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Il palo al Barcellona e la parabola al Milan: la strana carriera di Niang

12:40 CET 19/12/22
M'Baye Niang Milan Inter
La carriera fin qui sfortunata di M'Baye Niang: da "nuovo Henry" a giocatore giramondo. Tra treni persi e pali presi in pieno.
“Chi disse ‘preferisco avere fortuna che talento’ percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita: terrorizza che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro, e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre: e allora si vince. Oppure no: e allora si perde”. (Match Point – Woody Allen)

Se non avete mai anche solo sfiorato l’idea di guardare “Match Point” di Woody Allen, sappiate che non avete perso l’occasione della vita: sia chiaro, film interessante, in linea con gli altri del regista statunitense. O lo ami o lo odi: il primo minuto, però, è un po’ quel che ti convince a impiegare 2 orette della tua quotidianità davanti a uno schermo, magari in buona compagnia.

Un minuto, o poco meno, che potrebbe riassumere la carriera di molti giocatori: M’Baye Niang compreso. E, sì: sappiamo che c’è già qualcuno pronto a storcere il naso, ma se è vero, come è vero, che la vita calcistica di un atleta viene scandita e irreversibilmente influenzata dai momenti, quello vissuto il 12 marzo 2013 ha compromesso, almeno in parte, il vissuto dello stesso Niang, e per certi versi anche quello del Milan.

Non ci sarebbe neanche bisogno di descriverlo, quel momento da “sliding door” crudo quasi come una scena diretta da Quentin Tarantino, ma prima di citarlo, comunque, facciamo un piccolo passo indietro. Per Niang è la prima stagione in rossonero: è arrivato dal Caen, dove sorprende tutti. Tale Philippe Tranchart, allenatore delle giovanili, dirà senza indugi di non aver “mai visto un calciatore come lui” nella storia del club. I paragoni si sprecano, come sempre: diventa presto il “nuovo Henry”, roba che in Francia accade praticamente una volta a stagione con il giovane attaccante di turno che vagamente ricorda l’ex Arsenal e Barcellona. Inutile dirlo: non sarà mai come lui.

È alto, magro, ma con uno scatto incredibile: corre tanto, brucia le tappe. A 16 anni esordisce in Ligue 1 contro il Tolosa: 2 settimane dopo segna anche il suo primo goal tra i professionisti, contro il Lens, diventando il più giovane marcatore della storia appena dietro a Laurent Roussey (in Monaco-St. Etienne del 1978). Nel dicembre successivo verrà superato da Neal Maupay (in goal in Nizza-Thonon Évian): attualmente, comunque, è terzo nella speciale classifica. In ogni caso, aiuta il Caen a salvarsi: cosa che non gli riesce la stagione seguente, quando, però, le sirene dei grandi club si erano già fatte sentire.

A corteggiare Niang ci sono Manchester City, Arsenal, Tottenham e Milan: visita Milanello e firma con i rossoneri. Gioca 1 minuto contro il Bologna, alla seconda giornata, poi 5 minuti a Napoli: quindi 36 contro la Reggina in Coppa Italia, contro cui sigla il suo primo goal italiano. Chiude l’anno con 9 minuti a San Siro contro il Pescara e con una delle più alte investiture del calcio moderno: l’inserimento nella lista dei 101 giovani calciatori più interessanti nati dal 1991 in poi stilata da Don Balon. A differenza di molte altre volte, l’elenco vanta diversi nomi che realmente si sono affermati: Neymar, Pogba, Verratti, Hazard, Lukaku, De Bruyne, Thiago e Alaba. Mica male.

Ritornando al monologo iniziale di “Match point”, Niang, contrariamente a tanti altri nella storia del calcio, e al di là di qualche “incidente di percorso” (alcuni tutto fuorché metafore) non è mai stato veramente fortunato. Nella stagione 2013/14, ad esempio, Umberto Gandini, allora direttore organizzativo del Milan, non inserisce per errore il suo nome nella lista UEFA per la fase a gironi di Champions League. Clamoroso. O, per dirne un’altra, nel febbraio del 2016 è rimasto coinvolto in un incidente stradale poco fuori Milano, dopo una sfida contro il Torino: fuori 2 mesi. In quel caso, però, a tenere banco furono le polemiche e le speculazioni sulle cause del sinistro.

“L'unica ragione di questo incidente è collegata alle condizioni climatiche", twittò, con tanto di hashtag #findudebat, “fine della discussione”.

Eppure, non si sa realmente per quale motivo, tutto pare abbia assunto una piega decisamente negativa dopo la famosa notte del Camp Nou. Dopo quella sera lì la sua carriera è stata un’altalena di emozioni: giocherà con le maglie di Montpellier, Genoa, Watford, Torino e Rennes. Persino dell’Al-Ahli, in Arabia Saudita. Però vanta un Mondiale da titolare: quello del 2018 in Russia con la maglia del Senegal, Paese dei suoi genitori preferito calcisticamente alla Francia, con tanto di goal all’esordio nella vittoria contro la Polonia, a Mosca.

Nulla, comunque, ha potuto contro il palo del Camp Nou: il Milan arriva a quella serata di marzo con un 2-0 rifilato all’andata degli Ottavi di Champions grazie alle reti di Boateng e Muntari. Al ritorno Niang viene schierato da titolare da Massimiliano Allegri come punto di riferimento in attacco. Il Barça passa dopo 5 minuti grazie al mancino imprendibile di Messi: intorno al 40’ c’è un lancio lunghissimo sui cui Mascherano interviene male, favorendo l’attaccante rossonero. Davanti a sé si trova una prateria: la percorre in 5 secondi, facendo tutti gli step giusti per concludere a rete. Si decentra e fa partire il destro: Valdes è battuto, ma la palla sbatte sul montante della porta. Non sulla parte interna, né su quella esterna: centrale, proprio. Pieno.

"Mi ricordo chi aveva deciso che fosse palo: Dio. Se Barcellona-Milan si rigioca domani, magari stavolta sceglie che il mio tiro dopo aver picchiato lì vada dentro”, racconta Niang alla Gazzetta dello Sport.

Pochi istanti dopo Messi segnerà il secondo dei 4 goal del Barcellona che elimineranno il Milan. Come in “Match point”: con un po’ di fortuna entra. E allora la partita cambia.

“Magari aveva deciso di no per il mio bene: forse mi sarei montato la testa”, aggiunge.

Forse, pur entrando, quella palla non avrebbe cambiato di una virgola il destino di Niang. Forse, come dice, si sarebbe montato la testa: o il Barça avrebbe ribaltato comunque il risultato dell’andata. Chissà: che poi ha ancora 28 anni e dopo aver firmato per il Bordeaux, sfruttando la regola del “Joker” che permette a un calciatore di trasferirsi anche oltre la fine del mercato, è passato all'Auxerre, rimanendo in Ligue 1 e archiviando una stagione da incubo che, al di là della retrocessione, culminata con la decisione di metterlo fuori rosa. In ogni caso, il presente dice altro: è tornato a segnare, ma ripensa ancora a quella notte del Camp Nou: fermo al palo ad aspettare l’ennesimo treno importante di una carriera mai del tutto partita.