News LIVE
Storie

Giovani inesperti, meteore e tragedie: la travagliata Salernitana '98/99

16:41 CEST 06/09/21
Salernitana 1998 1999
Gattuso, Di Vaio, Song e una stagione resa ancor più amara dalla morte di alcuni giovani tifosi granata: il 1998/1999 della Salernitana in Serie A.

La scusante è solo quella di essere nati da metà anni '90 in poi. Essere bambini o adolescenti a cavallo del millennio ed essere grandi appassionati di calcio, quelli semplicemente attaccati a figurine, novantesimi minuti e gazzette, e non ricordare quella squadra, appare veramente difficile da credere. Perchè alla pari di altre toccate e fuga, sono rimaste nell'immaginario collettivo. In questo caso più per il momento sbagliato, considerando i campioni al suo interno, inseriti in un contesto appena nato, di un progetto morto e sepolto con il secondo dei due soli campionati di Serie A della Salernitana.

Era il 1998/1999, in un mondo italiano fatto di miti e di leggende, di antichi Dei che si superavano a vicenda e dimostrare chi aveva il palmares più lungo e la lista di goal/trofei pregna. In mezzo una Salernitana promossa con grande speranze, nella quale finivano campioni e giovani virgulti, protagonisti internazionali. Sogni e speranze di una squadra al 15esimo posto di una Serie A con quattro retrocessioni e soli 18 club. D'elite, come non lo è più stata dopo l'allargamento e il generale impoverimento delle rose.

In tribuna c'è patron Aniello Aliberti, in panchina il cingommato Delio Rossi che ha ottenuto la promozione e gode di riconoscenza infinita. Che si scontrerà nel corso della stagione con la consapevolezza, dei miliardari, di un mondo opposto alla B e alla C, fatto di risultati e di denari, di amori che rimangono tali, ma da coniugare per forza di cose al desiderio di rimanere nella massima serie per evitare di accarezzare i San Siro e i Delle Alpi prima di tornare a faticare, lavorando sodo in quelle inferiori.

Dal Mondiale francese arriva Rigobert Song, di cui Aliberti si è invaghito dopo la fase a gironi in cui ha affrontato l'Italia. Dall'estero arriva anche un ventenne calabrese che ha giocato nel Rangers per fare esperienza internazionale immediata dopo una prima annata in Serie B, al Perugia. Tradotto, Rino Gattuso.

Gattuso fa parte di quella lista di giocatori italiani sotto contratto in quella prima e unica Salernitana di Serie A dopo gli anni '60, scontratisi troppo presto con la massima serie, e in una squadra poco consapevole del mondo di giganti in cui si erano ritrovati. Insieme al giovane Rino, che conquisterà il Milan dopo quell'unica annata, divenendo leggenda rossonera (altra storia), anche il 21enne Vannucchi, i 22enne Di Vaio e Di Michele. Giocatori che fanno rima con esperienza, nostalgia e classe. In futuro. Allora, grandi doti, ma inserite in un contesto sbagliato.

Un contesto sbagliato che non sembra tale alla prima giornata, quando proprio Song sblocca il risultato contro la Roma, all'Olimpico. I tifosi granata quasi non ci credono, si aspettano di essere svegliati da un momento all'altro. E in effetti, sì, vengono colpiti sul volto dalla tipica dimostrazione attua a capire se si tratti di una fantasia o meno. Perchè è effettivamente tale: doppio Paulo Sergio e goal di Totti, sconfitta.

Il sogno si sposta ad un'altra giornata per la Salernitana, mentre quello di Song no, rimarrà tale, almeno in Serie A. Perchè il difensore camerunense sarà meteora e flop, con quattro presenze e quel goal all'Olimpico. E dire che riuscirà a trasferirsi al Liverpool, vincere in Turchia ed essere ricordato come un simbolo del proprio paese. Ma a Salerno no, solamente quello che poteva essere tanto e non lo è stato.

In una Serie A cannibale come quella, i pasti prelibati sono le giovani e tenere squadre che alla prima difficoltà cadono inesorabilmente, sotterrate dalla pressione e dall'inesperienza. Quello fa che una Salernitana capace di vincere la prima gara del campionato solamente a inizio novembre. Per chi lotta continuamente in ottica salvezza, il vincere ed ottenere punti continuamente è impossibile: altrimenti la posizione di classifica non sarebbe quella. E di fatto, tra un Di Vaio in ascesa e un Gattuso mordente a centrocampo, la squadra campana ottiene solamente 13 punti all'andata.

Eppure Rossi resta in sella perchè, sì, alla prima esperienza in Serie A dopo decenni nessuno può pretendere la luna. Si aggrappa alla panchina e i risultati cominciano ad arrivare con Di Vaio, Fresi, Vannucchi. Una buona rosa, che si sveglia però troppo tardi e alla quale non bastano 38 punti per rimanere nella massima serie. Al momento sbagliato, si vede la luce, tra l'esonero del tecnico e l'arrivo di Oddo e un lato più oscuro dei risultati maturati in campo.

Sì, perchè nel maggio del 1999, un incendio scoppia nel treno che sta riportando a casa i tifosi della Salernitana dopo la trasferta di Piacenza: quattro ragazzi morti e tragedia immane che fa dimenticare la retrocessione appena avventura all'ultima giornata di campionato. Sembrava tutto così importante, fino allo shock.

Lo shock della retrocessione è infinitamente meno importante, centomila volte meno importante. Qualche ora prima, in quel di Piacenza, Fresi venne alle mani con Vierchowod, decano del club biancorosso: scontri in campo, intervento della polizia, spogliatoi devastati. Il caos dovuto alla rabbia per la retrocessione, per quel pareggio che riportò in B i sogni della Salernitana. Una stagione strana, travagliata, negativa, un destino avverso che adesso - col ritorno in Serie A dopo 23 anni - può essere riscattato.