"Infortuni inevitabili, tuteliamo i giocatori": Noisefeed Injuries pone di nuovo l'atleta al centro del calcio

Nicola Cavallo Gianluca Galliani NoisefeedGoal
Nel corso dell’ultima sosta relativa agli impegni delle Nazionali gli infortuni rimediati dai giocatori che fanno parte di uno o più club di Serie A sono stati almeno dieci: fatta eccezione per le positività al Covid-19 e per i problemi fisici di natura traumatica, cinque tra loro riguardano noie strettamente legate ai muscoli. Con buona pace della filosofia del “se si gioca di più, ci si diverte di più”. Evidentemente non è così.

In verità non è la prima volta nella storia recente del calcio che un periodo fitto di impegni e tendente alla saturazione del calendario crei non poche problematiche ai giocatori, prima ancora che ai club.

Uno degli ultimi sportivi a esternare il proprio disappunto è stato Thibaut Courtois, che alla vigilia della finale per il terzo e quarto posto in Nations League tra Italia e Belgio non ha nascosto una certa ritrosia nel disputare quella che, a detta sua, era una partita sostanzialmente inutile.

“Dobbiamo essere onesti, questa finale per il terzo e quarto posto ha solo un senso economico. […] È un male che non si parli di noi calciatori. Ora si parla addirittura della possibilità di giocare i Mondiali e gli Europei ogni anno: e noi quando riposiamo? Mai. Non siamo dei robot. Ci sono sempre più gare e meno riposo: nessuno si preoccupa di noi e degli infortuni”.

A dispetto di quanto affermato da Courtois, e in linea con la tendenza a un’analisi calcistica più completa, da diversi anni qualcuno a preoccuparsi dei giocatori, e dei relativi infortuni, c’è. In Italia, ad esempio, dal 2020 è attivo Noisefeed Injuries, database che raccoglie ed elabora i Big Data legati ai problemi fisici nel mondo del calcio, nato dall’omonima startup con sede a Chiavari (Noisefeed): un servizio essenziale sia per i club che per i calciatori stessi.

Ma come funziona Noisefeed Injuries? Negli scorsi giorni, proprio mentre il calcio si interroga sulla possibilità di organizzare i Mondiali ogni due anni, abbiamo avuto l’occasione di discuterne con Gianluca Galliani, che nel mese di luglio è entrato nel capitale sociale e nel Cda di Noisefeed.

“Questo prodotto è un po’ un unicum al mondo e permette di ricostruire tutto lo storico dei giocatori delle competizioni più importanti al mondo. Lo considero uno strumento che può essere utilizzato da tutti i club. Perché io in Noisefeed Injuries? È una tecnologia molto evoluta e molto importante che ha queste caratteristiche di operare in un mondo come quello del calcio che ben conosco e che amo profondamente”, racconta Galliani a Goal Italia.

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Il progetto ha già coinvolto numerosi club di Serie A, Serie B e internazionali: tra questi Milan, Roma, Udinese, Genoa, Empoli e per ultima l’Atalanta, nel massimo campionato, ma anche Monza, Parma, Cosenza, ed Everton, Leeds e Norwich.

Tra i clienti è possibile notare anche due Nazionali, quella svizzera e portoghese, oltre alla Liga MX, il massimo campionato messicano: qual è stata la risposta delle Federazioni?

“Serve molto anche alle Federazioni, anzi: per le Federazioni che non hanno sotto controllo i giocatori di continuo ha un’utilità importante, perché possono seguire sia i giocatori della loro Nazione che i giocatori delle squadre che affrontano”.

Andiamo sul concreto: come avviene la raccolta dati di Noisefeed Injuries?

“Noisefeed non ha alcun accesso alle cartelle cliniche dei calciatori. Abbiamo un algoritmo molto evoluto che attraverso una combinazione di dati riesce a sapere di ogni calciatore di tutto il mondo se gioca, non gioca e perché non gioca. Se per scelta tecnica, perché infortunato o perché va in panchina. Questo algoritmo riesce a combinare, in questo database, le partite disputate in tutto il mondo con il nostro motore di ricerca e con un controllo caratterizzato dal lavoro dei nostri data analyst: tutto ciò che ne viene fuori sorprende anche gli altri per l’accuratezza dei nostri dati, e ci chiedono ‘Ma come fate solo con le informazioni digitali a ricostruire in maniera così importante uno storico di questo tipo?’. Ci riusciamo”.

Si dice spesso che “il calcio non è una scienza esatta”. Quanto questo tipo di analisi dei dati rende il calcio più scientifico e meno imprevedibile?

“Credo che i dati siano fondamentali, un contributo essenziale per i professionisti del mondo del calcio. Credo però, essendo proprio i professionisti a utilizzare questi dati, che debbano essere essenzialmente le professionalità, e nel calcio ci sono e di altissimo livello, a fare proprie valutazioni. Noi ci mettiamo al servizio del club e dei nostri clienti mettendo a disposizione questi dati. È un contributo importante che va ad aggiungersi alle valutazioni personali del singolo professionista di ogni società”.

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Ritornando al tema centrale, il giocatore, come Noisefeed Injuries può aiutare l’atleta nel suo percorso di crescita o di recupero?

“È uno strumento utile a chi gestisce il calciatore. Il fatto di avere una ricostruzione degli infortuni aiuta chi allena e chi prepara il calciatore a fare dei piani mirati migliori. Aiuta chi lo cura ad avere un’evidenza delle problematiche che ha avuto nella sua carriera e un’evidenza di quanto un calciatore ci abbia messo a recuperare da un infortunio: e questo aiuta a non forzare i tempi. Lo considero uno strumento importante a tutela dell’integrità dei calciatori. Non nascondo che tra i motivi per cui sono entrato in Noisefeed ce n’è uno personale: io giocavo discretamente a calcio, mi sono rotto due crociati e di fatto ho smesso di giocare. E mi è capitato di essere in contesti in cui chi ti allenava non considerava minimamente le problematiche che uno ha avuto in passato e questo ti esponeva ai rischi di infortuni maggiori”.

Sfatiamo un mito, che è più demagogico che altro: il calciatore, che per molti è un privilegiato, è un lavoratore. Oltre a Courtois sono in molti a essersi schierati contro i calendari moderni: Klopp e Guardiola su tutti.  

“Sono totalmente d’accordo con loro e più volte ho detto che i calendari nel mondo del calcio, con frequenti spostamenti, tra l’altro in una fase pandemica che mette anche a rischio COVID, e con i ritmi scelti dalle Federazioni internazionali sono insostenibili. E inevitabilmente si va incontro a più infortuni, e lo stiamo vedendo quotidianamente, con spostamenti transoceanici con partite disputate nella giornata successiva ai voli. E c’è pure la volontà di aumentare queste competizioni! È chiaro ed evidente che in questo contesto è inevitabile che ci siano più infortuni, se non ci sarà una modifica ai calendari internazionali. È auspicabile che avvenga perché così non è sostenibile. Il calcio è uno sport di contatto: basta entrare negli spogliatoi a fine partita per rendersi conto che recuperare in uno o due giorni è difficile, perché in partita si va sempre incontro a contrasti e botte. Si sente sempre questo refrain dei tifosi: “Eh, ma con quello che guadagnano dovrebbero giocare tutti i giorni”, ma nella realtà dei fatti il corpo umano è il corpo umano. Puoi pagare un calciatore miliardi, milioni o farlo giocare gratis in serie inferiori, ma il discorso non cambia”.

La ragione per stilare un calendario così fitto quale può essere?

“I lavoratori del mondo del calcio che fanno i calciatori sono quei lavoratori che se la prendono pesantemente quando non vengono utilizzati: vorrebbero giocare sempre. E forse proprio per questo, a parte quella di Courtois o poche altre, non c’è una presa di posizione forte relativa a questi calendari che credo sia indispensabile per tutelare l’incolumità dei giocatori e la qualità stessa del gioco”.

Recentemente, Argentina, Brasile e i Paesi che compongono la CONMEBOL hanno apertamente dichiarato, tramite la Federazione sudamericana, che non prenderanno parte ai Mondiali ogni due anni: un segnale forte che ricorda a tutti un presupposto fondamentale, troppo spesso dimenticato e ricordato da progetti come Noisefeed Injuries. Il calciatore è un lavoratore come tutti e va tutelato, e la sua salute non va trascurata: ora, domani. Sempre.

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