I record, si dice, sono fatti per essere battuti. Ce ne sono però alcuni che è impossibile superare, che sono scolpiti nel tempo e nella memoria.
A quest’ultima categoria appartiene quello detenuto da Ilario Castagner. Al termine della stagione 1978-1979, è diventato il primo allenatore nella storia del calcio italiano a chiudere un campionato di Serie A da imbattuto.
Un’impresa già di suo incredibile, ma che assume proporzioni ancora più grandi se si pensa che quel primato non l’ha ottenuto alla guida di una ‘grande’, bensì allenando il Perugia, ovvero una compagine che era solo alla sua quarta annata in massima serie.
Trenta partite che catapultarono quella squadra nella leggenda e, almeno per una volta, la ‘provincia del pallone’ in prima pagina.
IL PERUGIA DEI MIRACOLI
Ilario Castagner, dopo una discreta carriera da attaccante (proprio a Perugia, ad inizio anni ’60 e in Serie C riuscì a dare il meglio di sé in termini di prolificità), inizia la sua avventura da tecnico nel settore giovanile dell’Atalanta.
Il percorso che l’aveva portato in panchina era in realtà iniziato quando calcava ancora i campi da gioco, visto che aveva iniziato a frequentare il corso da allenatore quando giocava ancora nel Prato.
Il primo club ad offrirgli il controllo di una prima squadra fu il Perugia che, dopo anni senza troppi acuti in Serie B, individuò proprio in quel giovane tecnico solo trentaquattrenne, l’uomo giusto al quale affidare un progetto tutto nuovo.
Quello che forse nemmeno il presidente dei ‘Grifoni’, Franco D’Attoma, poteva immaginare, è che non solo Castagner avrebbe condotto subito la sua squadra in Serie A, ma che addirittura avrebbe dato vita al più bel ciclo dell’intera storia del club.
Un ottavo posto al primo anno in massima serie e poi due sesti, prima della storica annata 1978-1979. E’ quello un Perugia privo di Renato Curi, stella della squadra drammaticamente scomparsa un anno prima, ma che può contare su un gruppo solidissimo del quale Pierluigi Frosio è leader e capitano in difesa, e tra gli altri anche su un giovanissimo centrocampista che ha iniziato a far parlare molto bene di sé: Salvatore Bagni.
Il vero punto di forza di quella squadra è però il modo di stare in campo. Quel Perugia è la cosa più vicina in Italia al grande Ajax e propone un calcio che all’epoca veniva definito ‘totale’.
I ragazzi di Castagner partono bene in campionato inanellando tre vittorie (compreso una per 2-1 sul campo della Juventus) ed un pareggio nelle prime quattro uscite e alla sesta giornata, per la prima volta nella loro intera storia, si issano in vetta alla classifica.
Con il passare delle settimane la fiducia aumenta e ben presto inizia ad essere chiaro a tutti che proprio il Perugia può essere incredibilmente tra i protagonisti della corsa che conduce allo Scudetto.
I Grifoni volano e chiudono il girone d'andata il secondo posto alle spalle del solo Milan, che è distanziato di due lunghezze. La sensazione è quella che agli umbri, che intanto continuano ad inanellare risultati positivi, abbiano tutto per tentare il sorpasso, ma il girone di ritorno viene contraddistinto da troppi pareggi che ne rallentano la corsa.
Il Perugia del girone d’andata era altra cosa in termini di corsa e imprevedibilità e a tenerlo in cima sarà alla fine più la difesa (la migliore del torneo con sedici reti subite), piuttosto che l’attacco.
Alla fine ad imporsi, con un turno di anticipo, sarà il Milan di Niels Liedholm con tre lunghezze di vantaggio. I rossoneri perderanno tre partite in quel campionato, ma ne vinceranno diciassette contro le sole undici del Perugia.
Undici vittorie dunque e diciannove pareggi. Trenta partite senza perdere ed un secondo posto che ancora oggi rappresenta il miglior risultato ottenuto dal Perugia nella sua storia.
IL MILAN E L’INTER
Chiusa la sua straordinaria parentesi al Perugia al termine della stagione 1979-1980, Castagner riparte dalla Lazio, dove resterà un anno e mezzo. Nel 1982 poi verrà ingaggiato dal Milan che condurrà alla vittoria del campionato cadetto e ad una promozione in Serie A.
Confermato anche per la stagione successiva, nonostante un buon ottavo posto in classifica, viene esonerato a sei giornate dal termine a causa di divergenze con l’allora presidente rossonero Giussy Farina.
I buoni risultati ottenuti valgono comunque la chiamata dell’Inter che nel 1984 lo vuole alla guida di una squadra rafforzata da Brady e da Rummenigge.
L’obiettivo è lo Scudetto, che va però incredibilmente al Verona, mentre i nerazzurri si devono accontentare di un terzo posto (a -5 dalla vetta) e dall’approdo in semifinale di Coppa UEFA dove verranno eliminati dal Real Madrid.
La sua seconda stagione alla guida dell’Inter si concluderà con un esonerò che arriverà dopo diciannove partite (dieci delle quali in campionato).
L’ULTIMA PARTE DI CARRIERA
Quell’a dell’Inter resterà l’ultima avventura di Ilario Castagner sulla panchina di una ‘grande’. Ripartirà da Ascoli, dove resterà per due anni dal 1986 al 1988 sempre in Serie A e poi ripatirà dalla Serie B dove guiderà Pescara e Pisa senza togliersi grandi soddisfazioni.
Nel 1994 tornerà al suo Perugia, ma i tempi della Serie A sono lontani. Scende per la prima volta in carriera in C1, ma al primo tentativo vince il campionato riportando i Grifoni in Serie B.
Esonerato nel marzo del 1995, tornerà sulla panchina del Perugia nell’aprile del 1998 per centrare un’incredibile promozione in Serie A arrivata grazie ad una straordinaria rimonta e ad una vittoria ai rigori nello spareggio contro il Torino.
Quella successiva sarà la sua ultima stagione da allenatore. E’ quello il Perugia di Nakata e Castagner decide di dimettersi dopo venti giornate di campionato a seguito di divergenze con il presidente Luciano Gaucci.
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