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Yksel Osmanovski SwedenGetty

Il ‘Principe del Ricamo’: Yksel Osmanovski, l’idolo di Ibrahimovic

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È svedese, ma il suo cognome racconta di chiare origini slave. È cresciuto a Rosengard, una delle zone più dure dell’intera Scandinavia, e tra le strade del suo quartiere ha iniziato a giocare a calcio. Attaccante dotato di grande tecnica, è partito dal Malmö per iniziare un lungo viaggio che l’ha portato anche in Italia, oltre che a vestire la maglia della Nazionale.

Sembra la descrizione di Zlatan Ibrahimovic, ma Ibrahimovic non è. È questo invece il ritratto di un ex calciatore che con ‘Ibra’ ha evidentemente avuto molto in comune. Così tanto, che lo stesso fuoriclasse svedese ha intravisto in lui un grande punto di riferimento. O forse qualcosa di più.

“Ibrahimovic è più giovane di me - ha spiegato a ‘Radio Biancorossa’ - Un giorno mi chiese un autografo, io ero il suo idolo”.

Yksel Osmanovski non ha lasciato nel mondo del calcio la stessa impronta di Ibrahimovic, ma c’è stato un periodo nel quale era lui a rappresentare la grande speranza del calcio svedese. Figlio di immigrati macedoni, sull’asfalto di Rosengard ha capito che cadere vuol dire farsi male e la cosa lo ha portato ad avere oltre che una naturale propensione per il dribbling, anche una notevole bravura nel puntare l’avversario e scappargli via.

E’ stata questa dote, in particolare, che da giovanissimo l’ha portato ad essere considerato un talento di valore assoluto, un ragazzo così forte da guadagnarsi presto le attenzioni di importanti club europei.

Osmanovski è arrivato dove è arrivato sfidando non solo i difensori, ma anche quelle diffidenze che ai tempi del suo approdo nel giro delle rappresentative svedesi, era ancora normalità.

“Non c’è nulla che io possa fare in tal senso - ha spiegato nel 2000 a ‘Aftonbladet’ - Venti o trenta anni fa non c’erano così tanti stranieri in Svezia ed erano pochi quelli che arrivavano in Nazionale. Adesso è diverso, è normale che ci siano delle diversità. Pensiamo all’Olanda, nella loro Nazionale ci sono giocatori provenienti da ogni parte del mondo e nessuno se ne lamenta. Guardate la Francia, è diventata campione del mondo così”.

E’ la punta di diamante del Malmö quando Zlatan Ibrahimovic inizia a far intravedere nel settore giovanile del club doti fuori dal comune. Mentre Osmanovski si fa un nome e comincia a perforare le difese avversarie con sempre maggiore continuità, Ibra muove i primi passi in un mondo, quello del calcio, del quale poi diventerà uno dei re.

In Osmanovski vede un ragazzo dal ‘cognome strano’ come il suo che, proprio come lui, ha iniziato una ricorsa da lontano ed è per questo che sogna di ripercorrere i suoi stessi passi.

“Per lui ero una specie di modello, perché venivamo dalla stessa zona - ha ricordato a ‘Expressen’ - Gli dissi che la scuola era importante, che doveva lavorare sodo e che non ci sono scorciatoie”.

Osmanovski esordisce nella prima squadra del Malmö nel 1995, quando ha solo 18 anni. La prima stagione gli serve per prendere confidenza con il calcio dei ‘grandi’ e infatti i minuti in campo saranno pochi. Già nell’annata successiva le presenze saliranno a 20 condite da cinque goal, mentre nella terza le reti saranno dieci in 26 partite.

A questo punto è già tutto pronto per il passo successivo e quelli sono anni nei quali se arriva una chiamata dalla Serie A non si può proprio dire di no. A decidere di puntare forte su di lui è il Bari, una società che ha l’ambizione di aprire un ciclo importante.

La Puglia rappresenta quanto di più diverso possa esserci da Malmö, ma sa che prima di lui molti svedesi si sono già trovati bene in quella realtà.

“Il Bari aveva già portato in Puglia altri giocatori svedesi come Kenneth Andersson e Klas Ingesson - racconterà a ‘Radio Biancorossa’ - Carlo Regalia venne in Svezia per visionare Daniel Andersson, ma poi decise di prendere anche me”.

Quando Osmanovski lascerà il Malmö per iniziare la sua avventura italiana, a prendere il suo posto in attacco sarà proprio Zlatan Ibrahimovic, al quale verrà affibbiato il soprannome, e non fu un caso, di ‘Nuovo Osmanovski’.

“E’ una cosa divertente - ha svelato a ‘Expressen’ - Lui ha avuto una carriera fantastica e quindi è incredibile il fatto che lo chiamassero il ‘Nuovo Osmanovski’”.

Detta così, e considerata quella che poi sarà la carriera di Ibrahimovic, la cosa può effettivamente fare in un certo senso sorridere, ma in quegli anni essere paragonato a Osmanovski in Svezia rappresenta più che un semplice complimento.

Il Bari nel quale approda è una squadra al secondo campionato consecutivo in Serie A. Il club, nel corso dell’estate, ha ceduto all’Inter il suo gioiello più splendente, Nicola Ventola, ed ha anche salutato due perni del centrocampo come Ingesson e Volpi. Quella che viene però messa a disposizione di Eugenio Fascetti è una rosa comunque importante, che ha tutto per vivere un campionato da buona protagonista.

La difesa della porta è affidata a Franco Mancini, uno dei portieri più ‘moderni’ dell’intera storia del calcio italiano, il pacchetto arretrato è composto da tre elementi di grande affidamento come Neqrouz, Garzya e Innocenti, mentre gli esterni vengono presidiati da Bressan e quel Gianluca Zambrotta, che proprio a Bari si imporrà come uno degli esterni più promettenti della Serie A, prima di consacrarsi come uno dei più forti in assoluto della sua generazione. Le chiavi del centrocampo vengono affidate a Daniel Andersson, al cui fianco agisce De Ascentis, e in avanti a Osmanovski tocca il compito di supportare Philemon Masinga.

I due sono complementari e insieme andranno a formare una coppia che ancora oggi è tra le più amate in assoluto dalla tifoseria barese. E’ Osmanovski, che gioca da seconda punta, a creare con i suoi dribbling e le sue giocate gli spazi per il centravanti sudafricano, che tra i due è quello più dotato di confidenza con la rete.

Sembrano nati per giocare l’uno con l’altro e se Masinga fa dello strapotere fisico la sua arma migliore, Osmanovski grazie alle sue qualità si guadagna il soprannome di ‘Principe del Ricamo’.

Yksel Osmanovski BariGetty

Il fiuto per la rete non è il pezzo forte del repertorio, e i soli sei goal segnati nella sua prima stagione in Italia stanno a dimostrarlo, ma quando è in giornata è una gioia per gli occhi e comunque quando finisce sul tabellino dei marcatori generalmente è decisivo.

Il 7 marzo 1999 realizza un goal che permette al Bari di battere al San Nicola l’Inter 1-0, mentre un paio di settimane più tardi metterà a segno una doppietta a San Siro, che porterà i ‘Galletti’ ad un soffio da uno storico successo contro quel Milan di Zaccheroni, che poi si laureerà campione d’Italia. Solo un rigore trasformato da Ganz in pieno recupero consentirà ai meneghini di portare a casa un punto che poi, a conti fatti, si rivelerà decisivo.

“Segnai una doppietta in quella partita contro il Milan e restammo in vantaggio fino al 94’, fino a quando assegnarono loro un calcio di rigore. E’ una cosa abbastanza normale in Italia: spesso alle grandi squadre viene dato un aiuto nel finale…”.

La storica vittoria contro il Milan non arriva, ma intanto a Osmanovski bastano pochi mesi per capire che ha un feeling particolare con le squadre meneghine.

“Ho segnato anche contro l’Inter, c’è stato un periodo nel quale eravamo la loro bestia nera. Abbiamo vinto spesso contro di loro, sia in casa che fuori. Ad un certo punto abbiamo iniziato a dirci ‘Giochiamo contro l’Inter, abbiamo già i tre punti in tasca’”.

Il Bari intanto corre veloce in campionato tanto che chiude la stagione al decimo posto, ovvero un risultato che vale la possibilità di partecipare alla Coppa Intertoto. Giocare in Europa rappresenterebbe un qualcosa di incredibile per un’intera città, ma la società decide di rinunciarvi. “Entreremo in Europa dalla porta principale” dirà il presidente Vincenzo Matarrese. I fatti gli daranno torto.

Nella sua seconda annata a Bari, complici anche i tanti problemi fisici con i quali Masinga è costretto a fare i conti, Osmanovski si impone, con sette goal, come migliore marcatore stagionale della squadra, il tutto mentre alle spalle dei due sta iniziando a farsi spazio un ragazzo del quale tutti parlano come di un potenziale fenomeno: Antonio Cassano.

La terza stagione in biancorosso sarà la più dura in assoluto. Un ciclo intanto si è già chiuso e il gruppo non riesce a ripetere quanto di buono fatto nelle annate precedenti. Osmanovski è uno dei titolari inamovibili di quella squadra, ma sempre più spesso viene schierato da esterno e lontano dalla porta. La cosa si traduce in un unico goal in campionato che non serve ad evitare la più dolora delle retrocessioni.

Del Bari di Fascetti, la squadra probabilmente più bella e forte dell’intera storia del club, non resta ormai più nulla. I gioielli di casa biancorossa fanno uno ad uno le valigie per andare altrove e anche Osmanovski, a tre anni dal suo arrivo, saluta la Puglia.

Quando andrà via, lo farà dopo essersi guadagnato, insieme al ‘gemelloPhil Masinga, l’affetto ed il rispetto di un’intera tifoseria.

“Di Phil ricorderò per sempre il sorriso, era una brava persona - ha ricordato a ‘Radio Biancorossa’ - In campo avevamo un buon feeling. Se ne è andato via troppo presto, mi è dispiaciuto sapere della sua morte”.

Osmanovski ripartirà dal Torino nell’estate del 2001. Il club granata investirà 5 miliardi di lire pur di farlo suo. Nelle idee della società, deve essere lui l’uomo capace di garantire tanta qualità e innescare Cristiano Lucarelli.

“Abbiamo avuto un timido approccio con Beppe Signori - svelerà il presidente del Torino, Tilli Romero- ma il nostro primo obiettivo è sempre stato Osmanovski. E’ lui il giocatore più adatto alle caratteristiche della nostra squadra”.
Osmanovski Torino

L’avventura all’ombra della Mole si rivelerà deludente e già dopo nove partite farà i bagagli per trasferirsi in prestito al Bordeaux. Quando tornerà lo farà per assistere, da attore non protagonista, alla retrocessione della squadra in Serie B e anche in serie cadetta non riuscirà più a fare la differenza.

A ventisette anni, quando la maggior parte dei giocatori sono pronti a vivere la fase migliore della sua carriera, Osmanovski si riscopre già sul viale di un tramonto che lo riporterà lì dove tutto era iniziato: al Malmö.

“Per me l’aspetto sportivo viene prima di tutto - spiegherà al sito ufficiale del club svedese - Se ne avessi fatto una questione di soldi, sarei rimasto in Italia, visto che avevo alcune offerte da club di Serie B. Sono di nuovo a casa, ho sempre saputo nel mio cuore che un giorno sarei tornato al Malmö”.

Osmanovski vivrà in Svezia le sue ultime tre stagioni da calciatore, il tempo di giocare la quindicesima ed ultima partita con la maglia della Nazionale addosso, e di riassaporare, dopo oltre due anni, la gioia di un goal in campionato.

Si ritirerà ad appena trentuno anni e lo farà per iniziare una nuova carriera nel settore immobiliare.

La sua è stata una carriera tutto sommato breve e forse non all’altezza delle aspettative di molti. Nessuno però gli potrà mai togliere la soddisfazione di essere stato uno degli idoli di Zlatan Ibrahimovic: il più forte giocatore svedese di sempre. Il ’Nuovo Osmanovski’.

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