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Coppa Italia

Juventus indenne a San Siro, ma i nei restano: Sarri 'alla Allegri'

23:00 CET 13/02/20
Cristiano Ronaldo Paulo Dybala Milan Juventus
La Juventus porta a casa la pelle al fotofinish, ma i problemi ci sono e restano enormi. Con Sarri a ripescare le idee del recente passato.

Serviva una risposta. Ed è arrivata in maniera raffazzonata. Dopo il tonfo di Verona, la Juventus pareggia allo scadere a Milano: salvata da un rigore del solito Cristiano Ronaldo. Che, però, può significare molto in chiave finale di Coppa Italia.

In periodo di burrasca, Maurizio Sari a San Siro decide di affidarsi a un ibrido 4-4-2 di allegriana memoria. Chiaro segnale di allarme. Chiaro segnale di una quadra tattica ancora non trovata nel cuore di febbraio. Il tutto, con un piano apposito studiato per tentare di ostacolare le accelerazioni di Theo Hernandez.

Meno estro e fantasia. Più compattezza. Fondamentale, questa, per ritrovare la necessaria serenità in vista degli impegni indelebili della stagione. Quelli che, tra le altre cose, possono segnare anche il futuro di un allenatore.

Nodi e lacune al pettine, con una rosa che di sarriano – specialmente a centrocampo – ha ben poco. Insomma, meglio badare al sodo. Con tanti saluti a quell’estetica che avrebbe dovuto rappresentare un segnale di rottura con la gestione precedente e che, invece, presenta delle profonde analogie con il (recente) passato.

Tutti dalla stessa parte. Ma con oggettivi limiti. La Juve non vive – eufemismo – un momento roseo. Detto ciò, attraverso l’unione di intenti, cerca la svolta. Un obiettivo da centrare a tutti i costi, per allontanare un forte alone di negatività.

Eppure, la Juve continua a dare l’idea di essere in pieno cantiere aperto. Sugli appunti di Sarri figurano diverse idee metodiche che, per svariati motivi, non possono essere proposte. Altrimenti, la crisi di rigetto sarebbe pressoché scontata.

Tra 4-3-3 e 4-3-1-2, dunque, potrebbe spuntarla un 4-4-2 a geometria variabile. Un progetto impronosticabile a inizio stagione, quando si pensava che Sarri potesse dare una caratterizzazione forte alla squadra, ottimizzando gli effettivi a disposizione.

E, invece, non è così.  Lo dimostra il fatto che il miglior bianconero sotto il Duomo sia stato Gigi Buffon che, a 42 anni, fa ancora – eccome – la differenza. Neanche in superiorità numerica, a causa dell’espulsione di Theo Hernandez al 71’, la Juve è riuscita a creare trame proficue, affidandosi a un possesso tanto noioso quanto sterile.

In definitiva, Madama porta a casa la pelle al fotofinish. Non inganni. Anche perché, è risaputo, mettere la polvere sotto il tappeto non è mai una buona idea.