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Mark Fish, dal trionfo con il Sudafrica all'avventura in Serie A con la Lazio

10:49 CET 14/03/21
Mark Fish - Lazio
Il Sudafrica è il suo trampolino di lancio per l'approdo in Serie A con la Lazio: ma Mark Fish farà flop e avrà un post carriera turbolento.

Verso la metà degli anni 90' del XX secolo il calcio torna in auge in Sudafrica dopo gli anni bui dell'Apartheid. L'avvento alla presidenza della Repubblica di Nelson Mandela porta, dopo oltre 40 anni, ad una politica di integrazione razziale e subito vengono organizzate grandi manifestazioni sportive.

Gli Springboks vincono a sorpresa i Mondiali di Rugby, passando alla storia con la vittoria in finale sugli All-Blacks, e pochi mesi dopo si guarda con curiosità anche al ritorno in scena in Coppa d'Africa dei Bafana Bafana, che avevano subito proprio a causa della politica di Apartheid una lunga squalifica fino al 1991. 

Fra i protagonisti della Nazionale di calcio c'è anche un giovane difensore dalla stazza impressionante e dalle belle speranze. Nato il 14 marzo 1974 a Città del Capo, si chiama Mark Fish ed è cresciuto nelle Giovanili dei Kaizer Chiefs, per poi affermarsi da professionista con lo Jomo Cosmos prima e soprattutto gli Orlando Pirates poi.

Infrangendo una regola non scritta dello sport post Apartheid, che vuole che i neri giochino a calcio e i bianchi a rugby, Mark preferisce la sfera a scacchi a quella ovale e nel 1995 con la squadra di Johannesburg entra nella storia del calcio del Continente africano, aggiudicandosi, prima formazione sudafricana a riuscire nell'impresa, la Champions League del Continente nero.

Con il suo fisico da corazziere (è alto un metro e 87 centimetri per 81 chilogrammi di peso forma) è il protagonista assoluto del torneo. Libero o all'occorrenza difensore centrale,  si dimostra dominante nel gioco aereo ma sa dire la sua anche in marcatura, leggendo in anticipo le mosse degli attaccanti avversari. Nato in una famiglia povera, e cresciuto in un ambiente degradato, attraverso il calcio era riuscito a riscattare la sua condizione sociale, diventando un idolo per bianchi e neri.

Capelli riccioluti e neri e occhi azzurri, adora Mandela e sul braccio destro porta un evidente tatuaggio di Che Guevara. Con la fascia da capitano sul braccio vince anche la Supercoppa africana del 1996 contro il JS Kabylie, venendo poi chiamato dal Ct. Clive Barker in Nazionale per il primo grande torneo internazionale. In Coppa d'Africa Fish gioca da titolare tutte le partite e diventa il perno della difesa dei Bafana Bafana, che superano agevolmente il loro girone, il Gruppo A, in cui si piazzano al primo posto.

La Nazionale di casa supera 3-0 i Leoni indomabili del Camerun e 1-0 l'Angola nella seconda gara, prima di incappare in una sconfitta di misura del tutto indolore contro l'Egitto. Nei quarti di finale il Sudafrica affronta in una gara sulla carta proibitiva la forte Algeria. Ma proprio Fish è il trascinatore dei suoi, e dopo aver accompagnato la manovra offensiva, firma il provvisorio 1-0 ribadendo in goal in scivolata una respinta corta della difesa avversaria.  

A 6 minuti dalla fine, tuttavia, Lazizi riacciuffa il pareggio per i 'Guerrieri del deserto', appena un minuto dopo, tuttavia, Moshoeu fissa il punteggio sul definitivo 2-1 che consegna i Bafana Bafana alla leggenda. Giunti in semifinale e trascinati dai propri tifosi, Fish e compagni travolgono 3-0 il Ghana e si guadagnano il diritto di giocare per il titolo continentale il 3 febbraio 1996 contro la Tunisia.

Mark Williams, subentrato nel corso della ripresa al posto di Masinga, con una storica doppietta nel giro di 3' regala ai Bafana Bafana lo storico trionfo, che fa il bis con i Mondiali di Rugby di qualche mese prima e che manda in delirio un intero Paese e il presidente Mandela.

I giocatori di quella Nazionale finiscono nel mirino dei grandi club europei e fra questi c'è naturalmente Mark Fish. I primi club a contattare gli Orlando Pirates per lui sono il Manchester United e i Glasgow Rangers, ma il difensore preferisce aspettare: il suo sogno è infatti quello di giocare in Serie A, all'epoca il miglior campionato al Mondo. La Lazio riesce a inserirsi e versando 2 miliardi e 600 milioni di Lire nelle casse degli Orlando Pirates si assicura il giocatore, cui dà la possibilità di misurarsi con il calcio italiano con un ingaggio da 300 milioni.

La trattativa è condotta dall' agente Vincenzo D’Ippolito, che convince il Direttore sportivo biancoceleste, Nello Governato, ad acquistare il giovane difensore, all'epoca ventiduenne. 

"Trattai il giocatore col presidente degli Orlando Pirates nel casinò di Johannesburg, mentre giocava alla roulette - ha raccontato nel 2013 a 'TMW Magazine' - Alla fine l’operazione andò in porto e fu la prima trattativa di un club italiano con uno africano".

Fish approda così a Formello alla corte di Zdenek Zeman, alla sua terza stagione sulla panchina dell'Aquila, dopo un 2° e un 3° posto, e al suo arrivo i riflettori sono tutti per lui, il primo giocatore sudafricano a militare in Serie A.  

Fish deve subito scontrarsi con la preparazione atletica molto dura di Zdenek Zeman, che non fa sconti neanche all'ultimo arrivato, e fa l'errore di esagerare con i proclami iniziali.

"Mi ispiro a Baresi - dichiara - ma assomiglio a Desailly".

E anche il presidente del club capitolino, Dino Zoff, sembra credere in lui.

"Si è fatto notare in Coppa d'Africa, non è poco" , sottolinea.

Oltre al difensore sudafricano, il patron Cragnotti, dopo aver ceduto Boksic alla Juventus, acquista per 9 miliardi dallo Sparta Praga il ceco Pavel Nedved, il bomber del Bari Igor Protti per 7 miliardi, Roberto Baronio dal Brescia (6 miliardi e mezzo) e Renato Buso dal Napoli (6 miliardi). Fish deve giocarsela con giocatori del calibro di Chamot e del giovane Alessandro Nesta .

Il debutto lo vede protagonista nel Secondo turno di Coppa Italia il 28 agosto 1996 contro l'Avellino. Una rete di Casiraghi vale il successo esterno al Partenio e il giocatore sudafricano è confermato anche per il successivo impegno in campionato contro il Bologna. Al Dall'Ara, nell'anticipo di sabato 7 settembre 1996, Fish debutta in A ma i biancocelesti perdono subito 1-0. 

Fra i tifosi i dubbi sul ragazzo di Città del Capo non mancano.

"Ma dove l'hanno preso, quello - dice qualcuno, come riporta 'La Repubblica' - Mai visto uno così scarso, così modesto. Sembra un signor nessuno catapultato in serie A. Ma sì, Cragnotti l'avrà comprato per fare i suoi interessi. Ma sì, chissà cosa ci sarà sotto...".

La verità è che i primi mesi, con il lavoro atletico molto duro imposto da Zeman, sono durissimi per Fish, che fa fatica. Il gioco offensivo del boemo non lo aiuta, e spesso, in campo aperto, gli avversari gli sgusciano via in velocità. Le qualità nell'anticipo, con cui aveva colpito molti in Coppa d'Africa, non si vedono. Così il centrale alterna prestazioni deludenti a buone prove, senza però mai avere continuità.

La soddisfazione più bella se la toglie il 12 gennaio 1997, quando, giocando in coppia con Nesta, contro il Verona di Cagni trova il provvisorio 1-0 per i suoi con un notevole stacco di testa, prima che Orlandini su rigore fissi il punteggio sull'1-1. Ma i risultati della squadra deludono la dirigenza, che così, dopo il k.o. interno nella sfida di ritorno con il Bologna, il 26 gennaio, decide di esonerare Zeman.

Dino Zoff, su richiesta del patron Cragnotti, assume il ruolo inedito di presidente-allenatore. Per Fish, nonostante le parole lusinghiere al suo arrivo in Italia dell'ex capitano azzurro, gli spazi si riducono tantissimo. Il sudafricano da quel momento in poi gioca appena 140 minuti, di cui 90' nel Derby di ritorno contro la Roma  il 4 maggio del 1997. La sfida termina 1-1 ma con un giallo che vede protagonista sfortunato proprio Fish sul goal del vantaggio giallorosso segnato da Balbo.

Dopo un rimpallo fra Balbo e Marchegiani, il pallone sembra rotolare lentamente in fondo al sacco, ma il centrale della Lazio si lancia alla disperata e l'impressione è che riesca ad evitare il goal. Non per l'arbitro, che convalida, scatenando le proteste vibranti dei biancocelesti, poi capaci di pareggiare nel finale con Protti. 

L'avventura di Fish con la Lazio si chiude pertanto con 15 presenze in campionato e un goal, più due apparizioni in Coppa Italia. Troppo poco per chi, nella convinzione dei dirigenti e di Zeman, avrebbe dovuto portare personalità e freschezza al reparto. Così in estate il sudafricano deve fare le valigie. L'Aquila lo manda in prestito al Bologna, ma con i felsinei Fish resiste appena mezzo ritiro estivo.  

La bocciatura del tecnico degli emiliani, Renzo Ulivieri, nei suoi confronti, è clamorosa.

"Non è rapido nei movimenti, e quando viene attaccato può trovarsi in difficoltà".

L'ESPERIENZA IN INGHILTERRA E LA RAPINA SUBITA

In un batter d'occhio, dunque, l'avventura italiana di Fish volge al termine. Il difensore è ceduto agli inglesi del Bolton, che lo acquista per 4 miliardi e mezzo di Lire, facendo realizzare al club capitolino una plusvalenza di poco meno di 2 miliardi. Sfumato il sogno italiano, in Inghilterra il sudafricano, che è ribatezzato 'Big Fish', si ritaglia una discreta carriera, indossando anche le maglie di Charlton e Ipswich Town.

Ma non sarà mai quel giocatore che il biennio 1995/96 aveva fatto pensare e per lui inizierà tutta una serie di problemi fuori dal campo. Durante la permanenza al Charlton, a causa di un incidente domestico mentre gioca con il figlio Luke, si procura una brutta ferita, che lo costringe a saltare la parte finale della stagione 2003/04 e a 39 punti di sutura.

L'annus horribilis di Fish è però il 2005, visto che si rompe i legamenti del ginocchio e pensa al ritiro. Come se non bastasse, poco prima della fine dell'anno solare, la sua abitazione è svaligiata da 4 ladri. La banda, che ama torturare le sue vittime, fa irruzione nella casa mentre il calciatore sta guardando la tv e svaligia l'abitazione portandosi via tutto. Lo shock per il calciatore sudafricano è grande e di fatto non riuscirà mai a riprendersi completamente.

Fish abbandona l'Inghilterra per far ritorno in patria, dove fa da commentatore alla Coppa d'Africa 2006. Prova anche l'esperienza nel beach soccer, e partecipa con la Nazionale sudafricana alle qualificazioni Mondiali. Nel 2007 torna nel Jomo Cosmos, la squadra dove aveva iniziato la carriera, senza mai giocare. La sua carriera a 33 anni è di fatto terminata.

IL POST CARRIERA, I DIVORZI E IL PROBLEMA AL CUORE 

Gli anni che seguono, purtroppo, sono nuovamente molto burrascosi, nonostante il Ministero dello Sport gli assegni un ruolo nel Comitato organizzatore dei Mondiali 2010 che si disputano proprio in Sudafrica. Nel 2008, infatti, Fish è vittima di una seconda terribile rapina. La sua casa a Pretoria viene infatti presa d'assalto da una banda armata di AK-47.

Per Fish riprendersi è davvero dura. Fallisce anche il suo tentativo di fare l'allenatore nel 2009, quando guida i Thanda Royal Zulu ma viene esonerato. Il suo matrimonio con la modella di lingerie, Loui Visser, che gli aveva dato due bambini, Luke e Zeke, inoltre, entra in crisi e la coppia si separa e divorzia. In un'autobiografia del 2012, 'Walking In My Choos', la modella accusa pesantemente l'ex marito, definendolo "un cocainomane, amante delle spogliarelliste e un imbroglione".

"Abbiamo iniziato ad assumere cocaina più spesso del dovuto - scrive l'ex modella - ci sembrava aiutasse a sorreggere il nostro matrimonio visto che solo così riuscivamo a parlarci. E ho il sospetto che Mark lo facesse anche da prima".

L'ex difensore replica duramente, accusando lei di essere "una bugiarda compulsiva". Lui intanto impegna le sue risorse per togliere i bambini sudafricani dalle strade e dare loro un pallone con cui inseguire i propri sogni. Ritrova un po' di serenità con Salomé Janse van Rensburg, che diventa la sua seconda moglie. Dopo pochi mesi però la coppia 'scoppia'. I due lasciano la casa in cui abitano, a loro giudizio infestata da demoni.

"Gli spiriti maligni ci hanno attaccato", dichiara ad una testata sudafricana. E sua moglie conferma: "Quando andava bene siamo riusciti a dormire due ore per notte". 

Di fatto per il calciatore è l'ennesimo cambio di abitazione. Dopo non molto tempo però anche il secondo matrimonio di Fish fallisce, con Salomé che accusa Fish di ripetuti tradimenti. Nel 2014, inoltre, l'ex difensore rischia la vita per una crisi cardiaca, per la quale è ricoverato in ospedale. Due anni dopo si diffonde la notizia di una sua morte per infarto. 

Nulla di vero. Dopo l'ennesimo trauma del post carriera, infatti, il sudafricano riesce a ritrovare un po' di serenità, anche grazie alla Federazione sudafricana, che nel 2019 lo inserisce nello staff della Nazionale.

"Per me è un onore e un privilegio lavorare con i nostri ragazzi", le parole di Fish.

Riavvolgendo il nastro della memoria, gli anni del sogno chiamato Serie A restano i più belli.

"Quello alla Lazio è stato per me un periodo d'oro, importantissimo per la mia formazione", assicura l'ex calciatore.

E pazienza se il suo rendimento non fu all'altezza delle sue ambizioni.