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Piatek HerthaGetty

I primi mesi di Piatek all'Hertha Berlino: tra panchine e goal

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Se c'è una squadra di Bundesliga che più di tutte le altre ha vissuto una stagione sulle montagne russe, quella è senza dubbio l'Hertha Berlino. Tra aspettative enormi, sempre più cresciute, e poi un modesto decimo posto a fine stagione. Ha iniziato l'anno con grandi cambiamenti: un nuovo allenatore dopo quattro anni e mezzo con Pal Dárdai - Ante Covic, promosso dalla seconda squadra - e soprattutto un nuovo investitore che ha rilevato il 49,9% della società: Lars Windhorst. Co-fondatore del gruppo di investimento Sapinda, ex "bambino prodigio" e soprattutto milionario, determinato a portare Berlino e la 'Alte Dame', la vecchia signora, nell'élite del calcio. A suon di acquisti costosi: Lukebakio, Ascacibar, Cunha, Tousart. Soprattutto, Krzysztof Piatek. Il più atteso di tutti.

Il polacco è arrivato dal Milan quasi sul gong del mercato di gennaio per quasi 30 milioni di euro. Pronti-via, il giorno dopo l'ufficialità ha subito messo piede in campo contro lo Schalke 04 in Bundesliga. Una mezz'ora, quasi come se dovesse prendere le misure per la sfida di DFB-Pokal giusto quattro giorni dopo. Alla Veltins-Arena partì titolare e non tradì le attese: goal e partita sontuosa, lavorando spalle e fronte alla porta negli spazi che la difesa dei Knappen gli concedeva. Alla fine l'Hertha, rimasto in inferiorità numerica, si arrese al supplementare e ad una rimonta entusiasmante dei padroni di casa. Con segnali, comunque, molto incoraggianti dall'ex Milan e Genoa.

L'Hertha a inizio febbraio era guidato da JürgenKlinsmann e viaggiava poco sopra la quota salvezza, costretto a guardarsi costantemente alle spalle. C'era aria di equilibrio precario: l'ex commissario tecnico di Mannschaft e Team USA era arrivato in corsa. Prima copriva un ruolo dirigenziale, poi ha firmato un contratto fino a fine anno. L'11 febbraio, dopo una pesante sconfitta interna contro il Mainz di Quaison, la scossa. Con un video su Facebook Klinsmann ha annunciato le dimissioni per mancanza di fiducia da parte della dirigenza e presunte incompatibilità. L'Hertha è finito nel caos. E Piatek con lui.

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Le ultime tre partite pre-lockdown con Alexander Nouri in panchina (vice di Klinsmann) sono state una sconfitta per 0-5 in casa contro il Colonia, un 3-3 in trasferta di rimonta sul Fortuna Düsseldorf e un 2-2 interno contro il Werder, sempre rimontando. Piatek ha contribuito soltanto con un goal su rigore nella seconda di queste, certo pesante, perché è valso il pareggio finale. Poi, per due mesi e mezzo, di calcio giocato non se n'è più parlato a causa del Coronavirus. A Berlino però hanno comunque apportato cambiamenti significativi. Anzi, il più significativo: l'allenatore.

Ad aprile Bruno Labbadia è diventato tecnico dell'Hertha firmando un contratto fino al 2022, dando finalmente quella stabilità e normalità che a Berlino cercavano da mesi. Senza paura di prendere decisioni pesanti se congeniali alla sua idea di calcio. Ovvero: compattezza e contropiede, cinismo e solidità. Uno con oltre 200 goal tra Bundes e Zweite, passato anche per il Bayern Monaco. Di goal se ne intende, di attaccanti pure. Per Piatek poteva essere un toccasana, sulla carta, ma all'inizio non è stato così: Labbadia ha insistito da subito su VedadIbisevic, suo fedelissimo da quando i due facevano coppia a Stoccarda conquistando l'Europa.

Nel 4-3-3 disegnato dall'ex allenatore del Wolfsburg non c'era posto per entrambi, almeno inizialmente. Lukebakio e Cunha larghi, il bosniaco centrale. Così Piatek ha dovuto ritagliarsi un ruolo per lui inusuale: attaccante di riserva, bomber della panchina.

Le prime cinque partite sotto Labbadia il polacco le ha sempre iniziate fuori, salvo poi subentrare a gara in corso negli ultimi 20-30 minuti. Un sistema che ha funzionato: il classe 1995 ha trovato il goal sia contro il Lipsia che contro l'Augsburg, segnando un rigore contro i Rotenbullen e poi su azione - il primo in Bundesliga - contro il club bavarese. Le buone prestazioni hanno convinto Labbadia a cambiare il proprio sistema di gioco e passare anche alle due punte per il finale di campionato. Piatek ha segnato un terzo goal contro l'Eintracht, ancora su azione, portando a cinque centri il bottino finale con l'Hertha, anche se André Silva gli ha poi rubato la scena.

I primi cinque mesi tedeschi dell'ex Genoa e Milan sono andati in archivio così, con 5 goal in 16 partite. Bottino non entusiasmante per uno che aveva stupito tutta la Serie A con 19 goal in 21 presenze con il Grifone nei primi 6 mesi in Italia. Il finale di stagione lascia però segnali molto incoraggianti per il futuro. Sia per il polacco, sia per l'Hertha Berlino: Labbadia ne ha elogiato i miglioramenti e la continuità del progetto tecnico berlinese depone in favore del polacco. Con Ibisevic che va per i 36 anni, il futuro dell'attacco dell'Hertha è per il numero 7.

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