Francesco Antonioli, una carriera sull'ottovolante: tra alti, bassi, ritorni e trofei

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Francesco Antonioli
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Gli inizi al Monza, il sogno Milan svanito all'improvviso, la 'seconda gavetta', lo Scudetto e il ritorno in provincia: che carriera per Antonioli!

Se nella tua carriera hai messo insieme 748 presenze in gare ufficiali, 416 delle quali in Serie A e 23 in Champions League, una cosa è certa: il tuo mestiere l’hai saputo fare. E pure bene.

I numeri sono quelli della carriera di Francesco Antonioli da Monza, uno che in palmarès vanta tre Scudetti, due Supercoppe Italiane, due Coppe dei Campioni, una Supercoppa Europea, una Coppa Intercontinentale, un Europeo Under 21, persino una Coppa Intertoto e... quasi un Europeo. Vero, non tutti questi trofei li ha vinti da protagonista, ma questo fa poca differenza: nessuno può dire che non siano anche suoi.

La carriera di Antonioli parte dalla sua Monza che, quando il giovanissimo Francesco a metà degli anni ’80 ha capito che il suo futuro lo vedrà con dei guanti spesso indosso, milita con regolarità in Serie B.

Il suo debutto in prima squadra è datato 27 agosto 1986, proprio qualche mese dopo il ritorno in Serie C dei brianzoli. Antonioli non ha ancora compiuto 17 anni e, in Coppa Italia, viene mandato a difendere la porta del Monza contro la Juventus. E per di più a San Siro. In quel Monza giocano anche un giovane Gigi Casiraghi - che proprio alla Juve sarebbe approdato qualche anno dopo – e Alessandro Costacurta, che però quella sera non scende in campo.

Ad avere la meglio, grazie a un goal di Briaschi, è la Juventus, ma quel ragazzino che vola come un gatto tra i pali impressiona tutti e, sebbene il portiere titolare di quella stagione e di quella successiva sarà Davide Pinato, Francesco Antonioli riesce a giocare ben 21 gare nell'annata 1987-1988, quella conclusa con la promozione in Serie B del Monza.

Proprio quando Antonioli, ormai quasi 19enne, si sente pronto per il suo primo campionato di Serie B, arriva a sorpresa la chiamata del Milan. I rossoneri cedono al Monza Giulio Nuciari, all’epoca vice di Giovanni Galli in rossonero, e portano a Milanello sia Francesco Antonioli che Davide Pinato, i due portieri del Monza.

Pinato è il secondo, Antonioli invece è il terzo e in quella stagione giocherà una sola gara, in Coppa Italia, vinta 2-1 dal Milan sulla Lazio.

L’anno successivo, se possibile, Antonioli trova ancora meno spazio: 0 presenze complessive in un Milan che intanto aveva ingaggiato come secondo di Galli il compianto Pazzagli, rimandando Pinato a Monza.

Il Milan in quelle due stagioni vince per due volte di fila la Coppa dei Campioni, ma anche la Supercoppa Italiana, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. È la squadra di Sacchi, prossima a diventare quella di Capello, che dominerà la scena per anni.

Per Antonioli, però, spazio non ce n’è e quando il Milan decide di cedere Giovanni Galli al Napoli, sceglie di puntare su Andrea Pazzagli, complice anche qualche incertezza commessa da Antonioli durante il precampionato. Come dodicesimo, i rossoneri pescano dal Cesena un giovane Sebastiano Rossi e Antonioli viene inserito proprio nella trattativa che porta ‘Seba’ in rossonero. Il ruolo di terzo portiere se lo prende un giovane siciliano: il suo nome è Massimo Taibi.

Antonioli, inevitabilmente deluso, non viene confermato nemmeno a Cesena. I romagnoli, allenati da Marcello Lippi in Serie A, puntano su Alberto Fontana. Spazio per Francesco non ce n’è ed è allora il Modena di Renzo Ulivieri a concedergli una maglia da titolare, seppur in Serie B. In cambio, al Cesena, va Marco Ballotta.

Il Modena vivacchia a metà classifica, la stagione non è esaltante, ma Antonioli disputa una buona annata e nell'estate del 1991 il Milan decide di riportarlo in rossonero. È il primo anno di Fabio Capello e il portiere, ormai titolare, è ancora Sebastiano Rossi. L’esordio in Serie A di Antonioli, però è tutt’altro che banale: per la sua prima in massima serie c’è il derby.  Siamo alla giornta numero 29 (su 34) di campionato, è il 18 aprile: Rossi è ko, in panchina c’è un giovane Carlo Cudicini, ma la maglia da titolare spetta a lui.

Il Milan viaggia spedito verso lo Scudetto, ma non sono ammessi passi falsi: la Juve è in agguato. Alla fine il derby se lo aggiudicano i rossoneri grazie al goal realizzato al 90’ da Massaro e per Antonioli il debutto è dolcissimo.

Gioca da titolare anche le successive tre partite contro Torino, Lazio e Napoli, incassando in totale 3 goal e prendendo parte attiva, stavolta sì, alla conquista dello Scudetto. Le ultime due gare della stagione, invece, le gioca Sebastiano Rossi.

L’anno dopo, però, qualcosa cambia: nell’estate del 1992 Antonioli vince gli Europei Under 21 da titolare (il suo ‘secondo’ è un certo Angelo Peruzzi) e Capello decide che sarà lui il portiere titolare. Antonioli partecipa da titolare alle prime tre uscite del Milan, condite da altrettante vittorie, poi dopo la gara di Genova rinviata, scende in campo da titolare a Firenze, contro i viola. All’intervallo, sul punteggio di 3-1 per i rossoneri, Antonioli resta però in panchina: in campo va Sebastiano Rossi. L’errore che aveva spalancato a Baiano la porta rossonera non gli viene perdonato nonostante il Milan riesca poi ad imporsi addirittura per 7-3 e la settimana dopo, contro la Lazio, in porta va Sebastiano Rossi.

Un errore ininfluente, in fin dei conti, ma pagato a carissimo prezzo. Capello, però, decide di dare nuovamente fiducia ad Antonioli che, all’epoca 23enne, dopo la panchina punitiva contro la Lazio torna titolare contro Parma (successo esterno per 2-0), Torino (0-0) e Napoli (successo per 5-1 in trasferta). Il 22 novembre c’è il derby e, nonostante il ballottaggio della vigilia, in porta va ancora Antonioli. Il Milan si porta in vantaggio con un gran goal di Lentini, uno dei pochi lampi dell’ex granata in maglia rossonera, ma poi proprio una papera clamorosa di Antonioli regala all’Inter e a De Agostini il pareggio.

La settimana successiva il Milan capolista è atteso al Delle Alpi dalla Juventus, che insegue distante due punti. Nonostante i tifosi invochino a gran voce Sebastiano Rossi, Capello dà ancora fiducia ad Antonioli ma dopo meno di 20’ il destino gioca la sua parte e un infortunio costringe il portiere brianzolo ad alzare bandiera bianca. In porta va Rossi, il Milan vince per 1-0 e la storia cambia. Per lo meno la storia di Rossi e Antonioli. Rossi diventerà il leggendario portiere del Milan dei record e stabilirà anche il record di imbattibilità per un portiere in Serie A, Antonioli conclude la stagione da dodicesimo e l’estate successiva torna in Serie B, al Pisa.

La fortuna non lo assiste nemmeno in Toscana: lui disputa una buona annata, ma la squadra fa fatica e, dopo uno spareggio perso ai rigori contro l’Acireale, il Pisa precipita in Serie C e, poco dopo, fallisce.

Quando le cose per Antonioli sembrano mettersi male, arriva – come spesso nella vita – la sorpresa che non ti aspetti. Taffarel, vincitore del Mondiale Usa ’94 con il Brasile, decide di tornare in patria e lascia così la Reggiana. Gli emiliani hanno bisogno di un portiere e la scelta ricade proprio su Antonioli. Anche stavolta, le buone prestazioni individuali del numero 1 non coincidono con quelle della squadra: Antonioli non sfigura, ma la Reggiana retrocede.

Francesco Antonioli Bologna

Ancora Serie B per lui. Ma non con la Reggiana. In B c’è anche il Bologna, appena neopromosso, e Renzo Ulivieri che lo aveva già allenato a Modena lo vuole a tutti i costi. La stagione, stavolta, è tutt’altro che negativa e i felsinei vincono il campionato tornando in Serie A.

In massima serie, la presidenza Gazzoni-Frascara fa le cose per bene e alla prima stagione i felsinei chiudono al 7° posto, disputando anche la semifinale di Coppa Italia. La stagione successiva, però, quella che porta Roberto Baggio proprio a Bologna, per Antonioli non comincia mai: un terribile infortunio al ginocchio rimediato ad agosto lo tiene fuori per tutta la stagione ed è Giorgio Sterchele, preso proprio per sostituirlo, a vivere la stagione da titolare che si conclude con un altro brillante piazzamento, l’ottavo posto.

L’anno successivo sulla panchina rossoblù arriva Carlo Mazzone e, seppur fosse partito il suo mentore Ulivieri, Antonioli ritrova la maglia da titolare. Il Bologna inizia la stagione nel migliore dei modi e si aggiudica la Coppa Intertoto. Non è più il Bologna di Baggio (frattanto passato all’Inter), ma di Signori, Kennet Anderson, Ingesson, Paramatti, Fontolan... e Antonioli naturalmente. Attraverso l’Intertoto, il Bologna si qualifica per la Coppa Uefa, arrivando fino in semifinale e venendo eliminato da un doppio pareggio contro l’Olympique Marsiglia (0-0 in Francia e 1-1 a Bologna, con goal decisivo segnato da Blanc su rigore al minuto 87). Un’altra sliding doors per Antonioli, che non riesce a neutralizzare il rigore che sarebbe valso ai rossoblù la finale tutta italiana contro il Parma, vinta poi dai gialloblù.

Ma la carriera di Antonioli non conosce tregua e, proprio quando il ciclo Bologna sembra pronto a decollare, arriva inattesa la chiamata della Roma. I giallorossi hanno visto concludersi l’era di Michael Konsel, ceduto al Venezia dopo una stagione giocata ad alti livelli e la successiva come chioccia di un deludente Chimenti, e adesso bisogna pensare al futuro. Incredibile ma vero, Capello punta su Antonioli già allenato al Milan e poi accantonato a favore di Seba Rossi.

Francesco, nel frattempo divenuto “Batman”, aspetta pazientemente il suo momento che non tarda ad arrivare: la prima stagione, quella del 2000 conclusa con lo Scudetto vinto dalla Lazio, lo vede protagonista con 30 gare disputate in campionato. Quell’estate arriva anche la chiamata di Dino Zoff che lo sceglie come terzo portiere per Euro 2000 ma l’infortunio di Gigi Buffon lo promuove al ruolo di secondo, alle spalle di Francesco Toldo. Per un soffio, Wiltord e Trezeguet ne sanno qualcosa, non diventa Campione d’Europa al primo tentativo. Sarebbe stato un record, non avendo mai disputato una gara con la maglia azzurra.

Francesco Antonioli Italy Euro 2000

L’anno dopo, però, il trionfo arriva, ed è indimenticabile. Con 26 gare disputate, Antonioli resterà nella storia della Roma come il portiere del terzo Scudetto, nonostante alcune incertezze che, in alcune fasi della stagione, gli costano anche il posto a vantaggio di Lupatelli. Il collega non fa meglio e allora Capello decide, spinto anche da Totti e dagli altri senatori, di dar fiducia ad Antonioli.

L’episodio più iconico della stagione si registra il 14 aprile 2001: è la vigilia di Pasqua e all’Olimpico arriva il Perugia di Serse Cosmi, la giornata è la numero 26 (di 34) e la Roma guida la classifica con 6 punti di vantaggio sulla Juve. Sembra un turno favorevole ai giallorossi, ma le cose si mettono subito male quando Davide Baiocco pesca il jolly con un tiro straordinario e porta in vantaggio gli umbri. Francesco Totti trova il pari a inizio ripresa e la gara sembra tornare sui binari giusti, ma al 78’ Antonioli la combina grossa, non riuscendo a controllare un comodo retropassaggio di testa effettuato da Zago esibendosi in uno scivolone da ‘Mai dire Gol’ e regalando il pallone a Saudati che, incredulo ma reattivo, realizza il goal del 2-1.

Apriti cielo! I tifosi, mentre la Juve vince contro l’Inter, vedono i fantasmi della beffa, e iniziano a prendersela duramente col portiere. L’errore si verifica, fortuna di Antonioli, sotto la Curva Nord ma i tifosi sono comunque inferociti. Piovono anche oggetti verso il portiere giallorosso, decisamente scosso. Anche la Curva Sud, a distanza, si infuria e fa partire cori contro Antonioli. A quel punto, Totti fa il suo dovere da capitano e, mentre la Roma beneficia di un corner, va sotto la Curva Sud, quella più calda del tifo romanista: “Ma che fate oh? Siamo primi in classifica! Siamo primi!”, urla il Capitano.

“Vado sotto la Sud e comincio a urlare che Francesco è il portiere della Roma, che la Roma è ancora prima in classifica, e che la piantassero con quella contestazione e gli stessero vicino per aiutarloo a superare l’incidente. Sono indignato – racconta Totti nella sua autobiografia – Evidentemente si vede perchè i toni si abbassano subito e la gente ricomincia a tifare”.

La situazione si placa e Montella trova il goal del 2-2. Antonioli uscendo dal campo chiede scusa ai tifosi che, rimbrottati dal loro Capitano e ringalluzziti dal pareggio, lo perdonano.

La Roma vince lo Scudetto, anche grazie al suo portiere che nel finale di stagione sfodera forse le migliori prestazioni in giallorosso. Nonostante questo, però, la sua avventura romanista sembra comunque finita: i giallorossi provano in tutti i modi a regalarsi Buffon, ma la Juve ha la meglio e allora Sensi sceglie il portiere del futuro, Ivan Pelizzoli.

Francesco Antonioli Roma

Il portiere del futuro, però, rimane tale. Pelizzoli, seppur pagato 27 miliardi di lire, delude e resta a guardare per metà della stagione, scalzato proprio da Antonioli. L’investimento, però, è stato fin troppo oneroso e la Roma decide di cedere Antonioli proprio per dar fiducia all’ex atalantino.

Antonioli va allora alla Samp, dove vive tre stagioni da protagonista, poi torna in B e contribuisce a riportare il Bologna in Serie A, difendendone la porta anche nella stagione 2008-2009 in massima serie. Poi è il Cesena a chiedergli lo stesso e Antonioli li accontenta: si unisce ai romagnoli, che aveva soltanto ‘accarezzato’ quasi vent’anni prima in B e contribuisce a riportarli in A.

Gioca da titolare due stagioni consecutive in massima serie con i bianconeri e poi, all’età di 43 anni, decide di smettere. Da protagonista. Da titolare. E con un curricum e un palmarès invidiabili. Ma anche con una storia di determinazione, cadute e risalite da far invidia a tanti.

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