Big Mac Gignac: quando la fame non è solo di goal

Big Mac Gignac
Goal
L'infanzia da zingaro, la lotta contro il cibo e i pregiudizi, la dieta di Bielsa e la rinascita fino alla conquista del Messico.

"Un Big Mac pour Gignac, un Big Mac pour Gignac!", cantavano i tifosi del PSG in ogni Classique contro il Marsiglia. Il coro era indirizzato ad André-Pierre Gignac, attaccante arrivato all'OM nel 2012 con la fama di goleador e la fame, in generale, in tutti i sensi possibili.

La fame di goal, certo, quello senza dubbio. La fame di farcela, sin da quando era ragazzino e viveva da nomade, cresciuto in una famiglia di zingari. Ma anche la 'necessità di assumere cibo', nel senso più letterale del termine, senza metafore o gerghi particolari, della parola fame nella sua essenza.

La sua infanzia non è stata quella di un bambino normale. Se voleva mangiare, doveva collaborare: quindi gli capitava di lavorare, vendendo vestiti alle fiere, o di uscire per andare direttamente a caccia di cervi e conigli. Gignac ha vissuto in case mobili, è andato di rifugio in rifugio. Il cibo a tavola non era certo una cosa scontata, ma lo è diventata, col tempo, nel suo percorso da calciatore.

Ogni occasione era buona, come raccontato dallo stesso Gignac: "Spesso, quando la squadra arrivava in aeroporto, andavo a prendere un kebab o finivo da McDonald's". La fame è forza e debolezza per Gignac. E' forza al Tolosa, con i 24 goal segnati e il titolo di capocannoniere della Ligue 1. E' debolezza al Marsiglia, tra pressioni e aspettative mancate.

2008/2009, la sua stagione di grazia. In quel periodo si stava affacciando ai vertici del calcio europeo un certo Karim Benzema e furono celebri le dichiarazioni dell'allora presidente del Tolosa, Olivier Sadran, stuzzicato dalle continue domande di mercato: "Visto che vengo spesso paragonato ad Aulas, il presidente del Lione, farò come lui. Lui dice che Benzema, che ha fatto 10 goal, vale 100 milioni. Allora Gignac ne vale 120, dato che ne ha fatti due in più".

Alla fine il Marsiglia ha pagato solo 16 milioni per acquistarlo nell'agosto del 2010, pochi mesi dopo il tragico Mondiale sudafricano a cui Gignac ha preso parte con la Francia, eliminata alla fase a gironi in seguito all'ammutinamento nei confronti del ct Domenech. Il trasferimento all'OM doveva essere il definitivo salto di qualità per APG, come è stato soprannominato dai tifosi. Invece è proprio a Marsiglia che Gignac ha dovuto combattere contro i suoi demoni.

Big Mac Gignac

Sentiva le voci di quei demoni, travestiti da tifosi del PSG. Il coro era sempre quello: "Un Big Mac pour Gignac, un Big Mac pour Gignac!". Il Marsiglia capisce ben presto che quello che ha comprato non è lo stesso attaccante visto all'opera a Tolosa. Non lo è nella testa, non lo è nel fisico. La fame di goal ha lasciato spazio a quell'altra fame, primordiale, riflettuta nella sua forma che si allontana progressivamente da quella di un calciatore.

Nel 2012 il Marsiglia lo ha pure spedito in Italia, a Merano, per seguire una cura dimagrante. Nel frattempo 'Big Mac' è diventato a tutti gli effetti il suo soprannome: "Spero che a questo punto McDonald's mi offre un contratto". La sua era solo una battuta, ma venne presa alla lettera. Da McDonald's, direte voi? No, da Burger King, che ne fece il suo inconsapevole testimonial in vista della nuova apertura a Marsiglia.

"Un Whopper pour Gignac", recitavano i numerosi cartelloni pubblicitari affissi per le vie della città. Senza rima, ovvviamente, perché il Big Mac è un'esclusiva McDonald's, mentre il panino di punta di Burger King è proprio il Whopper. Una trovata di marketing sicuramente d'impatto, ma che ha fatto arrabbiare non poco Gignac, al punto da minacciare azioni legali. Quella presa in giro a livello internazionale gli ha riacceso però qualcosa dentro. Gli ha riacceso la fame, quell'altra, quella giusta.

Andre-Pierre Gignac Marcelo Bielsa Caen Marseille Ligue 1 10042014

Gignac si è rimesso in riga e ha cominciato a segnare, sempre di più, anche col Marsiglia. 18 goal stagionali, poi 22 nell'anno del Mondiale, anche se non sono bastati per la convocazione in Brasile. La vera svolta è arrivata con l'avvento di Marcelo Bielsa sulla panchina del'OM. Il 'Loco' è andato da Gignac e gli ha fatto un discorso che non ammette repliche: "Io ti conosco benissimo, conosco la tua carriera, so di cosa sei capace. Perdi un paio di chili e segnerai 25 goal".

A fine stagione i goal segnati in Ligue 1 da Gignac furono 21, due in più di sua maestà Zlatan Ibrahimovic e sei in meno del capocannoniere Lacazette. Bielsa sarà pure Loco, ma ha sempre avuto una grande capacità: tirare fuori il massimo dai propri giocatori. E l'ha fatto pure con Gignac, che con Bielsa ha avuto la miglior media realizzativa della sua carriera: 23 goal in 39 partite ufficiali.

Ma proprio al termine di quella stagione, Gignac ha preso una delle decisioni più clamorose che il calcio francese ricordi. Quale? Trasferirsi in Messico, al Tigres. Aveva ancora 29 anni e parecchie offerte da tutta Europa, ma ha salutato tutti e ha preso il volo per Monterrey. Perché? Sicuramente per i soldi: 4,5 milioni di dollari all'anno che l'hanno reso il calciatore più pagato del calcio messicano. Poi anche per fare la storia, visto che il Tigres si era arrampicato fino alle semifinali di Copa Libertadores. E infine, immancabilmente, per fame.

Andre-Pierre Gignac Tigres Liga MX Mexico Apertura 2016 Final

Fonti francesi fecero trapelare che Gignac fosse andato sin lì anche per "provare il cibo messicano". La sua risposta, per voce del suo procuratore, fu assolutamente lapidaria: "Se i francesi non sono d'accordo con la sua scelta, che se ne vadano 'a la mierda'". Perché In Messico Gignac raggiunse un altro livello di fame, ma il significato stavolta deriva dall'inglese e si legge 'faim'. Ovvero fama, celebrità.

Il suo biglietto di presentazione è stato il primo dei tre goal con cui il Tigres ha travolto l'Internacional, conquistando una storica finale di Copa Libertadores, poi persa nel doppio confronto con il River Plate. Ad ogni modo, l'impatto di Gignac con il calcio messicano è stato letteralmente devastante, sotto ogni aspetto.

Vittoria del campionato e titolo di capocannoniere alla prima stagione, senza trascurare il 6° posto nella classifica del Pallone d'Oro sudamericano. José Anigo, che era stato il duo direttore sportivo al Marsiglia, gli ha scritto una lettera che è stato pubblicata sull'Equipe:"Caro Dédé, dovevi essere un po' pazzo per tentare questa scommessa. Ma oggi penso che molti seguiranno la tua strada. Tutti pensano che debba essere Giroud a prendere il posto di Benzema in Nazionale, ma forse sono ciechi. Solo io penso che tu sia più forte?".

Alla fine Deschamps li convocò entrambi per l'Europeo casalingo del 2016, dove Gignac è stato la prima alternativa in attacco a Giroud. Eccetto la gara d'esordio contro la Danimarca, Big Mac ha avuto minutaggio in tutte le partite, seppure senza segnare, compresa la finale persa contro il Portogallo. Una delusione compensata dalla soddifazione di esserci stato, lì, nonostante tutto e tutti, a giocarsi l'Europeo con la sua nazionale.

Il suo animo gitano, da nomade, lo ha spinto verso il Messico, ma alla fine ha avuto ragione lui. Col Tigres è diventato Leggenda, molto più che un semplice calciatore. Un'istituzione, un simbolo, con quattro titoli in bacheca, il record di miglior marcatore della storia del club e quello di miglior goleador europeo del campionato messicano che durava da 74 anni. Il goal decisivo nella finale di CONCACAF Champions League e subito doppietta vincente nella prima storica partita del Tigres al Mondiale per Club. Per capire cosa rappresenta oggi Gignac in Messico, basta probabilmente questo semplice racconto di un turista francese in vacanza.

"Camminavo per le strade del Messico e se dicevo che ero francese o indossavo la maglia dei Bleus la gente mi parlava di Gignac. Ditemi quello che volete, ma il ragazzo lì ce l'ha fatta".

Si tratta di fame. E Gignac, nel bene o nel male, ce l'ha sempre avuta.

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