Rudi Garcia in regia, Hazard, Gervinho e Sow le guest star: il Lille Campione di Francia nel 2011

I goal di Moussa Sow, le giocate di Hazard, le accelerazioni di Gervinho: quando il Lille nel 2011 riuscì nell'impresa di vincere il campionato.

Nel calcio moderno, lo abbiamo sentito tante volte, vince chi spende di più. “Non c’è più spazio per favole come quelle del Verona Campione d’Italia nel 1985”, si diceva fino a qualche anno fa.

In Francia, tra lo strapotere del Lione (7 volte campione consecutivamente tra il 2002 e il 2008) e quello del PSG (7 volte campione nelle ultime 8 edizioni, dominio interrotto soltanto dal Monaco di Mbappè e Falcao), ben quattro squadre diverse, tra il 2009 e il 2012, hanno però festeggiato il titolo pur senza partire coi favori del pronostico: Bordeaux, Olympique Marsiglia, Lille e Montpellier. Quattro imprese che meritano di essere ricordate e raccontate, le loro.

Il 29 maggio del 2011, nove anni e mezzo fa, si chiudeva il campionato e il Lille festeggiava per la terza volta il titolo di Campione di Francia, sovvertendo ogni pronostico e riconquistando la vetta calcistica del Paese ben 57 anni dopo l’ultima volta. La matematica era arrivata già al termine del match precedente, ma a Parigi.

Riavvolgiamo dunque il nastro per rivivere quell’avventura.

Il percorso verso la gloria parte da molto lontano e, come spesso accade, inizia proprio quando le cose sembrano mettersi male. Nell’estate del 2008, infatti, Claude Puel, allenatore “guru” del Lille, cede alla corte del Lione, fresco vincitore del settimo titolo consecutivo, e dopo sei stagioni lascia il club. Ironia della sorte, sarà proprio sotto la guida di Puel che la serie di titoli consecutivi dell’OL si interromperà.

Per raccogliere la sua eredità, a Lille, viene chiamato un giovane tecnico reduce da un’ottima stagione alla guida del Le Mans. Il suo nome è Rudi Garcia, e nel Lille ha speso buona parte della sua carriera da calciatore negli anni ’80.

Rudi Garcia - Lille

Mentre Puel, a Lione, si mette alla guida di un gruppo guidato da campioni del calibro di Juninho, Lloris, Pjanic e Benzema, Garcia raccoglie un Lille ricco di giocatori affidabili, ma privo di talenti puri e con un organico un po’ raffazzonato: basti pensare che, nella sua ultima stagione al Lille, Puel si ritrovò a puntare su Patrick Kluivert , che al termine di quella stagione decise addirittura di concludere la sua carriera.

Nell’estate del 2008, dunque, Garcia e il club fanno piazza pulita: tantissime cessioni e l’ingaggio di alcuni calciatori che comporranno parte della colonna vertebrale della squadra che riuscirà nell’impresa: dal Nizza arriva l’affidabile centrocampista Balmont, mentre dal Le Mans Rudi Garcia riuscirà a portare con sè Tulio De Melo che, proprio durante quell’estate, sarà protagonista di una vicenda surreale firmando un doppio contratto con Parma e Palermo e ritrovandosi alla fine, proprio al Lille dopo che il club rosanero, al termine della querelle vinta con quello emiliano, deciderà a sorpresa di disfarsene.

Quell’estate, a Lille, arriva anche Rio Mavuba. La sua storia è unica, singolare. Sul suo passaporto c’è scritto “nato in mare” , perché proprio nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, non lontano dall’Angola, sua madre Thérèse lo diede alla luce a bordo di un battello diretto a Marsiglia, che avrebbe portato lei e il marito lontani dall’inferno che era scoppiato in Angola. La famiglia Mavuba (papà Ricky, mamma Thérèse e il piccolo Rio) vengono accolti in Francia come rifugiati politici, ma al piccolo non viene riconosciuta la cittadinanza francese. Rimarrà apolide fino al compimento dei vent’anni. “ La gente quando vede il mio passaporto ride, ma io ormai ci sono abituato” , ha raccontato poi qualche anno fa, dopo essere riuscito anche ad indossare la maglia della Nazionale francese.

Ligue 1 : Souleymane Camara vs Rio Mavuba (Montpellier vs Lille OSC)

Quell’anno, però, Rudi Garcia compie il suo primo vero capolavoro rendendosi conto in fretta del giovanissimo talento belga che, già da quattro anni, impreziosisce le giovanili del club. Si tratta di un esterno, all’epoca 18enne, destinato poi a vestire le maglie di Chelsea e Real Madrid. È Eden Hazard e Garcia costruirà attorno a lui il Lille che verrà.

L’estate successiva, dal PSG, arriva un portiere affidabile come Landreau mentre, in prestito dal Milan, arriva Pierre-Emerick Aubameyang. Al Lille non lascerà il segno. Segno che invece lascerà un ivoriano non molto noto ai più, ma che Rudi Garcia conosceva invece molto bene, avendolo già avuto con sè al Le Mans: il suo nome è Gervais Yao Kouassi, ma per tutti è già Gervinho, à la brasiliana. Il ragazzo è una freccia inarrestabile, ed è anche grazie a lui se quell’anno il Lille riesce a chiudere la stagione al quarto posto, ma distante appena 8 punti dal Marsiglia Campione.

#DepartL1 Gervinho Lille

I tifosi sognano il grande salto, vogliono provare davvero a conquistare il titolo, ma proprio nell’estate del 2010 la proprietà non regala ai sostenitori i rinforzi sperati. Anzi, l’attaccante slovacco Vittek , protagonista dei Mondiali sudafricani (una sua doppietta costerà l’eliminazione all’Italia di Lippi) viene riscattato dai turchi dell’Ankaragucu che lo avevano avuto in prestito nel finale della stagione precedente.

Il Lille, che pian piano ha messo in piedi una squadra decisamente attrezzata per sognare, ha bisogno dei goal di un centravanti puro: la stagione precedente i capocannonieri della squadra sono stati Gervinho e Frau, con 13 reti, al pari del centrocampista-rigorista Cabaye. Troppo pochi, serve il bomber.

L’attaccante arriva, ma i tifosi sono tutt’altro che contenti. Il nome del nuovo centravanti è quello di Moussa Sow, reduce da una stagione disastrosa con la maglia del Rennes che decide di non rinnovargli il contratto. Sow, francese di origine senegalese all’epoca 24enne, sceglie la maglia numero 8, non proprio quella tipica dei bomber, e si prepara al ruolo di alternativa a Tulio De Melo. Non andrà affatto così, grazie anche al calendario.

La prima giornata della Ligue 1 2010-2011, infatti, mette di fronte a Moussa Sow proprio il Rennes di mister Antonetti, colui che non aveva creduto in lui. Garcia lo sprona e lo manda in campo da titolare, proprio in quello stadio nel quale fino a qualche mese prima, Sow disputava le partite casalinghe.

Il Rennes va in vantaggio con un goal di Bangoura, proprio l’attaccante che gli aveva portato via il posto, ma Sow colpito nell’orgoglio pareggia ad inizio ripresa. Sarà il primo di 25 goal che gli varranno il titolo di capocannoniere. Bangoura, invece, lascerà il Rennes dopo appena 4 partite per trasferirsi alla Dinamo Kiev. Sliding doors. La svolta.

Il Lille pareggia anche le successive tre partite, poi inizia a correre. Ad ottobre inciampa, prima contro il Lione e poi contro il Marsiglia, ma si tratta solo di incidenti di percorso.

A novembre, capitan Mavuba (sì, il ragazzo nato in mare al quale era stata negata la cittadinanza adesso è il capitano di una delle squadre più forti di Francia) e i suoi compagni conquistano la vetta della classifica, dando vita a un appassionante duello con il Marsiglia di Deschamps campione in carica. Il match della svolta va in scena il 6 marzo, al Velodrome: il 4-3-3 di Garcia mette in scacco l’Olympique, Hazard porta subito in vantaggio il Lille, ma Remy raggiunge il pari nella ripresa. Al 90’ Frau, entrato in campo a pochi minuti dalla fine, trova il colpo di testa vincente. La classifica, dopo 26 giornate, recita: Lille e Rennes 49, Lione e Marsiglia 45, PSG 44.  

Pian piano le altre perdono terreno e la questione titolo diventa un duello Lille-Marsiglia: a quattro giornate dalla fine il LOSC ha 4 punti di vantaggio, a 180 minuti dal termine i punti diventano 6. Ne basta uno per trionfare. E quel punto arriva proprio nello stadio più bello di Francia, al Parco dei Principi. La sfida con il PSG si chiude sul 2-2, i goal portano la firme del prezioso jolly Obraniak e, ci mancherebbe altro, del solito Sow. Nel frattempo, il Marsiglia pareggia, ma poco importa: quel punto raccolto contro il PSG è già sufficiente per la conquista di un titolo storico.

Nel weekend successivo, quello della festa insieme ai tifosi, il singolare calendario della Ligue 1 ripropone nuovamente la sfida contro il Rennes. Un cerchio che si chiude. Ma Moussa Sow è tutt’altro che sazio e stavolta, davanti ai propri sostenitori, di goal ne fa tre. Finisce 3-2. È il delirio, il Lille è nella storia, Sow stacca Gameiro e si aggiudica il titolo di capocannoniere, proprio di fronte alla sua ex squadra. Eden Hazard invece si aggiudica il premio di miglior giocatore del torneo. È festa per tutti.

HD Eden Hazard Lille

Landreau tra i pali, protetto da una coppia centrale praticamente perfetta e composta da Chedjou e Adil Rami: quest’ultimo a gennaio aveva rifiutato il trasferimento al Valencia, rinviandolo di sei mesi proprio per poter contribuire allo storico titolo del Lille. Sulle fasce, due motorini, Debuchy a destra e Béria a sinistra. In cabina di regia Cabaye, ai suoi fianchi Mavuba e Balmont. Davanti il trio Gervinho-Sow-Hazard.

Un undici che i tifosi ricordano ancora a memoria, come succedeva nel calcio di una volta. Anche se è doveroso ricordare pure il prezioso contributo di Obraniak, Frau e De Melo, autori di goal pesantissimi, arrivati spesso in momenti determinanti della stagione.

Ma il Lille 2010-2011 è e rimarrà sempre quello composto da quegli undici eroi e da quell’allenatore che, via via, uno dopo l’altro, lasceranno il club per cercare fortuna altrove. Talvolta trovandola, talvolta no. Ma la gloria, quella, l’avevano già trovata a Lille.

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