Il movimento è quello da attaccante puro: veloce, intelligente. Si stacca dai blocchi e arretra di qualche metro, intercettando perfettamente il cross dalla sinistra per poi spedire, in girata, il pallone in rete. Ciò che da Dusan Vlahovic ci si aspetta praticamente sempre.
Perché un classe 2000 come lui, con quel talento, non può essere finito nel tritacarne degli eventi non troppo positivi se non per una serie di coincidenze, altrettanto poco fortunate.
Il serbo non è diventato "brocco" da una stagione all'altra: non si fa così, e il goal in Juventus-Lecce, proprio nello stile e nei modi, lo ha dimostrato. Una rete pesantissima che rompe un digiuno che in campionato durava da quasi tre mesi: dal 7 febbraio, ovvero dalla doppietta alla Salernitana all'Arechi.
Dopo 12 partite Vlahovic è tornato a gonfiare la rete nel massimo campionato, e simbolicamente c'è anche di più da dire: sono 60 i goal messi a segno in Serie A tra Fiorentina e Juventus.
Sì, 60: e raggiungendo questa quota entra a far parte del ristrettissimo gruppo di soli 2 giocatori nati dal 2000 ad aver siglato almeno 60 goal nei Top 5 campionati europei.
L'altro? Erling Haaland (che ne ha fatti 96, per dire): mica male aver raggiunto il norvegese nel gruppetto, da soli. Presupposto importante per una svolta che la Juventus ha atteso da mesi.
Nel momento più importante, tra l'altro: con la corsa alla qualificazione in Champions League entrata nelle fasi decisive e con le semifinali di Europa League alle porte. Vlahovic risponde presente.
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