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Gianluigi Donnarumma Atalanta MilanGetty

Dal 5-0 con l'Atalanta alla vetta della classifica: Milan, in un anno è cambiato tutto

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Poco più di un anno fa, il Milan viveva uno dei giorni più scuri della sua storia. A Bergamo subiva un 5-0 che sembrava il punto più basso dell’ennesimo ciclo sbagliato. Un nuovo capitolo di un libro da incubo. Sono trascorsi 365 giorni da quella sciagurata trasferta sul campo dell’Atalanta. Dalle lacrime di Donnarumma, dall’incredulità generale per una prestazione che rasentava l’imbarazzante. In un anno è cambiato tutto. Oggi i rossoneri approcciano l’ultimo impegno del 2020 da primi della classe. Da miglior squadra dell’anno. Da club che ha dimenticato tutte le difficoltà affrontate fino a un anno fa.

I cambi di allenatore, ad esempio. La scelta di StefanoPioli sembrava l’ennesimo tentativo disperato di risollevare una squadra in caduta libera. L’inizio non è stato dei più promettenti. Tre vittorie, tre pareggi e tre sconfitte, prima di quel  5-0 di Bergamo, difficilmente catalogabile come una semplice partita persa. È stato molto di più. Al Gewiss Stadium l’Atalanta dominò dal primo all’ultimo minuto. Cinque goal segnati, ma potevano esser di più. Venti tiri totali, la metà all’interno dello specchio. Controllo del campo quasi totale. I rossoneri: un solo tiro in porta, cinque parate di Donnarumma.

Quel pomeriggio (si giocò alle 12.30) il portiere classe 1999 fu il più sofferente a livello emotivo. Uscì dal campo con le lacrime agli occhi. È vero, dopo aver toccato il fondo si può solo risalire. Toccare il fondo, però, è doloroso. Sentiva più di una delusione, quasi una responsabilità per quanto era successo. Il suo linguaggio del corpo sarebbe stato tradotto in parole da Boban nel post-gara.

“È giusto essere sconcertati, tristi e anche preoccupati, è stata una bruttissima batosta, non ce l’aspettavamo. Una prestazione tremenda sotto tutti i punti di vista. Fa molto male. Perdere 5-0 è imbarazzante”.

Franck Kessié Atalanta MilanGetty Images

Nelle parole di Boban, però, c’era anche un incoraggiamento a Pioli. “Siamo comunque contenti nonostante la batosta”, come per scaricargli responsabilità e togliergli pressione. Il tecnico guardava già all’anno nuovo. Neanche lui forse quel pomeriggio poteva immaginarsi che nel giro di pochi mesi tutto sarebbe cambiato.

Guardare. Guardava anche ZlatanIbrahimovic, probabilmente a casa sua in Svezia, in attesa di scegliere la sua prossima destinazione, con tutte le offerte sul tavolo. Era davanti alla televisione, vedeva il suo Milan umiliato sotto ogni punto di vista. Aveva l’offerta dei rossoneri sul tavolo. Da quel giorno Ibra iniziò a “ricevere tante telefonate”.

“Il Milan ha perso quella partita e hanno iniziato a contattarmi. Non si parlava di contratti. Si parlava di ottenere la massima adrenalina. Allora ho chiesto a Mino chi avesse più bisogno di me, ha semplicemente risposto Milan. Gli ho detto ‘Va bene, chiama il Milan!’”.

Da quel momento, da quel secondo ‘sì’ detto da Ibrahimovic al Milan, è cambiato tutto. Dal post lockdown, i rossoneri hanno perso solo una partita in Serie A, qualche settimana fa contro la Juventus. E sono di gran lunga la migliore squadra per rendimento. Sono una candidata credibile per lo Scudetto e hanno dimostrato di saper reggere la pressione dei favoriti. Al top in un anno. Dal nulla.

Eppure, se torniamo a quel maledetto 22 dicembre 2019, la rosa rossonera non era poi così diversa da quella attuale. Oggetti misteriosi. Era considerato tale Calhanoglu, oggi la principale fonte di gioco di un attacco che segna più di due goal a partita. Era considerato tale Leao, oggi fresco goleador ‘lampo’ della A. Era considerato tale Kessié, diventato ‘il presidente’ nello spogliatoio rossonero. Più Bennacer, Romagnoli, Donnarumma. Erano subentrati Calabria, Castillejo e Piatek.

Dei 14 giocatori utilizzati a Bergamo, soltanto il polacco, Suso, Rodriguez e Bonaventura non fanno più parte del Milan di oggi. Gli altri sono parte integrante di una rosa che Pioli ha reso competitiva. Non è cambiato molto. È cambiata la testa. E questo basta e avanza. Quel 5-0 rimane un monito. Sì, il Milan ha toccato il fondo, ma ha avuto la forza per risalire. E ora non si ferma più.

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