Il nome, la fede, il mitico 22: 10 cose che non sai su Kakà

Kaka AC Milan
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Kakà è stato uno dei giocatori più forti e amati della sua generazione: alcune cose che potresti non sapere dell’ex fuoriclasse del Milan.

E’ stato uno dei giocatori più forti in assoluto della sua generazione, un fenomeno le cui giocate sono rimaste impresse nella memoria di tutti gli appassionati di calcio.

Kakà è stato uno di quei fuoriclasse che, grazie alla sua tecnica, ad una progressione devastante, un dribbling fulminante ed un ottimo senso del goal, riusciva a cambiare il volto delle squadre nelle quali giocava.

Lo sa bene il Milan che lo ha accolto giovanissimo nel 2003 e lo ha visto consacrarsi in rossonero come una superstar del calcio mondiale.

Ricardo Izecson dos Santos Leite compie oggi 38 anni e per descrivervelo abbiamo scelto dieci curiosità che forse non conoscevate.

L'ORIGINE DEL NOME KAKA'

Kakà ha un fratello più giovane che proprio come lui ha avuto una carriera da giocatore anche in Italia: Digão . L’ex difensore di Rimini, Milan, Lecce e Crotone, da piccolo non riusciva a pronunciare il nome Ricardo e quindi era solito chiamare il fratello maggiore Cacà. Lo stesso Ricardo lo modificò poi in Kakà, il nome che l’ha accompagnato per tutta la sua straordinaria carriera.

IL 'BENVENUTO' DI MOGGI

Quando Kakà arrivò al Milan nell’estate del 2003, era un talento già molto noto agli addetti ai lavori. Aveva fatto intravedere ottime cose al San Paolo e aveva vinto, seppur non da protagonista, un Mondiale con il suo Brasile. Tra coloro che ovviamente già ne conoscevano le eccellenti qualità anche Luciano Moggi che svelò perché non pensò mai di portare quello che poi al Milan sarebbe diventato uno dei più grandi giocatori al mondo, alla Juventus.

“Prendono Kakà? Io non l’avrei preso. E’ pericoloso esporre un giocatore con un nome così al pubblico, perché se poi gioca male…”

KAKA MILAN UDINESE SERIE A 19102013

HA RISCHIATO LA PARALISI

Kakà a 18 anni è stato vittima di un grave incidente che avrebbe potuto cambiare per sempre il corso della sua vita. Era l’ottobre del 2000 e a seguito di un tuffo in piscina ha urtato contro il fondo riportando la frattura della sesta vertebra cervicale. Kakà ha sempre pensato che sia stato Dio a consentirgli di evitare la paralisi e per questo, dopo ogni suo goal, ha sempre esultato alzando le braccia e gli occhi al cielo.

IL PALLONE D’ORO DEL 2007

L’ex fuoriclasse brasiliano ha vinto il Pallone d’Oro , il più importante riconoscimento calcistico individuale al quale un giocatore può ambire, nel 2007. In quell’occasione, con 444 voti, precedette sul podio due giovanissimi talenti: Cristiano Ronaldo del Manchester United (277) e Lionel Messi del Barcellona (255). Fu quello l’ultimo Pallone d’Oro vinto da un giocatore prima del lunghissimo dominio proprio di Messi e Cristiano Rolando. Per trovare un altro giocatore capace di rompere il duopolio creato dalla Pulce e da CR7 bisognerà attendere fino al 2018, quando sarà Luka Modric ad imporsi.

Messi Cristiano Ronaldo Kaka 2007

IL PARAGONE CON CEREZO

Quando il Milan prese Kakà, l’allora tecnico rossonero Carlo Ancelotti , non conosceva benissimo le caratteristiche del giovane talento brasiliano e anni dopo fu lui stesso ad ammetterlo.

“Mi chiesero in conferenza stampa di Kakà, ma io non l’avevo mai visto nemmeno in cassetta. Cercai di arrangiarmi in base a ciò che mi avevano detto e dissi che era un buon centrocampista, che poteva agire anche da trequartista, che non era troppo veloce, ma aveva una bella presenza. Dissi che somigliava a Cerezo, un mio ex compagno di squadra”.

Ancelotti, dopo aver visto Kakà all’opera, tornò sui suoi passi.

“Mi bastò un allenamento. Chiamai Galliani e gli dissi ‘Ma quale Cerezo, avete preso un fuoriclasse’”.

LA GRANDE FEDE IN DIO

In un’intervista rilasciata diversi anni fa, Kakà ha confessato che gli sarebbe piaciuto diventare un pastore evangelico .

“Mi piacerebbe molto, ma è un percorso molto impegnativo. Bisogna studiare teologia, fare dei corsi, approfondire lo studio della Bibbia. Un pastore evangelico trasmette i precetti della Bibbia, una cosa non semplice in una società come quella di oggi”.

Kaka 2004 AC Milan

IL DISAPPUNTO DEL BARCELLONA

Nel 2015 è stato Kakà a consegnare a Leo Messi il quinto Pallone d’Oro della sua carriera. Allora si disse che il Barcellona avrebbe preferito che a premiare il fuoriclasse argentino fosse qualcun altro, questo probabilmente perché Kakà in passato aveva vestito per quattro stagioni la maglia del Real Madrid . Il Barça avrebbe gradito una leggenda blaugrana come Luis Suarez (Pallone d’Oro nel 1960) o Hristo Stoichkov (Pallone d’Oro nel 1994), ma la FIFA non volle cambiare i suoi piani.

L'AMMONIZIONE CON SELFIE

Ottobre 2019, Kakà ha appeso gli scarpini al chiodo da un paio di anni, ma conserva il suo status di leggenda. Nel corso di una partita di beneficenza tra Brasile Legends e Israele Legends, alla quale prendono parte altri grandissimi della storia del calcio come Bebeto, Roberto Carlos, Rivaldo e Ronaldinho, Kakà viene ammonito per un fallo dall’arbitro Lilach Asolin . Si tratta in realtà solo di un pretesto per farsi un selfie con l’ex fuoriclasse del Milan.

KAKA' AD HARVARD

Quando Kakà arrivò al Milan nell’estate del 2003, sorprese in molti con il suo look. Completo grigio, cravatta rossa e occhiali da vista, tanto che Ancelotti disse: “ Gli mancavano solo la cartella con i libri e la merendina ”. Kakà anni dopo è effettivamente tornato a vestire i panni dello studente e l’ha fatto sedendosi tra i banchi della prestigiosa università di Harvard per seguire un corso di ' Business of Entertainment, Media, and Sports '.

IL 22

Non è possibile immaginare Kakà con una maglia rossonera che porti sulle sue spalle un numero diverso dal 22 . Il fuoriclasse brasiliano ha scelto proprio quel numero per un motivo molto semplice: è nato il 22 aprile. Lo stesso Kakà, al termine della sua seconda e ultima avventura in rossonero, ha annunciato che mai avrebbe indossato quel numero con la maglia di un altro club.

“Lascio il mio numero come segno di rispetto, il mio 22 resterà per sempre e esclusivamente qui al Milan. Credo che giocherò con l’8 in Brasile e poi con il 10 in America”.

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