Fabio Junior, 'l'Uragano blu' che a Roma divenne bidone

Fabio Junior - GFX ITA
Goal
Protagonista in patria con il Cruzeiro, Fabio Junior è acquistato nel gennaio 1999 dalla Roma: nella capitale delude, tornando in Brasile dopo 2 anni.

"Sono Fabio Junior ed ho le mie caratteristiche.Vedendomi giocare capirete presto cosa so fare. Segno di testa, di destro e di sinistro, anche se con questo piede posso migliorare. Amo muovermi molto e aggredire i difensori".

Con queste parole, pronunciate ai microfoni di 'Rai Sport', il nuovo attaccante della Roma, Fabio Junior Pereira, si presenta ai suoi nuovi tifosi giallorossi il 14 gennaio del 1999, appena sbarcato in Italia. La Lupa lo ha acquistato pagando il suo cartellino al Cruzeiro ben 30 miliardi di Lire più altri due versati ad intermediari brasiliani per chiudere l'operazione.

Una cifra consistente, in quel momento la più alta mai spesa dal club per un calciatore, che rende bene l'idea delle aspettative che il presidente Franco Sensi riponga su di lui, preso per rinforzare il parco attaccanti a disposizione di Zdenek Zeman e per provare a contrastare l'ascesa ai vertici della Lazio, l'altra squadra della capitale, guidata dallo svedese Sven Goran Eriksson.

"Non nascondo che quando l'ho preso per me è stata una liberazione. Dopo tutto quello che era accaduto in estate con punte cercate, trattate e mai arrivate, temevo che potesse accadermi questo anche con lui. Sono felice e spero che Fabio Junior possa darci tante soddisfazioni", dichiara il numero uno giallorosso a 'Rai Sport'.

Poco importa se l'allenatore boemo, rispetto alla precedente sessione di trattative, volesse un altro tipo di giocatore: se in estate erano sfumati l'altro brasiliano Christian e il norvegese Tore Andre Flo, nella sessione invernale, aveva chiesto nomi quali Andriy Shevchenko, ai tempi stella della Dinamo Kiev, e Thierry Henry, giovane astro nascente del Monaco, ma la società non lo aveva accontentato. A Trigoria arriva una punta brasiliana tutta da scoprire, l'ucraino è bloccato dal Milan per la nuova stagione e il francese si accasa alla Juventus.

"Henry lo seguivamo anche noi, - ammette Sensi ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' - ma non è vero che non hanno voluto darcelo, e la Juve invece c'è riuscita. Ora avrebbero ceduto tutti, noi invece abbiamo preso il giocatore che volevamo: Fabio Junior. In tutto mi è costato 32 miliardi al cambio".

Nato a Manhuaçu, nello Stato di Minas Gerais, il 20 novembre 1977, Fabio Junior era dipinto in patria come il nuovo astro nascente del calcio verdeoro. Inizia a giocare a calcio piuttosto tardi, all'età di 14 anni, quando entra a far parte delle Giovanili del Democrata. Con la cui Prima squadra inizia il suo percorso fra i Dilettanti. 

Fabio Junior

La svolta nella carriera dell'attaccante arriva nel 1997, quando è acquistato per circa 400 milioni di Lire dal Cruzeiro, in cerca di un erede del 'Fenomeno' Ronaldo, ceduto 3 anni prima al PSV Eindhoven. Nella prima stagione Fabio Junior gioca poco, collezionando appena 5 presenze. È sostanzialmente una riserva della squadra che conquista la Copa Libertadores, battendo nella doppia finale i peruviani dello Sporting Crystal.

Fisicamente possente, essendo alto un metro e 86 centimetri per 76 chilogrammi, nel 1998, a 20 anni, arriva per lui l'esplosione. Fabio Junior, a suon di goal, trascina infatti il Cruzeiro alla serie di finale contro il Corinthians, che alla fine avrà la meglio. L'attaccante lascia comunque il suo segno sul torneo, con 18 goal segnati in 32 presenze che gli valgono anche il 3° posto nella classifica marcatori.

A questi vanno aggiunte altre 6 reti realizzate nella Coppa Mercosur, la Coppa delle Coppe del Sudamerica, persa in finale con il Palmeiras. Qualche mese prima il classe 1977 aveva giocato da titolare anche la finale di Coppa Intercontinentale disputata a Tokyo il 2 dicembre 1977, e persa per 2-0 contro il Borussia Dortmund. Nel suo anno di grazia, il 1998, è inserito anche nell'undici ideale del campionato brasiliano, e riceve per questo la Bola de Prata.

L'exploit realizzativo vale alla punta l'appellativo di 'Uragano blu'. Blu è infatti la maglia del suo Cruzeiro che lui indossa. I paragoni con 'Il Fenomeno' Ronaldo, che intanto incanta con le maglie di Barcellona prima e Inter poi, si sprecano. Addirittura c'è chi sostiene che la punta del Cruzeiro sia "più forte di testa". Poco importa se siano giocatori molto diversi e il confronto sia improponibile e azzardato. 

Ronaldo è un campione, Fabio Junior ha una buona esplosività nelle gambe e un discreto tiro ma difetta non poco sul piano tecnico e tattico. Sensi però ci crede fermamente e, dopo il suo debutto con la Nazionale brasiliana nell'ottobre 1998, lo regala a Zeman, convinto che il ragazzo possa far bene in Serie A. Il giorno dopo il suo sbarco nella capitale, è organizzata la presentazione in grande stile.

Il brasiliano si presenta con i capelli rasati e l'orecchino, look che va particolarmente di moda in quegli anni, e indossa una maglia giallorossa con il n°27, quello che lui ha scelto per la sua avventura italiana. È sempre sorridente e il naso pronunciato e le smorfie del viso hanno un non so che di Rolando, il personaggio del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo impersonificato da Aldo Baglio, che in quel periodo spopola in tv a 'Mai Dire Goal'. Ma nessuno in quella sede sembra notarlo.

Come nessuno sembra ricordarsi del precedente di Renato Portaluppi nel 1988/89, anche lui giunto nella capitale con grandi aspettative salvo poi deludere sommamente nel calcio italiano.

Pressato dalle domande dei giornalisti, si lascia andare a dichiarazioni forti e alla fine si fa scappare la parola magica:

"Ronaldo? Non so cosa giri nella sua testa, so cosa gira nella mia e penso di essere l'attaccante brasiliano più forte fra quelli in attività. Sono qui per segnare molti goal e spero che aiutino a far vincere lo Scudetto alla Roma".

Quanto al possibile dualismo con Delvecchio, non appare preoccupato.

"Mi era capitato anche al Cruzeiro di essere in concorrenza con un compagno, - dice - ora la cosa si ripete qui. Non ci sono problemi purché ci sia il rispetto l'uno per l'altro, poi andrà in campo chi merita di più. Fra l'altro mi risulta che sia un giocatore bravissimo".

Anche Zeman in quel momento fa il diplomatico.

"Il presidente ci ha regalato un giocatore di grande qualità, che ha fatto benissimo in Brasile. - dichiara - Giocherà appena sarà a posto, abbiamo tutto il girone di ritorno da disputare. Ma non è detto che sia l' alternativa a Delvecchio, davanti può essere schierato in tutti i ruoli".

Il quotidiano 'Folha du San Paulo' evidenzia che Fabio Junior ha una media realizzativa del 50%, calcolata rapportando le palle goal avute e quelle sfruttate. La media delle punizioni guadagnate nella trequarti avversaria supera le 6.2 a gara, impressionante è infine il numero di passaggi che vanno a buon fine, 91,9%. I tifosi giallorossi sono in fibrillazione e fremono dalla voglia di vedere all'opera il nuovo colpo del mercato della Roma. Nelle edicole va a ruba una videocassetta che ne canta le gesta con la maglia del Cruzerio.

La prova del campo sarà però impietosa per il nuovo arrivato. Il brasiliano, che ha conforto dalla presenza di diversi connazionali in rosa (ci sono Cafu, Zago, Aldair e Paulo Sergio) troverà infatti pochissimo spazio sotto la gestione Zeman.

La concorrenza si rivela infatti spietata per il ventunenne sudamericano, con il boemo che si affiderà costantemente ai tre titolari Delvecchio (18 goal), Totti e Paulo Sergio (12 reti), dando spazio fra i sostituti principalmente a Gautieri, in qualche occasione a Frau. Poche volte a Fabio Junior, che dopo un mese di gennaio vissuto in naftalina debutta in Serie A da titolare il 7 febbraio nella trasferta del Penzo contro il Venezia.

I giallorossi perdono con un sonoro 3-1 e iniziano a circolare i primi mugugni sulle reali qualità di Fabio Junior. Zeman comunque prova a dargli fiducia e alla seconda partita da titolare l'ex Cruzeiro trova la sua prima gioia italiana, andando a segno nella vittoria all'Olimpico contro la Sampdoria per 3-1. 

Parte nuovamente dall'inizio nello 0-0 contro la Fiorentina al Franchi, salta il big match con il Milan all'Olimpico ma segna l'unico goal della Roma nella trasferta in Friuli con l'Udinese, che poi ribalta il risultato. Fabio Junior sembra poter rispettare la media realizzativa dell'ultima stagione in Brasile.

"Sono contento, è inutile negarlo. - dichiara a fine partita - A parte il dispiacere per la sconfitta, mi sembra di aver giocato una buona partita. Mi sto inserendo pian piano, ogni giorno che passa mi sento più a mio agio. Sono contentissimo per la mia prova contro l' Udinese, ma posso fare ancora meglio".

L'attaccante gioca con i guanti e soffre il freddo pungente, ma è sicuro che con la bella stagione le cose andranno meglio.

"Sta arrivando la bella stagione, farà caldo e per me tutto sarà più facile. - assicura - Non sono abituato al freddo che c'è qui da voi. Lo soffro. Con la primavera le cose miglioreranno per forza".

Per l'ex Cruzeiro, invece, le cose vanno via via peggiorando. Zeman, al di là dei goal, non è soddisfatto di lui e del suo modo di stare in campo: sponde elementari per i compagni, passaggi facili spesso sbagliati anche da breve distanza, non rischia mai la giocata e quando prova il dribbling viene quasi sempre fermato. Dell'Uragano decantato dai brasiliani al suo arrivo in Italia non sembra esserci traccia.

Così lo relega presto in panchina, preferendogli Delvecchio. Le sue convinzioni sono rafforzate da quanto accade il 16 marzo 1999 in Coppa UEFA. Nel ritorno dei quarti di finale contro l'Atletico Madrid, Fabio Junior liscia clamorosamente davanti alla porta avversaria tre palloni che potevano permettere ai giallorossi di ribaltare la sconfitta della gara di andata.

Per lui è il punto di non ritorno, perché da quel momento anche i tifosi iniziano a cucirgli addosso l'etichetta del 'bidone'. Sonora arriva così anche la bocciatura definitiva di Zeman.

"Fabio Junior? Non sa fare quasi niente e non ha la minima voglia di imparare", dichiara interrogato sul tema dai cronisti.

Fabio Junior

Il brasiliano, spesso relegato in tribuna o in panchina, finisce per perdersi. A fine anno sono appena 7 le presenze in Serie A con 3 goal (l'ultimo lo realizza a Vicenza nel 4-1 giallorosso dell'ultima giornata), più 2 (deludenti) apparizioni in Coppa UEFA. La Roma chiude con un deludente 5° posto finale, e, soprattutto, alle spalle dei rivali della Lazio, che sfiorano il titolo ma vengono rimontati dal Milan, chiudendo in 2ª posizione.

Le promesse di Fabio Junior non vengono mantenute. In estate, con l'arrivo in panchina di Fabio Capello, l'attaccante rischia di essere subito rispedito al mittente. La società, probabilmente per il consistente investimento fatto, induce tuttavia l'allenatore friulano a tenerlo in rosa. 

L'ex Cruzeiro trova spazio soprattutto in Coppa UEFA, giocando 4 partite, di cui 3 da titolare, e trovando anche il goal all'Olimpico contro l'IFK Goteborg. Gioca dall'inizio anche la gara di andata degli ottavi di Coppa Italia contro il Piacenza. In campionato, invece, è impiegato con il contagocce. Nella prima metà della stagione fa 7 apparizioni, tutte dalla panchina, e segna una sola rete contro la Reggina il 7 novembre 1999.

A gennaio i giallorossi, dopo Montella, acquistato in estate, prelevano anche Paolo Poggi dall'Udinese, e per Fabio Junior non c'è più spazio, nonostante abbia ottenuto anche il passaporto comunitario. Capello lo relega spesso in tribuna. In totale nella seconda parte della stagione gioca appena uno spezzone di partita con il Torino, prima di essere rispedito al mittente in primavera dopo 23 presenze e 5 goal (16 e  4 reti in Serie A).

Ribattezzato dai tifosi della Roma 'Er Venticello', torna in Brasile come uno dei bidoni più clamorosi della storia giallorossa. La maglia della Nazionale brasiliana (2 presenze) non la indosserà più, e non riuscirà ad avere più un rendimento come quello del suo anno d'oro con il Cruzeiro. Per lui un lungo girovagare in diverse parti del Mondo.

Fabio Junior

Con la Volpe, dove va in prestito, vince nel 2000 la Coppa del Brasile, poi passa al Palmeiras, sempre a titolo temporaneo, e rimedia una squalifica di un anno per lo scandalo Passaportopoli. Dopo un'ultima stagione in prestito con il club più importante della sua carriera nel 2002, si trasferisce a titolo definitivo ai portoghesi del Vitoria Guimarães, tornando quindi in Brasile in forza all'Atletico Mineiro.

Il flipper delle sue maglie prosegue con le brevi esperienze in Giappone al Kashima Antlers e con l'Al-Wahda negli Emirati Arabi, in mezzo una breve parentesi ancora con l'Atletico Mineiro. Passa quindi ai tedeschi del Bochum, con cui milita per 2 stagioni (33 presenze e 3 goal). Nella prima conquista la promozione in Bundesliga. Nella stagione successiva va a giocare in Israele, con l'Hapoel Tel-Aviv.

È quella l'ultima esperienza lontano dal suo Paese natale. In Brasile gioca fino a 38 anni nelle serie minori, indossando ancora le casacche di Bahia (2008/09), Santo André (2009/10), America di Minas Gerais (2010-2014), di cui diventa il capitano, Minas Boca Futebol (2014), Boa Esporte (2014), Guaranì (2015) e Villanova, con cui si è ritirato nel 2016.

Sposato con Fernanda, è papà di tre figli, oggi fa il commentatore in tv per 'Globo Esporte'. Nonostante spesso i tifosi giallorossi lo indichino tutt'oggi come il prototipo del bidone, lui si dice soddisfatto della sua carriera calcistica e non ha rimpianti.

"La Roma la vedo semrpe in tv, perché sono rimasto un tifoso giallorosso. - rivela in un'intervista di gennaio 2020 a 'Forzaroma.info' - E lo sarò a vita, nonostante le cose non siano andate come volevo. I tifosi della Roma mi hanno regalato gioia, così come pure la Roma che mi diede fiducia. Da parte mia, sarà sempre forza Roma".

"La povertà, la concorrenza in varie categorie per emergere... Nella mia carriera ho molto più da festeggiare che da rimpiangere. - conclude - Anche perché non si può sempre avere tutto dalla vita".

Schiacciato da aspettative enormi e più grandi di lui, l'avventura italiana si è rivelata per Fabio Junior un clamoroso flop. E tanti tifosi si chiedono ancora oggi come sia stato possibile spendere una cifra importante per un giocatore che il tempo ha rivelato essere al più un modesto attaccante.

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