberazione sono comunque triste per tutta la situazione che si è creata, per come era finita in campo, per come ci hanno marciato sopra tutti senza sapere niente. Anche dopo l'assoluzione ho percepito un grandissimo accanimento, come se avessi ammazzato qualcuno".

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  • "IL MIO IDOLO ERA WEAH"

    "Non si fa abbastanza per combattere il razzismo? Ma questa non è lotta contro il razzismo, non c’è stato nessun razzismo in campo e io non sono una persona razzista: il mio idolo era George Weah e quando mi fu trovato il tumore ricevetti una telefonata a sorpresa da lui che ancora oggi mi emoziona.

    Si sta solo umiliando una persona, massacrando e minacciando la sua famiglia, ma per che cosa? Per una cosa che era finita in campo e nella quale il razzismo non c’entra nulla. Il razzismo purtroppo è una cosa seria, non un presunto insulto.

    Il campo non dovrebbe essere una zona franca, ma si sente un po’ di tutto, anche se ci sono quaranta telecamere. Se l’ arbitro dovesse scrivere con carta e penna tutto quello che sente, dovrebbe correre con lo zaino. Però finisce sempre lì, altrimenti diventa tutto condannabile, anche gli insulti ai serbi, agli italiani, alle madri".

  • "LA MALATTIA? IN CONFRONTO UNA PASSEGGIATA"

    "Ritengo che se uno sbaglia è giusto che paghi, come io ho pagato la multa quando ho mostrato il dito medio ai tifosi della Roma che mi urlavano “devi morire”’. In migliaia lo gridavano a me, che sono guarito due volte da un tumore e che sono testimonial dell’Airc.

    La malattia? Non c’è paragone, quella in confronto è stata una passeggiata, non ho avuto paura. Invece l’accanimento atroce che ho visto nei miei confronti in questi giorni mi ha ferito. Ho fatto tanto per togliermi l’etichetta che avevo quando ero più giovane e diventare un esempio di costanza e professionalità e ho rischiato di perdere tutto in un attimo".

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  • IL TIMORE PER LA CARRIERA

    "Se ti danno dieci giornate e passi per razzista cosa fai? Poteva succedere qualunque cosa: sarei stato finito non come calciatore, che mi interessa fino a un certo punto, ma come uomo. Tutti avevano già emesso la sentenza prima ancora che uscisse. E per tanti sono razzista anche adesso: sinceramente non ci sto, le gogne mediatiche non vanno bene e soprattutto non servono per risolvere un problema come quello del razzismo che sicuramente esiste. E che non intendo sminuire nemmeno un po': voglio che sia chiaro".

  • GLI EUROPEI

    "Se mi aspetto di essere convocato? Io non mi aspetto niente. Ma per adesso preferisco non dire nulla sulla Nazionale, è giusto che prima ne discuta con Spalletti. Sono stanco, dopo oggi metto un punto alla vicenda. E non voglio parlarne mai più".

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