12 anni, 4 mesi e 20 giorni. Un periodo di tempo interminabile. Dal 27 maggio 2007 al 16 settembre 2019. Oltre un decennio, un’infinità. 4495 giorni di attesa. Di sofferenze, di impegno, di speranza. Inseguendo un obiettivo, un goal in Serie A. Marco Mancosu ne aveva segnato uno al suo esordio assoluto. Poi, però, la sua carriera ha preso una piega diversa. Fino a quella serata all’Olimpico di Torino. La vittoria del suo Lecce. Il suo goal. Il primo di 14 stagionali. Bottino che lo ha quasi reso un recordman europeo. Soprattutto, che a quasi 32 anni lo ha reso un giocatore che, finalmente, può confermarsi protagonista in Serie A.
Il 27 maggio 2007 le premesse della carriera del classe 1988 erano diverse. Il Cagliari giocava contro l’Ascoli nelle Marche. Sconfitta per 2-1, ma goal di testa del diciottenne Mancosu, lanciato nella mischia da Marco Giampaolo. In attacco, in coppia con Simone Pepe. Goal. Che esordio. Avrà altre chance, non le sfrutterà adeguatamente. Due prestiti in B, Rimini ed Empoli. Poco spazio, tanta panchina. E poi la Serie C, il Siracusa. Le prime di oltre 250 presenze complessive in Lega Pro. Premesse non mantenute.
In quegli anni era un altro il Mancosu di cui si parlava nel calcio italiano: il fratello Matteo, professione attaccante di quattro anni più grande. Ce n’è anche un terzo, Marcello, quattro anni meno di Marco, che milita nelle serie minori ed è arrivato al massimo in C. Mentre Marco lottava col Benevento e la Casertana in C, Matteo portava il Trapani a sognare la Serie A. L’avrebbe trovata con il Bologna e con il Carpi nella stagione 2015/16. In quell’anno tra i due fratelli c’erano due categorie di differenza. Oggi invece la storia è diversa. Il terzo fratello Marcello aveva previsto tutto.
“Nel calcio che conta è arrivato prima Matteo, è stato bravo ad affermarsi sfruttando la forza fisica. Marco, però, era un passo avanti”.
GettyTutti e tre sono cresciuti nel Johannes, la squadra del loro quartiere. Marco è stato l’unico a giocare nel Cagliari, realizzando un sogno di tutta la famiglia, papà compreso. Nelle giovanili brillava, era arrivato anche fino alla Nazionale, facendo tutta la trafila in azzurro fino all’Under 21. Nello scorso luglio ne ha realizzato un altro: affrontare il Cagliari da avversario in Serie A. Ha dovuto saltare l’andata al Via del Mare per un problema muscolare, alla Sardegna Arena invece ha giocato. Anche se purtroppo non ha potuto portare tutta la famiglia allo stadio.
"Fino a qualche anno fa per me incontrare in campionato il Cagliari era impensabile, ora è un sogno che si avvera. Solo io so quanto tengo a questa sfida, che giocherei anche con una sola gamba".
Una sfida che si è meritato di giocare dopo la lunghissima gavetta. Dalla stagione 2011/12 , la prima lontano dal Cagliari a titolo definitivo, Mancosu ha sempre segnato almeno cinque goal a stagione. Ha provato a centrare la promozione col Siracusa, senza successo. Poi ci ha provato con il Benevento, anche in questo caso fermandosi ai playoff. Poi ci ha riprovato con la Casertana. Due anni all’ombra della Reggia, anche stavolta senza promozione. Anche se a Caserta è diventato un eroe.
Merito di un rigore, una costante nella sua carriera. Lo aveva segnato nel gennaio 2015 nel derby contro la Salernitana, una partita attesa 22 anni. Vinta 1-0 nel recupero, al 93’, con il penalty di Marco Mancosu. La curva locale gli dedicò una coreografia. Una squadra di basket amatoriale del casertano portò il suo nome sulla maglia per tutta la stagione: ‘Mancosu al 93’’ scritto sotto lo stemma. Poi, il nobile gesto: gli scarpini con cui aveva segnato quel goal sono stati messi all’asta, per raccogliere fondi e aiutare la figlia del compagno Cruciani, gravemente malata.
A Caserta è ancora amato, ma è a Lecce che Marco Mancosu ha trovato il proprio posto. Promozione dalla C alla B, promozione dalla B alla A. Mancato soltanto l’ultimo passaggio, la salvezza in A, giocata fino all’ultimo. Se la squadra di Liverani ci ha sperato fino in fondo, è anche grazie ai 14 goal del proprio capitano. 9 reti su rigore, con due errori, entrambi nel mese di luglio. La sua miglior stagione di sempre, meglio anche dei 13 goal l’anno scorso in Serie B.
Numeri che gli sono valsi un quasi record europeo. Tra i centrocampisti in Europa soltanto Raul García dell’Athletic ha segnato più di lui. Ha superato Havertz e De Bruyne, giusto per citarne due. Il miglior goleador di una neopromossa nei principali campionati europei.
Numeri che sono stati resi vani dalla mancata salvezza. Mancosu ha finito la stagione seduto a terra, al centro del Via del Mare, da solo, con la fascia di capitano. In lacrime, pensando a tutto ciò che poteva essere e invece non è stato. Nonostante una stagione “meravigliosa”.
"Il tutto si riduce al risultato? No, per me no. Per me non sarà mai così. Non voglio essere quel tipo di persona. Non sarò mai schiavo del risultato finale. MAI. Grazie a tutti, è stato un anno e soprattutto un viaggio meraviglioso e se retrocessione doveva essere, mi avete fatto vivere la retrocessione più bella della mia vita”.
Il futuro del Lecce sarà in Serie B, ma quello di Marco Mancosu potrebbe essere ancora in Serie A. Ha una clausola da tre milioni di euro che fa gola a molti. A quasi 32 anni ha ancora qualcosa da dare. Ha ancora dei goal da segnare. Dopo aver aspettato 4495 giorni.


