Parola d’ordine: entusiasmo. Le ultime trentasei ore in casa Juventus si racchiudono in questo concetto, enunciato fino allo sfinimento da Andrea Agnelli dopo la sconfitta con il Lione. La scelta di Andrea Pirlo, di certo, ne genera. Così come genera curiosità. Perché per la prima volta la Juventus pesca a scatola chiusa. Gli ultimi tre allenatori - Conte, Allegri, Sarri - avevano già una chiara idea di calcio da sviluppare. Così come, in precedenza, Luigi Delneri, il primo allenatore scelto nel 2010 con Agnelli presidente. Pirlo invece no. Non ha mai allenato. Sta per concludere i corsi UEFA per il patentino, ma non ha esperienza. Ed è quindi difficile ipotizzare una Juventus di Pirlo con grandi certezze.
Le parole di Fabio Paratici a ‘Sky Sport’ (“Una scelta molto naturale”) strizzano anche l’occhio alla continuità. Quel poco che si sa del Pirlo allenatore è che ama un calcio offensivo, il possesso palla, il palleggio e la costruzione del basso. Che non vuole dipendere dal modulo, perché quello dipende dai giocatori. Anche se, in una diretta Instagram con Cannavaro qualche mese fa, qualche indizio l’aveva dato.
"Il sistema di gioco dipende dai giocatori ma mi piace il 4-3-3 e tutti avanti, con un grande possesso palla”.
Anche nella sua conferenza stampa di presentazione con l’Under 23, interrogato su quali fossero le proprie idee di calcio, Pirlo aveva parlato di spazi, di padronanza del gioco e di principi. Quelli su cui dovrà costruire la sua Juventus.
"Ho in testa il mio modo di giocare. Con la palla tra i piedi e con la voglia di giocare sempre per vincere. Da giocatore odiavo delle cose e non vorrò rivederle in campo. La mia squadra dovrà giocare bene, avere la padronanza del gioco. Il modulo si sceglie in base ai calciatori, ce ne possono essere tanti. È l’occupazione degli spazi la cosa importante. Ed avere principi chiari"
Qualche certezza, sicuramente, Pirlo la erediterà da Maurizio Sarri. Sul cui gioco il nuovo tecnico, al momento della presentazione, aveva espresso gradimento.
“Mi sarebbe piaciuto giocare nella Juve di adesso. Il gioco di Sarri mi piace, il play gioca tantissimi palloni e mi sarei potuto trovare bene”.
Il bilancio stagionale è stato giudicato evidentemente negativo in società, ma il tecnico ex Napoli lascia in eredità alcuni giocatori in netta crescita. Matthijs De Ligt, ad esempio, si è adattato perfettamente alla nuova realtà ed è già diventato un insostituibile. All’inizio forse potrebbe perdere qualche partita per l’annunciata operazione alla spalla, ma poi sarà un perno della Juventus. Anche di quella di Andrea Pirlo.
Un altro è Rodrigo Bentancur, probabilmente il miglior centrocampista nella rosa 2019/20 per rendimento e continuità. Il futuro regista della Juventus, vista la partenza di Pjanic. A questi si aggiunge Alex Sandro, l’insostituibile (anche per mancanza di alternative di ruolo). Oltre ovviamente a Wojciech Szczesny, Leonardo Bonucci, Paulo Dybala. Più che ovviamente, Cristiano Ronaldo. L'uomo più di tutti da mettere nelle migliori condizioni. Non è un caso che i sette citati siano tra i primi nove per minutaggio nella scorsa stagione.
Getty ImagesGli altri due in questa classifica sono Miralem Pjanic, già blaugrana, e Juan Cuadrado, quella che può essere definita l’incognita. Nel ruolo di terzino destro ha dato certezze e garanzie, anche a livello fisico. Non scontato, dopo i gravi problemi della stagione 2018/19. Sarà Pirlo a dover decidere se proporlo ancora come terzino oppure se spostarlo sull’ala. Dipenderà anche, se non soprattutto, da come si muoverà la società sul mercato.
Intanto i primi due ‘regali’ il nuovo allenatore li troverà già al primo giorno di ritiro: Arthur e Dejan Kulusevski. Il primo, una certezza su cui costruire il nuovo centrocampo. Il secondo, un talento che a Parma ha fatto sognare. che molti invocano già come un possibile titolare per la prossima stagione. Possibile vederli protagonisti da subito, più il brasiliano dello svedese, ma la mancanza di dribblatori puri - oltre a lui soltanto il già citato Cuadrado e Douglas Costa, alla disperata ricerca di continuità fisica: c’è posto solo per uno - potrebbe deporre in favore dell’ex Atalanta.
Anche a centrocampo il discorso dipenderà da cosa succederà in sede di calciomercato. Sia in entrata che in uscita. In rosa, di certo, rimarranno due elementi da rivalorizzare dopo un’annata in chiaroscuro: Aaron Ramsey, molto discontinuo nella gestione Sarri, non solo a livello fisico, e Adrien Rabiot, in crescita nelle ultime uscite. A loro si aggiungono Matuidi e Khedira, campioni del mondo che per diverse ragioni con Sarri avevano perso posti nelle gerarchie. Difficile ipotizzare con certezza un trio idealmente titolare, anche se, per caratteristiche, potrebbe essere il dinamico Ramsey a sposarsi meglio con Arthur e Bentancur. Rimane viva anche l’ipotesi Bernardeschi, già visto mezzala.

Gli uomini e la rosa, comunque, saranno più delineati tra un mese e mezzo, ai nastri di partenza del campionato. Se 4-3-3 sarà - e con Ronaldo, Dybala e un esterno offensivo, difficile pensare diversamente - la Juventus di Andrea Pirlo sarà tatticamente nel segno della continuità rispetto alla stagione appena conclusa. Con principi chiari da trasmettere al gruppo, da parte di chi di quel gruppo ci ha fatto parte dal 2011 al 2015. L’assalto al decimo scudetto consecutivo e alla Champions League sarà nel segno del Maestro.


