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Eusebio Di Francesco FrosinoneGetty

La rivincita di Di Francesco: “Gli errori li ho pagati tutti, Roma-Barcellona l’inizio della discesa”

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Diciotto punti messi in cascina nelle prime tredici giornate di campionato ed una posizione di classifica che racconta delle squadre in lotta per un piazzamento europeo distanti appena tre lunghezze.

Il Frosinone è stato certamente una delle più belle novità sin qui proposte dalla Serie A 2023/2024. La compagine ciociara sta ottenendo risultati superiori alle aspettative e lo sta facendo tra l’altro mostrando un ottimo calcio.

Merito anche di Eusebio Di Francesco che, tornato in panchina dopo due anni di assenza e quattro esoneri consecutivi, non solo sta facendo un lavoro egregio, ma si sta anche prendendo delle importanti rivincite.

A raccontare del momento che sta vivendo è stato lo stesso tecnico abruzzese in un articolo scritto per ‘Cronache di Spogliatoio”.

  • Di FrancescoGetty Images

    “I MIEI ERRORI LI HO PAGATI TUTTI”

    Di Francesco ha parlato di come nel giro di cinque anni sia passato dall’essere considerato uno dei migliori allenatori italiani all’essere visto come un tecnico ‘bollito’.

    “A volte mi colpevolizzo più di quanto dovrei. I miei errori li ho pagati tutti. Più di così, credo non fosse possibile. Mi hanno dato del finito, del bollito. Gli ultimi 5 anni sono stati schifosi. Ho avuto troppe delusioni. E anche io ho deluso. Ci sono tante componenti che fanno la fortuna e la bravura di un allenatore: io non sono stato né bravo, né fortunato. Sicuramente, non nelle scelte: sono andato nei posti giusti ma nel momento sbagliato. Roma-Barcellona è stata la notte più bella, ma l’inizio della mia discesa”.

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  • “A VERONA L’ESPERIENZA PEGGIORE”

    Dopo essersi imposto come uno dei tecnici emergenti ai tempi del Sassuolo, Di Francesco ha fatto nel 2017 il grande salto approdando sulla panchina della Roma. In quel momento nessuno poteva immaginare che di lì a poco sarebbe iniziata un’incredibile discesa.

    “Sono stato alla Sampdoria e dopo 2 partite, volevo dimettermi. Sono durato fino alla settima giornata per rispetto del mio staff, ma poi non ce l’ho fatta più: mi sentivo prigioniero come uomo. A Cagliari avevo iniziato bene, era arrivato anche il rinnovo, ma poi qualcosa si è rotto. Abbiamo deciso di rescindere. A Verona è stata l’esperienza peggiore, finita dopo 3 giornate. E poi, per due anni, sono rimasto a casa. Senza una squadra, senza poter allenare. Lontano. L’ultima volta in cui era successo, era stato quando avevo smesso di giocare. Ero diventato per qualche mese il team manager della Roma, con cui avevo vinto lo Scudetto da calciatore. Ma avevo capito che non era la mia strada”.

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  • “HO PENSATO DI LASCIARE IL CALCIO”

    Dopo le ultime delusioni, Eusebio Di Francesco prima si è allontanato dal mondo del calcio per due anni e poi ha pensato di lasciarlo definitivamente.

    “Tutti hanno aperto la bocca. A me piace soltanto ascoltare le critiche delle persone che stimo. Del resto, della massa, non me ne frega niente. Ho pensato di tutto, anche di lasciare il calcio. Anche perché il mestiere dell’allenatore non mi è arrivato innato, qualche anno fa. È stata una scelta frutto del percorso. Ho fatto il team manager, ma non era il mio. Ho fatto il consulente di mercato, ma neanche quella era la strada che volevo percorrere. Ho fatto il responsabile di un settore giovanile, e quello è il lavoro di cui sono rimasto innamorato: entravo alle 8 in ufficio e uscivo alle 22, ogni giorno ci mettevo passione e piacere. Ancora oggi, quell’aspetto mi attrae e credo sia alla base di ogni società. E alla fine, mi sono avvicinato nuovamente al campo, l’ultima cosa che avrei creduto potesse accadere in vita mia, iniziando ad allenare”.

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  • Eusebio Di Francesco Roma Serie A

    “SOLO DUE TIRI DEL BARCELLONA”

    Eusebio Di Francesco ha parlato di Roma-Barcellona come dell’inizio della discesa. Da molti quella partita (3-0 per i giallorossi che completano una storica rimonta e si qualificano per le semifinali di Champions dopo trentaquattro anni) viene però ancora oggi vista come il punto più alto della sua carriera da allenatore.

    “Nei 4 giorni precedenti, ci eravamo allenati divinamente. Dopo il terzo gol, se guardate le immagini, sono l’unico che non esulta. Mancava ancora troppo. Florenzi mi correva incontro urlando: «Non ci posso credere!». Gli risposi: «Ci devi credere, ma per farlo devi tornare in campo». I calciatori stavano sognando a occhi aperti, travolti dalle emozioni e trascinati dallo stadio. Il Barcellona ha fatto soltanto due tiri quella sera, negli ultimi minuti. Quando noi eravamo su un altro pianeta a livello emotivo. Stavamo rischiando di gettare tutto al vento per la fibrillazione di avercela fatta. Ma non era ancora fatta. Così come adesso. Siamo a metà”.

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