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Serie A

Marchisio a Goal: "La Juventus non poteva vincere per sempre"

09:00 CEST 27/05/21
Marchisio GFX
Marchisio sulla Juve: "Esaurimento fisiologico del ciclo, ma è in Champions e con due trofei". Sul suo futuro: "Mi affascina un ruolo in Federazione".

Juventus, Nazionale, esperienze e progetti personali: a Goal, un Claudio Marchisio senza filtri. L'ex centrocampista analizza la stagione bianconera e fa le carte agli azzurri in vista degli Europei, ma in primis riavvolge il nastro alla 'partita' giocata - e per fortuna vinta - contro il COVID.

In prima linea, attraverso iniziative lodevoli, Lei s'è esposto molto nella battaglia contro il COVID. Ora che ha vissuto il virus in prima persona, cosa le lascia quest'esperienza?

"Mi lascia ancor più forte la consapevolezza che si debba cercare di vivere l’attimo presente in ogni istante, perché il futuro non può essere controllato. Io a dire il vero non ho avuto conseguenze a livello di salute, ma sono fermamente convinto che ogni tanto dovremmo fermarci ad apprezzare tutto ciò che abbiamo, perché la vita può cambiare in un attimo".

Se si pensa a Marchisio, si pensa a un ex calciatore che - attraverso un'oculata gestione dei social network - dà sempre l'impressione di essere vicino ai temi quotidiani dei comuni mortali. Non crede che i giocatori siano rinchiusi un po' troppo, anche per volere della società, in una bolla invalicabile?

"Per tanti anni è stato più difficile per un giocatore parlare di tematiche che non riguardassero il calcio, ma ritengo che il trend stia cambiando. Pian piano gli atleti stanno capendo che anche attraverso l’esposizione mediatica a cui sono sottoposti possono veicolare valori importanti. Alcuni atleti - soprattutto ex, a dire il vero - hanno deciso di utilizzare la propria risonanza per dare il loro contributo all’interno della società. Io ho fatto questa scelta molto giovane, quando a diciassette anni ho visto un caro amico andarsene a causa di un tumore. Da quel momento ho sempre cercato di portare un sorriso alle persone in difficoltà e di affrontare tematiche anche complicate. E’ anche compito nostro fare un lavoro di sensibilizzazione che comprenda argomenti delicati e talvolta scomodi".

Proprio riguardo ai social, come sta proseguendo l’avventura con la sua agenzia di comunicazione Mate?

"E’ una sfida stimolante. Mate nasce con due anime ben definite: la prima dedicata all’ambito dello star system, affiancando alcuni tra i più importanti talent a livello internazionale; la seconda focalizzata sulla comunicazione corporate. Il percorso che stiamo facendo mi appassiona molto e sono fortunato di poterlo condividere con un campione dentro e fuori dal campo come Giorgio (Chiellini, ndr). Siamo anche noi una squadra affiatata e giovane, in un mondo - quello della comunicazione - che mi ha sempre intrigato e appassionato".

E' lecito pensare che possa tornare nel mondo del calcio in un'altra veste o l'attualità in qualità di opinionista crede che rappresenti il suo futuro in pianta stabile?

"Vivere il viaggio degli azzurri da commentatore tecnico è emozionante e stimolante. Il ruolo che svolgo adesso mi diverte e affascina: sto scoprendo ogni giorno aspetti legati al mondo del calcio e dell’entartainment che non conoscevo. Per il futuro, chissà. Ho tanti progetti che sogno di realizzare. Poi non posso negare che mi affascina da sempre l’idea di avere un ruolo in Federazione. Mi piace costruire nel lungo periodo e sarebbe una sfida entusiasmante quella di porre le basi per importanti progetti che abbiano l’obiettivo di sviluppare un calcio più autentico e spettacolare".

A proposito di ruolo di opinionista, sta avendo un'esperienza di grande successo in Rai dietro all'Italia di Roberto Mancini. Come arrivano gli azzurri all'Europeo e quale traguardo crede possano raggiungere?

"Fin dalle prime amichevoli della sua gestione nell’estate del 2018 e dalle prime due partite di Nations League, Mancini ha iniziato a plasmare un progetto tecnico netto e coerente, rimasto intatto fino ad oggi e che ha condotto l’Italia a risultati impensabili. Ho molta fiducia. Non posso predire dove potrà arrivare la Nazionale, ma Roberto è riuscito a riportare dopo anni difficilissimi l’entusiasmo attorno a questo gruppo. Coesione, unità di intenti e voglia di far bene possono permettere di superare limiti che paiono invalicabili. Non dimentichiamo che soltanto Italia e Belgio hanno chiuso le qualificazioni con tutte vittorie".

Lei ha disputato sia un Mondiale sia un Europeo: in termini di preparazione dell'evento qual è la differenza sostanziale che ha riscontrato? L'appeal di un Mondiale è davvero così inarrivabile?

"La differenza sostanziale sta nel titolo, ovviamente essere Campioni d’Europa è diverso da essere Campioni del Mondo. Però i tornei poi alla fine sono entrambi molto importanti e suscitano grande interesse e attesa. L’Europeo è più duro, statisticamente parlando, siccome ci sono meno squadre ed è più facile essere eliminati prima. Inoltre, non ci sono Nazionali folkloristiche tipiche della Coppa del mondo. In entrambi i casi, la preparazione deve permettere di arrivare al meglio della forma nella fase finale, sacrificando i gironi, che si superano anche grazie al tasso tecnico maggiore e poi riuscendo a giocare meglio nella fase ad eliminazione. Inoltre, non si corre solo grazie alla preparazione atletica, si corre più degli altri anche grazie alla preparazione mentale, alla motivazione e alla fame di vittoria".

Facendo una panoramica su Euro 2020, chi è secondo Lei la favorita e quale potrebbe essere una sorpresa da non sottovalutare?

"Gli Europei non hanno un favorito standard. Se analizziamo le quindici edizioni passate ci sono state ben dieci squadre vincitrici, tra cui Urss, Cecoslovacchia, Grecia e Danimarca. È per questo che oltre a una solida base di squadra servono anche grandi giocatori, in grado di esaltarsi quando la pressione della manifestazione sale. L’Italia ne ha un discreto numero: un folto gruppo di giocatori giovani, ma maturi con esperienza e talento, in grado di prendersi le proprie responsabilità".

Cosa le è piaciuto maggiormente del lavoro proposto fin qui da Roberto Mancini e, in chiave giocatori, da chi si aspetta molto all'Europeo?

"La squadra diverte e segna. Dopo uno dei periodi più bui della nostra storia calcistica, possiamo dire di essere ritornati nel novero delle squadre più forti sia a livello europeo che mondiale. Mi aspetto solo di rivedere in campo il feeling, la solidità e il cinismo che hanno caratterizzato le partite di qualificazione".

C'è un giocatore in questa Nazionale in cui si rivede?

"Ho sempre ammirato i giocatori duttili, perché nel calcio moderno bisogna essere in grado di ricoprire più ruoli, quindi non posso che notare con grande interesse la crescita costante e il talento di Barella e Castrovilli, che uniscono qualità, forza fisica, talento. Lo stesso vale anche per Locatelli, migliorato esponenzialmente in questi ultimi anni".

Capitolo Juve. L'annata, secondo le ambizioni bianconere, è sfociata in un percorso piuttosto altalenante. Si aspettava che, dopo nove scudetti di fila e svariati trofei nostrani, i bianconeri potessero incappare in una stagione simile?

"Non si può vincere per sempre, prima o poi doveva succedere. Quest'anno la squadra al di là della posizione in classifica ha perso tanti punti contro squadre che lottavano per salvarsi e questo ha inficiato tanto sul rendimento finale. Questa stagione è una grande lezione da cui imparare: forse le tante vittorie consecutive hanno portato a dare per scontati risultati che in realtà non lo erano per niente. Detto questo, alla fine parliamo di una squadra che per meriti suoi o demeriti degli altri si ritrova in Champions League e con due trofei vinti. Ci si aspettava di più? Vero, ma alla fine la sufficienza credo sia arrivata".

Con uno sguardo esterno, cosa pensa non abbia funzionato per la Juventus?

"Io credo che si sia trattato di un fisiologico esaurimento del ciclo che ha condotto a nove scudetti consecutivi. E’ stata una stagione strana, con poco di tempo di pausa dal termine di quella passata e inevitabilmente caratterizzata dall’emergenza Covid. Ci possono essere tante attenuanti da prendere in considerazione: gli infortuni, le tre partite a settimana giocate almeno fino a fine gennaio con un allenatore nuovo che aveva bisogno di tempo per portare i suoi concetti in campo".

Ha avuto modo di essere compagno di squadra di Andrea Pirlo. Qual è il suo giudizio sulla sua prima stagione da allenatore della Juve. Crede che sarebbe giusto dargli un'altra chance e valutarlo in una stagione più vicina alla normalità?

"Guidare un gruppo di persone non è mai semplice. Ci sono tante variabili esterne, ancor di più in anno difficoltoso come quello appena trascorso. La scelta di puntare su Pirlo è stata coraggiosa; Andrea è diventato allenatore appena dopo aver svestito i panni di quel grande giocatore che è stato. Qualche anno di esperienza avrebbe fatto comodo? Può anche essere, ma come fai a dire di no quando ti chiama la Juventus? Mi sembra comunque evidente che la sua prima da allenatore sia stata condizionata da circostanze che avrebbero messo in difficoltà anche la più navigata delle gavette. E comunque alla fine sono arrivate due coppe e la qualificazione in Champions, con una scelta coraggiosa come quella di lasciare fuori Ronaldo in una gara fondamentale".

Chiusura doverosa, considerando la promozione della L84 in Serie A, passando per il mondo del futsal. Cosa le sta dando questa nuova esperienza?

"Non potrebbe andare meglio: la L84 ha guadagnato l’accesso diretto in massima serie all’ultimo respiro, nello scontro diretto con l’Arzignano, con una rete decisiva a quaranta secondi dal termine. Vogliamo portare il più in alto possibile questa realtà, che già oggi rappresenta la massima espressione del Futsal a Torino e provincia. Il futsal è una realtà che mi ha preso subito tantissimo, è uno sport faticoso e divertente, secondo me molto sottovalutato a livello mediatico. Questa disciplina sta trovando sempre più estimatori nel mondo del calcio a undici italiano. La Juve stessa, ingaggiando l’ex tecnico della Nazionale Alessio Musti, ha dato il via a un progetto che riserva un allenamento settimanale specifico alle proprie squadre di base, dall'Under 7 all'Under 14.  È un bene che ci sia questo rapporto tra due discipline che sembrano così uguali, ma in realtà molto differenti".