
I Giochi Olimpici rappresentano un'ottima vetrina per giocatori semisconosciuti che vogliono mettersi in mostra a livello globale, magari sperando di colpire qualche osservatore venuto lì apposta per scovare i campioni del futuro: la storia di Zé Elias, o meglio la ribalta, parte proprio da qui, dalle Olimpiadi di Atlanta del 1996 concluse al terzo posto dal suo Brasile, che può contare anche su un altro 20enne niente male, un certo Ronaldo Luis Nazario de Lima.
In quel momento Zé Elias è uno dei prospetti migliori di un movimento che poi regalerà soddisfazioni enormi al popolo verdeoro: col Corinthians è reduce da tre trofei vinti tra cui una Coppa del Brasile, e il momento per compiere il grande passo sembra proprio essere arrivato.
L'Europa lo attende e le braccia aperte in questione sono quelle del Bayer Leverkusen, squadra ambiziosa che per poco non riesce nell'impresa di scippare la Bundesliga al Bayern Monaco di Giovanni Trapattoni: i bavaresi la spuntano per soli due punti sui rossoneri di Zé Elias, impiegato 23 volte dal tecnico Christoph Daum. Non un rendimento da urlo, quanto basta però per convincere l'Inter a pagare 10 miliardi delle vecchie lire nel 1997, anno reso celebre dall'acquisto più oneroso della storia (per l'epoca) del connazionale Ronaldo: i due si ricongiungono a Milano, seppur le rispettive esperienze assumeranno pieghe completamente diverse.
Gigi Simoni è il nuovo allenatore scelto da Massimo Moratti per lanciare l'assalto allo scettro della Juventus e, almeno nelle intenzioni iniziali, Zé Elias è per il mister un potenziale titolare. L'aspetto della potenzialità resta tale, considerato che trovare spazio in un centrocampo come quello nerazzurro per un 21enne non è impresa semplice da portare a termine.
Lo spazio maggiore gli è riservato in Coppa UEFA, dove offre il suo contributo anche a livello realizzativo: nell'andata del primo turno trova il goal contro il Neuchatel Xamax a San Siro, aiutato da una deviazione che, per le regole del tempo, è a tutti gli effetti un'autorete. Ma a Zé Elias questo non importa e nell'esultanza c'è tutta la gioia per aver trovato il primo sigillo italiano.
GettyQuello buono per le statistiche arriva otto giorni più tardi contro il Foggia in Coppa Italia, sempre davanti ai propri tifosi che sognano finalmente il colpo grosso in campionato: qui i nerazzurri restano in testa alla classifica per quasi tutto il girone d'andata, salvo poi essere sorpassati dalla Juventus che si laurea campione d'inverno. Con i bianconeri va in scena un testa a testa entusiasmante, fatto di botte e risposte anche a livello mediatico: l'apice è toccato il 26 aprile 1998, giorno della verità e del match Scudetto in programma al 'Delle Alpi' di Torino.
La Juventus ha un solo punto di vantaggio sull'Inter e gli animi sono tesissimi per una partita da sempre considerata la madre di tutte le altre, per di più stavolta decisiva per l'assegnazione di un campionato tiratissimo: Simoni decide che Zé Elias deve partire dalla panchina dopo tre apparizioni di fila dal primo minuto, concedendo spazio a Winter e Simeone con Moriero e Cauet sulle fasce, alle spalle della coppia d'attacco composta da Djorkaeff e Ronaldo.
Alessandro Del Piero spezza l'equilibrio al 21' con il goal che rimarrà l'unico ma, più che al calcio, si ha l'impressione di assistere ad un altro sport: i falli commessi non si contano, il tempo di gioco effettivo è ridottissimo e il suono del fischietto dell'arbitro Ceccarini diventa quasi familiare.
Suono che resta all'interno del piccolo oggetto quando Iuliano abbatte Ronaldo in area: Ceccarini il rigore lo decreta ma in favore della Juventus sul successivo ribaltamento di fronte, quando West atterra Zidane. In campo succede il finimondo: anche il pacato Simoni viene espulso, Pagliuca e compagni circondano il direttore di gara toscano nell'inutile tentativo di farlo tornare sui suoi passi. Il portiere interista fa parzialmente giustizia ipnotizzando Del Piero, ma il risultato rimarrà lo stesso fino al triplice fischio: nel mentre, Zé Elias trova il tempo di farsi notare con un intervento a gomito alto su Deschamps, che gli vale il cartellino rosso a soli tredici minuti dall'ingresso in campo.
L'Inter esce dal 'Delle Alpi' col morale a pezzi, consapevole che ormai lo Scudetto ha preso la strada di Torino: l'aritmetica certezza arriverà alla penultima giornata con la sconfitta dei nerazzurri a Bari e la vittoria juventina contro il Bologna. Ai lombardi non resta che la Coppa UEFA, il 'giardino' di Zé Elias che un mese prima ha siglato il goal decisivo per la vittoria nella semifinale d'andata con lo Spartak Mosca: gioca tutti i novanta minuti della finalissima tutta italiana contro la Lazio, decisa da Zamorano, Zanetti e Ronaldo che firmano il primo trofeo dell'era Massimo Moratti; il più importante della carriera per l'ex Bayer Leverkusen, che può finalmente esternare tutta la sua gioia sollevando al cielo di Parigi la seconda coppa più prestigiosa del continente.
Sul viso di Zé Elias è impresso un bellissimo sorriso e non potrebbe essere altrimenti: fa parte di un gruppo di amici più che compagni di squadra, formato dal connazionale Ronaldo, dal portiere di riserva Mazzantini, da Djorkaeff e Winter, con cui forma la combriccola che anima le lunghe giornate milanesi. A qualche anno di distanza dal ritiro, Zé Elias ha rivelato un aneddoto ai microfoni di 'ESPN', dimostrazione dell'affiatamento presente anche fuori del rettangolo verde.
"Ronaldo conosceva un ragazzo che possedeva una macelleria tipo boutique a Milano, lui lo invitò dicendogli di portare con sé altri amici. Credo che quel ragazzo non ci abbia mai dimenticato. Abbiamo iniziato con il prosciutto crudo, poi ci siamo dedicati al salame. Abbiamo mangiato davvero tanto, e quel ragazzo ha avuto una perdita enorme".
La stagione seguente si rivelerà amara di soddisfazione per l'Inter e per lo stesso Zé Elias, che però riesce ad ingrossare le proprie statistiche con un goal che merita di essere raccontato. Il 27 gennaio 1999 si gioca il ritorno dei quarti di Coppa Italia e i meneghini devono rimontare l'1-2 dell'andata subìto dai campioni in carica della Lazio: il brasiliano subentra nel quarto d'ora finale ma fa comunque in tempo a segnare il 4-2 che qualifica l'Inter, passaggio del turno messo poi in cassaforte da Moriero in pieno recupero.
La modalità della rete è da non credere: tiro dal limite dell'area che si insacca dopo una deviazione determinante dell'arbitro, che in quegli anni è parte del gioco a tutti gli effetti. L'arbitro in questione è Piero Ceccarini, proprio colui che lo aveva espulso quasi un anno prima in quel Juventus-Inter passato alla storia più per il clima infernale creatosi che per le emozioni provenienti dal campo. Ceccarini dà, Ceccarini toglie, è il caso di dirlo.
La stagione 1998/1999 si chiuderà senza titoli per l'Inter e con un deludentissimo ottavo posto in campionato, oltre che con l'onta della doppia sconfitta nello spareggio per l'accesso alla Coppa UEFA contro il Bologna. Sono proprio i felsinei ad acquistare Zé Elias che, a soli 23 anni, appare già in fase discendente: in Emilia Romagna resta una sola annata, prima del trasferimento in Grecia all'Olympiacos dove conquista tre campionati senza brillare particolarmente.
Il 2003 è l'anno del ritorno in Italia, al Genoa, allora impelagato nella lotta per non retrocedere in Serie B: i rossoblù accoglieranno tre stagioni più tardi il fratello minore di Zé Elias, Rubinho, portiere di buona caratura che si è regalato anche un'esperienza fruttuosa (quattro Scudetti, due Supercoppe italiane e due Coppe Italia) alla Juventus in qualità di terzo portiere.
A 28 anni Zé Elias fa ritorno in Brasile e qui si chiudono definitivamente per lui le porte del calcio europeo ad alti livelli: nel vecchio continente tornerà per giocare in Cipro con l'Omonia Nicosia e in Austria con l'Altach, dove nel 2009 appenderà gli scarpini al chiodo a soli 32 anni.
Dopo il ritiro, l'ex centrocampista di San Paolo ha lavorato come opinionista per emittenti radio e televisive brasiliane, senza mai dimenticare l'Inter e in particolare Gigi Simoni, ricordato sui suoi social nel giorno della scomparsa, il 22 maggio 2020. Un padre più che un allenatore, probabilmente l'unico in grado di capire Zé Elias fino in fondo.
"Il mister Gigi Simoni era una persona molto speciale, per la sua personalità, per la sua umiltà e per la sua semplicità, chi conosceva il mister Gigi Simoni conosce le dimensioni e la grandezza del suo cuore e con lui sono sicuro che tutti abbiamo imparato il significato della parola amore. Mister Gigi Simoni, grazie di cuore".
