Lo strano caso di Fabian Carini: dalla Juventus all'Inter in cambio di Cannavaro

GFX Carini Cannavaro
Goal
Pilastro dell'Uruguay, che rappresenterà per un decennio, Carini approda da giovane alla Juventus, poi gioca con Cagliari e Inter senza mai brillare.

Cresciuto con l'etichetta del predestinato, non rispetterà mai pienamente le enormi aspettative riposte nei suoi confronti. Hector Fabian Carini Hernández, per tutti semplicemente Fabian Carini, fin da adolescente, in virtù dei suoi mezzi tecnici, è definito da molti 'Il nuovo Maspoli' o 'Il nuovo Mazurkiewicz'. 

Nessuno in Uruguay nella seconda metà degli anni Novanta dello scorso secolo dubita che il giovane portiere diventerà un campione. Fisico atletico (un metro e 89 centimetri per 85 chilogrammi) e viso pulito da bravo ragazzo, presto, per dirla alla Manzoni, si ritroverà ad essere un vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferro.

Così, nonostante le indubbie qualità, alla prova dei fatti denoterà dei limiti importanti sotto il profilo della tenuta mentale e del temperamento. La sua avventura in Italia, dove giocherà poco e quando andrà in campo alternerà prodezze a clamorosi errori e papere, si rivelerà altamente deludente.

La sua carriera è inoltre segnata da uno dei più assurdi e incomprensibili scambi di calciomercato che si ricordino: il passaggio dalla Juventus all'Inter attraverso uno scambio alla pari con Fabio Cannavaro.

Nato a Montevideo, la capitale dell'Uruguay, il 26 dicembre 1979, Carini, che ha lontane origini italiane (il bisnonno era originario di un paese nel Piacentino) cresce nelle Giovanili del Danubio, ed è qui che alimenta il suo mito di grande prospetto. Fabian brucia le tappe e ancora diciasettenne debutta in Prima squadra nel massimo campionato uruguayano. È il 1997, e a conferma delle aspettative riposte da tutti su di lui, in estate è scelto per fare il secondo di Munua nell'Uruguay Under 20 che in Malesia si piazzerà 2° dietro all'Argentina ai Mondiali di categoria.

Fin da subito la sua carriera si caratterizza per una stridente dicotomia: da un lato prestazioni spesso positive con la maglia della Celeste, dall'altro periodiche amnesie e papere con i club di turno che rappresenta. Il bilancio dei suoi primi anni da professionista è comunque positivo e il 1999 è l'anno della consacrazione definitiva di Carini come giovane di talento. 

In Primavera gioca da titolare i Mondiali Under 20 in Nigeria, nei quali gioca stavolta da titolare dell'Uruguay e sale alla ribalta per la grande prestazione contro il Paraguay negli ottavi di finale. La Celeste vince 2-0 grazie ai goal di Chevanton e Diego Forlan, ma lo scatenato Santa Cruz con una doppietta porta la partita ai tempi supplementari, con le squadre ridotte in 10 uomini per una doppia espulsione. 

Si va ai rigori e nella lotteria finale Carini sale in cattedra, nella duplice veste di portiere pararigori e di spietato rigorista. Con una prova 'alla Higuita' segna 2 volte dal dischetto e para 2 conclusioni degli avversari, la prima a Francisco Escobar, la seconda, decisiva, allo stesso Santa Cruz. È soprattutto grazie a lui che la Celeste vince 12-11 ai rigori e accede ai quarti. Il cammino della Nazionale uruguayana si interrompe però in semifinale, quando è il Giappone ad avere la meglio.

Il 17 giugno debutta con la Nazionale maggiore in amichevole, e con il suo mentore Víctor Púa promozzo dall'Under 20 diventa il titolare nella Copa America che si disputa a luglio in Nigeria. L'estremo difensore del Danubio si ripete: nei quarti di finale para un rigore di Benitez ed elimina ancora una volta il Paraguay nella lotteria dei rigori.

In semifinale contro il Cile di Zamorano e Salas si va ancora ai rigori e il portierino uruguayano è nuovamente propizio: stavolta non para ma intuisce la traiettoria e induce Aros ad angolare troppo la sua conclusione, che si stampa sul palo e consente poi al suo compagno di squadra Del Campo di portare la squadra in finale. Qui salva a più riprese a inizio gara sulla Seleçao stellare di Rivaldo e Ronaldo, ma deve capitolare 3 volte con una doppietta de 'L'Extraterrestre' blaugrana e un goal del Fenomeno a sancire la vittoria dei verdeoro.

Il suo nome sale tuttavia prepotentemente alla ribalta e i grandi club europei si mettono in fila per provare a portarlo nel Vecchio Continente. Il Danubio si frega le mani e, dopo altre grandi prestazioni in Nazionale, fra cui quella contro il Brasile (1-1) del 28 giugno 2000, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2002, nell'agosto dello stesso anno cede il portiere alla Juventus di Ancelotti, destinazione da lui gradita vista la presenza in squadra dei connazionali Paolo Montero, Daniel Fonseca e Fabian O'Neill e di uno dei suoi idoli, Edwin Van de Sar. La Vecchia Signora, che su di lui ha ragguardevoli referenze, per strapparlo all'agguerrita concorrenza sborsa ben 17 miliardi di Lire.

Fabian Carini Juventus

Carini, superate le visite mediche, rilascia le sue prime dichiarazioni da giocatore bianconero, benché approderà in squadra soltanto a gennaio 2001. 

"La mia famiglia è di origini italiane, - rivela - la Juventus ha sempre significato qualcosa di speciale per me. È un onore indossare questa maglia. Mi voleva la Lazio, mi ha corteggiato il Barcellona, la Roma è arrivata a un passo dal prendermi, ma io volevo la Juve".

"So che Ancelotti ha chiamato Paolo e Fabian per avere notizie sul mio conto. Paolo ha detto che si sentiva di scommettere a occhi chiusi sul sottoscritto. Poi mi ha preso da parte e mi ha fatto una testa grossa così, spiegandomi cosa significa giocare nella Juventus, dicendomi che insieme a lui e a O’Neill qui sarei stato come a casa. In quel momento ho capito che venire a Torino era la scelta migliore".

"Per me sarà un onore allenarmi con Van der Sar, avrò tanto da imparare stando al suo fianco. Me lo ricordo nel ‘96, nella finale di Champions League contro la Juve, parò tutto. Da allora è diventato il mio modello. Problemi ad accettare la panchina? Sono giovane, il tempo lavora dalla mia parte".

Per lui si sente di garantire anche un mostro sacro del calcio argentino come Daniel Passarella.

"Carini è un portiere eccezionalmente maturo per la sua età, - assicura - sa comandare con autorità la difesa, la sua altezza non gli impedisce di essere agile e scattante. Presto diventerà uno dei migliori del Mondo, oggi è già un elemento insostituibile in Nazionale".

La sua previsione si rivelerà tuttavia totalmente errata. Carini infatti sarà ricordato in Italia come una meteora e un clamoroso flop. Arrivato in bianconero poco dopo aver compiuto 21 anni, parte come vice Van der Sar ma nei primi sei mesi non vede mai il campo nonostante le prove non certo esaltanti dell'estremo difensore olandese. A Torino l'uruguayano resta una seconda stagione, nella quale, tuttavia, con l'arrivo di Gigi Buffon, diventa il terzo portiere della squadra dietro quest'ultimo e Michelangelo Rampulla.

Colleziona appena 6 presenze in Coppa Italia e 2 in Champions League, competizione nella quale riesce comunque a mettersi in evidenza parando un rigore ad Henry, e vince il suo primo Scudetto senza mai scendere in campo. Intanto continua a giocare con l'Uruguay, con cui partecipa senza brillare particolarmente, ai Mondiali del 2002 in Corea e Giappone, e successivamente è ceduto in prestito dai bianconeri allo Standard Liegi.

Qui ritrova continuità e dopo 2 stagioni in Belgio e la sua seconda Copa America giocata in Perù e chiusa al 3° posto (stavolta però i rigori saranno fatali alla Celeste, che soccombe 6-4 col Brasile in semifinale), nell'estate 2004 si concretizza per lui un clamoroso passaggio dalla Juventus all'Inter di Roberto Mancini. In un anno, il 2004/05, in cui il calcio italiano riduce drasticamente le spese della campagna acquisti, anche le big non si sottraggono e cercano metodi alternativi per fare affari.

Accade così che dopo una stagione deludente in nerazzurro, Fabio Cannavaro, tormentato da continui problemi fisici, che secondo il club milanese difficilmente gli consentiranno di tornare al top, venga inserito in uno scambio alla pari con Carini, con una valutazione dei rispettivi cartellini di 10 milioni di euro.

Peccato che a Torino Cannavaro, superati i guai che avevano contraddistinto l'esperienza milanese, non solo tornerà al top ma raggiungerà vette mai viste prima, trascinando l'Italia di Lippi a vincere i Mondiali 2006 e conquistando il Pallone d'Oro, mentre Carini, lungi dall'affermarsi fra i migliori portieri al Mondo, avrebbe rapidamente imboccato la strada del declino. Il grande affare lo fa il D.g. bianconero Luciano Moggi, anche se i due Scudetti consecutivi vinti dalla Vecchia Signora saranno poi cancellati dallo scandalo di Calciopoli.

Il portiere uruguayano anche in nerazzurro sarà di fatto una meteora. Nella stagione 2004/05 ha comunque modo di scendere in campo 4 volte in campionato ribadendo la sua fama di pararigori nel debutto contro il Messina, quando entra in campo dopo un'espulsione di Toldo e blocca il tiro dal dischetto calciato da Amoruso. Ai 4 gettoni in Serie A ne aggiunge altri 4 in Coppa Italia, che vince, e uno in Champions League, per 9 presenze complessive.

Vista l'assenza di Toldo, nella semifinale di andata di Coppa Italia al Sant'Elia contro il Cagliari è lui il titolare. Ma incappa in una serata altamente negativa. Prima rischia l'espulsione toccando la palla con le mani fuori area in un'uscita, poi, sul conseguente calcio di punizione dal limite, si fa infilare sul suo palo da Gianfranco Zola. L'Inter comunque pareggia 1-1 e al ritorno riesce a ribaltare le sorti del confronto.

Fabian Carini

È probabilmente lì che l'Inter si accorge dei calci di concentrazione improvvisi del portiere uruguayano, e per questo nell'anno seguente, il 2005/06, lo manda in prestito proprio al club rossoblù. La squadra sarda ha del resto una lunga tradizione con i calciatori uruguayani e i nerazzurri sono convinti che Fabian possa completare il suo percorso di crescito per poi tornare alla base più forte.

Ma nella stagione più travagliata della storia del Cagliari, che arriva a cambiare in successione ben 4 allenatori (Tesser, Arrigoni, Ballardini e Sonetti) non c'è pace nemmeno per il portiere di Montevideo. Carini parte infatti titolare ma, complici alcune clamorose papere, viene presto messo da parte durante la gestione Ballardini, che gli preferisce Campagnolo. L'uruguayano è presto messo da parte e la società a gennaio interverrà sul calciomercato tesserando Chimenti.

Dopo appena 8 presenze, dunque, l'avventura al Cagliari del presunto 'nuovo Maspoli' può dirsi già conclusa. Nel 2006 torna all'Inter, proprietaria del cartellino, ma Carini non vedrà mai il campo, vincendo comunque un secondo Scudetto (dopo lo scoppio di Calciopoli) ancora una volta senza mai giocare. Dal 2007 inizia un lungo girovagare, cambiando più maglie senza mai riuscire a mostrare quelle grandi prestazioni che in tanti quando era giovane si sarebbero aspettati da lui.

Fa due anni fallimentari con il Murcia in Spagna, poi passa all'Atletico Mineiro in Brasile, con cui si aggiudica un torneo Statale, e, ancora, in patria con il Peñarol. Dopo un altro 3° posto nella Copa America 2007 con la sua Nazionale, lascia la Celeste nel 2009 con 74 presenze. A livello di club ritrova una certa continuità di rendimento con il Deportivo Quito (2013) e nuovamente in patria con la Juventud, anche se in campo alterna buone prove a errori all'apparenza senza spiegazioni.

Negli ultimi mesi si aggiungono i crescenti problemi fisici alla schiena e nel gennaio del 2017, appena trasferitosi ai Wanderers, all'età di 36 anni decide di dire basta e appende i guanti al chiodo. Senza essere mai diventato il campione che tutti in Uruguay pensavano, ma lasciando invece il suo ricordo legato a quell'incredibile scambio di mercato di cui fu protagonista.

"Sinceramente io me ne sono reso conto solo quando sbarcai in Italia. - rivelò nel 2017 in un'intervista ai microfoni di 'FcInternews.it' - A me avevano solo comunicato la possibilità di giocare per l’Inter. E ovviamente avevo risposto in modo positivo. Ero interessato al trasferimento, non mi immaginavo si trattasse di uno scambio con Fabio. Un giocatore incredibile che ha avuto una brillante carriera. Per me si trattò di una grande responsabilità. Per questo mi ripromisi che ogni qual volta fossi stato chiamato in causa avrei dovuto rispondere presente ed essere all’altezza".

Dopo il ritiro lavora da alcuni anni come opinionista per l'emittente televisiva 'FOX'.

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