Lichtsteiner alla Juve: storia di un applicato imprescindibile

Motorino inesauribile della fascia destra bianconera per sette stagioni, lo svizzero ha lasciato un gran ricordo tra i tifosi juventini.

Il primo goal ufficiale realizzato all'Allianz Stadium ha un nome e un cognome: Stephan Lichtsteiner. Palla fantascientifica di Andrea Pirlo e, appunto, timbro vincente del pendolino svizzero. Data? 11 settembre 2011. Partita? Juventus-Parma 4-1. Una giocata che ha fatto scuola, ripetuta allo sfinimento in allenamento con picchi d'eccellenza in gara.

Un mattoncino per costruire l'egemonia bianconera, quindi, lo ha messo proprio l'ex terzino svizzero che, fresco di 37 primavere, si gode la meritata pensione. Anzi, meritatissima, considerando i chilometri percorsi.

Ne sanno qualcosa, eccome, i tifosi della Vecchia Signora. Che per sette stagioni si sono goduti l'abnegazione del treno elvetico, capace di ottenere 258 presenze e 15 goal. Insomma, prima una certezza per Antonio Conte e dopo per Max Allegri.

Due tecnici diametralmente opposti tra loro, per concetti e carattere, ma che hanno fatto di Lichtsteiner un uomo chiave dentro e fuori il manto erboso. Un campione di professionalità, di motivazioni e di mentalità. L'ex 26 zebrato, attraverso questo ingredienti, ha saputo costruire un percorso di livello; confluito, tra gli altri successi, in sette scudetti di fila. 

"La vittoria è nel DNA della Juve. Là devi vincere e continuare a farlo. Non c'è mai nulla di regalato, ogni minuto in cui indossi quella maglia sei a conoscenza che devi sudare e correre più degli altri. E tutti all'interno di questo club vogliono farlo, questa è una grande iniezione di energie e stimoli che possono servire nei momenti duri e difficili in cui sei stanco e sotto pressione. Anche lo spogliatoio e i dirigenti sono sempre accanto per aiutarti, il segreto della Juve è la sua grande voglia di vittoria. Che è più grande di quella dei suoi rivali".

In queste parole di Stephan rilasciate a 'TuttoJuve' c'è la fotografia di chi, fin da subito, abbia compreso cosa significhi militare alla corte di Madama. Molto più di una società, la Juve, una vera e propria scuola di vita. Regole ferree, ma fondamentali per pensare in grande. Cosa, questa, imprescindibile per giocare da quelle parti.

Lungo il tragitto non sono mancati i delicati: dall'aritmia cardiaca benigna, risolta con un intervento di ablazione, passando per un contratto non rinnovato. Con, secondo radiomercato, il corteggiamento dell'Inter che avrebbe infastidito, all'epoca dei fatti, la dirigenza juventina. Amarcord, peraltro, smentito dal diretto interessato:

"Presi tante critiche per quel che venne riportato sui giornali, scrissero che avrei tradito la Juventus con l'Inter ma non era per niente vero. E nessuno mi ha mai creduto. La verità è che sono rimasto in bianconero, i fatti dicono questo. Posso dire che con l'arrivo di Dani Alves sapevo che sarebbe stato più difficile giocare i grandi match, avevo due offerte fuori dall'Italia ma alla fine si risolse tutto e rimasi fino a raggiungere l'obiettivo del settimo campionato".

A tratti commovente, per i tifosi della Juve. A tratti snervante, per gli avversari. Amore e "odio". Il tutto, ovviamente, recintato tra i confini calcistici. Gli stessi che hanno visto Lichtsteiner protagonista di un'ottima carriera priva di rimpianti. 

Chiudi