Pubblicità
Pubblicità
Rangnick MilanGetty/Goal

Come giocherebbe il Milan con Rangnick e che mercato aspettarsi

Pubblicità

La telenovela tra il Milan e Ralf Rangnick per ora non è ancora giunta a una conclusione. Il nome del manager tedesco è accostato di continuo ai colori rossoneri, tra conferme di un interesse e smentite di accordi già firmati. Con il calcio in pausa a causa del Coronavirus, sia i rossoneri che l’ex Deus ex Machina del Lipsia e del calcio targato Red Bull stanno prendendo tempo per riflettere sul proprio futuro. Dopo aver guidato i ‘Roten Bullen’ sia dal campo che dietro la scrivania, aver allenato Hoffenheim, Schalke 04, Stoccarda, Hannover e altri club nelle serie minori, il 61enne ha un ufficio nelle sedi dell'azienda austriaca di bevande energetiche. Ma, secondo la stampa tedesca, da tempo pensa già a un ritorno in panchina. E, magari, anche a come muovere le sue pedine nello scacchiere a righe rossonere.

L’IDEA DI CALCIO DI RANGNICK: COME GIOCHEREBBE IL MILAN

La carriera di Rangnick attraversa tre decenni e tante versioni diverse del calcio, senza una vera e propria linea di continuità se non quella del controllo quasi totale, che ha trovato la sua massima espressione a Lipsia, dove gli è stato affidato di fatto l’intero progetto che lui ha contribuito a definire. Da studioso e amante di Sacchi , come lui stesso si è definito, ha dato alla squadra un’impronta precisa: pressing alto ed equilibrio. Dettami che non solo ha rispettato lui per primo nei due anni in cui è stato in panchina (2015/16 e 2018/19), ma che hanno anche condizionato le scelte degli allenatori che hanno guidato il Lipsia in Bundesliga: Ralph Hasenhüttl dal 2016 al 2019 e Julian Nagelsmann dallo scorso giugno in avanti. Un gioco che richiede dispendio fisico e velocità, caratteristiche sulle quali ha potuto plasmare la squadra partendo da zero.

Ralf Rangnick FC Teningen FC Schalke 04 DFB-Pokal 07312011Getty

Certamente con il Lipsia il lavoro è stato facilitato dal fatto di dover partire di fatto dal nulla e, con budget importanti, poter costruire la squadra secondo la propria idea sin dall’inizio. Quando comunque Rangnick si è ritrovato a dover gestire giocatori con caratteristiche magari diverse, come ad esempio Sejad Salihovic all’Hoffenheim o il 34enne Raúl allo Schalke 04, ha comunque cercato di valorizzarli al meglio, inserendoli nel contesto rispettando le loro caratteristiche principali. Entrambi i giocatori citati si sono poi rivelati degli uomini chiave: con l’ex capitano del Real Madrid, lo Schalke è arrivato in semifinale di Champions League e a vincere la DFB-Pokal, mentre Salihovic all’Hoffenheim è diventato una bandiera e un punto fermo per nove anni. Sono rimaste comunque delle rare eccezioni, dettate anche da doti fuori dall’ordinario dei giocatori citati. Vale a dire: l'età e le caratteristiche contano meno della classe e del talento.

Una costante di tutta la carriera di Ralf Rangnick è stata la difesa a quattro, base su cui ha costruito tutte le sue squadre e i suoi successi. Soltanto nell’ultima stagione con il Lipsia è occasionalmente passato alla difesa a tre, ma più per situazioni di gioco e adattamenti che per scelte tattiche vere e proprie. Anche in un’ipotetica formazione tipo del Milan, insomma, Rangnick partirebbe molto probabilmente dalla difesa a quattro, con una predilezione per difensori centrali molto fisici e aggressivi che giochino d’anticipo e con il pallone spesso tra i piedi, oltre a terzini di grande spinta.

Piuttosto elastica è stata la gestione del centrocampo. Negli anni, Rangnick è passato dalla mediana a due a quella a tre piuttosto spesso, variando molte volte il sistema di gioco anche all’interno della stessa partita. Si può dire che abbia adattato centrocampo e trequarti alle caratteristiche dell’attacco. Allo Schalke, ad esempio, utilizzava due esterni piuttosto liberi di svariare e due mediani più fisici che dessero protezione alla difesa, così come è successo anche in diverse occasioni al Lipsia.

Rangnick Schalke

Con l’Hoffenheim, invece, una soluzione prediletta era quella del centrocampo a tre con due ali e un’unica punta, permessa soprattutto dalla presenza di un giocatore come Luiz Gustavo, in grado da fare da regista davanti alla difesa e garantire copertura e tempi di gioco, reggendo anche due mezzali di spiccate doti offensive.

Rangnick Hoffenheim

Lo scorso anno si è anche visto un accenno di rombo, con un trequartista dietro la coppia d’attacco formata da Werner e Poulsen e un centrocampo con tre giocatori in grado di impostare, difendere, combattere, pressare. Insomma, giocatori completi.

Rangnick Lipsia

Nella stagione 2018/19 undici titolari erano sopra i 2900 minuti giocati, tutti gli altri sotto i 1900. Una situazione piuttosto ricorrente. Turnover sì, ma mai eccessivo. L’idea è sempre quella di partire da una formazione titolare chiara e definita che si fonda su dei punti fermi. Quelli del Milan del futuro, per le caratteristiche che piacciono a Rangnick, potrebbero essere ad esempio Theo Hernandez, Bennacer e Ante Rebic , che peraltro portò già a Lipsia in prestito nel 2014, stagione poi condizionata da tanti infortuni. Giocatori di gamba e fisico, in grado di pressare alto e dare velocità e dinamismo.

Insomma, Rangnick non vive di dogmi tattici, piuttosto di elasticità e capacità di far convivere i giocatori che ha a disposizione con grande equilibrio tattico. L’ultima stagione al Lipsia ne è lo specchio perfetto: almeno quattro moduli diversi utilizzati, ma sempre con grande equilibrio in campo (miglior difesa della Bundesliga con 29 goal subiti) e certezze solide per ogni soluzione di gioco, costruite anche a costo anche di sacrificare lo spettacolo. Sempre, comunque, partendo dal presupposto che il pressing e l’organizzazione sono la chiave del successo.

COSA ASPETTARSI DAL MERCATO DI RANGNICK

La rete di scouting di cui Rangnick disponeva al Lipsia era tra le migliori in assoluto in tutto il mondo, grazie anche alla capillarità con cui la Red Bull è presente sul territorio di fatto in ogni continente, tra academy, squadre e quant’altro. Al Lipsia Rangnick ha adottato una politica piuttosto rigida relativa ai giovani: il club, anche per ordini ‘di scuderia’, comunque concordati con lo staff tecnico, acquistava soltanto calciatori sotto i 24 anni, attingendo spesso e volentieri dal Salisburgo. Si ricordano Gulacsi, Ilsanker, Sabitzer, Upamecano, Laimer e molti altri.

In generale, nei 7 anni al Lipsia Rangnick ha acquistato più che altro giocatori di grande potenziale che dovevano ancora esprimersi al meglio, a volte anche pagando cifre importanti per giocatori poco conosciuti. Naby Keïta ad esempio fu acquistato dal Salisburgo per quasi 30 milioni. Mukiele arrivò per oltre 15 milioni dal Montpellier. Alcuni hanno ripagato le aspettative, altri meno. In ogni caso, i tifosi del Milan dovranno prepararsi a conoscere giocatori magari poco noti ed ‘esotici’. Certo, anche a colpi giovani ben più noti, come dimostra anche l'acquisto di Timo Werner , arrivato a Lipsia già con lo status di potenziale star.

Nell’esperienza all’Hoffenheim, ad esempio, uno dei mercati più battuti è stato quello brasiliano. Da lì sono arrivati giocatori che hanno dato grande contributo al club, come Luiz Gustavo, Carlos Eduardo, Fabricio, Wellington, Maicosuel e soprattutto Roberto Firmino . Quest'ultimo però non è mai stato allenato da Rangnick, che lasciò l'Hoffenheim a gennaio 2011, proprio quando il brasiliano arrivò in Germania. Non tutti sono riusciti ad esprimersi al livello che speravano a Sinsheim, ma molti di questi sono rimasti per più anni. E furono comunque delle scommesse, poi vinte.

ROberto Firmino Hoffenheim Borussia Dortmund DFB Pokal 04072015Bongarts

Rangnick, insomma, acquista senza paura e fidandosi del potenziale che vede in un giocatore. Per questo difficilmente comprerebbe giocatori ‘già fatti’: si è dimostrato un grande talent scout e uno in grado di crescere e dare fiducia ai giovani. Un profilo interessante in tal senso potrebbe essere quello di Melayro Bogarde, nipote di Winston che indossò la casacca rossonera senza successo negli anni '90.

Ultimamente il trend è stato quello di andare su giocatori con fisico e velocità, piuttosto che di tecnica pura. Giocatori come Ademola Lookman, Bruma e Augustin, attaccanti in grado di proporre più ruoli sul fronte con tanto potenziale inespresso e ancora tanto da dimostrare. A centrocampo si è indirizzato su profili duttili, in grado di saper fare bene tante cose e poter coprire all’occorrenza altri ruoli: Laimer o Adams, ad esempio, hanno giocato anche come terzini al Lipsia.

Il fatto che il Milan non abbia una ‘succursale’ come il Salisburgo per il Lipsia renderà certamente diverso il lavoro di Rangnick, ma le linee guida rimarranno le stesse. Talento e potenziale, perché le parole chiave con il manager tedesco sono ‘pazienza’ e ‘progettualità’, partendo dal basso per arrivare in alto. I risultati, in fondo, sono dalla sua.

Pubblicità

ENJOYED THIS STORY?

Add GOAL.com as a preferred source on Google to see more of our reporting

0