Il M1to di Rogerio Ceni, il portiere goleador entrato nel Guinness dei Primati

Rogerio Ceni GFX
Goal
Con 131 reti realizzate, Rogerio Ceni è il recordman dei portieri. Leggenda del San Paolo, nel 2002 ha vinto il Mondiale nippocoreano.

Anni novanta. Barra Funda, quartiere di San Paolo dove ha sede il centro sportivo dell'omonimo club paulista. Il campo d'allenamento è deserto, perché manca ancora un'ora all'inizio della seduta. All'improvviso, dalla strada che conduce dagli spogliatoi al campo sbuca un ragazzino. L'atteggiamento deciso, un pallone sottobraccio. Entra, sistema una barriera mobile e inizia a provare qualche calcio di punizione. Una, due, dieci, venti, cinquanta. La cosa curiosa è che quel ragazzino non sa se potrà mai mettere a frutto quell'allenamento in una partita vera, con il pubblico, i 3 punti in palio e tutto il resto. Il suo ruolo è quello del portiere, del resto.

Tre decenni più tardi, il nome di quello sbarbatello lo conosce mezzo pianeta. Si chiama Rogerio Ceni, oggi ha 48 anni e di strada ne ha fatta parecchia. Il portiere goleador, lo hanno sempre chiamato. I numeri non mentono: grazie alle 131 reti realizzate nel corso della propria carriera, quasi interamente suddivise tra rigori (69) e punizioni (61), oltre a un inedito goal su azione risalente al 2006, Ceni è il numero 1 più prolifico della storia del calcio. L'unico a superare quota 100, perché il secondo, il paraguaiano Chilavert, si è fermato a 67. Roba da Guinness dei Primati, dove in effetti è stato inserito una quindicina d'anni fa. Ha giocato per quasi tutto il tempo al San Paolo, con cui è unanimemente identificato. 25 anni di militanza lungo quattro decenni, con 1237 presenze e trofei a pioggia.

Il suo soprannome è Mito. Anzi, M1to. Con quell'1 in mezzo, perché nonostante la pruriginosa vocazione ad abbandonare l'area Rogerio non è mai venuto meno al proprio obbligo primario, ovvero quello di raccogliere meno palloni possibili all'interno della propria porta. Col San Paolo ha vinto di tutto e di più: campionati nazionali e statali, Coppe Libertadores, Coppa Intercontinentale, Mondiale per Club. Con 18 trofei, dei quali 12 da protagonista, è di gran lunga il calciatore più vincente della storia del club.

Eppure, in quei primi anni di desideri e tremebonde speranze, Rogerio Ceni non può ancora immaginare cosa gli riserverà il futuro. Vuole farsi trovare pronto, questo sì. Ha fame e tanta voglia di arrivare in alto. E nel cuore serba questa pazza idea di trasportare su un campo da gioco, un campo vero, il sogno fanciullesco di ogni appassionato di PlayStation: modificare le impostazioni per far sì che sia il portiere a battere il calcio di punizione dal limite che è appena stato assegnato. E, naturalmente, provare a farlo segnare. Goduria pura da videogamer.

Rogerio Ceni Sao Paulo

Al Sinop, piccolo club del Mato Grosso dove ha iniziato a far sul serio col calcio, e dove nel 2010 hanno costruito un museo in suo onore, quest'opportunità non gliel'hanno mai concessa. In quegli anni non si può nemmeno dire che sia un'idea embrionale in fase di formazione nella sua mente: all'inizio Ceni, strano a dirsi, coi piedi è un mezzo disastro. E poi, il giovane Rogerio considera ancora il calcio come un diversivo. Adora il pallone, in casa non parla d'altro, ma non sa ancora con certezza se potrà dargli da mangiare. E ha iniziato tardi, a 15 anni. Il suo vero lavoro è in banca. Poi, la svolta: il portiere titolare si fa male. Tocca a Rogerio Ceni, che il 15 aprile del 1990 fa il proprio esordio. A soli 17 anni. E para immediatamente un calcio di rigore, contribuendo attivamente alla vittoria sul Caceres.

Il San Paolo lo adocchia e decide di sottoporlo a un provino. Inizialmente non va benissimo: l'adolescente Ceni non è abituato alle metropoli, e quel 5 settembre del 1990 si perde nel traffico e non arriva in tempo alla seduta. Due giorni più tardi, eccolo in azione. Guanti a proteggere le mani, sguardo timoroso, tensione che si scioglie col passare dei minuti. Nella partitella finale l'unico a superarlo è il futuro milanista Leonardo, appena arrivato dal Flamengo. Giudizio unanime: approvato.

Mentre continua ossessivamente a calciare punizioni su punizioni al centro sportivo, Rogerio Ceni ripensa anche a questo. Ma al contempo guarda sempre più al presente e al futuro. I novanta sono gli anni di Zetti, il portiere della doppia Coppa Intercontinentale contro Barcellona e Milan, ma pian piano stanno diventando anche i suoi. Con quella voglia matta di uscire dal convenzionale, di fare quel che pochi colleghi hanno il coraggio di fare. E finalmente, il 15 febbraio del 1997, l'opportunità gli viene concessa. União São João-San Paolo, campionato paulista. Punizione dal limite. Sul pallone va lui, il portiere matto. Due passi, destro a giro, goal. “Magia!”, urla il telecronista di Rede Globo. La leggenda è iniziata.

“Vedevo che Rogerio si allenava più di tutti sui calci di punizione – ha ricordato Muricy Ramalho, l'allenatore di quel San Paolo e uno dei più vincenti del calcio brasiliano – e così, prima di una partita scioccai tutti dicendo che li avrebbe tirati lui. Era presente anche un dirigente, che quasi cadde dalla sedia”.

Non si tratta del primo portiere che calcia e segna una punizione. In quegli anni è in pieno auge la leggenda di René Higuita, il loco dello scorpione, quello che abbandona la linea di porta provando a dribblare tutti e possiede pure un gran piede da fermo. E poi, nonostante i mezzi tecnologici non siano quelli di oggi, in Sudamerica tutti vedono José Luis Chilavert segnare uno dei rigori decisivi in San Paolo-Velez Sarsfield, finale della Libertadores 1994. Anche Ceni. “Era la prima rete di un portiere che avessi mai visto, ma non ho cominciato per imitarlo” ha svelato in un'intervista a 'Globoesporte'. Aggiungendo che “all'inizio calciavo dalle 2500 alle 3000 punizioni al mese in allenamento. Prima che avessi l'opportunità di farlo in partita, sono arrivato a 15000”.

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Dopo la prodezza contro l'União São João, in quel 1997 Rogerio Ceni segna altre due volte, sempre su calcio di punizione. Medesimo bottino collezionato nell'anno seguente. Nel 1999 aumenta la posta e arriva a 5, trasformando i suoi primi due calci di rigore. Fino al 2015, l'anno del ritiro, non trascorre più una stagione a secco. Dal 2005 al 2007 si scatena: 21 (ven-tu-no!), 16, 10. Arriverà nuovamente in doppia cifra nel 2014 (ancora 10). Rigori sbagliati? Uno solo, nel 2010 contro i peruviani dell'Universitario. Nel 2006 mette a referto in casa del Cruzeiro quello che, almeno formalmente, viene considerato l'unico goal su azione della carriera: punizione di seconda, tocco per Souza che gli ferma il pallone e destro vincente all'angolino.

Il portiere di quel Cruzeiro è Fabio, che con i suoi 40 anni suonati difende ancor oggi la porta celeste, anche se in Serie B. È lui la vittima preferita di Rogerio Ceni, che in una quindicina d'anni gli ha rifilato la bellezza di 7 reti: una quand'era al Vasco da Gama, le restanti 6 dopo il trasferimento a Belo Horizonte. L'ultima, decisiva, nel 2014 su calcio di rigore.

“Ogni volta la stessa storia... Non mi importa se sono la sua vittima preferita. Se prendo 8 o 10 goal da Rogerio ma il Cruzeiro vince la partita, sono contento. Per me è questa la cosa più importante. Non mi importa chi mi fa goal, io continuo a lavorare per evitarli”.

Proprio quel 2-2 contro il Cruzeiro, 20 agosto 2006, rappresenta una delle prestazioni più leggendarie della carriera di Rogerio Ceni. In quella gara, che il San Paolo riesce a rimontare da un doppio svantaggio, il portiere originario di Pato Branco (Stato del Paraná, Sud del Brasile) para un rigore e realizza una doppietta che gli consente di superare Chilavert come portiere più prolifico di sempre: 64 reti contro le 62 dell'istrione paraguaiano. La squadra di Muricy, reduce dalla cocente sconfitta in finale di Libertadores, riprende il passo e vola verso il primo di tre titoli nazionali consecutivi.

5 anni più tardi, 27 marzo del 2011. Altro giorno da segnare in rosso sul calendario. A Barueri, Ceni incastona la sua perla numero 100. Su punizione, naturalmente. E vale doppio, perché è un clássico statale contro il Corinthians, battuto per 2-1. Julio Cesar, il portiere del Corinthians, non la prende benissimo e scalcia una maglia del San Paolo, caduta chissà come dalla curva alle proprie spalle. In quell'occasione Rogerio Ceni diventa Rogerio Cem, ovvero “cento” in portoghese, con tanto di successivi omaggi, commemorazioni e infiniti speciali in suo onore da parte della stampa brasiliana.

In quella partita, Rogerio Ceni sulla maglia non ha il classico numero 1 di qualsiasi portiere titolare. Troppo banale. Qualche anno prima il San Paolo ha avuto la bella pensata di farlo giocare con lo 01, il contrario di 10, una sorta di fantasista del pallone piazzato tra i pali. Un'idea di marketing pensata nel 2007, anche per colmare l'assenza in rosa di un vero numero 10. La 10 Ceni la indosserà veramente in una partita ufficiale, nel 2013: è la notte in cui il portiere sãopaulino supera Pelé nella classifica dei calciatori più presenti con la stessa maglia (1117 partite contro 1116), e il club decide di omaggiarlo così contro il Botafogo in un match di campionato pareggiato per 1-1.

Se l'orgoglio più grande è il ventisettesimo posto nella classifica del Pallone d'Oro 2007, primo candidato al trofeo militante in Sudamerica dopo decenni di europeismo, il piccolissimo rimpianto è legato al Mondiale 2002. Vinto dal Brasile di Luiz Felipe Scolari, ma con Marcos a difenderne i pali. Mentre Rogerio Ceni fa compagnia a Dida in panchina per tutto il torneo, nonostante il titolare del ruolo faccia di tutto per... prendere il loro posto.

“Dida e Rogerio Ceni stavano giocando meglio di me ha raccontato Marcos Io non avrei avuto la totale fiducia da parte della gente, che già stava perdendo la pazienza con qualche errore commesso con la Seleção. Dicevo a Felipão: 'Punta su Dida, schiera Rogerio'. Ma lui un giorno mi ha preso da parte e mi ha detto: 'Non mi interessa quello che dice la gente. Il mio portiere sei tu, quindi preparati. Sarai tu a giocare i Mondiali, punto e basta'”.

Certo, nulla in confronto ai momenti più duri vissuti da Ceni nella storia d'amore con il San Paolo. Come quando, nel 2001, l' Arsenal bussa alla sua porta e prova a portarlo in Inghilterra. Rogerio porta l'offerta al presidente Paulo Amaral, che la considera falsa. E, per contrattaccare, sventola un fax nel quale gli inglesi smentiscono l'approccio. Il caos generale è gonfiato dalla richiesta di aumento del portiere, che rischia di riempire le valigie per andarsene al Cruzeiro. Morale della favola: Ceni viene sospeso per 29 giorni, prima che la vicenda riassuma i toni della normalità.

“Ho ricevuto alcune offerte da club europei – ha ricordato al magazine 'Four Four Two' – All'inizio della mia carriera alcuni agenti hanno provato a portarmi all'Arsenal, ma le trattative non sono arrivate alla fumata bianca. Altri club interessati erano l' Hannover e il Deportivo La Coruña, ma in quel momento la moneta brasiliana era molto forte, per cui anche andandomene avrei ricevuto più o meno lo stesso ingaggio”.

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Un altro momento piuttosto complicato, Ceni lo aveva vissuto qualche anno prima dell'affaire Arsenal. Nel 1998 l'allenatore del San Paolo è Mario Sergio, storico ex partner d'attacco di Renato Portaluppi al Gremio, morto nel 2016 nel tragico incidente aereo della Chapecoense. Ebbene, il nuovo tecnico decide di dare un taglio alle abitudini: le punizioni non le calcerà più Rogerio Ceni.

“Rogerio aveva segnato solo 4 reti nella sua carriera – si è giustificato Mario Sergio – E in rosa avevo Dodô, França e altri giocatori con i piedi buoni. Sono andato da lui e gli ho detto: 'Rogerio, io non ho bisogno di un portiere che calci le punizioni: a me serve un portiere che impedisca al pallone di entrare'”.

10 partite e un esonero più tardi toccherà a Paulo Cesar Carpegiani riportare le cose all'ordine precostituito, sciogliendo nuovamente le briglie di Ceni. Curiosità: una ventina d'anni più tardi proprio lui, da allenatore del Bahia, consentirà al proprio portiere Jean di tirare i calci piazzati.

“Io non posso tarpare le ali a un calciatore. Ho l'obbligo di estrarre tutto ciò che di buono c'è in lui”.

Mario Sergio, a dire il vero, ha subodorato il pericolo. Imminente, dietro l'angolo. Che puntualmente si avvera nel Torneo Rio-São Paulo del 2002, in un pirotecnico 4-3 contro il Fluminense. Rogerio Ceni segna su punizione il momentaneo 4-2, ma si attarda troppo nei festeggiamenti. E il trequartista carioca Roger ne approfitta: piazza il pallone a centrocampo e spara un missile che si infila dritto in porta, vanamente difesa alla disperata da un difensore del San Paolo. Un'altra volta, nel 2005 contro il Santos, Ceni centra la barriera su punizione e consente la ripartenza degli avversari, che con 3-4 passaggi lo puniscono inesorabilmente.

“Quanto alla rete di Roger, era irregolare: tre nostri giocatori si trovavano sul cerchio di centrocampo e un altro nella loro metà campo – ha ricordato Ceni – Anche se quella partita fu spettacolare, per cui non mi dispiace essere stato battuto. Il problema è che Gustavo Nery mi abbracciò così tanto che non riuscivo a tornare in porta”.

Dettagli curiosi e coloriti di una carriera a senso unico. 25 anni e più di 1000 partite con la stessa squadra. Un percorso calcistico, e di vita, che oltrepassa i confini del Brasile per abbracciare il Sudamerica e l'Europa. Tanto che, nel 2019, la tifoseria dello Sporting Clube ha incluso anche lui tra 13 icone raffigurate su un bandierone per omaggiare l'idolo Rui Jordão. No ai mercenari, era il significato. Viva le bandiere. Presenti Javier Zanetti, Franco Baresi, Francesco Totti, Totò Di Natale, Giancarlo Antognoni. Persino Alessandro Lucarelli, disposto a scendere in Serie D per il Parma. E Rogerio Ceni.

Da quando ha appeso le scarpe al chiodo per iniziare la carriera di allenatore, ovvero nel 2015, la nuova vita di Ceni è più movimentata. L'esordio in panchina è proprio al San Paolo, che però lo esonera nel 2017. Le cose migliori le fa vedere al Fortaleza, che nel 2018 porta alla promozione in A e dove diventa ben presto un idolo. Però se ne va per due volte, prima per accettare la chiamata del Cruzeiro e poi quella del Flamengo, suo attuale impiego. Nel 2019, quando il suo Fortaleza e il San Paolo si affrontano al Castelão, la tifoseria di casa si esibisce in un mosaico da brividi formato da cartoncini rossi e blu: “Gratitudine Ceni”.

Naturale, così, che in Brasile l'amore nei suoi confronti travalichi la fede calcistica. Vai sui social e leggi: “Sono tifoso del Corinthians, ma come si fa a non ammirare un personaggio del genere?”. Apri YouTube, cerchi un video sulle sue prodezze e puoi imbatterti in commenti come: “Tifo Palmeiras, ma Ceni merita tutto il mio rispetto”.

Il caso più particolare di tutti riguarda però un ragazzino dello Stato del Ceará. Ha 13 anni e si chiama Rogerinho Ceni in suo onore, “perché Rogerio era l'idolo di mio padre”. La stampa brasiliana è andata a intervistarlo poco più di un anno fa e lui ha rivelato: “Sono felice che stia avendo così tanto successo, qualunque sia la sua squadra. Sarà sempre il mio idolo e farò sempre il tifo per lui. Vorrei tanto conoscerlo, fare una foto con lui, abbracciarlo”. Piccolo dettaglio: Rogerinho e il papà sono tifosi del Ceará. La squadra rivale del Fortaleza.

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