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René Higuita, 'El Loco' che ha rivoluzionato il ruolo del portiere

08:30 CEST 27/08/20
Higuita René Colombia World Cup 1990
I rigori parati e segnati, i dribbling e i goal, la beffa Mondiale e la parata dello Scorpione: René Higuita, il rivoluzionario portiere colombiano.

Già nel suo aspetto fisico era distante anni luce dal prototipo del portiere ideale che si aveva in Italia, incarnato dal capitano azzurro del Mundial 1982, Dino Zoff. Lunghi capelli ricci che gli scendevano fin sotto le spalle, folti baffoni neri e ghigno beffardo che rivolgeva spesso ai suoi avversari, René Higuita era alto appena un metro e 75 centimetri per 72 chilogrammi di peso forma (che spesso e volentieri eccedeva), eppure aveva qualcosa che lo rendeva un campione unico nel suo genere.

Al di là di un'indubbia 'follia' nell'interpretazione del ruolo, per la quale era soprannominato 'El Loco', il colombiano possedeva infatti straordinari mezzi tecnici, grazie ai quali aveva sviluppato un'abilità fuori dal comune con la palla fra i piedi e nei calci piazzati, legata anche ai suoi trascorsi da attaccante, e un gusto innato per lo spettacolo. Il motivo per cui scendeva in campo non era soltanto vincere, ma far vivere ai tifosi delle emozioni uniche.

Se fuori dal campo la sua vita, per citare Vasco Rossi, è stata piena di guai, come giocatore il portiere sudamericano era invece un grande atleta. I duri allenamenti cui si sottopone gli permettono di sviluppare un'eccezionale elasticità e forza sulle gambe, che si traduce in una grande agilità fra i pali. 

DAGLI ESORDI AI VERTICI MONDIALI

José René Higuita Zapata nasce a Medellin il 27 agosto 1966. Cresce senza padre e dopo pochi anni perde anche la mamma, Marìa Dioselina. A occuparsi di lui è allora la nonna materna. Ma ci sono pochi soldi e René, per mantenersi da vivere, vende giornali per strada fino all'adolescenza. La scintilla per il calcio scocca a scuola. Schierato da attaccante, René partecipa a un torneo scolastico ma accade che il portiere della sua squadra si infortuna. A quel punto è lui a prenderne il posto e farà così bene che da quel giorno quello sarà il suo ruolo.

Entra nelle Giovanili dei Millonarios, con cui debutta nella massima Serie colombiana nel 1985, caratterizzandosi subito per la sua estrosità frai i pali. Le buone prestazioni attirano l'interesse dell'Atletico Nacionál, il club finanziato dal re del narcotraffico, Pablo Escobar Gaviria, che punta a scalare le gerarchie del calcio colombiano e si assicura i migliori giocatori locali. 

"È completamente matto, - scrive nella sua relazione il talent scout dei biancoverdi - ma è anche un fuoriclasse".

Nei Los Verdolagas avviene l'incontro con il tecnico Francisco Maturana, che si rivela decisivo per la sua carriera. 'El Chaco' è un cultore della zona e pratica un calcio all'avanguardia, che prevede che l'azione parta dal basso. Higuita, con la sua abilità a giocare il pallone con i piedi, diventa una pedina fondamentale del suo gioco. 

René non si limita però a smistare la sfera verso i suoi compagni, ma fa cose che da un portiere non si erano mai viste prima. Così si lancia a strappar palla agli attaccanti e, di gran carriera, a saltare in dribbling diversi avversari fino alla metà campo e talvolta anche oltre. Quando c'è la possibilità, non disdegna il colpo di tacco. Si rivela inoltre molto abile nel calciare i rigori e nel battere i calci di punizione. Un vero incubo per chi ci gioca contro, che vedendolo così sicuro e deciso nel fare quei numeri, non può non risentirne sul piano psicologico.

"Nel calcio chi non rischia non vince", era il suo motto.

La crescita dell'Atletico Nacionál è costante. Nel 1988 la squadra si piazza al 2° posto in campionato e conquista la qualificazione alla Copa Libertadores. Higuita, assieme al giovane difensore Andrés Escobar, è il leader indiscusso della squadra, e il 1989 sarà l'anno doro. Benché il campionato colombiano venga addirittura sospeso per l'omicidio dell'arbitro Alvaro Ortega (sono gli anni del narcofutbol), l'Atletico Nacionál vince a maggio, prima formazione colombiana a riuscirci, la Copa Libertadores e successivamente la Copa Interamericana.

Dopo un 2° posto nel gruppo eliminatorio dietro proprio ai Millonarios, i biancoverdi sono protagonisti in Libertadores di un cammino avvincente nella fase ad eliminazione diretta. Agli ottavi hanno la meglio sugli argentini del Racing Avellaneda (2-0 e sconfitta per 1-2 al ritorno), ai quarti si prendono la rivincita sui Millonarios (1-0 in casa e 1-1 al ritorno), mentre in semifinale travolgono letteralmente gli uruguayani del Danubio (0-0 a Montevideo e un netto 6-0 al ritorno all'Estadio Atanasio Girardot).

La doppia finale si gioca con i paraguayani dell'Olimpia e passa alla storia per una delle più incredibili serie di rigore di sempre, con 18 tiri dal dischetto, di cui 9 falliti (5 dall'Olimpia e 4 dal Nacionál). L'allievo Maturana sfida il maestro Cubilla, di cui era stato l'assistente. La gara di andata ad Asunción è senza storia, e vede i padroni di casa imporsi 2-0 con  una rete per tempo. Al ritorno, che si gioca a Bogotà, però, Higuita e compagni fanno l'impresa. Il portiere, in particolare, disputa quella che può definirsi la sua partita perfetta. Nel secondo tempo un autogoal e un colpo di testa di Usuriaga rimettono in carreggiata i biancoverdi, e la gara, in un clima infuocato, va ai supplementari. Il punteggio non cambia nemmeno nell'extra time e tutto si decide ai calci di rigore.

Ed è qui che 'El Loco' si prende la scena. Para subito il primo rigore calciato dal portiere avversario Almeida, ma i paraguayani sono freddi e trasformano i successivi 4. Dopo l'errore di Alexis García, con una botta centrale Higuita segna il 5° penalty per i suoi e riporta in parità il risultato. Si va ad oltranza e il portiere colombiano neutralizza altri 3 rigori, altrettanti però ne sbagliano i suoi compagni. In un finale thriller, Baron spedisce alto il penalty decisivo per l'Olimpia, mentre Leonel Álvarez non fallisce e manda in estasi tutto il popolo biancoverde. L'Atletico Nacionál è campione del Sudamerica e il nome di Higuita è ormai conosciuto a livello mondiale.

Qualche mese più tardi dopo il trionfo in Libertadores la squadra di Maturana strapazza i messicani del Pumas UNAL, aggiudicandosi la Copa Interamericana, ed è pronta a giocarsi il titolo di campione del mondo per club nella Coppa Intercontinentale. Di fronte il Milan di Sacchi, che pratica un calcio simile a quello dei colombiani e ha in squadra grandi campioni.

Il 17 dicembre del 1989 a Tokyo le due squadre di fatto si annullano, e i pochi brividi li regala il portiere colombiano con le consuete giocate con i piedi. La più rischiosa è sicuramente il dribbling con cui va via a Van Basten e si proietta fino a centrocampo. Lo 0-0 sembra destinato a reggere fino ai rigori, con Higuita che già sogna di ripetere lo show visto con l'Olimpia. Invece sarà decisivo un altro subentrato, Chicco Evani, che a un minuto dalla fine dell'extra-time beffa su punizione l'istrionico estremo difensore. 

"Una cosa non ho mai capito. - rivelerà - Come si piazza la barriera. Se il portiere sono io, non capisco a cosa serva quel muro davanti sui calci di punizione. Ma niente, il mondo del calcio è così, le cose non vuole cambiarle mai. 'La barriera si deve mettere', mi dicevano tutti, finanche Maturana, e io Maturana lo ascoltavo. Ho perso il conto delle partite perse per colpa di un goal preso su calcio di punizione. Pure quella volta a Tokyo, finale di Coppa intercontinentale contro il Milan, minuto 119, goal di Chicco Evani: quando tutto il Milan ormai tremava all’idea di farsi parare da me i calci di rigore".

IL GOAL-BEFFA DI MILLA E L'ESPERIENZA IN EUROPA

Parallelamente all'ascesa con l'Atletico Nacionál, Higuita inizia a difendere anche la porta della Nazionale colombiana, guidata anch'essa da 'Pacho' Maturana. Debutta con i Cafeteros nella Copa America 1987, chiusa al 3° posto dopo aver perso ai supplementari con il Cile la semifinale e aver battuto 2-1 l'Argentina campione del Mondo di Diego Maradona nella finale per il 3° posto. 

Il vero obiettivo della Colombia sono però i Mondiali di Italia 90'. I sudamericani si qualificano vincendo lo spareggio con Israele e, inseriti nel Gruppo D, terminano terzi dietro Germania Ovest e Jugoslavia e affrontano agli ottavi il Camerun, primo nel Gruppo B, al San Paolo di Napoli. Sulla carta è una sfida alla portata dei ragazzi di Maturana, ma i Leoni indomabili tengono testa ai sudamericani e al 106' trovano il vantaggio con un guizzo del vecchio Milla.

La Colombia allora si sbilancia alla ricerca del pareggio, e Higuita compie l'errore che segnerà la sua carriera: portatosi sulla trequarti come suo solito, scambia con Perea, che gli restituisce maldestramente il pallone con un passaggio orizzontale: il portiere riesce soltanto a spostarsi la palla sul destro ma per sua sfortuna Milla ha capito tutto, ed entrato in possesso della sfera, si invola in contropiede inseguito dal colombiano che non può rimediare e subisce il beffardo 2-0. 

La rete di Redin servirà soltanto a ridurre le distanze, ma il sogno della Colombia di andare avanti si spegne con quell'errore. Per 'El Loco' è un vero e proprio shock. Nelle due stagioni seguenti con l'Atletico Nacionál vince un titolo colombiano nel 1991 e per 2 volte è eliminato in semifinale di Copa Libertadores dai paraguayani dell'Olimpia, che si prendono la loro rivincita. 

Nell'estate 1991 il portiere lascia la Colombia per tentare un'avventura europea con il Valladolid, club nel quale è approdato in panchina il suo mentore, Maturana. Con lui ci sono anche Valderrama e Leonel Álvarez. L'impatto con un calcio tattico come quello europeo si rivela tuttavia disastroso e Higuita in biancoviola farà flop, tornando in biancoverde nel 1992/93.

L'AMICIZIA CON PABLO ESCOBAR E IL CARCERE

In Colombia intanto la situazione inizia a farsi pesante dopo che nel 1991 Pablo Escobar si consegna spontaneamente alle autorità per evitare l'estradizione negli Stati Uniti. Rinchiuso nella sua prigione privata, 'La Catedral', continua a gestire da lì a dirigere i suoi traffici, ma il 1992 vede l'ascesa del gruppo paramilitare dei 'Los Pepes', acronimo spagnolo per 'Perseguidos por Pablo Escobar', letteralmente "Perseguitati da Pablo Escobar", che ingaggia una sanguinosa guerra contro il Cartello di Medellin e i suoi seguaci, alleandosi poi con il Cartello di Cali.

Ora, molti giocatori dell'Atletico Nacionál avevano sviluppato un rapporto di riconoscenza e in taluni casi di amicizia con 'El Patrón", che a sua volta amava o aveva stima dei suoi calciatori, invitandogli spesso nel suo ranch per festeggiare le vittorie e non solo. Fra i calciatori più apprezzati da Pablo Escobar c'era sicuramente René Higuita, ma l'amicizia fra il re del narcotraffico e il portiere causerà a quest'ultimo numerosi guai.

Fa scalpore nel 1991 la sua visita al boss a 'La Catedral'. Sicuramente altri giocatori lo avevano fatto in incognito, lui però è l'unico ad ammetterlo pubblicamente e questo lo metterà in cattiva luce agli occhi dei narcos rivali. Persino la Nazionale colombiana, ma lo si saprà solo in seguito, gioca in segreto un'amichevole nel campo del carcere. La situazione peggiora quando Pablo evade e inizia la sua latitanza.

A causa del rapporto con Pablo, Higuita perde la Nazionale ed è escluso dalle qualificazioni mondiali. L'annus horribilis di René è il 1993. Il 2 dicembre 'El Patrón' è assassinato sui tetti di Medellin. Due giorni dopo il portiere è accusato di aver fatto da mediatore nel sequestro di una bambina di 13 anni rapita dai narcos, e viene arrestato e detenuto in carcere per 7 mesi. La sua reputazione è di fatto distrutta e la sua immagine compromessa. Da eroe nazionale, Higuita diventa un nemico pubblico e un cattivo esempio.

"Escobar è stato anche un membro del Congresso, ma quando iniziarono i guai con la polizia finirono in mezzo anche i suoi amici. - ha dichiarato nel giugno 2020 a 'Fox Sports' - Mi arrestarono con l’accusa di aver fatto da mediatore durante un rapimento avvenuto poco prima ma, dopo otto giorni, mi dissero che non mi avrebbero incriminato se gli avessi consegnato loro Pablo. Io risposi che non sapevo nulla e che, anche se avessi saputo, non avrei detto nulla. Era compito delle autorità, non mio".

"Così mi misero su un elicottero e scortarono fino a Bogotà, con un trattamento che non è stato riservato nemmeno al peggior trafficante di droga. E continuavano a insistere, ma io non avevo informazioni. Io ero grato a Escobar perché, quando ero un bambino, aveva illuminato i campi da calcio quando nessun altro lo aveva fatto. Come potevo non ringraziarlo? Io sono stato amico di Pablo, ma questo non vuol dire che sia un narcotrafficante. Quando si è famosi basta un episodio e si dà subito un’interpretazione alle cose: fai la foto con un politico e sei anche tu un politico, la fai con un narcotrafficante e vieni associato ai narcos".

"Sono stato un calciatore ed è quello che più mi riempie di orgoglio. A qualcuno piacerà, ad altri meno. Alla fine lo capirono anche le autorità che ero innocente e mi lasciarono andare. Il primo giorno che sono entrato in prigione mi dicevo: 'Domani esco', e così è stato ogni giorno durante i 7 mesi passati dietro le sbarre. Ma mi hanno sempre trattato bene perché lo sapevano tutti che ero innocente".

Mentre in Colombia si scatena una violenta guerra di potere fra i cartelli della droga, che genera un clima di terrore, la detenzione fa perdere al 'Loco' i Mondiali di USA '94. 

LA PARATA DELLO SCORPIONE

I Cafeteros, dopo aver fatto sognare nelle qualificazioni, privi del loro leader e condizionati da forti pressioni esterne, escono al Primo turno. Andrés Escobar, compagno di tante battaglie sul campo di René, paga con la vita l'autogoal con gli Stati Uniti. Il cartello di Cali assume il predominio nel narcotraffico. Per la Colombia sono anni difficili, finché nel 1995 anche i rivali del 'Patrón' cadono e inizia una nuova era nella storia del Paese.

Anche Higuita, lentamente, risale la china. Nel 1994 vince con l'Atletico Nacionál il suo secondo campionato colombiano e nel 1995 è nuovamente protagonista in Copa Libertadores. Nelle semifinali contro il River Plate torna a stupire il Mondo, e lo fa decidendo la gara di andata con uno spettacolare calcio di punizione. Gli argentini si impongono 1-0 al ritorno e il passaggio alla finale si decide ai rigori. Higuita si prende nuovamente la scena parando il rigore decisivo ad Almeyda (finisce 8-7) e si riconcilia definitivamente con i suoi tifosi. I brasiliani del Gremio, trascinati dal giovane Jardel, hanno tuttavia la meglio in finale.

Le buone prestazioni permettono al 'Loco' di riconquistare anche la maglia della Colombia, con cui, il 6 settembre 1995, gioca in amichevole a Wembley. Nel tempio del calcio realizza quella che è universalmente considerata come la parata più spettacolare della storia. Su un tiro-cross di Redknapp dalla sinistra, apparentemente innoquo, anziché bloccare il pallone in presa, lo lascia scorrere alle sue spalle, quindi, dandosi lo slancio con le braccia, lo respinge in avanti con entrambe le suole. È 'la parata dello scorpione', il gesto tecnico che lo consacra come fenomeno a livello globale. Provato più volte in allenamento, lo esegue per la prima volta in partita.

Diventerà un marchio di fabbrica.

"I bambini sono sempre stati la mia fonte d’ispirazione. - spiegherà - Li ho sempre visti giocare in strada o nei parchi, cercavano sempre il colpo ad effetto, la sforbiciata! Un giorno mi sono detto che sarebbe stato bello provare a farla al contrario. E quel giorno in Inghilterra è arrivata la palla che aspettavo da anni!".

IN CAMPO FINO A 43 ANNI

Con l'Atletico Nacional Higuita gioca fino al 1997, aggiungendo al suo palmarés anche una seconda Copa Interamericana sempre nel 1995. Poi il portiere inizia un lungo girovagare, ma con l'età che avanza, perde lo smalto dei tempi migliori. Si trasferisce al Tiburones di Veracruz, in Messico. Torna in Colombia, prima all’Independiente Medellin, poi al Cartagena e infine allo Junior Barranquilla. Nel 1999 chiude con la Nazionale, con 3 goal realizzati in 68 presenze.

Il suo nome è molto chiacchierato per i vizi fuori dal campo. Fa un’avventura a Panama, al Chorrillo FC, quindi gioca di nuovo Colombia al Bajo Cauca. Passa in Ecuador, all’Aucas, dove nel 2004 viene trovato positivo alla cocaina e squalificato. Tre anni dopo, nel 2007, gioca anche in Venezuela al Guaros de Lara. Le sue ultime esperienze sono in Colombia, col Deportivo Rionegro e il Deportivo Pereira, dove nel 2009, dopo 450 gare ufficiali, 5 titoli e 41 goal totali segnati, a 43 anni mette fine alla sua carriera. Nel 2008 aveva eseguito per l'ultima volta la parata dello scorpione.

"Sono un povero peccatore", dichiara in occasione della sua partita di addio, organizzata nel gennaio 2010 allo Stadio Atanasio Girardot di Medellin.

Fuori dal campo nel 2005 partecipa al corrispettivo colombiano dell'Isola dei famosi, mentre nel 2011 si candida a sindaco di Guarne, piccolo comune vicino a Medellin. Diventa preparatore dei portieri, ruolo che ricopre prima al Valladolid, poi all'Al-Nassr, in Arabia Saudita. Tornato in Colombia, dal 2017 lavora con l'Atletico Nacionál.

Nel 2014 sferra un pugno in faccia a un giornalista che gli chiede del suo legame con Pablo Escobar, nel 2018 la provocazione di un tifoso avversario sortisce il medesimo epilogo. Ma l'Higuita di oggi è anche un uomo impegnato nel sociale. È lui l'unico calciatore presente all'inaugurazione nel 2019 della Cittadella sportiva di Belén, intitolata ad Andrés Escobar.

Al di là dei suoi vizi e delle sue cadute, il mondo del calcio lo ricorderà sempre per la sua parata più iconica, la sua umanità e il suo ghigno beffardo proprio di chi è stato un fenomeno e un genio, come testimoniano i tanti followers sui social.

"Leonardo da Vinci fu un genio totale, eppure molti lo ricordano solo per la Gioconda. Dite Michelangelo, e tutti pensano alla Pietà. Dite il mio nome e vi verrà in mente la parata dello scorpione".