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Storie di Calciomercato - Milinkovic-Savic e la Fiorentina: un amore non corrisposto scoppiato in lacrime

11:24 CET 26/01/23
Storie di Calciomercato Milinkovic Savic
Nel 2015, prima della Lazio, il Sergente era pronto a vestirsi di viola. A fermare tutto furono le lacrime, l’indecisione e la poca pazienza di Pradé

Tra i centrocampisti più chiacchierati di sempre, più desiderati dell’intera Serie A e spesso anche dall’estero, Sergej Milinkovic-Savic si è legato dal 2015 alla Lazio, dove ha trovato un Claudio Lotito fortemente avvinghiato al suo cartellino. Pretese altissime per il suo cartellino, chiacchiere che di estate in estate si susseguono per trovare la cifra giusta per strappare Sergej ai biancocelesti e portarlo verso altri lidi, verso una Champions League da protagonista e un palcoscenico che gli calzerebbe a pennello. Classe ’95, arrivato in Italia a vent’anni, ora che di primavere ne ha 28 potrebbe essere in procinto di desiderare una nuova destinazione, ma intanto, prima di andare alla Lazio, per lui lo scenario poteva essere ben diverso.

Sergej Milinkovic-Savic inizia a giocare a calcio nel Vojvodina e il 23 novembre 2013 fa il suo esordio tra i professionisti. Dopo appena un anno viene notato dal club belga del Genk che con 400mila euro se lo aggiudica e porta a giocare nel campionato nazionale. Con 24 presenze e 5 reti, il “Sergente” inizia a farsi notare attirando su di sé le attenzioni di Bernardo Brovarone, intermediario di mercato che lo nota e decide di suggerirlo in Italia, non alla Lazio: alla Fiorentina di Daniele Pradé.

Brovarone parte da Milano per arrivare in Belgio e guardare da vicino quel ragazzo di 19 anni che ha già le qualità fisiche giuste per emergere anche in Italia, oltre ad avere una grande tecnica. Tiro dalla distanza, calcio preciso, tutte caratteristiche che alla Lazio ha fatto vedere in più di un’occasione. Brovarone inizia a proporlo in Europa, ma nessuno va fino in fondo: nel frattempo il rapporto con Nikola, padre di Sergej, si intensifica e lui decide di fidarsi. Il figlio deve andare a giocare in Serie A. Viene convocato, intanto, per il Mondiale Under 20, da giocare con la Serbia e lì cambia tutto: la sliding door di Sergej è che vince quella competizione, da protagonista, si porta a casa il premio come terzo miglior giocatore del torneo e qualcuno inizia a credere alle parole di Brovarone, che torna alla carica.

A Firenze, nel frattempo, arriva come allenatore Paulo Sousa. Molto attento ai giovani e intenzionato a creare un ciclo con i gigliati, che possa partire proprio dalla linea verde, Sousa si lascia incantare da Milinkovic-Savic e parla con il padre, Nikola. Vuole metterlo accanto a Mario Suarez, acquistato dall’Atletico Madrid in cambio di Stefan Savic e legatosi ai viola per quattro anni: quella sarà la mediana titolare alla Fiorentina e promette di far giocare titolare Sergej. Una telefonata basta e il giocatore si convince, con l’obiettivo di restare in Italia per qualche anno, per poi puntare più in alto. Ora manca solo l’accordo col Genk, che vede Pradé protagonista.

Quella che sta nascendo è una Fiorentina di grandi aspettative: la cessione di Salah alla Roma non ha fermato le ambizioni della società toscana, che decide di puntare tutto sul croato Kalinic. In squadra c’è Iicic, che risulterà essere il miglior marcatore della stagione, così come a difendere la porta c’è Tatarusanu. In difesa Astori insieme a Gonzalo Rodriguez e Marcos Alonso. Con l’aggiunta di Borja Valero e Federico Bernardeschi, Paulo Sousa punta a rendere la Fiorentina una certezza di quel campionato di Serie A, che infatti concluderà quinto in classifica, mantenendo in squadra fino a gennaio anche un talento come Mauro Zarate.

La Fiorentina offre 6 milioni di euro più il 40% sulla futura rivendita, mentre dalla capitale c’è Tare che prova a inserirsi con 10 milioni secchi: il Genk non crolla e accetta l’offerta viola, perché un giorno sanno che Sergej verrà rivenduto a molto di più. Carte firmate, accordo trovato: Nikola e Sergej viaggiano verso Firenze e arrivano in sede, dove all’impovviso Milinkovic-Savic, in inglese, mentre scoppia in lacrime dichiara di non poter concludere l’accordo. Pradé svelerà più tardi il motivo dietro questo disguido: Sergej chiede di poter prima sostenere le visite mediche e poi confrontarsi con la fidanzata per prendere una decisione definitiva sul proprio futuro. La Fiorentina sbotta, però, perché non ci sta a essere schiava di vicende extracalcistiche. Pradé lascia la sede infastidito e contrariato, spiegando che nessun ventenne può cambiare gli equilibri di una squadra. Quattro ore di tempo per Sergej, utili per cambiare idea e non accettare la Fiorentina quel giorno, perché incerto su ciò che sarebbe successo di lì a poco. L’evento, che avrebbe comunque mantenuto il giocatore in Italia, aveva il nome di Igli Tare. Il direttore biancoceleste, infatti, non aveva smesso di palesare il proprio interesse per il centrocampista del Genk e non appena saputo del rifiuto alla Fiorentina si fionda sull’affare.

Sebbene qualcuno ipotizzi che Mateja Kezman, agente del giocatore, nel frattempo avesse trovato già l’accordo con la Lazio, la verità è che i biancocelesti il 6 agosto depositano il contratto in Lega e ufficializzano l’arrivo di Sergej Milinkovic Savic in maglia biancoceleste. Confermati i 10 milioni di euro dell’offerta iniziale, il Genk accetta la volontà del giocatore e si accontenta della cifra che Lotito versa nelle casse belga. Appena dieci giorni dopo arriva l’esordio in Champions League, nel preliminare vinto contro il Bayern Leverkusen, prendendo il posto di Onazi al 53’. Ha vent’anni e ha appena esordito nella sua prima competizione internazionale, con la maglia della squadra che lo terrà con sé dal 2015 fino a oggi, per otto lunghissimi anni, con più di 300 presenze e tre trofei in bacheca, tutti da protagonista, con mai meno di 30 presenze in una stagione con la Lazio.

Lotito ha fissato il prezzo di 70 milioni da diversi anni, provando a tirare sempre di più la corda: su di lui si sono alternate, negli anni, Juventus, Manchester United e Paris Saint-Germain, con l’unico obiettivo di aggiudicarsi un grande campione, che permetterebbe alla Lazio di generare una plusvalenza totale, avendo già abbondantemente ammortizzato quei 10 milioni spesi nel 2015. Un affare per il quale, chissà, Pradé qualche volta si sarà mangiato almeno un centimetro delle proprie mani.