Pubblicità
Pubblicità
Amin Younes NapoliGetty Images

Amin Younes scrive per Goal: "Prego per Nouri, il mio fratellino"

Pubblicità

Abdelhak Nouri si è svegliato dal coma al quale è stato tragicamente indotto da un arresto cardiaco subito nel corso di una partita amichevole contro il Werder Brema nel 2017. Come recentemente svelato da suo fratello ad un’emittente televisiva olandese, l’ex talento della giovanili dell’ Ajax oggi dorme, mangia e sorride.

Il giocatore del Napoli,Amin Younes, attraverso un articolo scritto per Goal e Spox, ha ricordato il rapporto con quel ragazzo che per lui era più di un semplice compagno di squadra.

Amsterdam. Luglio 2015. Ho appena lasciato la Germania per la prima volta nella mia carriera per andare alla ricerca di una nuova sfida. Una grande sfida. In un grande club. L’Ajax.

Mentirei se dicessi che è andato subito tutto bene. All’inizio ho dovuto affrontare una fastidiosa lesione muscolare, non conoscevo la città, avevo problemi con una nuova lingua. Tutte queste preoccupazioni sono però scomparse molto più velocemente di quanto mi aspettassi, questo perché avevo dei compagni di squadra meravigliosi che mi hanno accolto calorosamente e mi hanno fatto conoscere la mia nuova casa.

Compagni come Abdelhak Nouri.

GER ONLY Abdelhak Nouri Amin Younes AjaxImago Images

Appie, come tutti lo chiamavano nel club, aveva solo 18 anni quando arrivai all’Ajax. Era ancora quasi un bambino. Ma all’Ajax i giovani giocatori non devono avere soggezione di nulla e di nessuno. Meno ancora tutti quei ragazzi che si stanno affacciando in prima squadra.

Appie faceva parte di un gruppo di calciatori di grande talento che comprendeva Frenkie de Jong, Matthijs de Ligt e Donny van de Beek. Fuori dal campo erano inseparabili. In campo erano incredibilmente bravi. Tutti sapevano che quei ragazzi sarebbero arrivati in alto un giorno. Dopo i miei allenamenti, spesso guardavo le partite dello Jong Ajax, la squadra riserve, restavo sorpreso. A sorprendermi fu soprattutto Appie. Faceva la differenza con il suo controllo di palla, la sua abilità nel dribbling, il suo modo di anticipare il gioco. Vedendolo nelle nostre sessioni di allenamento pensai: amico, questo ragazzo diventa sempre più forte!

Appie era un grande talento. Una stella nascente. Era pronto a conquistare il mondo.

Ma le cose più belle non erano quelle che faceva in campo. Erano quelle che faceva fuori dal campo. Non era uno di quelli che si mettevano a guardare il telefonino o che si mettevano subito le cuffie come fanno tanti giovani giocatori oggi. Aveva una mentalità aperta, era loquace, desideroso di imparare. Assorbiva tutto ciò che gli dicevi ed era ossessionato dal sogno di arrivare in alto.

Noi due abbiamo costruito rapidamente una stretta amicizia, grazie anche alla nostra religione. Insieme ad Anwar El Ghazi, un altro tra i giocatori musulmani della nostra squadra di allora, spesso pregavamo nello spogliatoio. Quando dovevamo rispettare il Ramadan durante il ritiro nel 2016, ci incoraggiavamo sempre a vicenda per poi ritrovarci a mangiare insieme nelle nostre camere d’albergo. Erano davvero delle grandi feste!

Appie mi è piaciuto come persona fin dal primo giorno.

Non avevo mai avuto un compagno di squadra così umile. Ciò era dovuto alla sua infanzia e alla sua educazione. Figlio di immigrati marocchini, non è cresciuto nel quartiere più nobile di Amsterdam. I suoi genitori gli hanno insegnato ad essere sempre gentile con le persone che gli erano vicine e ad accontentarsi di poco. Suo fratello maggiore Mohammed una volta mi mostrò il campo da calcio sul quale Appie giocava da bambino. Era squallido. Ma a lui non importava. Durante le sessioni di allenamento all’Ajax mi sono sempre reso conto della gioia che il calcio gli dà. Dopo le sue grandi prestazioni nella stagione 2016/17, quando raggiungemmo la finale di Europa League, non ebbi più dubbi: nulla poteva fermare quel ragazzo.

Sfortunatamente mi sbagliavo. Sfortunatamente c’è stato l’8 luglio 2017.

Sembra ieri. Pochi giorni dopo aver vinto la Confederations Cup con la Germania, sono andato nel mio paese in Libano con mio padre per ricaricare le batterie. Ricordo ancora quando cercai sul mio cellulare il risultato in diretta per vedere come stava andando l’amichevole con il Werder Brema. Fu in quel momento che scoprii all’improvviso che ad Appie era accaduto qualcosa di terribile. All’inizio pensai che fosse debole a causa del Ramadan o del forte caldo di quel giorno. Poche ore dopo però, Dennis Bergkamp mi chiamò e mi chiese di raggiungere al più presto il ritiro in Austria.

Quel viaggio è stato un incubo per me. Ero spaventato e pregavo per quel mio fratellino che aveva solo 20 anni. Quando sono arrivato al campo di allenamento - ero l’unico giocatore ad essere arrivato dopo - e sono andato nella sala riunioni, ho visto solo volti pietrificati. Il medico della squadra ci informò di cosa era successo ad Appie. Molti di noi scoppiarono immediatamente in lacrime. È stato un inferno. Soprattutto per i suoi tre più cari amici d’infanzia, Frenkie, Matthijs e Donny che lo conoscevano meglio di me, El Ghazi e tutti gli altri. Non c’era altro che un vuoto incredibile.

Non riuscii a rendermi conto di ciò che era successo. In quei momenti avevo ancora nelle mia mente quel fantastico giocatore che indossava la maglia numero 34 e che aveva davanti a sè tutte le porte aperte. Il grande talento. La stella nascente.

Oggi Appie non è più tutto questo. Non giocherà mai più. Noi, i suoi amici, però non lo dimenticheremo mai. Nel mio club indosso la maglia numero 34 per rendergli omaggio. Per ricordare tutti quei momenti che abbiamo vissuto insieme. Dalla tragedia dell’8 luglio 2017, ho fatto visita più volte alla sua famiglia e so che è nelle migliori mani. I suoi genitori e i suoi fratelli stanno gestendo la situazione in modo eccezionale. Non vedo l’ora che arrivi il momento della prossima visita e chissà, forse un giorno Appie mi riconoscerà di nuovo e rideremo insieme come abbiamo fatto in passato.

Lo spero. Prego per questo. Per Appie. Il ragazzo vivace. Il sognatore di strada. Il mio fratellino.

Pubblicità

ENJOYED THIS STORY?

Add GOAL.com as a preferred source on Google to see more of our reporting

0