Le carriere di Antonio Conte e Marco Materazzi non si sono mai incrociate, almeno non nel senso più stretto del termine: bandiera dell'Inter il primo, simbolo della Juventus il secondo prima che sposasse la causa nerazzurra, mettendo un freno all'antica passione per i colori bianconeri.
Nel corso degli anni abbiamo assistito a dei botta e risposta piuttosto accesi tra i due, coinvolti direttamente in una storia che è un miscuglio di eventi appartenenti alla storia recente del calcio italiano. Tutto inizia il 14 maggio 2000 quando, allo stadio 'Renato Curi', si gioca Perugia-Juventus, match valevole per l'ultima giornata di campionato: gara rimasta negli annali per il diluvio abbattutosi sul capoluogo umbro, tanto da rendere il terreno di gioco ai limiti dell'impraticabile.
Al minuto 50 accade l'imponderabile: Calori colpisce col destro un pallone sporco dai pressi del dischetto, per Van der Sar non c'è nulla da fare. E' il goal che condanna la Juventus di Conte al secondo posto dietro alla Lazio e che celebra Materazzi come uno dei 'carnefici' della 'Vecchia Signora' nella lotta Scudetto.

Due anni più tardi, ecco il 2° round: stavolta ad esultare è Conte per il sorpasso sul gong della sua Juventus ai danni dell'Inter, sconfitta dalla Lazio in quel famoso 5 maggio 2002. Una disgrazia per Materazzi che, quasi in lacrime, ricorda ai laziali il 'favore' passato, per nulla ricambiato in quella che, ancora oggi, è considerata come una delle giornate più nere della storia interista.
Di quei momenti ricordiamo un Conte particolarmente scatenato nei festeggiamenti juventini, tanto da spingere Materazzi a lanciare una frecciata di natura tricotica sul collega, la cui replica è immediata e altrettanto pungente.
"Ora con il premio Scudetto Conte potrà comprarsi un parrucchino nuovo...".
"A Materazzi dico che esistono delle tecniche più sofisticate, come il trapianto dei capelli. Peccato non potergli consigliare un bel trapianto di cervello, ne avrebbe proprio bisogno. Nel suo caso, il denaro del mio premio non gli basterebbe".

La juventinità di quel Conte stona decisamente con il ruolo attualmente ricoperto, che più di qualche perplessità ha generato in una parte della tifoseria.
"Rispetto la delusione di Ronaldo e di tutto il popolo interista, non quella del signor Materazzi. Le sue lacrime di dolore sono le mie di gioia. Godo pensando a lui".
"Due anni fa il signor Materazzi continuava a cantare 'Io ho vinto lo Scudetto, io ho vinto lo Scudetto', senza alcun rispetto per noi. Non ci ho dormito per giorni interi. Non so se avrà problemi con i miei compagni juventini che troverà in Nazionale, ma mi risulta che ne abbia già con mezza Serie A. Dicono che fuori dal campo sia una persona intelligente: su questo ho parecchi dubbi".
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Materazzi sembra aver parzialmente seppellito l'ascia di guerra: la prova arriva da queste dichiarazioni risalenti al 2014, subito dopo la vittoria schiacciante della Juventus in campionato con il record di punti (102).
"Da interista spero che Conte non possa rimanere alla Juventus, lui rappresenta il 60% della squadra. Bisogna togliersi il cappello di fronte a questa impresa, 102 punti sono tanti e difficilmente si farà di meglio in futuro. Un po' come i nostri 97 punti nel 2007, così come ora anche allora c'erano molte squadre forti".
Ascia ancor più sotto terra con la nomina di Conte a tecnico dell'Inter, con Materazzi che però non può dimenticare un passato da antagonista per l'ex centrocampista, rivale sul campo e anche fuori.
"Spero che Conte conquisti il cuore degli interisti, ma non sarà semplice. Il passato non può essere cancellato e dimenticato: lui però ha fame e i tifosi lo apprezzeranno per questo. Sta a lui conquistarsi la fiducia della gente".
La situazione attuale dice, strano ma vero, che Conte e Materazzi stanno dalla stessa parte, quella dell'Inter: e forse basterà per mandare via le vecchie ruggini che tanto rumore hanno fatto, emblema di una rivalità calcistica che in Italia ha pochissimi eguali.




