Grande promessa del vivaio bianconero, Felice Piccolo era un difensore forte fisicamente e dotato di talento. Il napoletano riuscirà a raggiungere la Prima squadra, dopo aver fatto parecchia gavetta, e contribuirà al ritorno in A della Vecchia Signora in seguito alla retrocessione per Calciopoli.
Ma nella storia della Juventus sarà tuttavia soltanto una meteora. Poche presenze e poi un lungo girovagare, che lo porteranno ad affermarsi lontano da casa, in Romania, con la maglia del CFR Cluj, con cui giocherà anche in Champions League.
NAPOLI-TORINO SOLO ANDATA
"Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, sole che batte sul campo di pallone. E terra e polvere che tira vento. E poi magari piove".
Le parole della celebre canzone di Francesco De Gregori, 'La Leva Calcistica della classe '68', ben si adattano alla storia di Felice Piccolo. Nato a Pomigliano d'Arco, nell'attuale città metropolitana di Napoli, il 27 agosto 1983, il piccolo Felice si divide fra gli studi e i pomeriggi in strada con la palla e a giocare lunghe partite con gli amici. Sotto il sole, con la pioggia, poco cambia. Sogna di ripercorrere le orme di suo papà, calciatore dilettante.
"Da bambino andavo dietro a mio padre: lui giocava a calcio per diletto, faceva un altro lavoro - racconterà in un'intervista a 'Il Posticipo' dell'agosto 2022 -. All’epoca c’erano poche possibilità di emergere, non era semplice iscriversi a scuola calcio. Ho imparato tutto per strada. Giocavo vicino alla sagrestia dietro alla chiesa del mio paese".
Poi l'ingresso, sempre da bambino, nel Settore giovanile del Rapid Pomigliano, la squadra del paese natale, con cui gioca fino alla Categoria Esordienti. Finché, a 13 anni, gli arriva la chiamata della Juventus.
"Ho fatto un provino con Gian Piero Gasperini e Giuseppe Furino. Mi hanno preso e da lì è partito tutto - ricorderà Piccolo -. Per me non fu facile. Il treno da Napoli a Torino ci metteva undici ore ad arrivare a destinazione. Ti piazzavi nella cuccetta e dovevi avere pazienza. Erano altri tempi. Ricordo gli ultimi abbracci prima di partire. Sono esperienze che ti formano".
Piccolo, che a dispetto del suo cognome madre natura ha dotato di grandi mezzi fisici (un metro e 87 centimetri di altezza per 84 chilogrammi di peso forma), ha appreso la tecnica fin da bambino e anche alla Juventus si mette in grande evidenza, tanto che dal 1999 inizia ad essere convocato e a giocare con le Rappresentative giovanili della Nazionale, a partire dall'Italia Under 16.
LA GAVETTA
Piccolo fa la trafila nelle Giovanili della Juventus e nel 2001/02 si allena spesso con i grandi campioni della Prima squadra agli ordini del tecnico Marcello Lippi. Ha anche modo di fare il debutto ufficiale in maglia bianconera in Coppa Italia. Il 12 dicembre 2001 a 18 anni subentra nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia a Birindelli al 79'. Ha sulle spalle il numero 31 e la Vecchia Signora si impone con un netto 5-2 al Delle Alpi e in virtù anche della vittoria per 1-2 nella partita di andata al Ferraris avanza ai quarti di finale.
In campionato, invece, Piccolo non trova spazio e vede i grandi campioni conquistare un insperato Scudetto il 5 maggio 2002 grazie ad una vittoria bianconera ad Udine in concomitanza con la debacle nerazzurra all'Olimpico contro la Lazio.
"Mi allenavo con la Juve che vinse lo Scudetto il 5 maggio 2002 superando l’Inter - ricorderà il difensore -, era il secondo mandato di Marcello Lippi. In quella squadra c'erano fenomeni come Zinedine Zidane, Edgar Davids, Lilian Thuram e Alessandro Del Piero".
La società decide di mandare la giovane promessa in provincia "per farsi le ossa". Nel 2002/03 gioca in prestito con la Lucchese, in Serie C1, totalizzando 26 presenze e un goal in campionato fra stagione regolare e playout e una presenza in Coppa Italia. L'anno seguente fa il salto di categoria e passa, sempre in prestito, al Como, in Serie B. Prende la maglia numero 2 e gioca da titolare, collezionando 35 presenze.
Il difensore napoletano è ritenuto pronto per il grande salto e nel 2004 i bianconeri lo cedono in comproprietà alla Reggina, guidata da Walter Mazzarri. Cambia ancora numero di maglia, prendendo la 4, e fatica a trovare spazio con continuità. Il 6 novembre 2004, tuttavia, all'età di 21 anni, Felice Piccolo fa il suo esordio in Serie Aproprio contro la Juventus, di scena al Granillo.
Il giocatore classe 1983 entra al 70' al posto di Cannarsa e contribuisce al successo a sorpresa dei calabresi per 2-1 sulla capolista del campionato. In tutto colleziona 8 presenze in campionato. In 6 di queste gioca spezzoni di partite, nelle ultime 2, contro Lecce e Inter, parte come titolare. Disputa inoltre 2 gare di Coppa Italia.
Nel 2005 nuovo giro alla Lazio, sempre in Serie A, cui approda in prestito dal club bianconero. Prende il numero 5 ma la stagione nella capitale non sarà da incorniciare.
"Fui il primo giocatore preso da Lotito - dirà a 'DerbyDerbyDerby.it' -, ma quella biancoceleste fu una stagione sfortunata. Prima mi fu diagnosticato un tumore, fortunatamente benigno. Poi mi infortunai e trascorsi quasi l'intera annata infortunato. In quel momento, dopo l'Under 20, giocavo da capitano con l'Italia Under 21 e puntavo agli Europei 2006 in Portogallo".
"Sono rientrato a disposizione solo a fine stagione - ricorderà - disputando le due ultime partite di campionato con Delio Rossi".
Il treno per un posto agli Europei Under 21 è ormai perso. Ma l'esplosione dello scandalo di Calciopoli cambia le prospettive e nel 2006 la Juventus, retrocessa in Serie B, riscatta dalla Reggina la comproprietà di Felice Piccolo.
DALLA B ALLA A CON LA VECCHIA SIGNORA
Il cartellino del difensore torna ad essere totalmente di proprietà dei bianconeri, e il giocatore, che per la prima volta in carriera porta sulle spalle la maglia numero 13 "in onore di Alessandro Nesta", fa parte in pianta stabile dell'organico con cui Didier Deschamps tenta la scalata immediata dalla B alla A.
Ma un nuovo infortunio lo costringe ad uno stop forzato di diversi mesi. Torna a fine 2006, e, finalmente, complici alcune assenze importanti fra i titolari, riesce a togliersi le sue soddisfazioni in bianconero, seppur impiegato in un ruolo inedito: quello di mediano davanti alla difesa, in virtù della sua forza fisica abbinata ai piedi buoni.
"All’inizio della stagione a Torino mi feci male, al rientro dall’infortunio mi sono ritrovato in mezzo al campo con Mauro German Camoranesi a destra e Pavel Nedved a sinistra, esperienza che mi ha segnato tantissimo".
Piccolo disputa 7 partite nel campionato di Serie B, dando il suo apporto alla vittoria del torneo da parte dei bianconeri e all'immediata promozione nella massima serie.
"Per me e altri giovani è stata una grande opportunità - assicura Piccolo a 'Il Posticipo' -. Al rientro dalla Lazio dopo un’operazione ero certo di andare via. Poi feci tre-quattro buoni allenamenti e il mister Didier Deschamps scelse di tenermi. Aveva bisogno di me. Grazie a quelle presenze fatte fra dicembre e febbraio mi rilanciai nel calcio che conta".
La stagione 2006/07 segnerà per sempre Piccolo.
"Il momento più bello fu quando Del Piero nel suo discorso ad Arezzo ringraziò per nome e cognome tutti i giovani: me, Raffaele Palladino, Antonio Mirante, Matteo Paro, Sebastian Giovinco e Claudio Marchisio. È stato un gesto bellissimo nei nostri confronti".
"Quell'anno ho imparato che più sali di livello più trovi persone umili e senso di appartenenza. Capisci i sacrifici che vanno fatti per arrivare a certi traguardi. Nelle categorie inferiori è diverso: più scendi e più trovi piccoli fenomeni che giustificano i loro fallimenti dicendo che la buona sorte gli ha remato contro".
E non mancano gli aneddoti, in particolare su Pavel Nedved.
"Pavel aveva un tapis roulant in casa - racconterà -, il suo allenamento non finiva mai. Era focalizzato su un unico obiettivo: tornare in Serie A. Fece un campionato strepitoso. Fu indimenticabile in particolare il suo goal a La Spezia al 94', dove subimmo per tutta la gara dopo essere rimasti in nove. Lui fece l’1-1. Davvero tanta roba".
UN LUNGO GIROVAGARE
Il sogno di Piccolo di affermarsi con la Juventus, tuttavia, svanisce presto. La sua esperienza in bianconero si chiude con sole 8 presenze totali fra Serie B e Coppa Italia. Nel luglio 2007 il giocatore è ceduto in comproprietà all'Empoli. Inizia così per lui un lungo girovagare su e giù per la penisola.
Con i toscani Piccolo debutta in Europa, disputando l'andata del Primo turno di Coppa UEFA con gli svizzeri dello Zurigo. Gli azzurri, guidati da Gigi Cagni, vincono 2-1 e proprio il difensore arrivato dalla Juventus firma la rete dell'1-0, la prima storica nelle Coppe dell'Empoli.
GettyBenché l'ex bianconero si ritagli il suo spazio, totalizzando complessivamente 23 presenze e un goal, la stagione dell'Empoli, partito con ambizioni importanti dopo la 7ª posizione finale dell'anno precedente, sarà disastrosa e culminerà con un 18° posto che vale la retrocessione in Serie B.
I toscani comunque riscattano nell'estate 2008 il cartellino di Piccolo dalla Juventus e il difensore indossa la maglia della squadra azzurra anche nel successivo torneo di B, con 21 presenze, cui se ne aggiungono 3 in Coppa Italia. Contribuisce al raggiungimento di playoff da parte degli azzurri, che vengono tuttavia eliminati in semifinale dal Brescia.
Dopo 48 presenze e un goal storico con l'Empoli, il tour per la penisola del giocatore campano prosegue con il trasferimento in prestito con diritto di riscatto al Chievo nell'estate 2009. Con Mimmo Di Carlo in panchina, però, Piccolo di fatto non trova mai spazio, e nel febbraio 2010 sceglie di raggiungere il tecnico Andrea Mandorlini in Romania per indossare sempre in prestito con diritto di riscatto la maglia del CFR Cluj.
LA CONSACRAZIONE IN ROMANIA COL CLUJ
Piccolo debutta in maglia bordeaux il 7 marzo 2010 contro l'Oțelul Galați e diventa un giocatore chiave della squadra, nella quale gioca assieme a Roberto De Zerbi. Il Cluj di Mandorlini, Piccolo e De Zerbi conquista a fine anno il double, vincendo lo Scudetto rumeno e la Coppa di Romania, primi titoli in carriera per il difensore campano.
In estate i rumeni riscattano il cartellino di Piccolo versando 800 mila euro nelle casse dell'Empoli. Per Piccolo, a 27 anni, arriva la consacrazione internazionale. Il Cluj, passato sotto la guida tecnica di Alin Minteuan, conquista la Supercoppa di Romania e gioca la fase a gironi di Champions League.
Il difensore italiano fa il suo esordio da titolare nella massima competizione europea il 19 ottobre 2010 all'Allianz Arena contro il Bayern Monaco, in una partita che vede i tedeschi imporsi di misura per 3-2.
"Ricordo ancora i brividi davanti all’inno della Champions League, la musica che tutti i bambini che giocano a calcio sognano di poter un giorno ascoltare", dirà.
Con Ioan Andone in panchina, la squadra si aggiudica nuovamente lo Scudetto rumeno (il secondo per Piccolo) nella stagione 2011/12, guadagnandosi una nuova possibilità di giocare la Champions League.
Sotto la conduzione tecnica di Mircea Rednic, il Cluj accede alla fase a gironi della massima competizione continentale nel 2012/13. Il difensore italiano è inserito nella Top11 di giornata dell'UEFA dopo la bella prova con il Galatasaray il 23 ottobre (1-1).
GettyPiccolo e compagni, dopo aver precedentemente sconfitto il Braga, il 5 dicembre 2012 compiono l'impresa, diventando la prima squadra rumena a violare l'Old Trafford. Il Manchester United è sconfitto 0-1, grazie soprattutto ad una brillante prestazione difensiva. L'italiano cura la marcatura del 'Chicharito' Hernández, riuscendo a non fargli fare goal.
"Fummo l’unica squadra dell’Est a vincere all’Old Trafford - sottolinea sempre Piccolo -. Per me è però un ricordo agrodolce: all’83' con 10 punti eravamo agli ottavi, ma il Galatasaray vinse col Braga e alla fine finimmo in Europa League contro l’Inter".
I nerazzurri elimineranno poi i rumeni, ma per il difensore, che resta in Romania fino al 2014,militando nel CFR Cluj 4 anni e mezzo, collezionando in tutto 107 presenze e 3 goal sono soddisfazioni dopo aver faticato tanto a imporsi in Italia.
"Al Cluj - dirà - ho raggiunto la mia maturità calcistica. In Romania ho vissuto anni stupendi conditi da 2 Scudetti e ho giocato in Champions League ad altissimi livelli. Poi sono tornato in Italia quando il club è entrato in insolvenza".
GLI ULTIMI ANNI E LA NUOVA VITA
Piccolo è richiesto anche in Romania, ma alla fine nell'estate 2014 opta per un rientro nel calcio italiano.
"Potevo andare alla Steaua Bucarest - ricorderà -, tuttavia ho preferito firmare con lo Spezia per due stagioni".
Con i Bianchi gioca nuovamente in Serie B e vive una prima stagione da protagonista e una seconda annata, il 2015/16, travagliata, che lo vede addirittura messo fuori rosa nella seconda metà di stagione.
Saluta lo Spezia senza far polemiche nell'estate 2016 dopo 37 presenze e 2 reti, per trasferirsi in un club storico, l'Alessandria, con cui trascorre le ultime due stagioni da calciatore professionista in Lega Pro e in Serie C (73 presenze e 2 goal) raggiungendo in entrambe le annate i playoff promozione. Nel 2017/18 con i grigi si aggiudica anche la Coppa Italia di Serie C, quello che rappresenta l'ultimo trofeo della sua carriera.
Nel 2018, infatti, a 34 anni, Piccolo decide di ritirarsi dal calcio giocato. Oggi è rimasto nel suo mondo: assieme ad un gruppo di agenti di vecchio corso, attraverso lo studio legale Buongiorno, ha creato l'agenzia Start Group con sede a Milano. L'ex difensore lavora come scout e procuratore e gira il mondo alla ricerca di talenti.
Non solo: a Pomigliano d'Arco, la sua città natale, assieme al fratello Antonio e all'amico Mirko Panico ha creato l'Academy Felice Piccolo, con l'obiettivo di formare giovani calciatori trasmettendo loro i valori più sani dello sport.
Quando ripensa ai suoi trascorsi con le scarpette ai piedi, l'ex promessa del vivaio juventino ricorda spesso i duelli avuti con i grandi campioni che ha affrontato.
"Quello che più ho temuto è stato di sicuro Zlatan Ibrahimovic - confesserà -, un colosso, una forza della natura che riusciva ad essere molto agile nonostante la stazza. Totti, invece, potevi marcarlo in qualunque modo ma nel momento in cui andava incontro alla palla era finita. Riusciva a fare lanci di settanta metri, spalle alla porta, alla cieca. E con entrambi i piedi. Ne avrò incontrati due o tre così, un altro era Pirlo. Qualità assurda, innata".
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