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Storie di Calciomercato - Luis Figo e il ban dall’Italia: il 'doppio contratto' con Juventus e Parma

15:59 CET 19/01/23
Storie di calciomercato Figo
Dieci anni prima dell’arrivo all’Inter, Figo avrebbe potuto sposare la Serie A: tra lui e Moggi, però, si infilò il Parma, facendo saltare tutto.

Una carriera fatta di sole cinque maglie, di una di queste fu quella della nazionale portoghese, poi Sporting Lisbona, Barcellona, Real Madrid e in Italia solo l’Inter, che fu l’ultima squadra con la quale abbia giocato in carriera. Classe ’72, originario di Almada, Luis Filipe Madeira Caeiro Figo, noto a tutti come Luis Figo, quando era un giovanissimo talento dello Sporting, all’inizio degli anni ’90, prima di esplodere con tutto il suo talento in quei cinque anni in maglia blaugrana, fu al centro di un intrigo di calciomercato: da un lato la Juventus, dall’altro il Parma, che si contesero l’acquisto di quello che all’epoca era un astro del calcio portoghese, molti anni prima di Cristiano Ronaldo.

Siamo alla fine degli anni Ottanta e nello Sporting Lisbona esordisce ad appena 17 anni un giovanissimo Luis Figo: un’ala destra dal dribbling micidiale, in grado di creare quella superiorità numerica che, a quell’età, sorprendeva tutti; inoltre, dai suoi piedi partivano dei cross precisi, letali per le difese avversarie. Carlos Queiroz, che all’epoca allenava nella sua prima esperienza in panchina le giovanili del Portogallo, decise di prenderlo sotto la propria ala protettiva. Pur non avendo avuto una grande carriera da calciatore, fermatasi a livello dilettantistico nel suo paese d’origine, il Mozambico, Queiroz riuscì a mettere in piedi una giovanile lusitana di grande talento: non solo Figo, ma anche Rui Costa, Fernando Couto, Vitor Baia e Joao Pinto. 

Figo, da giovanissimo, compie tutta la trafila delle selezioni giovanili portoghesi, dall’Under 16 fino all’Under 20, con la quale, proprio con Queiroz in panchina, vince il mondiale di categoria nel 1991 battendo in finale il Brasile, ascrivendosi a quella generazione d’oro del Portogallo che ha caratterizzato il Paese per gran parte degli anni Novanta. Nel frattempo, anche lo Sporting permette a Figo di continuare a crescere, culminando il proprio percorso di poco più di cinque anni con la vittoria della Coppa del Portogallo: nella competizione risulterà anche capocannoniere con quattro gol, al pari di Domingos del Porto e Ivaylo Yordanov, suo compagno di squadra.

È il 1995 e di Luis Figo si parla in tutta Europa, nonostante la bacheca dei suoi trofei non sia così stracolma come si possa pensare. Eppure, è chiaro che quel giocatore sarà un grande crack e andrà a condizionare il calcio europeo per tanti anni: per questo motivo dall’Italia si iniziano a muovere Juventus e Parma. Ad allenare i bianconeri c’è Marcello Lippi, che dopo oltre un ventennio ha appena chiuso l’era manageriale di Boniperti, dando vita alla famosa Triade capitanata da Luciano Moggi, seguito da Antonio Giraudo e Roberto Bettega, bandiera bianconera da giocatore. Sebbene oggi della Triade abbiamo un ben altro ricordo, è giusto sapere che all’epoca ha rappresentato un cambio epocale per la storia dei bianconeri.

Archiviata, quindi, l’era Trapattoni in panchina, Lippi si presenta nel luglio del 1994 con l’intenzione di riaprire un ciclo, emulando quanto fatto negli anni ’70 e ’80 proprio con Bettega in campo. Lippi nel ’94 ha appena lasciato il Napoli e allena da meno di dieci anni: la chiamata della Juventus è la sua prima grande occasione su un palcoscenico diverso da quello calcato fino a quel momento. E con quella squadra, che vedeva Ciro Ferrara, Antonio Conte, Didier Deschamps, Angelo Di Livio, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero e l’indimenticato Gianluca Vialli come vicecapitano, Lippi vinse il campionato e arrivò in finale di Coppa UEFA, persa allo stadio Meazza contro il Parma: si giocava ancora con il doppio scontro e fu fatale l’andata al Tardini, dove Dino Baggio, che aveva appena cambiato casacca dal bianconero al gialloblù, regalò lacrime e dispiaceri alla Triade.

Il potenziamento di quella squadra passava dall’acquisto di Luis Figo. La Juventus si fionda su di lui e fa firmare al giocatore un contratto che diventerà valido proprio nell’estate del 1995, quando il giovane portoghese lascia lo Sporting. Nonostante i bianconeri, nel frattempo, avessero dimostrato lo strapotere in patria e la capacità di essere anche decisivi in Europa, Figo ha un ripensamento e dopo poche settimane dalla firma decide di tirarsi indietro, inviando una lettera formale alla dirigenza juventina. Moggi non ci sta e il 23 gennaio 1995 deposita il contratto di Figo in Lega Calcio, di fatto dichiarando che il trasferimento era chiuso e confermato. L’imponderabile, però, è dietro l’angolo perché a febbraio, con la tranquillità dei campioni e l’ingenuità dei giovani, quello che sarebbe diventato il simbolo di una nazione, decide di firmare con un’altra squadra italiana: il Parma di Nevio Scala, la squadra dove militava Fernando Couto da pochi mesi e che di lì a poco avrebbe battuto proprio la Juventus in Coppa UEFA.

Figo diede vita, sapendolo, a un braccio di ferro pesantissimo tra le due squadre, che si stavano, nel mentre, contendendo qualsiasi competizione possibile. È una stagione di fuoco quella del 1994/1995, con Luis Figo che si lascia condizionare dal suo procuratore, José Veiga, e fa arrivare pochi soldi allo Sporting per il suo trasferimento. Il Parma, infatti, alza l’offerta rispetto a quella della Juventus, che aveva messo nelle mani del portoghese un triennale, e assicura alla squadra lusitana un premio di valorizzazione del valore di due miliardi di lire. D’altronde, Figo si sarebbe svincolato a fine stagione e di rinnovare per restare in patria non ne aveva intenzione. Moggi, dal suo canto, aveva offerto sei miliardi e mezzo di lire allo Sporting, che aveva accettato l’accordo: a Figo sarebbero andati 500 milioni a stagione, dal primo luglio 1995.

L’intrigo non si risolve, perché il giocatore arriva a dichiarare di non aver mai firmato nulla con i bianconeri e che soltanto il suo club si fosse messo d’accordo con Moggi. L’acredine nei confronti del dirigente torinese non si placa e negli anni tornerà spesso in voga, soprattutto quando Figo si ritroverà a indossare la maglia dell’Inter in chiusura di carriera, ma intanto nel 1995, tra contratti depositati in Lega Calcio, Moggi infuriato per l’affare sfumato e il Parma che attende di sapere se a Nevio Scala potrà essere consegnato l’astro nascente del calcio europeo, deve intervenire l’UEFA

La società che gestisce il calcio in Europa da Nyon fa partire un richiamo ufficiale a Luis Figo e una sanzione che lo bandisce dal calcio italiano per due anni. La Lega Calcio, di conseguenza, dichiara non validi sia il contratto della Juventus che quello del Parma, lasciando Figo senza una squadra e in scadenza di contratto con lo Sporting Club. Come si suol dire sempre in questi casi, però, tra i due litiganti c’è un terzo che gode e in quel caso fu proprio il Barcellona. Il club blaugrana, sul quale campionato non pendeva nessun tipo di ban per Figo, si infilò nell’affare e con una fee di circa due milioni di euro si assicurò le prestazioni del giocatore.

La vicenda di calciomercato, però, non finisce qui, perché sebbene fosse arrivata la firma con il Barcellona, Figo poco prima era stato in procinto di trasferirsi altrove. Per appena un milione di sterline, infatti, su invito di Malcolm Allison, storica bandiera del West Ham ed ex allenatore del Manchester City scomparso nel 2010 all’età di 73 anni, Figo stava per firmare con i Citizens. Allison a metà degli anni Novanta aveva dismesso definitivamente la professione di allenatore e si ritrovava a fare il talent scout a Maine Road, trovandosi a consigliare Figo al City: l’offerta allettava il giocatore, ma una curiosa normativa portoghese impediva ai suoi giocatori di firmare per un club straniero al di fuori di una certa finestra dell’anno, facendo saltare il trasferimento che avrebbe fatto la gioia di un club che, all’epoca, non era ancora diventata la corazzata di adesso.

Il Barcellona, insomma, aveva tutte le carte in regola per intervenire nel momento giusto e aggiudicarsi il cartellino di Figo, ritrovandosi a godere di un litigio che aveva coinvolto un buon numero di squadre europee. Il ban di due anni dal calcio italiano decadde poi nel 1997, ma nel frattempo Figo aveva cucito su di sé la maglia blaugrana, almeno fino al luglio del 2000, quando per 62 milioni di euro passò agli eterni rivali del Real Madrid. Ma questa è un’altra storia, così come la doppia beffa che l’Inter servì a Juventus e Parma nel 2005, dieci anni dopo esatti, aggiudicandosi le prestazioni di Figo gratuitamente e facendone un vero e proprio idolo dei tifosi.