Barcellona-Bayern Monaco 2-8. E ancora si fa fatica a crederci. Trionfo bavarese, sprofondo catalano. La doppietta di Coutinho è suonata come la beffa definitiva dopo un danno già sufficientemente grande leso alla storia del club. Non l’unica. Ce n’è un’altra, invece, più sottile, più assorbita, ma comunque dolorosa. Il regista, l’architetto del centrocampo di Flick quella sera, è uno che a Barcellona conoscono bene, che hanno cresciuto e poi perso a 22 anni. Perché Thiago Alcántara, protagonista al Da Luz, è uscito dalla Masía, dal settore giovanile catalano. Poi ha scelto di andare altrove. Come tanti altri.
Fino a un mese prima, il classe 1991 questa partita nella testa di tutti non la doveva giocare, visto che Kimmich e Goretzka erano diventati la coppia titolare nel centrocampo del Bayern. Poi l’infortunio di Pavard, Kimmich che slitta a destra in difesa, uno spazio per Thiago. In scadenza 2021, che ha rifiutato il rinnovo col Bayern, che sogna la Premier League dove oggi gioca nel Liverpool. Prima, giusto in tempo, la voglia di vincere una Champions con i bavaresi, prima di partire verso altri lidi (Liverpool?) dopo sette anni. Arrivato nel 2013, desiderio di Pep Guardiola, appena nominato tecnico del Bayern. Uno dei precisi desideri espressi da Pep ed esauditi dalla dirigenza. Lo aveva fatto esordire in blaugrana, lo aveva fatto crescere, poi lo ha ritrovato. E lo ha fatto rimpiangere al Barcellona nella serata più buia della storia recente del club.
Thiago, comunque, non sarà l’unico ex Barcellona, cresciuto nella Masìa e poi fuggito, a giocare le semifinali di Champions League. C’è, ad esempio, Mauro Icardi. Storia nota: la Sampdoria che lo pesca dalle giovanili bluagrana, lo porta a Genova, lo fa esplodere poi lo cede all’Inter. Dove diventa uno dei migliori attaccanti d’Europa. E oggi, al PSG, si gioca la Champions con la possibilità di vedere la finale. Di fronte, di nuovo, un altro ex della Masìa. Dani Olmo, oggi al Lipsia, ma fino a gennaio alla Dinamo Zagabria. Aveva scelto la Croazia per fare un percorso di crescita diverso dai suoi coetanei e connazionali. Per arrivare prima al calcio ad alti livelli. Tappe bruciate, missione compiuta. Grazie al Lipsia, a 22 anni giocherà una semifinale di Champions. E il suo ex club lo guarderà in televisione.
sportswallah.comAlla lista dei semifinalisti di Champions ‘persi’ dal Barcellona si aggiunge anche André Onana, che nel 2015 aveva scelto l’Ajax dopo aver compiuto il percorso nelle giovanili blaugrana. Scoperto grazie all’accademia di Eto’o in Camerun, è stato uno dei grandi protagonisti con gli olandesi nella scorsa Champions League. Nonché un nome seguito da tante, tantissime big. Con la potenzialità di essere un titolare. Un po’ come Adama Traoré, che non era già al tempo il giocatore super fisico che è oggi, ma un dribblatore scatenato, che viveva per puntare l’uomo e saltarlo. Anche se né con l’Aston Villa né col Middlesbrough aveva toccato i livelli a cui è arrivato nell’ultima stagione con il Wolverhampton. 11 anni alla Masìa, mai un esordio in prima squadra.
Aveva scelto l’Inghilterra anche Hector Bellerìn, l’Arsenal per la precisione. Del quale è diventato uno degli uomini simbolo, non soltanto per il proprio rendimento in campo, ma anche nello spogliatoio. Un po’ come aveva fatto, qualche anno prima Cesc Fabregas, che a Londra aveva esordito giovanissimo e poi è tornato da grande. Un po’ come Piqué, per citarne un altro, che era andato allo United. Anche su Bellerin si è tanto vociferato su un ritorno per il dopo Dani Alves, ma ha fatto la scelta di legarsi ai Gunners. Lo sarà ancora fino al 2023. Percorso simile per il suo coetaneo e compagno di squadra Grimaldo, oggi al Benfica, sul taccuino dei grandi club: il terzino sinistro ha scelto il Portogallo per emergere. Ora attende la propria chance anche nella nazionale Spagnola. Per il Barcellona, comunque, è già un rimpianto. Oppure Marc Cucurella, fresco colpo del Getafe giusto un paio di anni fa.
Ha dovuto girovagare di più Keita Balde, che ha avuto un percorso simile quello di Icardi, con l’esplosione in Serie A con la Lazio e oggi il presente in Francia, in una realtà comunque in rilancio come quella del Monaco, dove sta cercando la propria dimensione. Non solo lui: sono diversi i giocatori arrivati in Italia dalla Masìa, chi con fortuna e chi meno. Esempi? Toni Sanabria, Patric, Iago Falqué, ma anche Raul Moro, 2002 della Lazio di oggi. In più, Carles Pérez, oggi alla Roma.
La tendenza di fuggire dalla Masìa sembra essersi accentuata negli ultimi anni. Una vera e propria fuga di talenti, guidata da Eric Garcia, giovane star classe 2001 che brilla nel Manchester City di Guardiola - anche se avrebbe già deciso di voler cambiare aria - o Mateu Morey, del Borussia Dortmund. Ma anche Takefusa Kubo, di proprietà del Real Madrid. Oppure Xavi Simons, passato al PSG. Tanti talenti che in futuro possono diventare dei veri e propri rimpianti. Anche se a Barcellona si augurano almeno che non siano protagonisti di altre umiliazioni.


