L'incredibile storia di Carlos Roa: da eroe ai Mondiali '98 alla battaglia con il tumore

Carlos Roa Argentinien 1998
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Il portiere Carlos Roa ha vissuto una vita e una carriera fuori dall'ordinario: disse no al Manchester United per la sua vocazione religiosa.

Portiere prestante fisicamente e molto affidabile, l'argentino Carlos Roa ha vissuto una carriera calcistica del tutto particolare, con delle scelte non banali in un mondo ricco e ovattato come quello del calcio, legate prima alla sua fede religiosa, poi ad una vita che lo ha messo a dura prova con un tumore con cui ha dovuto combattere a lungo.

Nato a Santa Fe, città argentina capitale dell'omonima provincia, il 15 agosto 1969, inizia a giocare a calcio nel ruolo di centravanti con il Gimnasia Ciudadela. Presto però i suoi allenatori delle Giovanili capiscono che il meglio può darlo come portiere. Il debutto da professionista arriva nel Racing Avellaneda nel 1988 all'età di 19 anni. Con i biancocelesti colleziona oltre 100 presenze in 5 anni. La sorte gli tende un primo doloroso agguato. 

In una tournée estiva in Congo con la squadra, infatti, il portiere contrae una grave forma di malaria. È a rischio la sua carriera ma soprattutto la sua vita. Roa però supera la malattia e torna a fare il suo lavoro, che è quello di proteggere la porta del Racing. Nel 1994 si trasferisce al Lanús. Con i Granata l'estremo difensore gioca per 3 stagioni, collezionando anche in questo caso oltre 100 presenze.

Il 2 maggio del 1997, inoltre, in una gara del Torneo di Clausura contro il Velez Sarsfield, vinta 3-1, si toglie il lusso di entrare fra i marcatori. Visto che il rigorista Mena fallisce la trasformazione dagli 11 metri a inizio gara, Cuper, al secondo penalty concesso, fa calciare proprio Roa. E il portiere, ricordando i suoi trascorsi da punta, trafigge con freddezza Chilavert, colui che si divide con René Higuita e Rogerio Ceni la palma di più grande portiere goleador della storia.

A livello di squadra si piazza per 3 volte consecutive al 3° posto e nel 1996 vince la Coppa CONMEBOL, ai tempi l'equivalente della Coppa UEFA europea. Curiosamente gli argentini vincono il trofeo contro il Santa Fe, squadra colombiana che porta il nome della città d'origine di Roa. Nel Lanús il portiere incontra per la prima volta Hector Cuper, il tecnico che segnerà la sua carriera, e Ariel Ibagaza, il trascinatore della formazione granata.

Nel 1997/98 sia Roa, sia Cuper approdano al Maiorca, fresco di promozione nella Liga spagnola. Per il portiere è la svolta della sua carriera. Roa si piazza subito al 5° posto nella Liga ed è finalista nella Copa del Rey. Le grandi prestazioni gli consentono di essere inserito dal Ct. dell'Albiceleste Daniel Passarella fra i 22 convocati per i Mondiali di Francia '98.

Roa viene designato come portiere titolare dell'Argentina, e si dimostra all'altezza del compito, ritagliandosi un ruolo da protagonista. Inserita nel Gruppo H, l'Argentina domina il Gruppo H con Croazia, Giappone e Giamaica, imponendosi in tutte e 3 le partite senza subire goal. L'estremo difensore di Santa Fe è di fatto una garanzia. A consegnare Roa alla leggenda è però la sfida degli ottavi di finale contro l'Inghilterra. A Saint-Etienne la partita che rivela al Mondo il talento di Michael Owen termina in parità, 2-2, dopo i tempi supplementari. Tutto si decide ai calci di rigore, ed è qui che il portiere del Maiorca sale in cattedra.

Per la Selección fallisce il solo Crespo, mentre Roa si supera, e parando le conclusioni dagli 11 metri di Paul Ince e David Batty, trascina ai quarti la sua Nazionale. In patria il numero uno diventa un eroe nazionale, venendo accostato a Goicoechea, il glaciale pararigori di Italia '90. Il cammnino dell'Argentina verso la finale si interrompe ai quarti contro l'Olanda di Guus Hiddink, capace di imporsi 2-1 a Marsiglia, prendendosi la rivincita della finale del 1978. 

Carlos Roa

L'esperienza ai Mondiali è tuttavia molto positiva per il portiere del Maiorca, che comincia ad essere seguito da diversi club di prima fascia del Vecchio continente. La stagione seguente in forza ai rossoneri riabbraccia Ibagaza, il compagno di tante battaglie al Lanús. Anche se per Roa e il suo allenatore si crea l'etichetta di 'eterno secondo', quelle con la formazione delle Isole Baleari sono stagioni di grande successo per l'estremo difensore, che lo portano a raggiungere i vertici assoluti.

La squadra delle Baleari, dopo aver perduto la finale di Copa del Rey nel 1997/98 contro il Barcellona, nel 1998/99 vince la Supercoppa di Spagna, prendendosi la rivincita sui blaugrana, e cade in finale di Coppa delle Coppe contro la Lazio. Fra i suoi segreti ci sono sicuramente le parate del portiere argentino, che, conquistato il 3° posto finale nella Liga, viene insignito del Trofeo Zamora, premio assegnato al portiere meno battuto del campionato spagnolo.

Ma proprio quando è all'apice del successo, le scelte religiose porteranno il portiere argentino a decisioni inaspettate anche in ambito calcistico. Nell'estate del 1999 bussano infatti alla porta del Maiorca l'Arsenal e il Manchester United, che si contendono a suon di offerte miliardarie l'estremo difensore. I Red Devils sono in pole position per aggiudicarselo, e pensano a lui come soluzione ideale per il dopo Schmeichel, se non che Roa spiazza tutti. Entrato infatti a far parte della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, dopo aver adottato un regime alimentare completamente vegetariano, fatto che gli farà guadagnare il soprannome di 'El Lechuga', 'Lattuga', decide di prendersi un periodo di riflessione e di ritirarsi dal calcio giocato.

"Allora ero molto legato alla religione e allo studio della Bibbia. - dichiarerà nel 2020 al 'Daily Mirror' - Fu una decisione difficile da prendere, ma, al tempo stesso, ponderata e la mia famiglia era d’accordo con me. Le persone non capiranno mai perché l’ho fatto, all’epoca mi diedero del matto, dissero molte cose per ignoranza, sono stato bollato in mille modi cattivi e per quanto cercassi di spiegare la mia decisione, era difficile per loro capirla".

Roa trascorre così la stagione 1999/00 in ritiro spirituale in Messico, prodigandosi in opere di volontariato per le persone bisognose e gli animali. Si dedicherà in particolare alla coltivazione dei campi e alla cura di roditori malati o feriti.

"Oggi penso ancora che sia stata un’ottima decisione a livello spirituale - afferma - ma dal punto di vista sportivo non lo è stata, perché ho lasciato il calcio nel momento migliore della mia carriera. Quelli del club pensavano che sarei tornato e che avrebbero recuperato un sacco di soldi con quel trasferimento, e che io avrei potuto fare molto, ottenendo grossi contratti e giocando in Inghilterra". 

Dopo un anno sabbatico senza calcio Roa però ci ripensa e torna al Maiorca nel 2000/01, con un'unica condizione: non giocare le partite che si disputano di sabato, visto che il movimento religioso da lui abbracciato impone che il sabato sia un giorno sacro e vada dedicato al digiuno e alla preghiera. Dal tramonto del venerdì a quello del sabato, dunque, non è consentito ai fedeli lavorare o fare qualsivoglia attività, come giocare a calcio. 

Carlos Roa

Il suo maestro, Hector Cuper, però, non c'è più, avendo accettato la proposta del Valencia, e in panchina Roa trova Luís Aragonés. Il portiere argentino perde così il posto da titolare a vantaggio del connazionale Leo Franco e gioca poche partite: 4 nel 2000/01, stagione comunque positiva e chiusa al 3° posto anche grazie alle reti del nuovo attaccante della squadra, Samuel Eto'o, 11 nella successiva, molto negativa, caratterizzata da un doppio cambio di allenatore e dal 16° posto nella Liga. Scaduto il suo contratto con il Maiorca, nel 2002 è ingaggiato dall'Albacete, formazione che milita in Segunda Divisiòn.

Il Roa di fine anni '90, di fatto, non si vedrà più, e il no di quello che in quel momento era uno dei migliori estremi difensori al Mondo, costringerà Sir Alex Ferguson ad una lunga ricerca per trovare l'erede di Schmeichel. L'estremo difensore comunque dà un contributo importante alla promozione dei Pipistrelli nella Liga nel 2002/03. Resta con l'Albacete anche nel 2003/04, stagione in cui disputa 14 gare conquistando la salvezza nel massimo campionato spagnolo.

Ma ecco di nuovo la sorte a tendergli un nuovo agguato, stavolta più duro del primo che aveva superato da giovane. Gli viene infatti diagnosticato un tumore ai testicoli, e deve sottoporsi a un delicato intervento chirurgico e a pesanti cicli di chemioterapia. Per la sua carriera è ovviamente un nuovo stop obbligato, ma la vita viene prima di tutto. Grazie all'aiuto della sua famiglia e ad una fede incrollabile, tuttavia, Roa dopo 13 mesi di dura battaglia ne esce vincitore. 

Sconfitta la brutta malattia, il portiere si riprende anche quello che quest'ultima gli aveva tolto, ovvero il piacere di giocare a calcio. Così nel 2005, dopo un periodo di riabilitazione, ricomincia a giocare allenandosi con il Constancia de Inca, formazione della Serie C spagnola. Il lieto fine si concretizza con l'importante offerta che gli arriva dall'Olimpo di Bahia Blanca, formazione che disputa nella Primera División argentina.

Roa gioca 18 gare, subendo 22 goal, per 5 volte indossa anche la fascia da capitano. Le sue prestazioni sono positive ma non bastano a far guadagnare la salvezza alla formazione giallonera. Prima di compiere 36 anni il portiere decide allora di dire definitivamente basta con il calcio giocato e appende i guanti al chiodo.

Resta però nel mondo del calcio, diventando un buon preparatore dei portieri. Negli anni lavora fra gli altri con il River Plate e i messicani del Guadalajara. Attualmente è il preparatore dei portieri dei San José Earthquakes, formazione dell'MLS. La sua carriera da portiere e la sua vita sono state a dir poco uniche, rendendolo l'argentino un esempio positivo per quei calciatori e quelle persone che si trovano a dover fare i conti nella loro esistenza con la malattia. 

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