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Royston Drenthe Real MadridGetty Images

Il ritiro di Drenthe: da erede designato di Roberto Carlos a grande rimpianto

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Questa volta è finita per davvero: Royston Drenthe, uno dei talenti più discussi della sua generazione, appende definitivamente gli scarpini al chiodo.

Si chiude dunque una carriera durata quasi vent’anni nella quale ha visitato tutte le galassie dell’universo calcistico. E’ passato dall’essere considerato un fenomeno di livello mondiale, all’essere un eccentrico giramondo, un campione in erba capace di arrivare a vestire la maglia del club più importante al mondo, ma anche di scendere in sesta serie, prima di ‘dire basta’ (per la seconda volta) a 36 anni.

L’ormai ex giocatore olandese lascia in eredità più che altro il dubbio su cosa sarebbe potuto essere e invece non è stato, oltre che giocate da campione vero.

  • Drenthe Real Madrid COpa del ReyGetty Images

    L’EREDE DI ROBERTO CARLOS

    Siamo nel 2007 e un giovane esterno sinistro ha appena trascinato l’Olanda al trionfo agli Europei U21.

    L’ha trascinata nel vero senso della parola, visto che per un mese è stato così incontenibile da meritarsi anche il premio di miglior giocatore del torneo.

    Di lui, che da lontano somiglia tanto al grande Edgar Davids (che poi si scoprirà essere suo zio), si inizia a parte come di un potenziale fenomeno e i più grandi club d’Europa si lanciano in una vera a propria corsa che porta al suo cartellino.

    Drenthe, che ha alle spalle solo una manciata di partite con Feyenoord, diventa il gioiello più ambito del Vecchio Continente e a farlo suo è il Real Madrid che, non solo resta incantato dalle sue gesta, ma è alla ricerca dell’erede di Roberto Carlos.

    Il fuoriclasse brasiliano, dopo undici anni, ha appena chiuso la sua avventura spagnola e i Blancos individuano proprio in quel ragazzo ventenne l’unico capace di poter raccogliere la sua pesante eredità.

    Il Real Madrid si aggiudica il suo cartellino per 14 milioni di euro convinto di aver piazzato il colpo dell’anno, i fatti non gli daranno ragione.

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  • “NON ERO PRONTO A FARE IL PROFESSIONISTA”

    A Drenthe viene riservata un’accoglienza da superstar, ma a Madrid ben presto emerge un lato sconosciuto del suo carattere: il ragazzo sa giocare a pallone, ma alla fatica del campo preferisce di gran lunga le feste.

    E’ insomma uno di quelli che portati a fare l’alba, uno di quelli che ha tutto ciò che serve per sprecare il suo talento.

    Del vero Drenthe al Real si vede pochissimo e infatti, dopo tre anni tutt’altro che esaltanti, lascia i Blancos per iniziare un lungo girovagare che lo porterà lontano da dove sarebbe potuto arrivare.

    “Non ero pronto per fare il professionista. Ci sono la vita da calciatore e quella da essere umano e le cose possono essere mescolate solo fino ad un certo punto. Pensavo di essere Dio, amavo le donne e le feste, due cose che non si combinano con il calcio. Oggi sono consapevole di aver sbagliato”.

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  • Royston Drenthe Netherlands 2007Getty Images

    UN GIRAMONDO DEL PALLONE

    Royston Drenthe lascia il calcio giocato dopo aver giocato in Olanda, Spagna, Russia, Emirati Arabi, Inghilterra e Turchia e aver vestito quindici maglie diverse.

    Non raggiungerà mai le vette che avrebbe potuto raggiungere e nel 2017 annuncia il suo ritiro. Ormai è finito ai margini del calcio che conta, ma ad un anno dal suo addio torna sui suoi passi per legarsi allo Sparta Rotterdam.

    Da lì in poi le tappe successive saranno i Kozakken Boys (dilettanti della terza serie olandese), il Racing Murcia (terza divisione spagnola), il Real Murcia e il Racing Merida City (sesto livello del calcio spagnolo), prima di tornare ai Kozakken Boys.

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  • UN GRANDE RIMPIANTO

    Drenthe aveva effettivamente tutto, dal punto di vista tecnico, per imporsi ad altissimi livelli, ma più forti di lui sono stati i suoi eccessi.

    Da grande talento si è ritrovato ad essere considerato solo un grande rimpianto capace di vincere in carriera, da comprimario, oltre agli Europei U21, un campionato spagnolo ed una Supercoppa di Spagna.

    Vestirà la maglia olandese in una sola occasione: nel 2010 in un’amichevole contro la Turchia entrando a 10’ dal termine.

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