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Toldo, il fuoriclasse secondo solo a Buffon che ha colto la sua occasione a Euro 2000

08:42 CET 02/12/20
Toldo GFX
Ritenuto uno dei più grandi portieri italiani, Toldo ha avuto la sfortuna di trovare Buffon sulla sua strada. A Euro 2000 la grande chance sfruttata.

3 giugno 2000, all’Ullevaal Stadion di Oslo l’Italia è impegnata contro la Norvegia nell’ultima amichevole di preparazione agli imminenti Campionati Europei. Al minuto 53 della sfida, dalla trequarti spiove un pallone in area in direzione di John Carew, che con uno stacco perentorio sovrasta Cannavaro e di testa mette il pallone lì dove Buffon non può arrivare.

I padroni di casa si portano su un 1-0 che poi riusciranno a difendere fino al 90’, ma del risultato non importa nulla a nessuno. Le attenzioni della panchina Azzurra e di tutti i tifosi italiani sono rivolte a Gigi Buffon che, nel tentativo di parare la conclusione del gigante norvegese, si tuffa alla sua sinistra e va a sbattere violentemente contro il palo. Il portiere è visibilmente dolorante e quando gli uomini dello staff medico accorsi in campo si voltano verso Zoff per indicare che il giocatore va sostituito, la situazione diventa subito chiara per tutti: l’infortunio è serio.

Dopo il triplice fischio finale, il bollettino medico confermerà i timori di molti: “Frattura dello spiroide composta del terzo metacarpo della mano sinistra”.

Gigi Buffon, uno degli uomini di punta della Nazionale, l’estremo difensore al quale Zoff ha deciso di affidare la porta Azzurra facendo di lui il titolare inamovibile, non prenderà parte alla massima competizione continentale.

Nel calcio l’infortunio di un giocatore si tramuta sempre, per forza di cose, in una possibilità per un compagno di squadra. La cosa vale ancor di più se a fermarsi è un portiere e quindi il forfait della giovane stella del Parma si trasforma di riflesso in una grande chance per Francesco Toldo.

La compagine Azzurra nella sfortuna è fortunata. Sì perché se da un lato è vero che Buffon è considerato uno dei portieri più forti del pianeta, dall’altro è altrettanto vero che in nessuna altra Nazionale del mondo Toldo avrebbe fatto il dodicesimo a qualcuno.

Da anni veste la maglia della Fiorentina e proprio in Toscana si è consacrato come uno dei giocatori più forti della sua generazione. In una squadra che può contare su fuoriclasse come Rui Costa e Batistuta, lui non è secondo a nessuno ed anzi, quando al termine delle varie stagioni si vanno a tirare giù le somme, ci si rende conto che con i suoi interventi porta in dote ai viola gli stessi punti, ma a volte anche di più, dei suoi più celebrati compagni di squadra.

Toldo è semplicemente una certezza, oltre che un portiere anomalo. E’ alto quasi due metri e pesa novanta chili, ma è dotato di un’agilità fuori dal comune ed è reattivo come pochi. Chiedere per conferma a Nwankwo Kanu che, all’86’ di un Arsenal-Fiorentina passato alla storia come l’impresa dei ‘Leoni di Wembley’, si vide disinnescare una conclusione dalla cortissima distanza con un intervento semplicemente inspiegabile.

Toldone’, come è stato ribattezzato dai suoi tifosi, a certe parate ha abituato nel corso degli anni vissuti in riva all’Arno. Quando arrivò in viola nell’estate del 1993, la Fiorentina era in Serie B e al suo attivo aveva solo due stagioni da titolare in Serie C2 col Trento e in Serie C1 con il Ravenna. Il suo cartellino era in realtà di proprietà del Milan ma, sebbene già a livello giovanile si fosse distinto come uno dei prospetti più importanti, per lui la possibilità di vestire la maglia di quella che allora era una delle squadre più forti del mondo, non si concretizzò mai.

“Il Milan era una grande squadra, ma preferii la Fiorentina. A Milano non hanno mai realmente creduto in me, mi hanno anzi sempre mandato in prestito in giro per l’Italia senza darmi la possibilità di dimostrare quale fosse il mio vero valore. Ricordo con piacere soprattutto Braida, l’unico che mi è sempre stato vicino e che per me aveva in ogni momento una parola di conforto”.

Gli anni trascorsi a Milanello sono comunque stati più che importanti, visto che Toldo ha avuto modo di seguire da vicino colui che è stato uno dei suoi grandi modelli: Giovanni Galli.

“Durante gli allenamenti si metteva dietro alla mia porta. Si vedeva che aveva voglia di imparare, mi seguiva come un’ombra”.

Il destino riserverà a Toldo l’opportunità di diventare l’erede in viola proprio il suo erede. Gli bastarono infatti un paio di stagioni per meritarsi l’ingresso nel gruppo dei Costagliola, Sarti, Albertosi, Superchi e appunto Galli, ovvero i più grandi portieri della storia della Fiorentina, una società che con gli estremi difensori ha sempre avuto un feeling particolare.

Il Toldo che quindi ad Oslo si trova servito sul piatto d’argento la chance più importante della sua carriera, è un giocatore di ventinove anni, nel pieno della maturità calcistica e che si approccia agli Europei con la solita freddezza che l’ha sempre contraddistinto in campo. Sostituire Buffon sarebbe un compito gravoso per chiunque, ma non per lui che ha avuto l’unica ‘colpa’ di giocare nello stesso ruolo e nella stessa era del più grande di tutti.

Zoff e l’infortunio di un compagno: in quella grade occasione si nascondevano tanti segni del destino.

Per Toldo, che ha esordito in Azzurro l’8 ottobre 1995 in una gara contro la Croazia valida per le qualificazioni a Euro 1996 solo perché Peruzzi era infortunato ed il suo sostituto Bucci si era fatto espellere dopo dieci minuti, proprio Zoff era un mito assoluto, una leggenda alla quale con timidezza si era approcciato anni prima, quando faceva il cameriere in un hotel della sua Padova.

Era alunno della scuola alberghiera quando, nell’avvicinarsi ad un tavolo per servire i clienti, si ritrovò di fronte quello che fino ad allora era considerato per distacco il miglior portiere italiano di sempre.

“Mi avvicinai a lui e gli dissi che giocavo come portiere. Fu un’emozione enorme trovarmi di fronte ad un monumento come lui e gli chiesi l’autografo”.

Nessuno dei due poteva ovviamente immaginare che qualche anno dopo si sarebbero ritrovati insieme in Azzurro per tentare l’assalto ad un sogno e nessuno dei due poteva immaginare che il 29 giugno 2000 lo stesso Toldo sarebbe stato protagonista di una delle più grandi prestazioni di un portiere che si ricordino.

L’Italia è impegnata nelle semifinali degli Europei contro l’Olanda, si gioca ad Amsterdam in uno stadio tutto colorato di arancione. I padroni casa sono fortissimi, partono meglio e, come se non bastasse, al 33’ Zambrotta viene espulso dall’arbitro Merk per doppia ammonizione. Pochi minuti dopo Kluivert viene a contatto in area con Nesta, è rigore: sul dischetto si presenta Frank De Boer che si fa ipnotizzare da Toldo.

L’immagine dell’estremo difensore Azzurro che esulta aggrappato al palo diventerà quella simbolo della sua carriera, ma non è finita.

L’Italia soffre come non mai e fatica anche solo a superare la metà campo e al 62’ viene assegnato un altro penalty all’Olanda. Questa volta a calciarlo è Kluivert che si deve arrendere al palo. In un modo o nell’altro gli Azzurri riescono a portare la sfida ai calci di rigore.

Batte prima l’Italia con Di Biagio che, mettendo la palla sotto il sette cancella finalmente l’errore fatto due anni prima ai Mondiali. Tocca poi a De Boer che, come accaduto nel primo tempo, si fa respingere il tiro da Toldo. E’ poi il turno di Pessotto, che spiazza Van der Sar, e si arriva così a Stam che spara in curva. Il terzo rigore Azzurro è affidato a Totti che si prende di prepotenza un posto nella storia insaccando con un cucchiaio. Per l’Olanda va poi sul dischetto Kluivert che questa volta segna, mentre è capitan Maldini a prendersi la responsabilità di trasformare il primo match point. Parato. I padroni di casa hanno una possibilità per rientrare in partita, ma Toldo si trasforma ancora in un muro: conclusione di Bosvelt, il portierone Azzurro si tuffa sulla sua destra e in un colpo solo spinge l’Italia in finale e mette il sigillo su una prova che nessun tifoso dimenticherà mai.

“Ad un certo punto ero arrivato a gridare a gran voce: tirate, tirate, tanto oggi prendo tutto”.

Niente male per un portiere che aveva sempre visto nei calci di rigore il suo incubo più grande.

“Dicevo sempre tra me e me ‘Ora mi fa goal, ora mi fa goal’ ed io restavo quasi paralizzato. Rispetto ad allora la differenza è che adesso quando l’avversario sta per calciare lo guardo negli occhi e mi dico ‘Ora te lo paro’”.

Quell’Europeo per l’Italia si chiuderà con la più atroce delle delusioni, ovvero la sconfitta contro la Francia in una finale che sembrava già vinta. Buffon, una volta ristabilitosi, si riprenderà i suoi galloni da titolare, ma ad attendere Toldo ci saranno altre soddisfazioni.

I destini dei due si incroceranno di nuovo in sede di mercato nell’estate del 2001, quando le avventure di entrambi rispettivamente alla Fiorentina e al Parma sono ormai giunte alla conclusione. Il Barcellona è alla ricerca di un grande portiere e sa che in Italia ce ne sono due di valore eccelso. Questa volta ad avere la meglio è Toldo che viene preferito a Buffon. Con la Fiorentina è tutto fatto: cinquantacinque miliardi di lire più il prestito di Mikel Arteta. Vittorio Cecchi Gori, dimenticando per un attimo che sta cedendo i suoi pezzi pregiati perché la Fiorentina sta attraversando una crisi economica che la condurrà dritta fino al fallimento, chiederà a Mario Sconcerti (noto giornalista e allora amministratore delegato viola) di strappare il cartellino di Rivaldo in cambio. Il brasiliano in viola ovviamente non arriverà mai, ma anche Toldo non difenderà mai la porta blaugrana, così come non la difenderà Buffon.

Può restare in Italia e andare al Parma a sostituire la sua ‘nemesi’, ma i suoi piani per il futuro sono altri: vuole un club glorioso.

Approderà quindi all’Inter, dove chiuderà la sua carriera nove anni dopo. In nerazzurro vincerà cinque Scudetti, tre Coppe Italia ed una Champions League, ma solo le prime quattro stagioni saranno vissute da titolare.

“Ero ad un passo dalla firma con il Barcellona, ma quando seppi dell’interessamento dell’Inter non esitati: volevo un grande club italiano e sono sempre stato orgoglioso di questa scelta”.

E’ stato uno dei più grandi portieri italiani di sempre e si è guadagnato un posto nel cuore degli appassionati con la sua semplicità e le sue parate. C’è stato un momento nella sua carriera nella quale è stato uno dei due migliori al mondo, ‘peccato’ che l’altro giocasse in Nazionale con lui.