Vagner Love, il bomber dell'amore: tra goal, sesso e treccine colorate

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Vagner Love Corinthians 26 07 2019
Getty Images
36 anni, Vagner Love è ricordato soprattutto per le proprie gesta amorose fuori dal campo. Idolo al CSKA, ora giocherà col Kairat, in Kazakistan.

Più che per le sue gesta calcistiche, in Europa e nel Mondo è conosciuto per quel curioso soprannome, o apelido come lo chiamano in Brasile. Vi dice qualcosa Vagner Silva de Souza? Probabilmente no. Dici Vagner Love, invece, e si accende la lampadina. Il centravanti con le treccine (ma ora non le ha più: è caduto un mito). Ma anche e sopratutto uno degli eroi che, ormai una quindicina d'anni fa, hanno condotto il CSKA Mosca al primo successo europeo ottenuto da un club russo.

Che il rapporto tra Love e il CSKA non si sia mai interrotto completamente, è testimoniato da un fatto: appena ha potuto, il brasiliano di Rio de Janeiro ha riempito le valigie ed è tornato a Mosca per giocare con quello che, dati e statistiche alla mano, è il club più importante della sua carriera. Come dicono in Brasile per descrivere un simile tira e molla, “tira casaco, bota casaco”. Che poi, nonostante la traduzione non sia letterale, sarebbe il “metti la cera, togli la cera” della serie 'Karate Kid'. Sembrava aver intenzione di farlo anche quando, a inizio giugno, il Corinthians ha ufficialmente annunciato il suo addio, “in quanto l'atleta ha accettato un'offerta di trasferimento”. Che però è in realtà quella del Kairat, formazione del Kazakistan, come comunicato su Instagram dal centravanti.

Vagner Love Kairat

Scelta bizzarra? Ma no. Vagner Love è sempre stato un personaggio particolare. A partire da quell'aggiunta al nome, “Love”, che significa amore e che ben rende l'idea delle sue pulsioni nei confronti del sesso femminile. Nasce tutto nei primi anni del Duemila, quando Vagner è un giovanissimo centravanti del vivaio del Palmeiras ed è impegnato nella Copa São Paulo, la Copinha, prestigioso torneo riservato alle giovanili che si svolge nei primi mesi dell'anno. In ritiro lo beccano con una ragazza e il gioco è fatto: via con l'apelido che gli resterà appiccicato – anche sulle spalle, sopra il numero di maglia – per un'intera carriera.

Se oggi c'è sorriderci su, all'epoca le conseguenze per Vagner Love sono però pesanti. L'allenatore che lo scopre, Karmino Colombini, va su tutte le furie e decide di estrometterlo per il resto della competizione, salvo tornare sui propri passi dopo le pressioni dei compagni. Risultato: l'attaccante viene reintegrato per le fasi finali e si scatena, segnando una cinquina in semifinale e un'altra rete nella finalissima, vinta però dal Santo André ai calci di rigore.

“La gente scherzava con me – ha raccontato Colombini tra le risate – diceva che me la prendevo troppo con Vagner perché gli piacevano le ragazze. Il problema è che gli piacevano nei momenti sbagliati”.

Vagner Love - Palmeiras - 2009

Gira e rigira, si torna sempre lì anche negli anni successivi. Appena Vagner Love inizia a far vedere di che pasta sia fatto anche nella prima squadra del Palmeiras, riportato in A con 19 reti dopo un anno di purgatorio, il soprannome è immediato: “o artilheiro do amor”, il bomber dell'amore. Così come, qualche anno più tardi, formerà al Flamengo una coppia potenzialmente da urlo assieme all'Imperatore Adriano, immediatamente ribattezzata - con scarsa fantasia, ma impatto notevolissimo sulle folle - “o imperio do amor”, l'impero dell'amore.

Se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio, poi, anche in Russia le vicende amorose di Vagner Love conquistano le copertine dei giornali. Con qualche risvolto hot.

"Prima di tornare al Flamengo (nel 2012, ndr), a Mosca mi sentivo molto solo. In rosa non c'erano altri brasiliani e così chiedevo di rimanere a casa, perché non sopportavo di andare in ritiro senza poter parlare con nessuno. A casa non avevo nulla da fare, e così facevo sesso per tutto il tempo. Ma questo non mi disturbava: anzi, entravo in campo più rilassato, più tranquillo".

A proposito di soprannomi: pure quello di Zé Love, l'attaccante che nel 2012 rifiutò di effettuare un provino per il Milan, è legato al rapporto con Vagner Love. Mica vero, in ogni caso, che l'ex genoano abbia a sua volta portato una ragazza in ritiro, come si è spesso letto e scritto.

“Abitavo con Vagner nell'alloggio delle giovanili del Palmeiras e così ho ereditato il suo soprannome. Ragazze in ritiro? No, no. Purtroppo non sono riuscito a ripetere la sua impresa...”.

Se l'aggiunta al nome è la medesima, c'è qualcosa di Vagner Love che Zé Love non ha e non ha mai avuto: le treccine. Rigorosamente del colore della maglia indossata in quel determinato momento. Rosse e blu al CSKA, verdi al Palmeiras, bianche e nere al Corinthians e via dicendo. Stile Taribo West, per intenderci. Da un po' di tempo Vagner ha deciso di farne a meno, e per coloro che c'erano abituati è come se se ne fosse andata una parte di lui.

Se fuori dal campo Love è tutto un aneddoto, dentro dimostra ben presto di essere un signor attaccante. Tanto che il CSKA lo nota e, nel 2004, se lo porta per la prima volta in Russia. Matrimonio duraturo, pur con i suoi alti e bassi, e vincente: i russi di Gazzaev si issano fino alla finalissima della Coppa UEFA, in programma all'Alvalade contro lo Sporting padrone di casa, e dopo essere andati sotto nel punteggio ribaltano tutto. Finale: 1-3. E il terzo goal è proprio di Vagner Love. Per la prima volta nella storia, un club russo conquista un trofeo continentale.

Vagner Love - CSKA Moscow

Al ritorno a Mosca dal Portogallo, riecco il Love spirito libero. Stavolta in un altro senso. La delegazione del CSKA viene ricevuta al Cremlino da Vladimir Putin e, una volta conclusa la cerimonia, il brasiliano si mette in testa di far qualcosa di bizzarro: prende il pallone appoggiato sopra il trofeo e autografato da tutta la squadra, inizia a palleggiarci e poi lo lancia al Premier.

“Volevo far qualcosa che restasse nella nostra memoria, sfruttare quel momento – ha raccontato a 'UOL Esporte' – E mi è venuto in mente questo. La palla era sopra la coppa, l'ho presa e ho pensato: 'Vediamo se questo tizio sa calciare in pallone'. Putin è stato allo scherzo e ha iniziato pure lui a palleggiare. Non c'è stata mancanza di rispetto, però i russi hanno trattenuto il respiro. Grazie al cielo Putin l'ha presa bene”.

Meglio tornare al calcio, insomma. E a un palmares di tutto rispetto. Perché, oltre alla Coppa UEFA di Lisbona, a Mosca Love conquista tre volte il campionato e svariati trofei tra coppe e supercoppe. Nel 2008 si laurea capocannoniere, venendo premiato con il titolo di miglior giocatore del torneo. Poi inizia l'andirivieni con il Brasile: Palmeiras nel 2009, Flamengo nel 2010 e nel 2012, Corinthians nel 2015 e poi dal 2019 all'inizio di giugno, fino a quando il club paulista comunica la sua partenza.

Rapporti più complicati rispetto a quello con il CSKA: al Palmeiras, che nel 2009 sogna a lungo di vincere il Brasileirão salvo sgonfiarsi clamorosamente nelle giornate finali, viene aggredito da un gruppo di tifosi inferociti; al Fla arriva tra le lacrime “per aver coronato un sogno d'infanzia” ma vi resta solo pochi mesi, in tempo per illudere tutti in coppia con Adriano; va meglio al Corinthians, dove vince l'unico campionato brasiliano della propria carriera da protagonista, con 14 reti.

Ronaldinho Vagner Love Brazil

Il Brasile che gli regala le maggiori soddisfazioni, allora, è quello verde e amarelo della Seleção. Nel 2004 Vagner Love alza la Copa America in Perú, pur giocando soltanto poco più di mezz'ora in tutta la competizione. Si ripete tre anni più tardi, questa volta da titolare, in un Brasile pieno zeppo di seconde linee che a Maracaibo, in Venezuela, travolge per 3-0 l'Argentina. Fa coppia (non in Copa, però) con Ronaldinho, come nel Flamengo 2012: bella soddisfazione.

In mezzo, una spruzzata di Europa – anche al Monaco, in piena crisi post Falcao – e parecchia Cina con lo Shandong Luneng. In Turchia la stagione numericamente migliore: 23 reti nel 2016/17, cinque più di Eto'o, con l'Alanyaspor, salvato praticamente da solo. Poi arriva il Besiktas, sì, ma il guizzo vero, quello che trasforma un buon attaccante in un protagonista da squadra da vertici europei, non arriva mai. E ora che le primavere sono diventate 36, non arriverà più. Ma il suo nome, seppur per altri motivi, se lo ricordano un po' tutti.

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