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Sebastiano Rossi: la manata a Bucchi, l'ascesa di Abbiati e il declino

Era stato il portiere del Grande Milan, e con Sacchi prima e Capello poi aveva vinto tanto, in Italia, in Europa e nel Mondo: 4 Scudetti, 3 Supercoppe italiane, una Champions League ad Atene nel 1994, 2 Supercoppe europee e una Coppa Intercontinentale, con un palmarès da fare invidia a tanti. Ma un brutto episodio nella stagione 1998/99  'macchiò' inesorabilmente la sua lunga e straordinaria carriera.

Sebastiano Rossi, nato a Cesena il 20 giugno del 1964,  dopo alcune esperienza in prestito, cresce e si afferma con la squadra della sua città, con cui vince  lo Scudetto Primavera nel 1981/82, guidato proprio dal tecnico di Fusignano, ed è protagonista degli anni d'oro dal 1986 al 1990. Con la maglia dei bianconeri romagnoli è protagonista della storica terza promozione in Serie A nel 1986/87 con Bruno Bolchi in panchina, e vive le sue migliori stagioni nel 1988/89 con Albertino Bigon (13° posto in Serie A) e nel 1989/90 con un giovane tecnico rampante che di nome fa Marcello Lippi  (12° posto).

Estremo difensore dalle straripanti doti fisiche, essendo alto un metro e 97 centimenti per 94 chilogrammi, aveva ottimi riflessi, un grande senso del piazzamento e sapeva farsi valere nelle uscite alte con il suo coraggio e talvolta la sua spavalderia, che lo portavano spesso ad entrare in contatto e in polemica con gli attaccanti avversari. Questi ultimi, vista la sua stazza, solitamente si guardavano bene anche soltanto dal pensare di entrare in contrasto con lui. 

Possedeva inoltre una discreta abilità con i piedi e un lungo rinvio, grazie al quale sapeva ribaltare molto spesso il fronte di attacco della sua squadra. Dotato anche dal punto di vista tecnico, quando le situazioni lo imponevano non disdegnava preferire la praticità all'estetica dell'intervento. Molto forte sui calci di rigore, sapeva comandare la difesa con personalità.

Grazie a queste caratteristiche e a un alto rendimento nel 1990 è seguito dalle grandi squadre. A spuntarla è il Milan di Silvio Berlusconi, che lo porta a Milanello assieme al 'Condor' Massimo Agostini per fare il vice di Andrea Pazzagli.  Approdato in rossonero, debutta in campionato con la sua nuova squadra il 24 marzo 1991 nel derby di ritorno contro l'Inter, che i rossoneri vincono 1-0 con un goal di Van Basten anche per merito delle sue importanti parate.

In quella stagione Rossi colleziona in tutto 18 presenze in tutte le competizioni, ma quando Pazzagli nel 1991 è ceduto al Bologna, scala le gerarchie, prendendosi la maglia da titolare e non mollandola di fatto più. Nel 1992/93 vince la concorrenza del giovane Francesco Antonioli, nel 1994, protetto da una super difesa composta dai terzini destri Tassotti e Panucci, da Maldini a sinistra e dai centrali Costacurta e Baresi (con Filippo Galli e Stefano Nava come alternative) conquista lo storico primato di imbattibilità in Serie A, restando per 929 minuti senza subire goal e strappandolo a Dino Zoff.

Il 27 marzo 1994 al termine della gara contro il Foggia, quando il russo Igor Kolyvanov lo sorprende dalla lunga distanza, il portiere a fine gara raccoglie una sciarpa rossonera e va a festeggiare sotto la Curva Sud. ll record resisterà per ben 22 anni, venendo superato soltanto di recente nel 2015/16 da Gianluigi Buffon (974 minuti). Nella stagione 1993/94, la sua migliore in assoluto, Rossi si piazza 5° nella classifica dei migliori portieri al Mondo stilata dall'IFFHS. L'exploit non è sufficiente però per conquistare la Nazionale italiana, suo grande cruccio.

Ai Mondiali di USA 1994 Sacchi gli preferisce infatti Pagliuca, Marchegiani e Bucci, e successivamente il numero 1 rossonero è convocato soltanto in due occasioni come vice-Pagliuca senza mai scendere in campo. Non senza rimpianti.

" Io la Nazionale la strameritavo, stavo bene, strano poi… C’era la difesa del Milan in Usa, il centrocampo del Milan, l’attacco del Milan… Perché non il portiere del Milan? - dichiara nel maggio 2020 a 'derbyderbyderby.it' - Io quei rigori con il Brasile… Chissà… Li paravo?".

Passano le stagioni e Rossi resta sempre il titolare della porta rossonera. Non riescono a scalzarlo, quando il ciclo del Grande Milan si chiude, nemmeno l'emergente Angelo Pagotto nella stagione 1996/97 e Massimo Taibi nel 1997/98. Il portiere di Cesena diventa un'icona della storia del Milan, anche se il rapporto con i tifosi rossoneri inizia a incrinarsi. Pesano alcune prestazioni non all'altezza, su tutte quella nella Coppa Intercontinentale contro il Velez Sarsfield il 1° dicembre 1994, o quella nella Supercoppa italiana del 25 agosto 1996, quando Batistuta gli rifila una doppietta consegnando il trofeo alla Fiorentina.

Del resto l'età avanza anche per lui, e con i riflessi che non sono più quelli degli anni d'oro, per un portiere della sua stazza restare ad alti livelli non è semplice. L'orgoglio però è sempre lo stesso, e questo tende ad accentuare la spigolosità del suo carattere impulsivo. Attorno a Rossi comincia a crearsi la 'fama di cattivo'.  Gli attaccanti iniziano a provocarlo con regolarità, e sono frequenti i battibecchi, soprattutto generati da quelle uscite con il ginocchio alto che diventano un suo marchio di fabbrica.

Anche il Milan si guarda intorno, e nella stagione 1998/99, con l'arrivo in panchina di Alberto Zaccheroni, prende il tedesco Jens Lehmann.  Senonchè l'impatto con il calcio italiano dell'ex portiere dello Schalke 04 è disastroso. Dopo la sconfitta in trasferta contro il Cagliari alla 5ª giornata di campionato, l'allenatore romagnolo decide di affidare la porta rossonera nuovamente al suo conterraneo, che al Sant'Elia aveva preso il posto del tedesco a gara in corso.

Sebastiano Rossi MilanGetty

Rossi gioca 12 partite consecutive da titolare, alternando buone cose a qualche errore, ma il 17 gennaio 1999, nell'ultima giornata del girone di andata che vede il Milan opposto al Perugia a San Siro, si verifica l'episodio che condizionerà in negativo il resto della sua carriera. Con il Milan avanti 2-0, l'arbitro Bettin assegna un calcio di rigore agli ospiti in Zona Cesarini dopo aver ammonito Rossi per aver ritardato una rimessa da fondo campo.

Il giapponese Nakata va in goal dal dischetto al 90', ma quando il centravanti avversario Cristian Bucchi si precipita a raccogliere il pallone in fondo al sacco per riportarlo velocemente a centrocampo, il portiere del Milan ha un raptus di follia e lo stende con una violenta manata .

Rossi protesta per l'ingresso in area di diversi giocatori prima del fischio dell'arbitro, e attaccato da tutti gli avversari, prova anche a rialzare il giocatore del Perugia. Quindi, dopo consultazione con il guardalinee, è espulso con rosso diretto, in un Meazza incredulo per l'accaduto,  e al suo posto Zaccheroni inserisce il giovane Christian Abbiati, che debutta in Serie A rilevando Weah.

Il Giudice sportivo lo squalifica per 5 giornate. L'estremo difensore romagnolo inizialmente non ci sta, e a caldo proclama la sua innocenza.

"Sono andato negli spogliatoi del Perugia e ho chieso scusa a Bucchi per il gesto -  dichiara - Ma non sono pentito. Non so nemmeno se l'ho toccato. Ad ogni modo ha fatto bene a buttarsi in terra, anch'io mi sarei comportato così al suo posto. Secondo me l'ammonizione che mi è stata data prima non c'era, eravamo al 90'. Ma sbagliano i giocatori, sbagliano anche gli arbitri".

Di diverso il tecnico Alberto Zaccheroni e gli stessi tifosi rossoneri, che condannano il comportamento inqualificabile del portiere.

" L'espulsione è sacrosanta. Rossi è uno che non ci sta a perdere e a prendere goal  - commenta - ma ha esagerato. È un buonissimo ragazzo, ma è molto esuberante. Il suo comportamento non mi sta bene. Domenica a Bologna giocherà Abbiati, che non gioca da alcuni mesi e non ha il ritmo partita: un bel guaio, comunque... ormai è fatta".

Fortunatamente per Zaccheroni e per il Milan, non tutti i mali vengono per nuocere, e proprio l'impiego di Abbiati come titolare sarà una delle chiavi per la vittoria dello Scudetto in rimonta sulla Lazio. Il club, intanto, parla con Rossi, lo fa riflettere sull'errore commesso e viene emesso un comunicato ufficiale con le sue parole.

" Sono molto dispiaciuto per quanto successo con il giocatore del Perugia Cristian Bucchi. La mia è stata una reazione istintiva, motivata dal fatto che pensavo di essere stato ammonito ingiustamente e ritenevo che il rigore non ci fosse. Desidero comunque rendere pubbliche le mie scuse al Milan, al signor Bucchi e a tutti i tifosi rossoneri ".

"C'è stato un malinteso sulla storia del pentimento, - afferma poi ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' - a caldo mi sembrava di scomodare una parola grossa. Di sicuro, quel gesto non lo rifarei. Ho discusso con tutti, con i miei compagni, con l' allenatore, in società. Mi sono rivisto anch'io. Ci tengo a dire che sono andato per fermare Bucchi, se davvero avessi voluto fargli male lo avrei potuto prendere in pieno. E comunque ho sbagliato. Capita che sbaglino gli arbitri, ho sbagliato anch'io ".

"La troppa voglia di vincere mi porta a commettere certi errori. Ma ripeto: davvero non ci ho messo cattiveria, vorrei che fosse chiaro. Un eccesso di furore agonistico mi ha tirato un brutto scherzo. Ma ripeto: prima un'ammonizione ingiusta, poi il rigore ingiusto... Tutte cose che non mi andavano giù. Certo che mi sarebbe piaciuto parare il rigore, se ci fossi riuscito tutto il resto non sarebbe successo".

"Mi rendo conto che ora dovrò star fuori per un po'. Mi condannino pure, ma non ho fatto male a nessuno. Sui campi ho visto testate o altre storie che hanno mandato la gente all'ospedale. Non è il mio caso. Anche qualche altra volta ho fatto casino, è vero. Sono il portiere del Milan, sempre sotto gli occhi di tutti. Passo per uno che ha un carattere difficile, ammetto di sentirmi sotto tiro".

"Ma l'etichetta di antipatico mi dà fastidio. Ma più di ammettere che ho sbagliato e scusarmi, che cosa posso fare? Avrò un motivo in piu' per rimettermi a correre a testa bassa, a lavorare duro come ho fatto sinora, in una stagione che stava andando tutto sommato bene. Non lo farò più".

A 34 anni il portiere romagnolo deve però ingoiare un amaro boccone: Abbiati infatti si dimostra all'altezza della situazione e con grandi parate dà un apporto fondamentale per la vittoria dello Scudetto, il 16° della storia del Milan. Il quinto e ultimo per Sebastiano Rossi, che in quella stagione non vedrà più il campo.

La manata a Bucchi è infatti una sorta di sliding doors nella carriera dell'estremo difensore, che intraprende la strada del declino. Nel 2000/01 resta con il ruolo di dodicesimo di Abbiati, nel 2001/02 scivola addirittura nel ruolo di terzo portiere con l'arrivo del brasiliano Dida.

Gli anni d'oro sono ormai alle spalle e dopo 330 presenze in gare ufficiali, nel mese di settembre del 2002 il portiere romagnolo saluta il club rossonero per trasferirsi proprio al Perugia, dove totalizza 12 presenze prima di appendere i guantoni al chiodo a 38 anni.

Prima però il destino gli aveva dato l'occasione di riconciliarsi con i tifosi del Milan il 28 novembre 1999. Rossi gioca infatti titolare a San Siro contro il Parma, e i rossoneri vincono quella gara per 2-1 grazie al loro estremo difensore, che con un guizzo dei tempi migliori neutralizza un rigore di Crespo a tempo scaduto. Dopo la prodezza, il portiere si girò verso la Sud, e raccolta una sciarpa, battendosi il petto gridò: 

"Forza vecchio cuore rossonero!".

Fu la sua ultima danza. Nel cuore dei tifosi rossoneri resterà sempre 'l'ascensore' che difendeva la porta del Grande Milan.

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