Gigi Simoni, l'allenatore gentiluomo 'mago' delle promozioni

GFX Simoni
Goal
Gigi Simoni inizia ad allenare al Genoa nel 1974: diventa un 'mago' delle promozioni, ottenendone ben 8, e sfiora lo Scudetto con l'Inter di Ronaldo.

Da calciatore, aveva fatto una buona carriera, spesa principalmente con le maglie di Torino, Brescia e Genoa, ma in cui aveva militato anche con Mantova, Napoli e Juventus, sfiorando la Nazionale maggiore. Nato a Crevalcore, nell'area metropolitana di Bologna, il 22 gennaio 1939, Gigi Simoni era una mezzala con buona propensione offensiva, ma a consacrarlo fra i grandi del calcio italiano sarà la sua carriera da allenatore, intrapresa subito dopo il ritiro, avvenuto nel 1974 a 35 anni.

Nella sua lunga avventura in panchina, cambia un numero notevole di squadre, e passa alla storia come tecnico specialista nelle promozioni: saranno ben 8 quelle ottenute in carriera, 2° di sempre in questa speciale graduatoria, alle spalle del recordman Osvaldo Jaconi. 

LE PRIME ESPERIENZE IN PANCHINA

Già l'anno successivo al suo ritiro si ritrova giovanissimo a guidare proprio il Genoa, l'ultima squadra con cui aveva giocato, e di cui prende il timone in Serie B subentrando in corsa a Guido Vincenzi. Dopo una prima stagione interlocutoria, in cui la rosa della squadra viene ricostruita e i rossoblù concludono al 7° posto, nel 1975/76 è protagonista della sua prima promozione in carriera, grazie alla quale riporta il Grifone in Serie A. Nella terza stagione si stabilizza nella massima serie, con un discreto 11° posto finale, ma il quarto anno i rossoblù retrocedono in Serie B.

Al di là dei risultati ottenuti, i giocatori che lui allena lo ricordano in primis per le straordinarie qualità umane che fin dai primi anni trasmette ai suoi allievi. Simoni si distingue fin da subito per la sua bontà di fondo e trasmette infatti l'educazione, la lealtà, la disciplina, la puntualità. Qualità che non è così consueto ritrovare in un tecnico.

Durante la sua permanenza sulla panchina rossoblù lancia alcuni giocatori che faranno la storia del calcio italiano, come Bruno Conti e Roberto Pruzzo, ma anche Claudio Onofri, che diventerà una bandierà del Genoa e gli sarà sempre grato. L'addio al Grifone avviene dopo la nuova discesa in B nel 1977/78.

Simoni va al Brescia, che gli offre un biennale, ma lui, come farà spesso da quel momento in poi, firmerà un contratto annuale rinnovabile in caso di risultati positivi. Chiede e ottiene l'acquisto da parte delle Rondinelle dell'esperto e bizzoso Zigoni, e dopo un 8° posto in Serie B il primo anno, il 1979/80 vede la Leonessa piazzarsi 3ª nel torneo cadetto e Simoni ottenere la seconda promozione in Serie A della sua carriera.

Nel 1980 torna al suo primo amore, il Genoa, per guidarlo in un campionato di Serie B particolarmente complesso a causa delle sentenze del Totonero, che avevano decretato le retrocessioni d'ufficio di Milan e Lazio. Simoni ha la possibilità di fare il mercato. Così chiede e ottiene dal presidente Renzo Fossati il portiere Silvano Martina, il terzino-mediano Caneo e l'altro mediano Corti. Ma il colpo ad effetto è l'arrivo all'ombra della Lanterna del trentatreenne Claudio Sala, 'Il Poeta del goal'. La squadra è capitanata da Onofri e vede due giovani emergenti: sulla fascia sinistra Sebino Nela e su quella destra l'esterno offensivo Odoacre Chierico.

In molti pensano 'per svernare', ormai a fine carriera, invece sarà l'arma in più nella volata promozione. Dietro al Milan, che fa corsa a sé al primo posto, tre squadre si contendono la 2ª piazza e arrivano appaiate a 180 minuti dalla fine del torneo: Cesena, Lazio e, appunto, il Genoa di Simoni, tutte e tre a 44 punti. A Bergamo, con l'Atalanta, per i rossoblù c'è una vittoria sofferta, mentre la Lazio è 'tradita' in casa da un errore dello specialista Chiodi dagli 11 metri. Il Grifone si aggiudica anche per 2-0 l'ultima stagionale in casa con il Rimini e con le unghie e con i denti guadagna un terzo posto finale dietro al Cesena che vale oro.

Il tecnico emiliano inizia a guadagnarsi nell'ambiente la fama di 'mago delle promozioni'. Il binomio con i colori rossoblù prosegue per altri 3 campionati, tutti disputati in Serie A. Vista la riapertura delle frontiere, approda in rossoblù il regista belga Vandereycken, espressamente richiesto da Simoni. La prima stagione nel massimo campionato è molto sofferta, con la salvezza che arriva in extremis grazie ad una rete di Faccenda che fissa sul 2-2 il punteggio della gara esterna con il Napoli e condanna nuovamente alla Serie B il Milan.

Nel 1982/83 i rossoblù si salvano ancora fra le polemiche: dopo un rocambolesco e discusso k.o. per 3-2 contro l'Inter, deciso da un goal di Bagni a 5 minuti dalla fine, che per le reazioni dei compagni in campo e dei dirigenti avversari negli spogliatoi, porterà anche all'apertura di un'inchiesta per presunto tentativo (fallito) di combine, i liguri mettono in fila 4 pareggi consecutivi e si assicurano la permanenza in A. Il 1983/84 è meno fortunato per i colori rossoblù. Il club stecca la scelta dello straniero, con il brasiliano Eloi che sarà ricordato come 'bidone', e il Genoa scende in B come terzultimo per peggior classifica avulsa nei confronti della Lazio.

Gigi Simoni Genoa Serie B 1976/77

DAL PISA ALLA CARRARESE

Simoni per la seconda volta saluta il Genoa e si accasa con il Pisa del vulcanico patron Romeo Anconetani, anch'esso retrocesso in B ma determinato a ottenere una rapida risalita. In provincia il tecnico di Crevalcore fa ancora bene.

Nonostante i rapporti spesso difficili con il presidente, grazie soprattutto a un tridente stellare, che è un lusso per la cadetteria, composto dal danese Klaus Berggreen, dall'olandese Wim Kieft e dal giovane emergente, Paolo Baldieri, i nerazzurri vincono il campionato con il miglior attacco del torneo. È la 4ª promozione in carriera per Simoni, che così si guadagna l'anno seguente la prima chiamata in carriera da parte di una big, la Lazio del presidente Giorgio Chinaglia.

Simoni, facendo un'eccezione alla regola, pone la sua firma su un biennale, siglando una trattativa condotta da Felice Pulici, ex portiere della Lazio scudettata. Chinaglia promette investimenti importanti, che tuttavia non arrivano. La società ha persino difficoltà a pagare gli stipendi, la squadra, nonostante i goal di Oliviero Garlini, scivola nella parte bassa della classifica e il tecnico in persona, con la segretaria Gabriella Grassi, è chiamato a organizzare le trasferte della squadra e a salvarla dal fallimento. 

Alla fine arriva l'agognata salvezza, con 2 vittorie finali in trasferta a Catanzaro e in casa contro il Brescia. Il club passa ad una nuova proprietà, e Simoni decide di stralciare l'accordo stipulato l'anno prima con la vecchia dirigenza. Gli ultras della Nord lo salutano con uno striscione: "Non ci hai dato la A, ma ci hai dato il cuore".

Anconetani, nonostante un rapporto sempre burrascoso con il tecnico, nutre nei suoi confronti grande stima e lo richiama in Toscana. Simoni accetta di guidare una squadra costruita inizialmente per giocare la Serie A dopo l'iniziale ripescaggio per il calcioscommesse, e che invece si ritrova nuovamente in B dopo le sentenze definitive e la riammissione nel massimo campionato dell'Udinese con una forte penalizzazione.

I soldi spesi sul mercato avevano prosciugato le casse del club, anche stavolta c'è un problema con il pagamento degli stipendi, che si risolve soltanto nel mese di dicembre. Simoni si trova fra l'incudine del presidente Anconetani e il martello dei tifosi, che chiedono la Serie A. Ed è ancora una volta abilissimo a gestire una situazione molto difficile. Lentamente i nerazzurri risalgono posizioni e arrivano a giocarsi la promozione all'ultima giornata.

La Cremonese è in vetta, ma è proprio allo Zini che il Pisa compie l'impresa. Un goal di Lamberto Piovanelli regala infatti il successo e il sorpasso ai toscani e al Pescara, a sua volta vittorioso. È la 5ª promozione in carriera per Simoni, probabilmente la più sorprendente, e la seconda con il Pisa, città nella quale decide di stabilire la propria residenza. Per la Cremonese, che viene raggiunta anche da Cesena e Lecce, che vanno allo spareggio, è vera beffa.

"Avevano preparato diecimila panini, torte di tutti i tipi, birra, vino, spumante. - ricorderà Simoni quando allenerà la squadra lombarda - Che fine ha fatto tutto quel ben di Dio? Ai dirigenti della Cremonese non ho mai osato chiederlo".

Anconetani, tuttavia, decide di affidarsi a Materazzi per la Serie A, e Simoni torna per la seconda volta alla guida del Genoa, voluto dal nuovo patron Aldo Spinelli per cercare una nuova promozione. Ma non tutte le ciambelle, dice il proverbio, riescono col buco. I rossoblù faticano terribilmente e con la squadra in zona retrocessione, l'allenatore emiliano è esonerato alla girone di andata.

Simoni comincia a fare spesso la valigia e a girare tante piazze. Nel 1988/89 è alla guida dell'Empoli, ancora in Serie B. La stagione è avara di soddisfazioni per i toscani, che sembrano comunque potersi salvare. A 5 giornate dalla fine del torneo, tuttavia, la società esonera l'allenatore. Finirà per retrocedere dopo lo spareggio perso ai rigori col Brescia.

L'ex mezzala va allora al Sud, in Calabria, per guidare il Cosenza. Sulla stagione dei Lupi della Sila grava però la morte in circostanze oscure del centrocampista Donato Bergamini. A Simoni è fatale la sconfitta con il Pisa, dopo la quale riceve il 3° esonero nel giro di tre stagioni. L'incanto del 'Mago delle promozioni' sembra essersi interrotto. Per questo, dopo due anni di pausa, nel gennaio 1991 si rimette in pista in Serie C1 con la Carrarese. 

I toscani navigano nei bassifondi della Terza divisione, e, nonostante i 18 punti ottenuti nel girone di ritorno, retrocedono in C2. La dirigenza è comunque contenta del lavoro di Simoni e lo conferma nella stagione seguente, dandogli carta bianca sul calciomercato. La Carrarese nel 1992 conquista il pronto ritorno in C1 battendo all'ultima giornata il Pontedera con rete di Carillo. In volata Simoni strappa la 6ª promozione della sua incredibile carriera.

LA FAVOLA CREMONESE E IL FLOP AL NAPOLI

L'impresa con la Carrarese ha il potere di rilanciare le quotazioni di Simoni, che accetta l'offerta della Cremonese del patron Domenico Luzzara. Quello con i lombardi sarà un binomio vincente. Alla guida della formazione giallorossa, infatti, il tecnico di Crevalcore è protagonista di 4 stagioni indimenticabili.

La sua Cremonese gioca a uomo, praticando il 3-5-2 con Corrado Verdelli libero staccato dietro i due centrali e davanti un tandem di assoluto lusso per la Serie B, composto da Andrea Tentoni, attaccante prelevato dalla Vis Pesaro, e l'argentino Gustavo Abel Dezotti. I lombardi si piazzano secondi con il miglior attacco del torneo e conquistano la Serie A. Ma non solo: battendo nella finale di Wembley il Derby County per 3-1, si aggiudicano il Trofeo Anglo-Italiano.

Nel tempio inglese del calcio vanno a segno capitan Verdelli, Maspero e Tentoni. Al fischio finale esplode la festa per i giocatori in campo e i 1500 tifosi che si sono sobbarcati la lunga trasferta per non far mancare il calore ai loro beniamini.

"La vittoria di Wembley - dichiarerà qualche anno dopo Simoni - la paragono solo alla Coppa UEFA vinta con l’Inter". 

L'anno seguente, il 1993/94, la Cremonese, che mantiene inalterata la propria ossatura, sulla scia dell'entusiasmo è protagonista di un girone di andata esaltante. A metà campionato c'è il calo fisiologico che la fa scivolare in classifica, ma alla penultima giornata il pari in rimonta per 3-3 contro l'Udinese allo Stadio Friuli vale la salvezza matematica. La squadra si piazza addirittura davanti all'Inter nella classifica finale.

Simoni Cremonese

Nell'estate 1994 i grigiorossi perdono giocatori importanti come Maspero, ma si rifanno puntando su un giovane di belle speranze: si chiama Enrico Chiesa, per il quale Simoni vara un tridente offensivo composto dal nuovo arrivato, Tentoni e lo sloveno Florianjic. La squadra grigiorossa vive una vera e propria favola calcistica, si permette il lusso di lanciare nel grande palcoscenico del pallone giovani promesse come il baby Alessio Pirri e di battere 1-0 il grande Milan allo Zini, il 24 settembre, con goal di Gualco.

"Sperava di vincerla?", chiede l'inviato della Rai a fine partita a Simoni. "Speravo di pareggiarla", replica sornione il tecnico di Crevalcore.

Nonostante il consueto calo nel girone di ritorno, sono proprio i 14 goal di Chiesa a dare ossigeno ai lombardi. Il più importante il giovane attaccante esterno lo realizza su rigore contro il Brescia il 28 maggio 1995. Il 2-1 alla penultima giornata vale infatti la seconda salvezza di fila dei grigiorossi nel massimo campionato.

Come tutte le favole, tuttavia, anche quella della Cremonese è destinata a finire. Accade nella stagione 1995/96, che culmina con la retrocessione dei lombardi in Serie B. Ma le imprese di Simoni restano scolpite nella storia del club, che nel 2003 sarà nominato 'allenatore del secolo' della compagine grigiorossa.

Alla sua porta tornano a bussare le grandi squadre. La prima a offrirgli una nuova chance è il Napoli, in cerca di una nuova identità. Dopo una prima parte di stagione molto positiva, con gli azzurri fra i protagonisti, il classico calo del girone di ritorno porta a 10 gare senza vittorie, che fanno scivolare la squadra ai margini della zona retrocessione. Nonostante la finale di Coppa Italia conquistata, il presidente azzurro Corrado Ferlaino decide di esonerare Simoni, impedendogli di giocarsi un trofeo cui tanto teneva. 

Il patron partenopeo era infatti irritato per l'accordo raggiunto dal tecnico con l'Inter di Massimo Moratti, per il quale aveva rinunciato al prolungamento di un anno del contratto con i campani.

Inter Simoni

IL CAPOLAVORO INCOMPIUTO

L'Inter rappresenta per Simoni la grande occasione che aspettava da sempre, in grado di consacrarlo fra i grandi tecnici del calcio italiano. Moratti, come di consueto, non lesina gli investimenti nel calciomercato estivo, mettendogli a disposizione una rosa di prim'ordine che ha nel brasiliano Ronaldo, negli argentini Javier Zanetti e Diego Pablo Simeone, nell'esperto Bergomi, reinventato nel ruolo di libero, i suoi punti di forza. 

La stagione 1997/98 vede i nerazzurri protagonisti su due fronti: il campionato, nel quale si instaura fin da subito un serrato duello con la Juventus, e la Coppa UEFA, dove la principale contendente è un'altra squadra italiana, la Lazio di Sven-Goran Eriksson.

Ronaldo è irresistibile e segna a raffica, con giocate che mandano in visibilio i tifosi, ma l'epilogo in Serie A sarà molto amaro: il 26 aprile 1998 per lo Scudetto è decisivo lo scontro diretto di Torino contro la Juventus di Lippi. I bianconeri, in un clima pesante di grandi polemiche per l'arbitraggio di Ceccarini, che non concede un rigore al 'Fenomeno' dopo un contatto in area con Iuliano, hanno un punto di vantaggio in classifica e grazie al successo per 1-0 si lanciano verso il titolo di campioni d'Italia.

Simoni, da sempre sinonimo di 'aplomb' e self-control in panchina, perde letteralmente le staffe dopo la decisione del direttore di gara ed entra addirittura all'interno del terreno di gioco, e rivolgendosi verso l'arbitro, gli grida:

"Si vergogni, si vergogni!".

Viene espulso. A fine partita, parlando con i media, rincara la dose.

"Mi auguro di aver visto male, - dice - che la sensazione di un rigore netto non sia vera. Spero di dover andare a chiedere scusa all’arbitro. In quel caso avrei sbagliato due volte. Giudicando e reagendo come ho fatto. È stato istintivo. Perché era una partita in cui era in gioco tutto. Un anno di lavoro, una carriera".

A parziale consolazione, qualche settimana più tardi, la sua Inter alza al cielo al Parco dei Principi di Parigi la Coppa UEFA. I nerazzurri, protagonisti di un'ottima partita, travolgono la Lazio con i goal di Zamorano, Zanetti e Ronaldo. È la vetta più alta raggiunta da Simoni in tanti anni da allenatore.

Il capolavoro della sua carriera, il possibile Scudetto con l'Inter, resta invece incompiuto. Nella stagione seguente, infatti, caratterizzata dall'arrivo in nerazzurro di Roberto Baggio, dopo un avvio altalenante, con molti protagonisti tornati non al top dopo i Mondiali francesi, e proprio quando la squadra è in ripresa e reduce da un exploit in Champions League al Bernabeu con il Real Madrid, e lui stesso ha appena ricevuto dai colleghi il 'Seminatore d'oro' come miglior allenatore della passata stagione, gli viene comunicato da Moratti l'incredibile esonero.

"Mi hanno cacciato mentre mi premiavano, - dirà deluso a 'La Gazzetta dello Sport' - ho fatto la figura del pagliaccio".

Il legame creatosi con quel gruppo di giocatori, tangibile fin dalle prime settimane, resterà comunque indissolubile. Una volta Gigi Sartor gli regalò un cane, un labrador, e lui lo ribattezzò 'Taribo', assegnandogli, fra le risate di tutto il gruppo, lo stesso nome dell'allora difensore nigeriano dell'Inter. Questo era il clima che si respirava alla Pinetina prima di quel 26 aprile, che segnò in negativo la carriera del tecnico di Crevalcore.

Gigi Simoni

L'ULTIMA PARTE DI CARRIERA

Dopo l'addio all'Inter, Simoni ci mette infatti alcuni anni prima di ritrovarsi, e vive alcune stagioni difficili. Nel giugno 1999 si accasa al Piacenza, ma dopo appena 6 mesi, con la squadra penultima in Serie A e in odore di retrocessione, è sollevato dal suo incarico. 

Sono mesi difficili anche sul piano personale: nell'ottobre del 1999, infatti, Gigi perde il figlio Adriano, che cessa di vivere dopo 14 giorni in ospedale a Bologna, dove era stato ricoverato in seguito ad un incidente stradale avuto in moto.

Va così al Torino in Serie B, dove l'idillio dura pochi mesi prima di un precoce nuovo esonero. Si lascia tentare allora dalla possibilità di allenare all'estero e nel 2001 accetta la proposta dei bulgari del CSKA Sofia. 

Resta in carica 5 mesi, chiudendo al 3° posto in campionato e con una sconfitta per 3-1 nella finale della Coppa di Bulgaria contro il Levski Sofia. L'ultima grande impresa, l'8ª di una lunga e bella carriera, la fa con l'Ancona di Ermanno Pieroni, che nella stagione 2002/03 porta in Serie A, cogliendo un insperato 4° posto finale, e fino agli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Milan.

In estate è tuttavia esonerato e nel novembre 2003 passa nuovamente al Napoli, in B. Per amore della piazza e dei tifosi accetta di guidare la squadra in una situazione difficile. La salva sul campo, cogliendo un sedicesimo posto, ma a fine stagione il fallimento societario la condanna a ripartire dalla C1.

Simoni saluta e vive ulteriori esperienze vicino a casa con il Siena, in Serie A, dove non riesce a trovare il feeling con la squadra, e in C1 con la Lucchese. Proprio con i rossoneri nel giugno del 2006 passa al ruolo di Direttore tecnico, lasciando la guida della squadra al suo vice Fulvio Pea. Nelle nuove vesti, passato al Gubbio, conquista due promozioni consecutive, dalla Lega Pro Seconda Divisione alla Serie B. Confermandosi uno specialista dei salti di categoria.

Il 18 ottobre 2011, tuttavia, torna in panchina all'età di 72 anni per sostituire Fabio Pecchia. All'esordio batte 1-0 il Torino capolista, interrompendo la striscia positiva dei granata che durava da 10 gare. A marzo lascia la panchina ad Alessandrini e riprende il ruolo di Direttore tecnico. 

Dopo la retrocessione del Gubbio, nel 2013 diventa D.t. nella sua Cremonese, e successivamente ricopre per 2 anni, dal giugno 2014 al giugno 2016, la carica di presidente del club, cedendo poi la carica al suo ex portiere Michelangelo Rampulla. 

Il 22 giugno 2019, in seguito ad un malore avuto mentre si trova nella sua casa di San Piero a Grado, frazione di Pisa, è ricoverato d'urgenza in terapia intensiva nel Policlinico cittadino. Le condizioni di salute peggiorano e il 22 maggio 2020, l'allenatore delle 8 promozioni in carriera e dell'Inter di Ronaldo muore all'età di 81 anni. Lascia la seconda moglie Monica Fontani e 4 figli, il più piccolo Leonardo, avuto da lei, e Fiamma, Maria Saide e Cecilia, avuti dalla relazione con la sua prima moglie Leda.

I suoi giocatori, quando parlano di lui, lo ricordano sempre come allenatore gentiluomo in possesso di grandi valori. 

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