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Franck Ribery Fiorentina 2019-20Getty

Leadership, dribbling e fantasia: la prima stagione di Ribéry alla Fiorentina

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In estate è stato accolto da re. Al suo arrivo in aeroporto, ha trovato una folta rappresentanza di tifosi a raccoglierlo. La sera della sua presentazione ufficiale sulle tribune del Franchi c’erano migliaia di persone. Uno come Luca Toni, altro re di Firenze, intervistandolo sottolineò che neanche al suo arrivo c’era una folla così. Lo ha detto scherzando. Lui può, perché con il nuovo re del Franchi ha un rapporto speciale, costruito in 30 mesi al Bayern Monaco. E c’è anche il suo zampino se Franck Ribéry, oggi, è diventato il giocatore più importante della Fiorentina. Anche più dei talenti di casa Chiesa e Castrovilli. Anche a 37 anni, al netto di qualche acciacco fisico che si porta fisiologicamente dietro da diversi anni. Il talento no, quello non cambia. Le gambe magari vanno più lente, la mente viaggia comunque velocissima.

Due goal e due assist dal suo arrivo a Firenze, in 11 presenze complessive, nove volte da titolare. Numeri che risentono ovviamente della squalifica di tre giornate e dell’infortunio rimediato contro il Lecce. Un problema traumatico che lo ha tenuto fermo da inizio dicembre, in seguito a un tackle di Tachtsidis. Tra operazione e recupero rischiava di saltare più della metà del girone di ritorno. Poi, però, la lunga pausa causa Coronavirus ha stravolto anche i suoi tempi di recupero e le sue prospettive di fine stagione.

Il campo a Ribéry manca dal 30 novembre, da quel Fiorentina-Lecce che ha segnato in negativo la sua prima annata italiana. Per le 12 partite che mancano da qui a fine stagione, Iachini dovrà probabilmente gestire le energie del suo numero 7. Uno che tende a non prendere bene le sostituzioni, ma che è altrettanto cosciente dei propri limiti fisici, che lo hanno limitato a giocare di media 19 partite all’anno nelle ultime 6 stagioni. Talvolta per infortuni o squalifiche, talvolta per scelte tecniche. Un utilizzo centellinato gli ha comunque permesso di dosare le energie ed essere decisivo per il Bayern. Un esempio su tutti: nel dicembre 2018 ha segnato un goal chiave per battere il Lipsia ed accorciare il divario tra il suo club e il Dortmund capolista.

Franck Ribery FlorenzGetty

Con la Fiorentina, finora, è andata più o meno allo stesso modo. La partita probabilmente più brillante è stata quella di San Siro contro il Milan, vinta per 1-3 dai Viola. Nelle due precedenti aveva trovato il primo goal, contro l’Atalanta, e un assist, contro la Sampdoria. Poi alla Scala del calcio, il grande palcoscenico, lo show. La situazione ideale per esaltarsi e per dimostrare a chi lo dava per finito che la realtà dei fatti dice altro. Anche con quei piccoli colpi di testa, non intesi come gesti tecnici, che gli sono costati qualche giornata di troppo in tribuna. Come la spinta al guardalinee dopo Fiorentina-Lazio, quando la rabbia e la frustrazione hanno preso il sopravvento.

"Mi dispiace molto per ieri sera, chiedo scusa ai miei compagni, al mister, ai tifosi. Chiedo scusa anche al signor Passeri perché a fine partita ero molto nervoso e dispiaciuto e spero possa comprendere quale era il mio stato d’animo. Io vorrei sempre stare in campo e dare una mano ai miei compagni, perché sono venuto qui a Firenze per questa città e questa società e mi aspetto per la Fiorentina più attenzione, l’attenzione che viene data agli altri club, per il grande lavoro che stiamo facendo ogni giorno tutti quanti assieme".

La sua stagione, però, è stata soprattutto di dribbling (uno dei migliori in Serie A con 3 a partita), di intuizioni vincenti, passaggi chiave. Di leadership, di insegnamenti ai giovani. Come a GaetanoCastrovillii, che gli ha dedicato il goal contro il Sassuolo, quando Ribéry, squalificato, guardava dalla tribuna. Il fuoriclasse franco-algerino ha ancora un anno di contratto e ancora tanto, tantissimo da dare a una squadra che puntando su di lui, nonostante tutto, ha fatto un affare. In termini di visibilità, in termini tecnici e anche nello spogliatoio. Quando parla un quasi Pallone d’Oro - "Nel 2013 ti fecero una bastardata", affermerà Toni - gli altri imparano. La crescita della Fiorentina passa anche da lui.

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