Dalla gavetta al Belgio: Giaccherini il pupillo di Conte

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Grande protagonista contro il Belgio, Emanuele Giaccherini ha dovuto fare tanta gavetta prima di arrivare a grandi livelli.

Forse è semplicemente l'annata giusta. Dal Leicester all'Alessandria: chiamateli underdog, working class hero o sottovalutati; semplicemente campioni non adatti alle copertine. Finché non loro non decidono di prendersele. Contro il Belgio (ben più di una) se l'è presa Emanuele Giaccherini, sbloccando con un capolavoro di lucidità e freddezza una sfida vitale. Stop sublime su lancio chirurgico di Bonucci e una rapidità e accuratezza incredibile nell'esecuzione di fronte a Courtois. Un gesto tecnico forse non da annali ma che libera la gioia, che lancia l'Italia, che cambia la partita, la concezione dei questa squadra e, perché no, forse anche l'Europeo degli Azzurri. Di sicuro una prestazione, quella di Giak, costata molto alla selezione di Wilmots.

E si riparte proprio da lì. “Quanto ci costa?”. La leggenda narra che Pierpaolo Bisoli dopo averlo visto seminare tutti e metterla in rete un paio di volte, durante un ritiro del Cesena in Prima Divisione, l'abbia chiesto ai collaboratori, sentendosi rispondere: “Niente”. Perché Giaccherini una sorta di contratto a gettone coi bianconeri già ce l'aveva. L'avevano prelevato tempo prima dal Bibbiena, quando ancora ragazzino rincorreva palloni a costo di perdere la milza in uno scontro contro un portiere avversario; solo che era sempre in prestito tra Forlì, Pavia e Bellaria, girando la C2 a bordo della sua infaticabile Ford Fiesta, senza fare numeroni ma lavorando sodo e facendo la differenza, anche per delle salvezze importanti. Comunque a quel punto Bisoli non ha avuto dubbi su chi avrebbe sostituito a inizio stagione l'infortunato esterno titolare, Andrea Bracaletti (oggi bandiera della FeralpiSalò in Lega Pro). 

A inizio stagione e per le due stagioni e mezza successive, quelle che portano il Cesena dalla Lega Pro alla Serie A. Mica male per uno che a quel ritiro c'era andato, ironia della sorte e delle parole, per ritirarsi o quasi, dopo un infortunio in una carriera che non decollava e aggiungeva solo cifre al contachilometri della sua stanchissima Fiesta (già oltre i 300.000). Invece no, altro che andare a fare l'operaio, si arriva tra i grandi. E quando anche tra i grandi, in tutti i sensi, stupisce, altro che cessione ad una piccola: lo prende la Juventus di Antonio Conte, che deve ripartire e ricostruire, anche dai piccoli per tornare grande. 

Quanto ai numeri, alle cifre da campione, arrivano lì più che altrove: forse non nel leggere 52 presenze e 6 reti in 2 anni, che non dicono abbastanza di quanto sudore l'aretino abbiamo versato per contribuire alla nuova ascesa della Vecchia Signora, ma che poi si cristallizzano in 2 campionati e 1 Supercoppa Italiana. E la convocazione stabile in maglia azzurra, a cominciare dagli Europei del 2012. 

Conte sarà anche “solo” un motivatore per alcuni ma i suoi uomini se li sa scegliere più che bene e sapeva che in una Nazionale così ci sarebbe stato bisogno di uomini come Giaccherini. Uno dei suoi uomini. Perché Emanuele è un piccolo che sa trasformarsi grande, perché lui nel suo piccolo le qualità ce le ha eccome, tanto da essere la Pulce di Talla. E anche perché un giocatore così non si trova spesso: qualità sì, forse non eccelsa, ma tanto cuore, tantissimi polmoni e ancor più voglia di provarci fino alla fine. Che poi contro il Belgio si sia messa bene in fretta è un altro discorso, che l'abbia messa bene lui è un altro discorso ancora, anche se c'è da soffrire Giaccherinho a tirarsi indietro non ci pensa neanche. A costo di dare tutto, persino la milza, come quando era ancora più “-inho”.

I giornalisti di Goal sono muniti di Samsung Galaxy S7 e Gear 360

 

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