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Ulf Kirsten, l'attaccante che ha rotto la barriera tra Germania Est e Ovest

12:17 CET 04/12/22
Ulf Kirsten
Poteva diventare un giocatore del Cagliari, invece è diventato uno dei primi a trasferirsi dall'est all'ovest. E ha fatto la storia del Leverkusen.

Con la caduta del Muro di Berlino e l’unificazione della Germania, all’inizio degli anni ’90 il calcio tedesco è inevitabilmente cambiato a livello geopolitico, visto che la Bundesliga si è aperta anche alle squadre della ex DDR - poche, ma comunque presenti per la prima volta. Già prima che l’allora Oberliga venisse definitivamente soppressa, però, alcuni giocatori avevano provato a rompere le barriera che dividevano l’Est e l’Ovest, abbattendo metaforicamente quel muro che separava il calcio della Repubblica Democratica e quello della Repubblica Federale. Qualcuno ci aveva provato già negli anni precedenti, finendo ben presto nel mirino dei vertici politici.

Nel 1990, invece, per la prima volta si sono consumati due trasferimenti ufficiali. Entrambi con il Bayer Leverkusen in veste di acquirente. Il club renano aveva deciso di cambiare look in attacco dopo una stagione in cui Sven Demandt - storico bomber di Zweite e compagno di Klopp al Mainz - e Marek Lesniak avevano combinato soltanto 16 goal in due. Il primo acquisto, arrivato per la verità già a gennaio, è stato quello di Andreas Thom, attaccante della Dynamo Berlino, la squadra della Stasi. È stato anche il primo in assoluto a passare dall’Est all’Ovest. Lui però non ha cambiato la storia del Leverkusen. È stato il secondo, approdato in Bundesliga in estate, a cambiarla: Ulf Kirsten.

Nativo di Riesa, città nel distretto di Dresda, era cresciuto nella squadra cittadina della Dynamo. Uno dei suoi compagni di squadra era Matthias Sammer, che con lui ha fatto il percorso nelle giovanili fino alla prima squadra. Come l’ex Inter e Dortmund, anche Kirsten aveva debuttato grazie a Klaus Sammer, papà del suo ex compagno di squadra. Per essere una prima punta era bassino, giusto poco più di 170 cm. Peraltro non proprio uno smilzo, neppure tanto veloce nella corsa, ma tremendamente rapido e con una conoscenza degli spazi che già nei primi anni ha portato a paragonarlo a Gerd Müller per le sue caratteristiche, comprese le doti aeree: nonostante la stazza, era un pericolo su ogni cross. Proprio di testa ha segnato il goal più importante della sua carriera e uno dei due più pesanti nella storia del Bayer Leverkusen, in finale di DFB-Pokal nel 1993. Uno dei due trofei che le ‘aspirine’ hanno in bacheca, insieme alla Coppa UEFA del 1988.

Quella finale all’Olympiastadion è diventata storica soprattutto per la presenza di una seconda squadra: quella dell’Hertha Berlino, nella quale giocava anche Carsten Ramelow che poi sarebbe diventato un giocatore simbolo del Leverkusen. Il Bayer in attacco aveva proprio Thom e Kirsten, gli uomini che avevano rotto le barriere. E Kirsten ha segnato verso la fine: cross di Hapal dopo una respinta del portiere, colpo di testa sopra tutta la difesa. Goal. 1-0. Vittoria. Storia. La sua foto abbracciato alla coppa è diventata il simbolo di quella serata.

“Tornati a Leverkusen ci affacciammo al municipio, ad aspettarci c’erano migliaia di persone. In quel momento forse realizzammo quello che avevamo fatto” ha raccontato a BundesItalia.

Il suo viaggio verso Berlino con il Leverkusen era stato persino ripreso nel film “Fernes Land Pa-isch” del 1994, in cui Kirsten ha fatto da comparsa.

Sin dai primi anni di carriera, il giovane Kirsten aveva fatto capire di non essere uno qualunque. Negli ultimi due anni con la Dynamo Dresda è arrivato a vincere per due volte il campionato della DDR, la Oberliga, arrivando anche in semifinale di Coppa UEFA nel 1989, prima di perdere con lo Stoccarda - che poi in finale sarebbe stato battuto dal Napoli di Maradona. Proprio alla Dynamo ha giocato anche suo figlio Benjamin, portiere, che negli ultimi anni è rimasto all’est per vestire la maglia della Lokomotive Lipsia in quarta serie. Ulf, come la gran parte dei giocatori dell’ex Germania Est, ha lavorato come dipendente non ufficiale per il Ministero per la Sicurezza dello Stato, quella gergalmente nota come Stasi, per la quale aveva lavorato anche il suo compagno Sammer.

Con quest’ultimo Kirsten ha anche condiviso una carriera ‘a metà’: 49 presenze nella Germania Est, l’ultima un 3-3 con il Brasile, poi 51 nella Germania Ovest, con cui ha giocato i Mondiali del 1994 e del 1998 e gli Europei del 2000, ma non quelli del 1996, vinti dalla nazionale tedesca con il suo amico e compagno Sammer protagonista assoluto e poi anche Pallone d’Oro. Veniva dalla sua stagione più difficile con il Bayern, con soli 8 goal segnati in Bundesliga. L’unica senza andare in doppia cifra: ha fatto peggio soltanto nella sua ultimissima stagione da professionista, quando però ha giocato solo 3 partite. Non ha potuto mettere la ciliegina sulla torta. Detiene comunque un piccolo primato: nessuno è mai riuscito a totalizzare 100 presenze complessive con due nazionali diverse nella storia del calcio.

Le occasioni mancate hanno scandito la carriera di “der Schwarze” - “il moro”, soprannome che gli era stato affibbiato per la sua carnagione scura - che negli ultimi anni di carriera hanno caratterizzato il Leverkusen. Prima del ritiro, avvenuto nel 2003, Kirsten è stato tra i protagonisti del ‘Neverkusen’ capace di perdere nel 2002 le finali di Champions League e DFB-Pokal e persino  il secondo posto in Bundesliga, una costante visto che sono state 4 le medaglie d’argento, compresa quella del 2000 con l’autogoal di Ballack e la storica sconfitta contro l’Unterhaching.

In 13 anni a Leverkusen, comunque, non sono mancate le soddisfazioni. Prima tra tutte quella di diventare il miglior marcatore di sempre nella storia del club con 181 goal segnati solo in Bundesliga, dove è il settimo migliore all-time. È anche diventato il secondo per presenze, dietro solo allo storico portiere Vollborn, suo compagno di squadra. E pensare che il suo percorso sarebbe potuto essere diverso: aveva persino firmato un pre-contratto con il Cagliari, prima del blitz del Bayer. Sliding doors. Ha scelto Leverkusen, ha segnato alla prima contro il Bayern e poi non ha mai smesso. Per tre volte è stato capocannoniere del campionato tedesco.

Non è mai stato un’icona di stile, non è mai stato un giocatore esteticamente educato o pulito. Era tremendamente concreto. Ogni palla la buttava dentro. In più aveva una barba incolta che negli anni è diventata quasi mitica e gli è valsa persino un contratto pubblicitario con la Braun. In carriera Kirsten ha fatto notizia anche per una gomitata rifilata al compagno di nazionale Thomas Linke in una partita tra Leverkusen e Schalke 04, nel 1997. Un gesto che gli è costato persino 9 settimane di squalifica. in Germania si parlava di “uno dei falli intenzionali più brutti mai visti”.

Dopo la carriera, Kirsten è rimasto nella società Leverkusen per alcuni anni ad allenare soprattutto giovanili e seconda squadra, facendo anche il vice allenatore per un periodo, sotto Klaus Augenthaler. Poi ha cambiato strada. Oggi è consulente di un club di quinta serie, il Wacker Nordhausen. Negli anni precedenti ha lavorato come agente e anche come scout. Recentemente si è anche segnalato per aver aperto un portale dedicato al betting. Il suo nome comunque rimarrà indissolubilmente legato a quello del Bayer. E anche alla Germania Est. Per aver sfondato una barriera.