Notizie Livescore
Bundesliga

Dalla vittoria in un reality alla fascia di capitano della Norvegia: il cerchio di Skjelbred

13:43 CET 11/11/20
Per Skjelbred Hertha 16082019
Poteva giocare nel Liverpool, ma ha scelto il Rosenborg. È diventato capitano della nazioionale e colonna dell'Hertha. E tutto è iniziato in tv.

Circa 20 anni fa in Italia spopolava 'Campioni', un reality show sul calcio che ha fatto storia, grazie ai suoi protagonisti e a Ciccio Graziani, chiamato ad allenare quel Cervia. Più o meno in contemporanea, un po' più a nord rispetto alla costiera romagnola, precisamente in Norvegia, si girava un'altra trasmissione sul calcio, piuttosto simile ad un reality: 'Proffdrømmen', una sfida tra 12 talenti di 15-16 anni che, in varie sessioni di allenamento, dovevano mettersi in mostra di fronte a nomi importanti del calcio scandinavo per conquistarsi uno stage con le giovanili del Liverpool.

“La strada per arrivare alla Nazionale passa dal diventare un professionista nel Rosenborg, il primo obiettivo è trovare spazio in questo club. Mi hanno detto che se passo per l’Inghilterra posso chiamare il Liverpool e dire che sono nelle vicinanze...”

Il programma, andato in onda sulla rete TV3, è stato un flop per gli ascolti troppo bassi, ma ha realizzato il 'sogno di diventare un pro' (traduzione più o meno letterale del nome della trasmissione) del vincitore di quell'edizione del 2002, che poi è rimasta l'unica. Era un giovane proveniente del Trygg/Lade, piccolo club di Trondheim dove oggi gioca e allena (in quarta serie) la leggenda Steffen Iversen, simbolo del Rosenborg. Si chiama Per Ciljan Skjelbred, è un classe 1987. E, proprio come Iversen, è destinato a essere una leggenda del club di Trondheim e del calcio norvegese.

Il Rosenborg è stato il suo primo club professionistico. Doveva essere il Liverpool, sì, con il quale il provino lo ha fatto. E in quella settimana ha convinto molti. È stato nuovamente invitato dai 'Reds', ma ha scelto di rimanere a Trondheim, sua città natale, e unirsi proprio al Rosenborg. Il motivo lo ha spiegato lui stesso in un'intervista rilasciata al 'Dagbladet' nel 2002.

In Inghilterra ci è ripassato, ma non ha più chiamato il Liverpool. Senza rimpianti, comunque, perché già a 15 anni Skjelbred si era dimostrato lungimirante. Con il Rosenborg esordisce a 16 anni, diventa un punto fermo del club con il quale vince 4 campionati e arriva a giocare anche la Champions League. Già da giovanissimo si impone: a neanche 20 anni è già un titolare nel suo club. Anche se nel 2005 contro l'Olympiakos subisce una frattura alla gamba, quando è in piena rampa di lancio. Sta fuori diversi mesi, poi torna a macinare chilometri in mezzo al campo, smistare palloni a destra e sinistra.

Il 28 marzo 2007 arriva anche a esordire con la nazionale norvegese, a neanche 20 anni. E a schierarlo in campo è Age Hareide, tecnico che ha fatto la storia del calcio scandinavo. Soprattutto, però, uno dei giudici di 'Proffdrømmen', del reality da cui è partita la storia di Skjelbred nel calcio. Lo stesso che allenava il Rosenborg quando Skjelbred giocava nelle giovanili. Il primo cerchio della sua carriera si chiude in quella partita, nei 33 minuti in campo contro la Turchia.

Nel 2011 decide di lasciare il Rosenborg per tentare l'avventura in Bundesliga: va all'Amburgo. Neanche troppo lontano da casa, a voler vedere. Almeno geograficamente. In campo però qualcosa non va. Le 28 presenze complessive sono una grande delusione, con i Rothosen il feeling non sboccia e in due anni colleziona 28 presenze con zero goal, senza mai convincere. Fino a perdere anche la maglia della nazionale, a causa delle sue prestazioni.

A Berlino, nonostante tutto, decidono di puntare su di lui. Nel 2013 l'Hertha lo prende in prestito dall'Amburgo, un anno dopo lo acquista a titolo definitivo nelle ultime ore di mercato. Lì diventa un simbolo: trova il campo con costanza, si prende una maglia da titolare in regia: Pal Dardai gli affida con costanza le chiavi del centrocampo nei suoi anni, dal 2015 al 2019. Skjelbred lo ripaga con prestazioni da leader, diventa uno dei senatori e spesso indossa anche la fascia di capitano.

Già, la fascia. Dal 2014, dopo il ritiro della leggenda Hangeland, la indossa anche in Nazionale. Fino al suo addio alla selezione, nel 2016, a soli 29 anni. Per due anni è il simbolo della nazionale del suo paese, che incrocia anche l'Italia sulla strada per la qualificazione a Euro 2016. Poi decide di concentrarsi solo sull'Hertha, nel quale rimane protagonista con discreta costanza. La sua versatilità è una delle chiavi della squadra, che si avvicina anche alla Champions League senza mai agguantarla.

Quella 2019/2020 però è stata l'ultima a Berlino. A gennaio il club aveva annunciato come a fine stagione, con il contratto in scadenza, Skjelbred sarebbe andato via. Destinazione Trondheim. Casa sua. Con la maglia del Rosenborg, a cui tanto deve e a cui tanto ha dato.

"L'Hertha è nel mio cuore e ha avuto grande importanza nella mia carriera sportiva. Il ritorno dalla mia famiglia in Norvegia per me chiude anche un cerchio".

Un altro cerchio, aperto da talento da reality e chiuso da leggenda.