Paloschi e il Milan: dalla Primavera al debutto con goal che aveva fatto sperare

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Alberto Paloschi Genoa Chievo Serie A
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Impostosi come grande promessa nella Primavera del Milan, Paloschi incanta all'esordio in Serie A con il Siena. Ma avrà una carriera di alti e bassi.

È il 63' di Milan-Siena. I rossoneri di Carlo Ancelotti, pur attaccando di più, non riescono a sbloccare il risultato. Seedorf ha però un'intuizione, e con uno dei suoi lanci geniali serve in profondità Alberto Paloschi, appena entrato in campo al posto di Serginho per far coppia con Pippo Inzaghi.

Il giovane attaccante legge bene la traiettoria, si coordina alla perfezione e con un destro angolato di controbalzo non lascia scampo a Manninger, il portiere dei toscani, insaccando nell'angolino più lontano e proseguendo la sua corsa verso la bandierina del corner, sotto la Sud.

San Siro esplode di gioia e i rossoneri, proprio grazie a quella rete, vincono la partita. Dall'ingresso in campo sono trascorsi appena 18 secondi. Ancelotti, nel post partita, lo incensa di complimenti.

"Era al Viareggio, com'era giusto che fosse - dichiara il tecnico ai microfoni di 'Sky Sport' - Vista l'emergenza attaccanti lo abbiamo chiamato in fretta e furia. È un ragazzo molto promettente, sembra un predestinato. Sono molto felice perché so che per un ragazzo così giovane deve essere stata una grandissima emozione".

I paragoni con Pippo Inzaghi si sprecano, quell'esordio con il botto resterà un marchio indelebile per il giocatore bresciano, che pur avendo fatto una discreta carriera, manterrà solo in parte le grandi aspettative riposte nei suoi confronti dopo quel momento.

"Capita ancora che mi fermino per strada per parlare di quel goal - ha confermato qualche anno fa l'attaccante alla 'Gazzetta dello Sport' -  E la cosa non può che farmi piacere, visto che fu la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino".

L'ARRIVO AL MILAN E L'ESPLOSIONE CON GLI ALLIEVI

Paloschi, originario di Chiari, in provincia di Brescia, dove è nato il 4 gennaio 1990, inizia a giocare a calcio nelle Giovanili della Cividatese, in provincia di Bergamo. A 12 anni entra a far parte dei Giovanissimi del Milan, come ricorda Filippo Galli, ex tecnico della Primavera rossonera ed ex Direttore del settore giovanile del club milanese, intervenuto in esclusiva ai microfoni di Goal.

"Poco meno di un anno dopo aver terminato il mio percorso da calciatore, sono entrato nel Settore giovanile del Milan. Ho cominciato a lavorare con la Primavera come collaboratore di Franco Baresi, e Paloschi in quel momento era nei Giovanissimi. Dopo io me lo sono ritrovato in squadra nel mio secondo anno con la Primavera, il 2007/08. Era un 1990 ma è arrivato al Milan nel 2002. Si era fatto tutta la trafila e in quell'anno è arrivato con noi".

Nella stagione precedente aveva trascinato allo Scudetto, a suon di goal, la squadra degli Allievi Nazionali, guidata da una leggenda del club come Chicco Evani.

"Aveva vinto il campionato nazionale con gli Allievi sotto la guida di Evani, che per lui fu un allenatore importante. Chicco fu un ottimo maestro per Alberto, è stato colui che gli ha dato un'impronta particolare e questo ragazzo, appena gli è stata data un'occasione, è riuscito a costruire su quel momento un'intera carriera".  

DAL VIAREGGIO AL DEBUTTO CON GOAL A 18 ANNI

Nel 2007/08 Paloschi è aggregato alla Primavera rossonera, e sui suoi goal Filippo Galli punta molto per far bene nel Torneo di Viareggio. Ma le cose, a torneo appena cominciato, prenderanno una piega inaspettata. Ancelotti non ha infatti a disposizione contemporaneamente Kakà, Gilardino e Pato, e decide di convocare l'attaccante diciottenne in prima squadra.

"Eravamo al Viareggio - ricorda Filippo Galli - stavamo preparando una partita importante per il passaggio del turno e arrivò la chiamata da parte del club, di Carlo Ancelotti, che voleva il ragazzo per la gara contro il Siena. In quella partita poi lui esordì in Serie A e fece goal. Fu certamente un esordio col botto".

"Lo perdemmo per quella partita importante per il passaggio del turno, cosa che poi non riuscimmo a ottenere, ma è chiaro che la funzione del Settore giovanile è sempre quella di portare i ragazzi in Prima squadra, e quello rappresenta un momento importante e positivo per ogni istruttore".

Quella rete e le prestazioni positive del ragazzo non furono tuttavia sufficienti a guadagnarsi la conferma nella stagione successiva. Dopo 9 presenze e 4 goal con il Milan fra campionato e Coppa Italia, nell'estate 2008 Paloschi viene infatti ceduto in comproprietà al Parma, in Serie B.

TANTI ALTI E BASSI, LA CHANCE CAGLIARI E IL RITORNO ALLA SPAL

Con i ducali Paloschi resta in tutto 2 anni e mezzo. Dopo aver dato un contributo fondamentale agli emiliani per il ritorno in Serie A con 12 goal, però, la sua esperienza è condizionata da alcuni gravi infortuni muscolari legati alla crescita fisica del giovane. Nel gennaio 2011 il Milan riscatta il suo cartellino e lo gira in comproprietà al Genoadove gioca fino a giugno.

"Questo ragazzo, catapultato subito in prima squadra, ha colto l'attimo, è chiaro che poi tutti i riflettori in un attimo siano andati su di lui e ha cominciato una carriera che in ogni caso è stata importante - sottolinea Filippo Galli - I goal, soprattutto all'inizio, li ha sempre fatti, ma al di là di questo è sempre stato un giocatore che ogni allenatore vorrebbe sempre con sé, perché si presta al gioco, a legare il reparto d'attacco con il resto della squadra".

Risolta a suo favore anche la compartecipazione con i liguri, il Milan nell'estate 2011 manda poi la punta in prestito con diritto di riscatto al Chievo. Gli anni a Verona sono i migliori della carriera di Paloschi fino a questo momento. Segna 45 reti in 153 presenze in tutte le competizioni, e nel 2013/14 va in doppia cifra in Serie A con un bottino di 13 marcature. Le ultime e più recenti stagioni lo vedono indossare anche le maglie di Swansea e Atalanta, senza riuscire a incidere, prima dell'approdo alla SPAL nel 2017.

"Paloschi era un ragazzo di grande disponibilità, dal punto di vista dell'attitudine e della voglia di fare sempre il massimo. Era un giocatore per intenderci che se gli chiedevi di andare a fare pressing sulla bandierina lui andava a farlo. Generosissimo, lavorava per la squadra, e aveva questo senso del goal innato, era uno che si buttava su tutti i palloni e aveva grande fame, tipica del popolo bergamasco che in questi giorni sta dimostrando tutta la sua forza, la sua determinazione".

Alberto Paloschi SPAL

A Ferrara, dopo una stagione positiva in cui realizza 7 goal, va meno bene nella seconda, fermandosi a 2 reti, e ancor peggio nei primi mesi del 2019/20, in cui segna soltanto una volta in Coppa Italia, venendo schierato poche volte. A gennaio lascia i biancazzurri per trasferirsi a titolo temporaneo in Sardegna con il Cagliari.

Con i rossoblù fa in tempo ad esordire prima della sospensione del campionato, ma a fine stagione torna alla SPAL per fine prestito mettendosi a disposizione di Pasquale Marino per la stagione di B.

Come un'icona indelebile, negli occhi e nel ricordo dei tifosi rossoneri, resterà sempre quel suo goal a San Siro.

"Non è semplice fare goal all'esordio a San Siro - assicura Filippo Galli, che di partite importanti ne ha giocate molte - è vero che puoi avere l'incoscienza della gioventù, però San Siro è sempre uno stadio che ti blocca. Non è assolutamente facile, è chiaro che c'è stato anche un pizzico di casualità, ma è altresì vero che lui è stato bravo a farsi trovare pronto. Veniva dal ritiro del Viareggio, lo hanno preso all'improvviso, è andato subito a preparare la partita in settimana con la squadra, ha giocato e ha fatto goal".

Quella tra Paloschi e il Milan è stata una vera e propria favola, come quella che oggi sta vivendo Lorenzo Colombo, centravanti classe 2004 a segno in Europa League contro il Bodo Glimt. Caratteristiche diverse, ma stesse emozioni.

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